gennaio 07, 2018

Il racconto a due voci del primo Progetto H.O.M.E. di coppia: un weekend da favola per transitare verso un nuovo Spettacolo.

Dal diario di Stefania:


Dopo un lungo percorso, durato cinque anni, finalmente tutta la mia famiglia si è ritrovata insieme e distinta al weekend sulla coppia: io in cucina, Cataldo alla Scholé Globale, Alessandro e Francesca al corso.
Inaspettatamente, durante i bilanci, Mariano ci ha chiamati, dandoci un grande valore per la strada che abbiamo percorso, e proponendo a Cataldo di tagliarsi i baffi e ad entrambi di sperimentare il primo Progetto HOME di coppia.

Credevo che avrei aspettato di più, ma subito i coordinatori ci hanno contattato per stabilire la data: il weekend dal 20 al 22 ottobre 2017.

La vita mi ha voluto regalare del tempo libero, che in tanti anni che lavoro non era mai capitato, e così ho avuto tempo di preparare la casa, una casa che sentivo fredda e vuota, in cui avevamo vissuto momenti di dolore e solitudine.
Ho accolto con tanta emozione gli enzimi, che mi hanno voluto regalare questi giorni da favola.
Ho visto la mia casa piena di luce e di colori, un arcobaleno dopo la pioggia e, come i Re Magi, ci hanno portato dei doni.
Graziana ci ha donato delle coroni di fiori bianchi, con i nastri dei colori del Crossingover (rosso e blu), augurandoci di scambiarci delle parti.


Mia figlia Francesca mi aveva confezionato il nostro album di matrimonio, che per tanti anni avevo sentito pesanti, augurandomi di alleggerirlo e alleggerirmi.



Quando i miei figli e Angela T. sono andati via, ci siamo messi in cerchio per ascoltarci. Gli enzimi hanno espresso il loro piacere nell’aver accettato la proposta di partecipare al Progetto e di accompagnarci in questa avventura.

Io e Cataldo, sposati da 37 anni, incastrati e frantumati dalle nostre famiglie d’origine, ognuno coi propri pesi, amati dai nostri figli, che non si sono mai accontentati di vederci apparentemente felici, ma che, con dolore, ci hanno spinti a vedere che dietro a quelle maschere di genitori, c’era tanto altro... il mio non sentirmi amata da un uomo che ha lasciato decidere tutto a me, dalla richiesta di matrimonio in poi…

Tra me e Cataldo c’è sempre stato mio padre, un uomo che ho sempre amato e che mi ha lasciata quando avevo 15 anni, e che Cataldo, dopo tre mesi dalla sua morte, ha sostituito… Cataldo e i suoi baffi… come mio padre…

Quando Cataldo, dopo la proposta di Mariano, ha inaspettatamente tagliato i baffi, ho sentito che questo uomo, tolto mio padre, mi piaceva, e giorno dopo giorno, lo vedevo diverso dall’uomo che avevo sposato, anche se restava viva dentro di me la delusione che fossi stata io a sceglierlo, ma lui non aveva scelto me.
Gli enzimi hanno subito colto tutto questo e, con tanta leggerezza, hanno organizzato la giornata di sabato.

Dopo aver ringraziato i nostri antenati per la bella giornata di sole, è iniziata la mia giornata da favola.


Siamo usciti in un clima di festa, senza sapere dove saremmo andati. Prima di entrare in macchina, mi hanno bendata, ed io mi sono lasciata trasportare… non sapevo dove andavo, ma per la prima volta non controllavo la strada, ed era una sensazione bellissima. Sentivo che mi dovevo fidare delle damigelle.
La strada mi sembrava lunga, sentivo tanti rumori che non riconoscevo.


Quando ci siamo fermati, Cataldo mi ha presa per mano. Credevo di essere al mare, ma poi ho sentito il rumore dei carrelli, e ho capito di essere all’Ipercoop.


Lì, mi hanno tolto la benda… ho visto un grande abito da sposa su un manichino e, guardando giù, Cataldo, inginocchiato davanti a me, con un mazzo di fiori di campo, che mi diceva che mi amava…
Quell’uomo, che dopo 37 anni di matrimonio, avevo sempre pensato che stesse con me perché gli facevo comodo, davanti a tanta gente che ci guardava, con voce profonda e con le lacrime agli occhi, mi diceva di amarmi…



Mi sembrava un sogno, non me lo sarei mai aspettata…
Come Cenerentola, mi hanno portata in un negozio che conosco da tanto tempo, ma non mi ero mai accorta che si chiamasse “1980”, anno del nostro matrimonio!
Mi hanno fatto indossare tanti vestiti eleganti, che Cataldo ha scelto per me e me li ha poi regalati.


Poi, le scarpe e le calze, che mi sono state regalate dai miei damigelli...


Sono uscita dall’Iper vestita elegante, finalmente da donna!
Di nuovo bendata, sono entrata in macchina… destinazione sconosciuta…
Quando mi hanno sbendata, ero nella piazza del mio paese: ero così felice! Non mi sono posta il problema della gente che ci guardava… mio figlio ha fatto tutto il lavoro precedente, per cui mi sono sentita libera dal giudizio delle persone, libera di svolazzare in un paese che ho sempre sentito ostile.
Abbiamo percorso quella piazza che mi aveva tolto il sole 42 anni fa, accompagnando mio padre al cimitero. Quel sole che odiavo tanto, e che in questi giorni mi ha regalato tanto calore, che ha fatto risplendere la mia casa.


Dopo una pausa al bar, di nuovo bendata, siamo ripartiti. Dopo un bel po’ di strada, Cataldo mi ha tolto le calze e le scarpe e mi ha fatto scendere dalla macchina. Mi ha preso in braccio e fatto scendere sulla sabbia, dopodiché mi ha tolto la benda.


Vedere il mare e le lunghe spiagge deserte è stato bellissimo, sembrava che la magia di quel giorno non volesse terminare…
I nostri damigelli non si arrendevano: dopo una pausa pranzo, ci siamo sdraiati sul telo di Alessandro che ci ha accompagnati per il resto della giornata.
Abbiamo scritto i nostri nomi sulla sabbia e li abbiamo gridati all’immensità del mare.



Ritornati a casa, finalmente senza benda e come due sposini, con l’autista, la magia non era ancora finita. Volevo cucinare, ma mi hanno chiesto di aspettare in camera da letto.
Quando mi hanno chiamata, con stupore ho visto il mio bagno al buio, con la vasca piena d’acqua con la schiuma e i petali di rose, e le candele a bordo vasca.


Mi sono immersa nell’acqua calda e profumata tra le coccole del mio principe. Poi, Cataldo mi ha accompagnata nella stanza da letto, piena di candele e petali di rose, e mi ha massaggiata con tanto amore. La lunga giornata da principessa, amata dal suo uomo e dai suoi accompagnatori, si è conclusa, facendomi sentire soddisfatta e felice di aver sposato un uomo che mi ha amata tanto, dimenticando il giudizio della gente per farmi felice.


La sua prova di coraggio ha cancellato il negativo che mi ha accompagnata per tanti anni, non facendomi apprezzare quest’uomo che mi è sempre stato vicino, nella buona e nella cattiva sorte.

Con tante emozioni, è trascorso questo 21 ottobre 2017, data che d’ora in poi voglio festeggiare come giorno del nostro Matrinuovo, giorno in cui ha prevalso l’amore.

Mi sono addormentata felice.

La mattina dopo, mi sono alzata presto. Mi sentivo giù, come se avessi attraversato tutta la mia vita, ritornando al giorno del mio matrimonio, un giorno che ricordavo con tristezza, ma piano piano sono risalita, sentendomi felice per ciò che avevo vissuto il giorno prima.

Ho iniziato a preparare il pranzo nuziale. Ero molto emozionata per l’arrivo dei miei figli Alessandro e Francesca, e della mia figlia acquisita Angela T.

Dopo la colazione, ho accolto tutti i presenti con un vestito elegante e con tanta gioia.

Si vedeva che gli ospiti erano emozionati e spaventati perché non sapevano come fosse andato il Progetto, ma si sono illuminati nel vederci felici.


Dopo una bella accoglienza, le mie damigelle mi hanno chiesto di cambiarmi d’abito, per indossare i vestiti che mi aveva regalato Cataldo. Con un balletto sexy e con lo stupore dei presenti, ho ballato orgogliosa di essere donna, con un bel corpo da mostrare.
Oggi mi sento felice di far parte di una grande famiglia.

Ringrazio nostro padre Mariano, che ha creduto in noi e ci ha premiati, come famiglia, donandoci la possibilità di questo Progetto.
Ringrazio mio figlio Alessandro che ci ha regalato la gioia di vivere.
Ringrazio mia figlia Francesca per tutto l’amore con cui mi ha sempre accompagnata.
Ringrazio mio marito Cataldo che non ha mollato.
Ringrazio me stessa per la mia sincerità, per non essermi accontentata della superficie, per aver voluto vedere cosa c’era sotto quei baffi.
Ringrazio e benedico questi progetti e le persone che si sporcano con la vita degli altri, con tanto amore e devozione.
Francesca L., Giusi, Rocchina, Angela L., Serena e Fabio, vi ringrazio per avermi regalato un giorno da favola!
Stefania 

dal diario di Cataldo:
Cari enzimi,
Vi voglio raccontare come ho vissuto i giorni del Progetto HOME dedicati a me e Stefania.

Vi aspettavo con ansia e, nel vedervi arrivare, il cuore mi batteva forte di gioia. È stata una visione gioiosa… eravate un gruppo di sei persone, tra cui: Giusi, Fabio, Francesca L., Serena, Angela L. e Rocchina, una sestina di persone stupende.
Appena arrivati nella nostra casa, abbiamo ascoltato il nostro Stato Quiete anche rispetto al fatto di avere tanti “nomadi” in casa. Io e Stefania eravamo un po’ imbarazzati per la sistemazione dei letti, ma Francesca, che credevo essere più taciturna, ha preso subito le redini, dicendo quale sarebbe stato il programma.
In quattro e quattr’otto si sono formati due lettoni già pronti per essere occupati… una bellissima visione per me!

A me e Stefania, hanno lasciato la nostra camera da letto, mentre noi avevamo pensato di lasciarla a qualcuno degli ospiti…
La notte del venerdì, quando mi sono svegliato, passando dal soggiorno, è stato bellissimo vedere quei lettoni improvvisati, tanto che la mattina dopo ho voluto condividere coi presenti la bella sensazione che ho provato nel vedere quel “campo rom”!

Il sabato mattina, dopo aver fatto colazione, ci siamo ritrovati fuori in veranda: abbracciati in cerchio, abbiamo letto la pillola del giorno, su cui abbiamo fatto teoria, e poi ognuno di noi ha espresso un pensiero. Francesca e Giusi avevano già programmato tutto per la giornata: mi hanno chiesto di bendare Stefania e di accompagnarla alla macchina. Saremmo andati in un negozio di abbigliamento dell’Ipercoop.

Durante il tragitto, io e Stefania siamo stati separati: io con Francesca e Stefania con Giusi. Lungo la strada, ci siamo fermati a raccogliere dei fiori. Io, Fabio e Rocchina abbiamo creato un bel mazzetto di fiori, il tutto con Stefania bendata che non sapeva niente di ciò che stavamo facendo…


Una volta arrivati all’Ipercoop, ho preso per mano Stefania, ancora bendata, e l’ho accompagnato all’ingresso. Lei aveva capito dove fossimo, sentiva il rumore dei carrelli…
Siamo arrivati davanti al negozio di abbigliamento e le ho tolto la benda dagli occhi. È rimasta stupita... le abbiamo chiesto di scegliersi un abito ed ha iniziato a provarsi un sacco di vestiti, gonne, pantaloni… ed è iniziata la sfilata!
Era bello vedere Stefania provare, togliere, riprovare tanti vestiti.
Ad un certo punto, l’ho vista con una camicia bianca ed un paio di pantaloni neri… era bellissima… e le ho detto subito che mi piacevano quei vestiti e che li doveva prendere senza discutere! Poi ha provato una gonna, ed era bella anche questa, e ho deciso di prendere anche questa, anzi le abbiamo chiesto di restare vestita così.


Poi, gli enzimi hanno detto che ci sarebbero volute anche delle scarpe. Anche stavolta, Stefania ha iniziato a provare tante scarpe, fino a quando non ha scelto quelle che le piacevano, che le sono state regalate dagli enzimi.

Mentre andavamo via, mi hanno fatto notare che il negozio di abbigliamento in cui eravamo andati si chiamava “1980”, che è l’anno del nostro matrimonio…

Nel girarmi, ho visto che c’era un’esposizione di abiti da sposa. Francesca mi ha dato il mazzo di fiori che avevamo preparato e, davanti a Stefania, in ginocchio, le ho detto: “ti dono questi fiori, pieni di colori”.


Usciti dall’Iper, abbiamo bendato Stefania e ci siamo diretti a Montemesola. In piazza, siamo andati al bar a prendere un caffè. La gente per strada ci guardava sbalordita, come se fossimo resuscitati! Avevamo parcheggiato le macchine nella via in cui avevamo abitato i primi anni in cui ci siamo sposati, e ci siamo fermati un attimo lì davanti.
Poi, con Stefania di nuovo bendata, ci siamo rimessi in macchina, destinazione mare!
Per strada, ho visto Giusi con le mani fuori dal finestrino, allora io ho sfilato le calze a Stefania e le ho sventolate fuori.

Arrivati al mare, Giusi mi ha detto di prendere Stefania in braccio e così siamo scesi sulla spiaggia, abbiamo steso il telo di Alessandro e ci siamo seduti tutti insieme.

Il mare era una meraviglia… 

Dopo il pranzo, mentre passeggiavamo, ho sentito Giusi che mi chiamava: “Cataldo, vieni a fare il bagno!”… c’erano Giusi, Fabio e Serena in acqua! Francesca invece stava raccogliendo delle conchiglie, e mi sono messo anche io con lei a raccoglierle, con Angela e Rocchina.
Per poter asciugare quei tre pazzi che si erano fatti il bagno, abbiamo liberato il grande telo e li abbiamo avvolti.


Nel pomeriggio, ci siamo rimessi in macchina e siamo andati a prendere un gelato, per poi fare rientro alla base.
Ho visto Giusi e Francesca parlottare fra di loro… stavano preparando qualcosa… infatti, mi hanno chiesto delle candele, mentre Stefania era stata “esiliata” nella stanza da letto.
Siamo andati in bagno, abbiamo riempito la vasca da bagno, acceso le candele e adagiato per terra dei di rose.
Quando tutto era pronto, abbiamo accompagnato Stefania nel bagno: è rimasta allibita nel vedere tutta quella bellezza… nel frattempo, gli altri preparavano la camera da letto con fiori, candele, asciugamani e olio profumato per il massaggio. 


Dopo il bagno, ho accompagnato Stefania in camera da letto per farle il massaggio… la stanza era addobbata alla perfezione.
Dopo il massaggio, ci siamo ritrovati tutti per la cena e poi subito a letto.
È stato un sabato intenso, passato con persone stupende, lo ricorderò per sempre.
La notte del sabato, nel passare dal soggiorno, ho pensato che la notte dopo non avrei più visto quel bel campo rom, tutti belli sotto le coperte… eravate stupendi…
Un passo indietro… al mare, ci siamo messi a gridare i nostri nomi io e Stefania, senza paura, senza il pensiero della gente che ci guardava, con un menefreghismo sereno!

La domenica mattina, dopo la colazione, aspettavamo l’arrivo dei nostri tre figlioletti che, alle 10.30 puntuali, sono arrivati.
Mi hanno chiesto di raccontare quello che avevamo vissuto, ma in quel momento, tanta era l’emozione, che non ricordavo nulla. Poi, con l’aiuto degli altri, ho cominciato a raccontare, ci sono stati momenti in cui ho anche pianto. 
È stato bello vedere tutto questo con voi enzimi, con Angela T. e con i miei adorati figli Francesca e Alessandro.


Dopo pranzo, siamo rimasti a parlare un po’: qualcuno era stanco, così i primi a partire sono stati Francesca L., Serena e Rocchina. È stato un po’ triste per me vederli partire, avrei voluto che restassero ancora con me. Poi è toccato ai baresi Giusi, Fabio e Angela T., e anche allora per me ci sono stati momenti di tristezza, che sono passati pensando che ci saranno ancora giorni in cui ci potremo incontrare.


Ci sono voluti anni prima di poter usufruire di questo bel Progetto HOME.


Ringrazio Mariano, perché senza di lui tutto questo non sarebbe stato possibile. 
Grazie Mariano, ti voglio bene.
Cataldo

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