gennaio 06, 2018

Buona Ipofania!

gennaio 06, 2018 Posted by F. I. No comments
No, non vi strofinate gli occhi... non andate in cerca degli occhiali per poter vedere meglio... non andate neppure su Google a cercare questa strana parola... 

Errore di battitura? Lo escluderei...

La chiamerei "rivisitazione". Non trovate che sia più bello dare un senso nuovo a ciò che già c'è, piuttosto che subirlo senza nemmeno conoscerlo in profondità?

E allora, oggi, giorno dell'Epifania, noi vi auguriamo buona Ipofania con questa riflessione di Mariano Loiacono, datata 6 gennaio 2017 - ma molto attuale - dal titolo: “Dalla Epifania alla Ipofania”.

Buona lettura e buona Ipofania a tutti!


“Epi” significa “sopra”: nella visione embriogenetica, il concetto di qualcosa che è profondo, sta sempre fuori dal pianeta – non a caso, Dio è nei cieli –. 

Cosa propongo? Dalla Epifania, da sopra, alla Ipofania, dove “ipo” significa “sotto”.

L’Ipofania è una festa di tutti, è una festa che ognuno può celebrare. Cosa posso celebrare? Che durante l’anno precedente, ho sciolto aspetti simbolici, di convenzione, di obblighi-doveri, di convenzioni del mio territorio; ho sciolto i miei nodi a livello analogico e bio-organico, e ho ricontattato delle parti mie profonde.
Nelle parti profonde, come ipotesi a livello di unità didattiche, c’è il Quadrangolare e la Home Life, cioè le note che devo suonare, gli angoli che devo avere.

Noi, dopo che nasciamo, che abbiamo questo potenziale, tra famiglie e agenzie educative, ci menomano parecchio, e allora cos’è l’Ipofania? Che sono riuscito, nonostante mi abbiano allontanato molto, a riprendermi parti mie. E le modalità possono essere diverse, non c’è una sola modalità, come ci dice la religiosità, che indica una sola strada contro tutte le altre strade.

Io invece potrei raccontare, in questo anno, qual è la mia Ipofania, cioè quale parte di me ho ripreso, e posso raccontare qual è il percorso che ho dovuto fare, quello che mi è costato, le prove dell’eroe, perché ognuno di noi è un eroe, non è che si arriva così, perché sei figlio di…, no, te lo conquisti, così come gli eroi che affrontano le prove, le difficoltà, gli incontri, chi ci aiuta ad andare avanti...

Ipofania significa che sono arrivato al rapporto con me stesso, o al codice ontologico, cioè ciò che mi caratterizza, le cose mie specifiche, quello che solo io sono, pur essendo tutti figli dell’In.Di.Co., ma avendo ognuno delle caratteristiche particolari e specifiche, diverse da quelle di un altro.

Quindi, l’Ipofania è una festa per celebrare quale parte ho di nuovo ripreso, ho rivisitato dopo averla smarrita. 

Noi aderiamo al Progetto Nuova Specie per crescere nelle parti che ci sono state derubate o menomate.

Per cui, l’Ipofania è che io sono andato sotto, in immersione nelle cose mie più profonde, e quest’anno ho recuperato questa parte; racconto come è stato, ma oggi diventa anche un impegno.

Cosa mi impegno a fare da oggi in poi? Mi impegno a far vedere quella parte che mi sono ripreso, a farla apparire agli altri, ma non a chiacchiere. 
Quando arriviamo giù, si formano le onde ascensionali: la vita è ascensionale, le radici stanno sotto e poi sopra c’è la pianta. E quindi, il sopra non è chi è superiore, ma chi è andato in profondità ed è in grado di produrre un potere suo.

Quando arriviamo giù, siamo soli, non c’è qualcuno che ci può accompagnare, per cui quella parte che abbiamo recuperato, l’abbiamo recuperata noi. 
Se siamo arrivati “ipo”, sotto, adesso possiamo “fania”, apparire. 

La stella cometa sta ad indicare che è universale, che ce l’ha ognuno di noi, perché io lo sento che quella cosa me la sono ripresa, lo annuncio, lo faccio vedere prima di tutto nei rapporti forti, poi nei gruppi, dove io mostro quello che mi sono ripreso. 

Per cui è bello perché si riprende dopo l’Ipofania, non si chiude ma si inizia. 
E poi, questo “ipo” lo manifesto come senso della vita: in che cosa ha più senso la mia vita? Se ho recuperato una parte, vedo di più, e vedendo di più, ho bisogno di un senso della vita che non esclude quello di prima, ma aggiunge qualcosa, e quindi si colora il nuovo anno di qualcosa. E mentre riparto, gli altri lo vedono, e anche se non lo vedono, lo vedo io, non è importante che gli altri lo debbano vedere.

Mentre faccio questo, la colonna ascendente, mi porta a lavorare su parti che devono andare sotto, per essere di nuovo raccolte, cioè inizia un ciclo discendente, oltre che ascendente, in modo che, il prossimo 6 gennaio, io festeggio l’altra parte.

Le parti da prendere, da far crescere sono infinite.

Penso che dalla Epifania alla Ipofania siamo noi i protagonisti, ci monitoriamo nel percorso che facciamo e nascono cose nuove, ed ogni anno, ognuno di noi, fa la sua Ipofania!


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