settembre 16, 2017

Amazing Iran!

settembre 16, 2017 Posted by F. I. No comments


Il nostro matrimonio ha sempre avuto le carte in regola per farci apparire agli occhi dell’esterno un po’ fuori dal comune: un matrimonio e un matrinuovo, due celebrazioni laiche a distanza di pochi giorni, uscita di casa della sposa insieme allo sposo e tante altre piccole cose che sicuramente hanno generato nella testa di chi incontravamo qualche dubbio sulla nostra sanità mentale!
Ma quando in giro si è saputo della meta del nostro viaggio di nozze, nessuno ha più avuto dubbi 😆


Ad un certo punto, per evitare i soliti commenti mediocri della gente, abbiamo iniziato a parlare di Persia… sì perché quando nominavamo l’Iran, vedevamo gli occhi della gente sgranarsi e sentivamo frasi del tipo "ma voi i guai ve li andate a cercare", "ma là sta la guerra", "siete coraggiosi ma i vostri genitori che dicono"… e tanto altro ancora.

E a dispetto di chi non ci ha sostenuto, anzi ci ha demolito per questo viaggio, siamo qua a raccontarvi invece delle meraviglie dell’Iran, sotto tutti i punti di vista.


Siamo partiti il 5 agosto con un gruppo organizzato “Avventure nel mondo”. Non sapevamo chi avremmo incontrato come compagni di viaggio, ma ci siamo affidati e ci è andata bene.

Prima di scendere a Teheran, ho indossato l’hijab (il velo che le donne dai 9 anni in su devono portare) previsto dalla legge e che le donne portano obbligatoriamente sin dal 1979, anno della rivoluzione ad opera di Komeini, colui che ha introdotto in Iran la c.d. teocrazia islamica.
Pur potendo sembrare una rottura portarlo, ho approfittato di questo obbligo per rendermi meno turista possibile, cercando di immedesimarmi al massimo nelle donne del posto che, oltre al velo, hanno diverse restrizioni sull’abbigliamento e non solo (tipo indossare abiti larghi perché non devono vedersi forme del corpo), non possono cantare e ballare in pubblico, non possono toccare uomini che non siano i propri mariti.


E così sono iniziati questi quindici giorni di viaggio in Iran partendo da Teheran sino a Shiraz, attraversando le città e i luoghi più importanti da nord a sud, passando per Qom (la seconda città più osservante dell’Iran), Kashan, Abyaneh villaggio con case di paglia e fango, Nain famosa per i suoi tappeti, la magica Isfahan dove abbiamo soggiornato più giorni e goduto della meravigliosa piazza (la seconda più grande al mondo dopo quella di Tienanmen), poi Yadz famosa oltre che per essere la capitale dello zoroastrismo anche per i suoi buonissimi dolcetti alle noci, Kerman, famosa per il cumino, da dove siamo partiti per una lunga passeggiata nel deserto del Kalut e infine le rovine di Persepolis e Pasargade e Naqsh-e-Rostam dove si trovano le maestose tombe di Ciro il grande, Dario e Serse, i re achemenedi che hanno dominato in area sia iranica sia in Asia, Europa e Africa sino all’arrivo di Alessandro Magno.


L’immersione in questo paese è stata immediata, sia perché avevamo sognato e desiderato questo viaggio da quando avevamo conosciuto in Olanda una ragazza iraniana, sia perché l’Iran sa accogliere, come una grande madre, un grande utero che ti fa sentire protetto. 
Sicuramente questa è la percezione di chi ci passa quindici giorni e poi torna alla sua occidentalità, però viverci per due settimane è stato molto piacevole.
E’ un paese dove esiste una forte spiritualità che si respira nelle belle e coloratissime moschee, che non rappresentano solo un luogo di culto ma anche un posto da vivere dove chiacchierare, dove i bambini giocano, le donne si raccontano. E’ come se si sentisse meno quell’obbligo-dovere rispetto alla religione cattolica rispetto all’andare a messa, confessarsi, etc.


Certo anche qua ci sono i tre momenti di preghiera da rispettare, il ramadan e altri precetti, ma si ha la sensazione che la gente comune, quella che ti passa davanti o ti sta vicino nel bus, sia sempre in contatto con l’In.Di.Co.

Impossibile poi non lasciarsi incuriosire da Zarathustra e il culto della luce, dalla storia dell’Islam e della vita di Maometto; scoprire che insieme ad ebrei e cristiani si discende tutti dalla grande famiglia di Abramo e che nel corso della storia, ad un certo punto, c’è sempre un nuovo profeta (sebbene ciascuno si proclami essere l’ultimo) che, ispirato, sa interpretare i segni della realtà e consacra la propria vita per mostrare agli altri una nuova via.


E’ stato importante girare nelle città e nei villaggi e vedere quanto il Me.me. della famiglia sia ancora così forte; le famiglie, dall’ultimo arrivato alla nonna centenaria, si incontrano nelle piazze, sui ponti, nei giardini pubblici e passano ore e ore a chiacchierare e a bere il loro chai (the). E’ stato importante vederli ridere, giocare, chiacchierare e ancora di più mi sono emozionata quando ci hanno invitato, senza sapere chi fossimo, a sederci con loro. Ci hanno sommersi di domande, curiosità, ci hanno offerto il the e la loro frutta che mai manca durante i loro picnic.


Gli iraniani, sin dal primo giorno, ci hanno osservato manco fossimo degli alieni, erano incuriositi dal nostro essere “diversi”, sotto tanti punti di vista. In giro nell’Iran ci saranno tante foto in cui siamo ritratti anche noi. Insomma eravamo delle star, degli special guest. Donne, bambini, adolescenti avevano proprio desiderio di scambiare con noi anche per sapere cosa in occidente si pensa dell’Iran. Non abbiamo avuto il coraggio di dire loro la verità, che qua in Italia l’Iran coincide con terrorismo, guerra insomma che la maggior parte della gente è accecata dai pregiudizi e da quello che prontamente arriva attraverso i giornali e le TV.
Sicuramente ci sono dei limiti, come in tutte le realtà, ma starci dentro per quindici giorni non ci ha fatto sentire nostalgia della nostra Italia, della nostra casa, delle nostre relazioni.


E’ stato bellissimo immergersi, dal cibo, ai tavoli strambi su cui mangiano, fare colazione con il salato, dimenticarsi del sapore del pane, inebriarsi agli odori delle spezie, bere the al posto del caffè, indossare il velo, togliersi le scarpe prima di andare in moschea, andare in bagno “alla turca”… insomma scomodarsi per entrare in qualcosa di nuovo ma altrettanto entusiasmante.

Le migliaia di occhi neri che ci hanno scrutato, sorriso, guardato, sono dentro di noi, le porteremo dentro così come le mille e una meraviglia che abbiamo visitato e vissuto in questo magico Viaggio di Nozze.

Giusi e Cristiano

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