gennaio 04, 2017

“RISVEGLIAMO LA MEMORIA”: CONVEGNO IN RICORDO DI GAETANO LANGUZZI, EBANISTA SCRITTORE DI ORSARA

Venerdì 2 dicembre 2016 si è tenuto, nella Sala Consiliare del Comune di Troia, un convegno significativo per la cittadinanza. Si è parlato delle radici della nostra cultura, originariamente contadina, e di uno dei suoi ultimi egregi componenti: Gaetano Languzzi, ebanista scrittore di Orsara recentemente scomparso. 
Questa iniziativa, proposta dalla Fondazione “Nuova Specie”, è stata inserita all’interno di un ciclo di incontri che propongono puntualmente di risvegliare la memoria per rivisitare e riappropriarci delle nostre radici. Sono stati coinvolti nell’evento gli esponenti di tre realtà autorevoli in merito all’argomento trattato: Giuseppe Donatacci dell’Università del Crocese di Foggia, Giovanni Guadagno dell’Associazione “La Melagranata” e Mariano Loiacono della Fondazione “Nuova Specie”.


La serata è stata aperta e condotta da Barbara Loiacono che con particolare interesse e passione ha ricordato Gaetano Languzzi, ripercorrendo brevemente la sua vita e focalizzando la sua attenzione sulla sua forte personalità. “Zio Gaetano”, come tutti lo chiamavano, era un uomo pieno di verve e allo stesso tempo molto umile. Grazie all’intervento di Mariano Loiacono, che colse il suo valore, egli accettò già venticinque anni fa di scrivere un primo libro sulla cultura contadina. Ci prese gusto e alla fine ne scrisse cinque, editati tutti dalla Fondazione “Nuova Specie”. 
Prima di passare la parola al Sindaco di Orsara, dott. Tommaso Lecce, Barbara ci ha letto un passaggio significativo di Don Alberto, medico condotto a Orsara: “Qualunque sia l’ordinamento politico, se c’è il degrado sociale, se l’uomo non ha più decoro, dignità, stima di se stesso, si va sicuramente verso il baratro. Bisognerebbe ritornare alle origini, considerare la nostra semenza. L’uomo deve ritornare ad essere così come è stato creato, deve credere nei suoi valori irrinunciabili, nella sua dignità, nel suo decoro, nella rettitudine, nelle virtù senza le quali non può considerarsi un essere ragionevole. L’umanità deve rinnovarsi. Abbiamo bisogno dell’uomo rinnovato, un progetto ambizioso che fa appello a tutti gli uomini di buona volontà ed è l’unica strada che ci rimane, altrimenti si va verso la catastrofe. All’uomo la scelta!”.
Salutati i presenti, il Sindaco, commosso, ha presentato un brano autografato dall’autore, suo conterraneo, e dato valore alle sue caratteristiche tipiche della cultura contadina. Zio Gaetano amava raccontarsi e raccontare della Storia d’Italia alla quale aveva partecipato come soldato durante la II guerra mondiale. 
Tommaso Lecce lo considerava un amico e un patriota che ogni 4 novembre (Festa dell’Unità nazionale e delle Forze armate) relazionava insieme a lui, veicolando spesso e volentieri messaggi circa l’importanza delle radici culturali, organiche.  
Giuseppe Donatacci, studioso della civiltà dauna, ci ha introdotti in essa dando particolare valore alle nostre tradizioni che “sopravvivono alle persone e non viceversa”. Il relatore ha dipinto la ricchezza dei riti di passaggio di cui la cultura precedente poteva vantarsi. Ha espresso inoltre l’esigenza di ritornarci nel contesto storico che stiamo vivendo, nel mondo globalizzato e digitalizzato che è il nostro. Non serve certo piangerci addosso per il mondo perso; è giusto tuttavia cercare di recuperare ciò che ci è appartenuto e tornare al cuore di ciò che sono stati i nostri avi. “Nella parola ricordare, c’è la parola cuore [cor]; questo si collega benissimo alle radici”. Non si può, ovviamente, recuperare tutte le caratteristiche della civiltà contadina poiché serbava anche aspetti negativi in particolar modo per “la donna [che] lavorava sicuramente più dell’uomo [ed] era penalizzata sotto tanti aspetti. Non c’erano solo cose buone nella società sacrale”. 
L’avvenimento della società globalizzata tramite la seconda rivoluzione industriale e tecnologica ha smantellato molti solchi della società precedente permettendo che si andasse oltre i confini specialmente nell’Europa Unita, attraverso l’Euro ad esempio. Tuttavia la libertà che si è sentita nel passaggio dagli anni novanta al 2000 è stata sicuramente di stampo più economico che altro. Una sfida del mondo di oggi è di ritornare ai valori della condivisione, assai diversi da quelli della possessione: dell’accumulo degli averi che ci fanno scordare il nostro “essere”. 

Forte dei suoi cinquantasei anni di minuziosa ricerca sulla cultura troiana, Giovanni Guadagno ha focalizzato la sua attenzione sul dialetto, oggetto di questa sua ricerca. Ha esordito dicendo scherzosamente (ma non troppo) che parlare l’italiano in famiglia è un delitto, perché così facendo uccidiamo la nostra cultura: “da dialettofoni siamo diventati dialettofobi”! Eppure quanto sono i ricchi i nostri dialetti! Sono gocce di memoria: delle usanze e dei modi di dire, di fare e di pensare. I dialetti hanno persino una loro grammatica che spesso e volentieri non è stata codificata. 
Questo ha spinto il ricercatore ad inventare degli inediti segni fonografici che si possono scoprire leggendo i suoi libri: Versi di Amore e di Odio ad esempio. Giovanni Guadagno ha concluso il suo intervento annunciando che ha ultimato la scrittura di un opuscolo sulla cultura troiana del Seicento; questo verrà pubblicato a breve.

Per introdurre il suo intervento su “Gaetano Languzzi: ebanista scrittore di Orsara”, Mariano Loiacono ha invitato al tavolo dei relatori Maria Languzzi, sua figlia. Ella ha raccontato della presenza amorevole del padre nei confronti suoi e di sua madre, scomparsa due giorni prima del marito. Ha apprezzato anche il suo essere rimasto giovane, nonostante i 94 anni e la sua “figura sempre più rattrappita”. 
Prima di procedere il Dr. Loiacono ha voluto riconoscere il valore delle relazioni proposte da G. Donatacci e da G. Guadagno, dichiarandole opportune e da approfondire. Ha aggiunto che sarebbe importante che le realtà presenti quella serata potessero incontrarsi, confrontarsi e scambiare. Da soli non si approda da nessuna parte; mettendo insieme le forze, invece, si può avanzare e magari progettare. Mariano Loiacono ha precisato tuttavia che è più facile guardare indietro nello specchietto retrovisore, anziché avanti nel parabrezza e capire dove vogliamo andare. La sfida reale del mondo di oggi è proprio questa.
Per dar valore a Zio Gaetano, Mariano Loiacono ha proposto una breve ricostruzione del Mutamento antropologico. Nel periodo del dopoguerra, circa sessanta anni fa, il mondo ha conosciuto un cambiamento epocale, passando da una società organica di tipo contadino ad una società globalizzata. 
La finanza, attraverso gli Stati Uniti, ha reso il mercato unico e le nazioni vicine; si è passati da un Villaggio-Mondo (la realtà in cui si nasceva e cresceva era il mondo) ad un Mondo-Villaggio (il mondo è diventato un grande villaggio). 
Tale passaggio ha definitivamente rotto gli argini della cultura precedente, cambiando profondamente la definizione stessa dell’uomo (“anthropos”). “Il valore supremo non è più la storia della vita, ma quello che ricavo”. Ciò significa che si possono anche distruggere intere civilizzazioni per fare soldi, distruggendo anche i Me.Me. (Mediatori Metastorici), ovvero l’essenza e la memoria culturale degli autoctoni di un determinato territorio. 
I Me.Me. Questo è molto grave, poiché i Me.Me. non sono solo il vago ricordo di tale o tale etno-cultura, bensì il frutto della storia della vita: quelle radici che hanno permesso a tal popolo di resistere in determinate condizioni. E se tra cinquant’anni avessimo bisogno di questi Me.Me., cosa faremmo? Questa è la prospettiva della Fondazione “Nuova Specie”: di questi Me.Me. cosa possiamo prendere?    

È stata significativa la proiezione di immagini che il Dr. Loiacono ha utilizzato per  spiegare meglio il Mutamento antropologico e la sua posta in gioco. Partendo dalle foto del mosaico che la Fondazione sta costruendo all’interno dei suoi nuovi locali, Mariano Loiacono ha collegato l’emergenza del disagio diffuso al Mutamento antropologico e alla mancanza di radici che ne deriva. La posta in gioco è alta poiché rischiamo di perdere la memoria di queste nostre radici: il nostro patrimonio culturale, la basa dalla quale partiamo per poterci aprire ed intrecciare con le altre culture. Perciò dobbiamo recuperare i nostri Me.Me. e crearne nuovi più adatti al mondo di oggi. 

Infine è intervenuta Cindy Recchia, referente della Ricerca dei Me.Me. della Fondazione “Nuova Specie”. Collegandosi alla relazione precedente ha reso conto della genesi della parola “meme” proposta nel ’76 da Richard Dawkins (etologo, biologo ed esponente di rilievo del neodarwinismo). Ripresa solamente a livello fonetico ma semanticamente trasfigurata, questa parola ha acquisito all’alba degli anni novanta un nuovo ed inedito significato con il Dr. Loiacono, diventando ambito di ricerca della Fondazione. Cindy ha approfondito la definizione della parola Me.Me., dicendo che essi sono “mezzi” (Mediatori) che fanno attingere alla profondità della vita, ripercorrendo la sua storia ed andando al di là di questa (Meta-storici). Ha concluso il suo intervento, evidenziando quanto la ricerca dei Me.Me. sia ambiziosa poiché parte dalla realtà dello “smemeramento” (ovvero perdita dei Me.Me.) e quindi dai tanti opposti che tra di loro si annullano per creare nuove entità storiche, capaci di reggere la nostra esistenza.     
A concludere la serata la moderatrice ha ringraziato i presenti venuti da tutto il circondario (Orsara, Foggia, Cerignola e San Severo) per assistere al convegno. 


Ha salutato anche i giovani artisti mosaicisti milanesi, riminesi e lucani che la città di Troia ospita da qualche mese. Ha apprezzato che essi abbiano deciso di sospendere il loro lavoro al Villaggio Quadrimensionale per allietarci con la loro presenza.

Si ringraziano Antonio Guglielmi, Carmela Moffa ed Elisa La Salandra che hanno recitato, tra un intervento e l’altro, delle Quartine in dialetto troiano; ringraziamo anche Mauro Ciarmoli che li ha accompagnati alla chitarra. Un ringraziamento va al Comune che ha messo a disposizione i suoi locali per l’evento, manifestando in questo modo il suo interesse per la memoria, storia e cultura della sua terra. 

Cindy Recchia

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