aprile 18, 2018

"Sogno una Supernova generata da un popolo di donne globali"

Donne in viaggio                                               
Questa esperienza nasce dalla voglia di provare a scambiare e condividere in un modo più globale, anche alla luce dei tanti passaggi che ognuna di noi ha così faticosamente, e spesso in solitudine, fatto.
                                                 

Provare ad andare oltre i nostri limiti, le nostre diffidenze, gli opposti che fino ad oggi ci hanno fermato, provando a condividere esperienze di crescita, facendo così emergere anche il tanto positivo e la specificità del nostro territorio nel tentativo di iniziare a sentirci ed essere spiriti co-creatori. 

Il primo incontro è avvenuto il 13 gennaio in terra emiliana a casa di Debora

LA GIORNATA DI DEBORA

Siamo in sei: Alberta, Alessandra, Rosanna, M.Gabriella, Carla ed Elena.
Decidiamo di partire la mattina presto utilizzando un unico mezzo di trasporto che ci ha consentito di confrontarci, ascoltandoci nel nostro stato quiete, prima di prenderci cura di Debora.
Già avvertite troviamo Debora influenzata, ciò nonostante desiderosa di essere accolta ed ascoltata.
                                             
    

Nessuna di noi conosce profondamente la sua storia pertanto decidiamo di rimetterci al suo raccontarsi.
Debora inizia dall'esperienza della sua maternità vissuta in solitudine e del rapporto con A., sua figlia; un rapporto che col passare degli anni le ha viste sempre più legate e unite.
Molti sono stati i piani toccati: il rapporto conflittuale con i suoi genitori, le sue esperienze affettive/sentimentali, e soprattutto il forte senso di responsabilità che vive nei confronti del fratello, il quale risiede da anni in una comunità; da qui nasce il suo desiderio di coinvolgere i genitori all'interno di un percorso di crescita nel Metodo alla Salute.
La mattina si è conclusa con una ninna nanna, stringendoci in un abbraccio intorno a lei.
Dopo un pranzo frugale, abbiamo festeggiato con una buonissima torta preparata da Rosanna.
                                                 

Ormai quasi a pomeriggio inoltrato dedichiamo uno spazio ad un piccolo bilancio, interrotto dall'arrivo del nonno con la bimba.
Vista l'ora tarda e dovendo affrontare il nostro viaggio di rientro, decidiamo di congedarci dandoci appuntamento per il nostro prossimo incontro.
Sulla strada del ritorno abbiamo fatto un nostro bilancio, dove ognuna di noi ha potuto esprimere come ha vissuto questa prima esperienza ripromettendoci di proseguire cercando di non mancare ai prossimi appuntamenti.

LA GIORNATA DI ELENA

E' il 10 Marzo e, come per il precedente incontro, noi enzimi sentiamo il bisogno di trovarci per il consueto ascolto del nostro stato quiete. Siamo in cinque: Giovanna, Maria Gabriella, Alberta, Carla, Alessandra.
Sotto una pioggia battente arriviamo in quel di Treviglio a casa di Elena.
Lei ci attende sulla porta e ci accoglie nel suo caldo salotto, facendoci subito sentire a nostro agio. Sappiamo che nei giorni precedenti si è molto immersa 
per poter vivere questo momento di scambio e condivisione. 
                                                  

Dopo abbracci e convenevoli ci accomodiamo e decidiamo di leggere la pillola del giorno: una bella sorpresa è vedere l' IN.DI.CO che proprio in quella data ha voluto ci fosse un suo disegno. 
Carla ci propone di metterci in cerchio prendendoci per mano, affinché ognuna di noi possa esprimere un pensiero rivolto all'antenato che più sente a sé consono.
A questo punto le doniamo una coroncina di fiori con mimosa, velo da sposa, edera e dei fiorellini pervinca, i quali, pare, abbiano una valenza negativa.
Desiderose di ascoltarla la invitiamo a raccontarsi.
In questo periodo il sentimento che Elena vive principalmente con disagio, è percepire il senso del tempo non più come prima, ma con un senso di perdita legato alla propria identità, a quella identità di donna non più giovane che vive molta della sua storia alle proprie spalle.
Molte sono le cose scaturite da questo suo sentire, noi tutte sentiamo di con-dividere intensamente le sue emozioni in quanto anche per noi molta della nostra vita è alle nostre spalle.
Sentiamo di essere immerse tutte con la stessa intensità in una storia che un po’ ci accomuna.
Non ci rendiamo conto del tempo che scorre ma è già tardi e decidiamo di concederci una pausa pranzo.
                                                      

Quando riprendiamo Elena ci racconta di un suo incubo fatto qualche notte prima e che l’ha molto scossa. Nel cercare di dipanare un sogno si può arrivare anche all’infanzia dove ritrovi una bambina ferita da quell’amore materno inconsapevole del male che può anche fare.
E ancora una volta senza renderci conto dello scorrere del tempo... è quasi sera.
Verso la fine della giornata Elena ha voluto donare, ad ognuna di noi, dei suoi piccoli dipinti preparati durante la settimana raffiguranti delle figure di donne. 
Nella casualità della distribuzione da parte di Elena ci ha molto colpite che il “caso” abbia voluto che in ogni figura femminile capitataci, ognuna di noi si identificasse: sembrava una magia.
                                                 

 
E poi la conclusione:
alla coroncina di fiori Elena toglierà i fiorellini pervinca, quelli legati al negativo: li brucerà. Ciò significherà abbandonare alcune cose che nella propria vita sono state anche necessarie ma che è giunta l’ora di lasciarle per un cammino più illuminato.

Elena, Maria Gabriella, Alessandra

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