agosto 11, 2018

UN VIAGGIO CHAOS: 11 agosto 2018, ABBANDONARSI O PREVEDERE DETTAGLIATAMENTE IL FUTURO? L'ORACOLO DI DELFI

La mail stanotte è partita senza la ghiotta riflessione che avevo promesso sul corpo-codice analogico. Ho preferito inviare subito la prima parte più descrittiva, insieme alle riflessioni di Giovanna. Stamattina, ho deciso di non procedere perché l'argomento è lungo e complesso e merita una trattazione più ampia in un salotto letterario globale, caso mai aiutandoci con un mito greco. E' un 
impegno che prima o dopo onorerò!

Alle otto e trenta usciamo dall'hotel Ermes per aspettare l'arrivo del pullman. Prima di andare nella hall, mi sono goduto per l'ultima volta il panorama mozzafiato che si vede da questa cittadina, alle pendici del monte Parnaso.
Ci spostiamo in pullman nel sito archeologico più grande dell'antica Grecia, portato alla luce da archeologi francesi a cominciare dal 1889, dopo che era stato chiuso da Teodosio nel 392 con l'editto di Tessalonica che vietava il culto di altre regioni diverse da quella cristiana. Mi verrebbe da dire "occhio per occhio e dente per dente": chi è stato perseguitato, quando comanda, perseguita chi l'ha perseguitato e paga il nemico con la stessa moneta. Infatti, dopo quella data, il culto di Apollo fu vietato e il complesso del tempio a lui dedicato fu abbandonato e gradualmente coperto e sotterrato.
                                                     

In tutti gli ambiti della cultura greca che ho conosciuto (religione, mitologia, filosofia, storia, tragedia) l'oracolo di Delfi viene sempre nominato per la sua funzione centrale di definizione e previsione certa degli eventi futuri. A chi non piace - eroe, re, condottiero, genitore, uomo d'affari che sia - sapere in anticipo che sorte gli riserva il futuro, che fine farà la sua impresa, che destino gli riserverà suo figlio. Famoso in tal senso, è proprio il destino di Laio, re di Tebe e padre di Edipo: inutilmente allontana il figlio che, secondo l'oracolo di Delfi, l'avrebbe ucciso e sarebbe diventato re di Tebe e preso in moglie sua madre Giocasta (il famoso complesso di Edipo teorizzato da Freud, ispirandosi alla tragedia di Sofocle), dopo aver dissolto per sempre la sfinge, indovinando che era l'uomo l'animale che prima cammina a quattro zampe, poi, nel tempo a due, e infine a tre.
                                                    

Stamattina, mi sono recato al famoso santuario di Apollo con l'intenzione di riflettere meglio su questa antica e importante soluzione per le ansie e paure che ognuno attraversa nell'arena esistenziale, cercando e aspettandosi una risposta certa dalle divinità (ognuno la sua) che decidono il nostro destino e lo conoscono in anticipo.
Ancora di più di valore è riflettere qui, perché Zeus decide che l'omfalos-ombelico del mondo è proprio Delfi, come indicato dalle due aquile che, per direzioni diverse, planano nello stesso luogo.
Nell'individuare gli ingredienti alla base di una simile soluzione religiosa, questo sicuramente è il primo: l'oracolo (da orare che significa parlare) è scientificamente attendibile perché quel luogo è stato individuato dalla divinità stessa.

Vediamo gli altri ingredienti generali per definire un santuario-oracolo, in grado di assicurare una previsione dettagliata e certa. Li ho ricavato dalla visita all'affascinante sito archeologico di Delfi, protetto come una madre dal maestoso monte Parnaso. 
* Innanzitutto, un ingrediente fondamentale è il pellegrinaggio: doversi spostare dal proprio paese-habitat, scomodarsi, accogliere difficoltà e impedimenti, stancarsi e perseverare nel viaggio, prima di giungere all'agognata meta.
* E' preferibile localizzare un santuario in una regione montuosa, con vegetazioni lussureggianti e panorami mozzafiato per far uscire il pellegrino dalla sua ordinarietà e catapultarlo in un vissuto di novità che disorienta, fa regredire e fa sentire il bisogno di aiuti e accompagnamenti esterni a se stessi.
* Presenza sul territorio di altri eventi-opportunità. Ad esempio, la presenza sul monte Parnaso delle Muse, figlie di Zeus e Mnemosyne, protettrici e ispiratrici delle arti, estremi piaceri dell'animo umano.
* Precarietà di vitto e alloggio, predisponendosi ad adattarsi a soluzioni esterne o a chiedere-attendere interventi di fortuna e di generosa ospitalità.
* Sentirsi tutti sullo stesso piano, rispetto alla divinità e al suo santuario, aldilà delle asimmetrie di ruoli sociali da cui si proviene. La divinità guarda al cuore del pubblicano e non alle apparenze-ostentazioni del fariseo.
                                                       

Vediamo ora gli ingredienti specifici, interni a un santuario-oracolo, presenti nel giro che abbiamo fatto oggi.
* L'acqua sorgente, fontane, vasche in cui bagnarsi, proprio per la loro funzione purificatoria: a Delfi c'era la fonte Castalia prima di entrare nella via sacra.
* Negozi vari per approvvigionarsi e acquistare souvenir da mostrare al ritorno. A Delfi, l'apposito foro costruito dai romani.
* Una specifica via sacra da percorrere, prima di giungere al santuario-tempio.
* Ex voto, altari votivi delle diverse città greche, colonne celebrative e tesori-donazioni lasciati al santuario a testimonianza degli oracoli ricevuti. A Delfi giganteggia il tesoro di Atene, una costruzione a tempietto di stile dorico e con bassorilievi che raccontano le gesta di Teseo. Oppure l'elegante tesoro dei Sifni, sostenuto da due stupende cariatidi.
* Tempietti o statue di altre divinità o statue.
* Il tempio di Apollo, la costruzione più maestosa e più ornata con preziosità varie.
* La Pizia o la sacerdotessa intermediaria dell'oracolo del dio. Si chiamava Pizia per ricordare il serpente pitone che custodiva il precedente tempio di Gea-Terra, dea madre venerata a Delfi. Apollo, prima di insediarsi a Delfi come divinità dominante e sostituirsi a Gea, dovette uccidere e far marcire (pito, in greco, significa marcire) il serpente, attirandosi l'ira e la punizione di Giove.
* Una ritualità di accesso, tramite un tunnel, all'Adyton o luogo inaccessibile: una specie di ipogeo-sottoterra in cui c'era la Pizia seduta sul bacile di un tripode.
* la fuoriuscita dalla terra di vapori psichedelici che portavano la Pizia in contatto con la divinità. Emetteva suoni e parole che un sacerdote ascoltava e traduceva in oracolo rispetto alla richiesta di chi aveva fatto richiesta. Ovviamente, gli oracoli erano interpretabili anche diversamente nel caso si realizzavano esiti diversi.
* Organizzare feste annuali e, ogni quattro anni le feste pizie con gare e manifestazioni teatrali. A Delfi c'era un ampio teatro, uno stadio con tribune e, sotto la fonte Castalia, un ginnasio dove gli atleti si potevano esercitare nudi.
                                                    

In conclusione, l'oracolo, come previsione certa del proprio destino futuro, è il figlio prediletto del pensiero logico-razionale greco che, come fa anche l'economia finanziaria, vuole prevedere con certezza statistica ciò che appartiene solamente al futuro e alle sue innumerevoli variabili, spesso indeterminabili. E' un pensiero semplicistico che ritiene che tutto sia solo angolo alfa: ordine, regole, tempo e riconoscibilità. 
E dove mettiamo gli altri tre angoli che formano il quadrangolare, il restante 75%?

Una buona soluzione a questa prospettiva parziale la vedo proprio nella famosa frase incisa nel tempio di Apollo: "Gnoti esauton", cioè quel "Conosci te stesso" che ispirò anche Socrate e la sua filosofia. Infatti, facendo un percorso per conoscere e sanare il rapporto con se stessi, si acquisisce un potere fusionale che ti permette di vivere il presente come un co-creatore per accogliere e cavalcare anche le sfide e le variabili più difficili e i destini più avversi, affidandosi proprio al certo dell'incerto.
Questo, però, richiede l'abbandonarsi che, etimologicamente significa essere venduti all'asta pubblica, quasi come se fossimo proprietà esclusiva dell' altro . Significa che si può essere venduti anche a un nemico pericoloso, ma ciò non elimina il punto mitotico del rapporto con se stessi e del sentirsi co-creatori nell'arena esistenziale, insieme all'In.Di.Co. (Infinito Dinamico Complesso), nostra origine e nostro senso.
                                                       

Dopo il pranzo più "greco" che abbiamo consumato, ci siamo rimessi in pullman per trasferirci a Kakambara per visitare domani due monasteri-meteore ortodossi.
Per la cronaca, oggi Giovanna si è ripresa un po' dal suo risentimento, per me, infantile. Per far la scalata verso il tempio di Apollo e lo stadio, ci siamo di nuovo aiutati e aspettati.
Cresce anche l'amalgama del gruppo e sta crescendo sempre più in nuove persone, l'interesse per il Progetto Nuova Specie. Alcuni hanno già visitato il sito e letto i miei post su questo viaggio.

Mariano

Riflessioni di Giovanna sulla giornata di oggi 11 Agosto

Oggi mi ha colpito tantissimo sapere e vedere come gli uomini di 6-7 secoli prima di Cristo avessero un forte bisogno di essere guidati prima di compiere imprese o, cose del genere, da persone dotate di capacità divine, non umane; e per fare tutto questo hanno costruito santuari, luoghi per curare lo spirito e il corpo, le punizioni per chi non rispettava; insomma, altro che chiese, santi e madonne, lì c'era un mondo di arte, cultura, religione. Mi viene da pensare che anche le nostre chiese sono piene di statue, di sculture in marmo, in bronzo, in legno ma queste che abbiamo visto erano enormi e soprattutto celebravano la  del corpo, soprattutto quello maschile. Noi un crocifisso avevamo nudo, ma ci hanno messo il telo per coprire le parti intime.
Comunque è proprio bello come ci sta accompagnando la nostra guida, veramente bravo. Se la storia e tante altre materie si studiassero così sarebbe veramente una rivoluzione.
Naturalmente non c'è solo questo, ma ci sta facendo gustare tante cose tipiche del posto. 
Altre cose ve le racconto a voce adesso vi do la buona notte.
Domani sarà una giornata pesante perché andremo a visitare le meteore.

Giovanna

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