maggio 14, 2017

Cascina Boscone, Monleale (AL), martedì 9 maggio 2017. X Edizione del Progetto "La Finestra di Babich": quarto giorno.

Salutiamo il nuovo giorno con un esercizio di respirazione profonda nel giardino della casa.
Dopo giornate di pioggia, in cerchio e mano nella mano, ascoltiamo i rumori e gli odori della natura, la vita che scorre fuori e dentro di noi a stretto contatto con la terra, fonte di energia. I tiepidi raggi di sole ci riscaldano e ci aiutano ad affrontare una nuova intensa giornata.


Il primo pensiero su cui ci soffermiamo è: la transizione è la mezzadria di cose opposte, aspetta e l’opera d’arte si farà vedere. Intanto vivi il presente senza attese irrinunciabili”.
La scarsa fiducia in noi stessi ci porta spesso a perpetuare vecchi meccanismi, ma ora sentiamo l’importanza di goderci il tempo dell’attesa e quello che stiamo cercando di costruire.


Il secondo pensiero lo leggiamo dal Pillolendario del 9 maggio e riguarda il disagio diffuso in una società liquida. Esso viene interpretato come una spinta verso la transizione in assenza dei punti di riferimento di un tempo. Il disagio è anche contingenza, si vive all’insegna del “tutto è possibile”, con una tendenza all’omologazione soprattutto da parte dei giovani.

Il terzo pensiero viene preso dal Ricanto, una raccolta di testi scritti dalle stesse persone in trattamento. Leggiamo un pensiero dell’antenata Marinella. 

Molte di noi dicono che spesso hanno sentito di non essere degne di vivere, di non aver sentito il proprio “potere fusionale” perché sono mancati specchi riconoscenti e abbracci.


Il video che Melissa ha portato nella precedente edizione del Progetto "La finestra di Babich" evidenzia la plastificazione del padre che, distratto dal lavoro ed assente nella vita quotidiana, non ascolta le richieste del figlio che dopo vari tentativi cede anche lui alla plastificazione.
Si parla di padri che conducono una vita di sopportazione, povera, totalmente dedita al lavoro. L’errore di lettura di Rosanna che legge, al posto della parola “fusionalità” la parola “funzionalità”, fa trasparire che il ruolo funzionale era forte nel sistema educativo familiare.  


Si parla di rapporti col padre in cui c’è stato solo il simbolico che ha tagliato sul piano dell’analogico. La coppia era al centro ed i figli dovevano intervenire in aiuto quando c’era lo scoppio per preservare il nido. Si parla del fatto che, pur combattendo l’ordine maschile, alla fine lo si è incarnato perfettamente.

L’attaccamento si può superare se si mettono in dinamica i ruoli. L’essere chiusa alle relazioni è un meccanismo che la famiglia insegna per non essere tradita e conservarti sempre dentro lo schema familiare. I figli diventano terapeuti dei genitori quando la coppia non funziona.

Il pomeriggio assistiamo ad uno spettacolo tra Acqua Cheta e Tigre Ruggente.

Nel tardo pomeriggio abbiamo visto il film “Il padre di Giovanna” ambientato a Bologna nel 1938, a cui è seguita una teoria giocosa.

Rosanna e Tiziana

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