aprile 02, 2018

Ordona 18 marzo 2018: Mostra fotografica di Michele Vino

E' domenica 18 marzo e sembra proprio primavera e, anche se le previsioni del tempo portavano pioggia, sembra che anche gli antenati della vita vogliano fare festa a questo giovane coraggioso che dal "letame ha fatto nascere i fiori".
Di quale giovane sto parlando? Di quali fiori sto parlando? E sì, sono partita quasi dalla fine, era per l’emozione, ora vi racconto meglio. Il 18 marzo c’è stata l’inaugurazione della Mostra fotografica di Michele Vino ad Ordona.
                                                 
       
La sua mostra ritrae pezzi di vita del popolo Rom in Polonia. Potremmo chiederci: perché ad Ordona? Perché i Rom? Perché in Polonia? ed ogni domanda ha una sua risposta, che io mi sono fatta ed alla quale ho trovato la risposta strettamente legata al percorso di vita dell’artista, ma come posso scrivere tutto… dovrei fare un trattato. Vi dico, per sintetizzare, che questa mostra per la prima volta, nei primi giorni di gennaio 2018, è stata presentata al Parlamento Europeo di Bruxelles ed ora, grazie al sostegno della Fondazione Nuova Specie, dell’Ass. Nuova Specie e del Comune di Ordona si è realizzata ad Ordona.                                                   


La mostra è il frutto di tutta la ricerca dell’artista, un giovane di 27 anni, che giusto un anno fa ha conseguito a pieni voti la laurea presso l’accademia di belle arti a Firenze. Un giovane che ha avuto il coraggio di avvicinarsi, convivere e immolare con le sue fotografie, gente appartenente ad etnoculture lontane e diverse dalla sua, affrontando ogni difficoltà in profonda solitudine, senza l’appoggio di una Università, di una comunità religiosa o altro, perché il Progetto partiva da sé e lo pianificava e realizzava per conto suo.                                                  
E' importante capire perché questa spinta è così forte da non fermarlo, neanche quando in Cambogia, cadendo dalla moto, si lacera il braccio e dopo la sutura comunque ha la febbre a 40, ma insiste a rimanere per continuare il suo lavoro, cosa lo spinge nel campo dei Rom, in Burundi, nei quartieri ghetto di Bari e Palermo?
La sua spinta è legata a motivazioni profonde ecco perché poi né i monsoni, né altre difficoltà riescono a fermare la sua ricerca. Michele è un ragazzo che da piccolo ha sentito il PESO del VUOTO, il vuoto delle tradizioni, della mancanza di comunicazione, della mancanza di relazione, della mancanza di ironia, leggerezza, tanto che, in adolescenza, ha dovuto appoggiarsi all’ uso di marijuana per alleggerirsi, perché il peso di una cattiva relazione tra i genitori era forte.                                                  
                                                   

Le Istituzioni, purtroppo, anziché aiutarlo si sono limitate a giudicarlo e punirlo, ma, nella sfortuna c’è stata la sua fortuna, perché essendo minorenne, ha iniziato un percorso presso il Centro di Medicina Sociale di Foggia. Questo percorso durato DUE anni gli ha permesso di rivedere con la sua famiglia tanti suoi vissuti di mancanze, di dolore e solitudine ed elaborarli con la teoria della epistemologia globale del Dr. Mariano Loiacono.
Grazie a questo percorso dentro di sé ha cominciato a capire che aveva bisogno di recuperare le emozioni semplici della vita, quelle cose semplici di ogni giorno che né si possono comprare, né si vendono, ma di cui la sua vita voleva essere nutrita per sentire di esistere, ecco perché ha scelto etnoculture, ancora, poco inquinate dal progresso tecnologico e dalla globalizzazione. 
La sua scelta è stata dettata da bisogni suoi precisi e profondi ecco perché il suo lavoro artistico è alto, perché oltre a testimoniare buone competenze di tecnica fotografico, recupera pezzi di vita che, ormai, con la globalizzazione, scompariranno, perché sempre di più vivremo la omologazione tra le diverse etnoculture. La mostra è stata anche il frutto di una sua convivenza ad Ordona dove ha potuto continuare la sua ricerca sull’essenza della vita, sul recupero dei valori, delle tradizioni, degli odori di una cultura ancora organica.                                               


La mostra si è tenuta nella Biblioteca Comunale ed erano presenti Il Dr Loiacono, l’on. europarlamentare Elena Gentile, il sindaco di Ordona e poi tanti ordonesi, amici e parenti cerignolani e tanti soci del Progetto Nuova Specie che hanno condiviso il piacere di cogliere "il frutto maturo" di questa esperienza-ricerca.
La testimonianza di Michele è stata supportata da Simona, un'altra socia del Progetto Nuova Specie con il racconto del suo vissuto e dei cambiamenti relativi all’ultimo anno, favoriti dal percorso di crescita accompagnato da altri membri dell’associazione.

                                                    
Parallelamente a Michele, Simona, dopo aver conseguito la Laurea, nonostante un buon inserimento nel mondo del lavoro, dopo 10 anni di permanenza nella città di Milano, ha sentito il PESO del VUOTO, della mancanza degli affetti, dei tempi lenti, della semplicità della VITA. Anche per lei aver conosciuto e sperimentato questo Progetto, nell’ ultimo anno, è stato un Rinascere.
La mostra è stata armonica e ricca di emozioni perché i due principali organizzatori della mostra, Francesco e Sabrina, sono stati anche gli accompagnatori devoti di Michele e Simona in questo loro percorso negli ultimi mesi vissuti ad Ordona. Questa mostra, quindi, ha ulteriormente creato opportunità di scambio con Sabrina e Francesco ed è stata, anche, una possibilità in più per creare contatti e relazioni con gli abitanti di Ordona.                                           


Ordona non è solo il paese in cui vivono Sabrina e Francesco, ma è tanto conosciuta per i suoi scavi archeologici, per il "recupero" di pezzi di storia ormai sepolti, anche qui riemerge il parallelismo tra la ricerca dell’artista e la città che lo sta ospitando per permettergli di recuperare antiche tradizioni, antichi odori, che già a Cerignola, a pochi chilometri, non ci sono più.
                                                    

La mostra è stata allietata anche da bambini, alunni di Sabrina, che si sono sentiti protagonisti leggendo delle meravigliose poesie e da due giovani che hanno intervallato gli interventi con stacchi musicali.
L’intervento del Dr. Loiacono ha dato molto valore alla crescita dell’artista Michele Vino, proprio perché ha tenuto conto del lungo ed impegnativo percorso, un "miracolo" possibile solo perché lui lo ha scelto e si è affidato ed impegnato, comunque un percorso che ha reso possibile "la conversione". Oggi, tanti giovani potrebbero "cambiare pensiero" se fossero aiutati ed accompagnati da adulti cresciuti e consapevoli.
                                               
                                                      
Questa MOSTRA ha reso visibile "il viaggio nei viaggi" dell’artista e quindi ANNUNCIA, MOSTRA che nel terzo millennio ognuno di noi potrebbe essere il protagonista di una bella fiaba.
E come solitamente avviene nelle fiabe, anche, la mostra di Michele, ha avuto un LIETO FINE, perché parenti, amici e parenti ontologici con gioia hanno festeggiato l’evento banchettando tutti insieme, al ristorante, accompagnati dalla musica della fisarmonica di "nonno" Stefano e "zio" Mario. 
                                               
    
Solo una RETE fatta da esseri umani compassionevoli e consapevoli, può far nascere fiori dal letame.



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