gennaio 15, 2017

"LA NOSTRA NON È STATA LA FIABA DI CENERENTOLA O BIANCANEVE MA È STATA, E LO È ANCORA, UNA CONTINUA LOTTA, UN CONTINUO LAVORO, UN CONTINUO CREARE UN SOLCO, RIEMPIRLO DI ACQUA, ATTRAVERSARLO E RIFARE TUTTO PER PROCEDERE, PER CRESCERE".

gennaio 15, 2017 Posted by F. I. , 10 comments


Troia, dicembre 2016

Caro amore mio,

Era da tanto tempo che desideravo lasciare le tracce dei tuoi e dei miei cambiamenti ma, come sempre, mi faccio prendere dalla vita ordinaria di tutti i giorni e sembra che non ho mai tempo.
Oggi ho deciso, ho scelto di mettere tutto da parte, dare valore e tempo a questa mia riflessione, anche per fare un dono al tuo cinquantesimo di costate attività.
E allora voglio partire proprio da questa tua tappa: 50 anni di gravidanza, una gravidanza che ha dato alla luce una moltitudine di gente che si è sparsa in tutto il mondo. Uno sciame.
Non è un miracolo della vita, ma è il frutto della tua continua, fedele, caparbia, ostinata volontà di cambiare un punto di vista sulla vita ormai obsoleto e che continua a fare danni rispetto alla crescita interiore delle persone.
Questo è stato, ed è, il tuo punto forte. “Datemi un punto e vi solleverò il mondo”, e tu lo hai sollevato, lo stai sollevando da solo, con tutte le difficoltà, gli aiuti-contro, le invidie, le resistenze, gli aborti, ma anche con il tanto di positivo e di riconoscimenti che, per fortuna, non è mancato.
Il tuo è stato un lavoro lungo, pesante, difficile; sei un pioniere, uno che traccia una strada nuova tra rovi pieni di spine, di insidie, terreno impervio, franoso, pericoloso, ma adesso, col senno di poi, si vede un bel tratto di strada, è ben tracciata e collaudata. 
C’è da fare ancora altra strada, ma adesso non sei più solo.
Io, che ti conosco dal 1968, sono una testimone oculare di tutto quello che hai fatto e che ti ha caratterizzato.

Vorrei partire rileggendo la prima lettera d’amore che mi mandasti nel settembre 1968.
Di lettere ne abbiamo scritte tante perché, per fortuna, non c’erano i cellulari e questo è bello perché adesso abbiamo molte tracce che contengono i nostri desideri, i nostri sogni di allora. Naturalmente, di tutto questo ti devo ringraziare perché hai sempre avuto questa lungimiranza di conservare tutto.

Troia, 28 settembre 1968

Giovanna cara,

Avevo pensato di dirti chissà quante cose in queste righe; avrei voluto esprimere tutto me stesso in queste parole, perché, qualora tu ti ricordassi di pensare a Mariano… il pazzo (?), potessi trovare in questi fogli la mia vera viva voce. Credevo che sarebbe stato facile attuare ciò, ma ora mi accorgo come sia difficile fare il proprio… testamento, senza essere artificiali, senza che sorga in noi l’ostacolo della retorica, del sentimentalume strascicato qua e là, del gusto della parola fiorita che uccide in noi la spontaneità dei nostri sentimenti e ci fa essere degli splendidi imitatori del… Monti.
Conscio di questi limiti mi accingo a scriverti ciò che io sento profondamente e che vorrei che diventasse tuo per sempre!
Da quando ci siamo incontrati è sorta una vita in noi, la vera vita, quella profonda che consiste nell’amarsi intimamente, nel dare se stessi all’altro, nell’arricchirlo di quanto più bello e più totale si possiede.
Tu lo sai, il mio domani è… speciale, e non ho potuto darti la felicità normale, quella del ponte; ma ti ho promesso una felicità più vera, più grande, quella del monte: ma essa è lontana, si presenta incerta, rischiosa, difficile…! È per questo che ho accettato la tua libera uscita dalla mia caserma; sappi che puoi restar sempre fuori e se ciò sarà per me motivo di sofferenza, non ci pensare; in fin dei conti hai il diritto di vivere la tua vita sul… ponte!
Ma ti dico questo, se tu questa prigione la lascerai ancora in piedi, sappi che un giorno o l’altro vi tornerai. Dio è furbo, è come il tarlo che insensibilmente corrode: e quando avverrà questo nel tuo intimo, sappi che tornerai da sola alla prigione.
Tu lo sai quanto io ti ho amato e amo; tutto ciò che ho fatto te lo può testimoniare continuamente. Siamo stati felici come nessuno lo può essere. Ma il tempo, come dice il Foscolo, potrà distruggere in te ogni ricordo di me. Potrai pensare che ero davvero pazzo, un illuso, uno… sciocco! Sarà la tua crisi, sarà terribile, sarà facile che mi caccerai via dal tuo ricordo, ed io solo continuerò a vivere in questa caserma, all’ombra e al freddo delle buie stanze, tra ammassi di catene, quelle che servivano per tenere legata te nella mia… pazza prigione. Sarà la fine, la distruggerò io stesso, poiché non voglio che tu, trovata la felicità presso qualcun altro, quella del ponte, trovandoti per caso a passeggiare, ti possa incontrare nella fredda, astratta, pazza prigione, e possa per un momento perdere la tua felicità, quella a cui tutti aspirano, quella più concreta, più immediata, quella del ponte!
Tu lo sai, anche se ciò significherà per me uno strazio continuo, continuerò da solo, così come solo ero quando chiesi il tuo amore.
Ci riuscirò, te lo giuro, con te o senza di te: di me sarà poi quel che sarà; d’altronde che interesse ti potrà suscitare? La via per il monte è lunga, è lontana, è incerta, è rischiosa: ma proprio per questo la affronterò, costi quel che costi. Ma credimi non troverai nessuno che ti amerà come me; forse lo potrai credere, ma non sarà così, perché il vero amore per essere tale richiede prima sacrificio, rinunzia, sofferenza; perché amarsi significa donarsi qualcosa, donarsi soprattutto la propria vita intima.
Comunque non ti scoraggiare! Scusami la mia arroganza: anzi son sicuro che ne troverai di migliori di me, di più buoni, di più belli, di più simpatici. Perciò non aver paura; se non ti sentirai, non fa niente, fermati al ponte. Soffrirò, sì, ma ti giuro che procederò lo stesso verso il monte.
Ho riletto ciò che ho scritto negli altri due fogli…, mi sono accorto che sono stato soltanto negativo riguardo al nostro domani.
Io non lo so, Giovanna, ma sento che noi due non ci lasceremo mai; sento che saprai soffrire con me e mi accompagnerai sino al monte. Sappi che se accetti me dovrai accettare anche Dio. La tua fedeltà per me non ti sarà possibile se non accetterai Dio, la fede in lui. E tu sai come Dio agisce; ha una logica unica, quella della sofferenza, del tormento, del dubbio, dell’incertezza, della solitudine. Se lo accetti, ricordati che accetterai il dolore; ti porterà a diventare NON TE, come diceva Hegel: ed essere non sé significa soffrire per la perdita di tutto e non sentire il conforto di nulla, tranne che della propria, schiacciante solitudine. Sarà il momento che sarai tentata di mandare all’aria tutto, di chiamare un falegname per… tappare il buco, di ridurre in macerie la mia prigione.
Nessuna logica umana ti potrà salvare; ragionando come gli altri apparirai a te stessa una pazza, una sciocca, una astratta ideale. Sarà questo il più grande tormento che ti assalirà. A salvarti potrà essere solo la fede, una fede irrazionale, che cozza contro qualsiasi logica. Ti sembrerà che la chiamata di Dio era una tua costruzione e… soffrirai; vedrai gli altri che godono presso il ponte, mentre tu stai affogando nella rinunzia, senza nemmeno il conforto o una parola amica; ti accorgerai che gli anni passano e che niente di preciso ancora hai intravisto; ci saranno i tuoi a biasimarti. Tutto sarà contro di te ad opprimerti. Se in questi momenti scarti ogni logica, e accetti solo la logica di Dio, allora avrai vinto: Dio ti parlerà, ti mostrerà sin da quaggiù il premio che ti aspetta; sarà il centuplo qui in questa vita…! Acquisterai una personalità che gli altri ammireranno e che tu stessa non ti saprai spiegare. Sarà allora che mi ritroverai, già da qui in terra e insieme formeremo la terza coppia per dare la vita a tutta l’Umanità. Quando avverrà questo e il modo con cui avverrà, Dio non lo dice; è la sua logica per cui ci fa soffrire.
Ma abbi fede, Giovanna! Pensa a me, e pensa quanto Dio ha già operato in me, nella mia personalità, e va’ avanti. 
Ci aspetta un monte, altro che ponte!
Se Dio ci ha tolto qualcosa, è perché ce lo ridarà in un modo totale.
Vedi, se io sapessi che dopo non ci sarebbe permesso stare insieme in una felicità inimmaginabile, io rinuncerei a tutto, perché ti amo in un modo che forse neanche tu riesci a comprendere totalmente. Ma Dio ci guarda, guarda alla nostra sofferenza, ed è per questo che ci dice già da adesso che il nostro futuro sarà spettacolare. Pensa, saremo la terza coppia più importante di tutti i secoli, forse la più importante.
Se mi seguirai daremo la vita a tanti, io e te; saremo felici già da qui, perché ci capiremo e ci aiuteremo come nessuno mai ha fatto.
Te lo prometto, i miei impegni li porterò fino alla fine e bene.
Giova’, quando soffrirai, quando ti verrà voglia di cacciarmi via da te, non farlo mai, fissami in te, nella tua vita e lotta anche tu contro tutti quegli ostacoli che ti si presenteranno. Lotta perché tu diventi sempre più perfetta; soprattutto impara ad aver fede; 60 anni di vita passano subito, ma la nostra felicità e il nostro amore saranno eterne, se tu avrai fede.
Ciao, 
Mariano

Questa lettera l’avrò letta decine e decine di volte e ancora mi fa piangere. Sicuramente tu 48 anni fa avevi già chiaro nella tua mente il sogno concreto che volevi realizzare e il desiderio di volerlo realizzare con me.
In questa lettera ci sono tutti gli elementi che ti hanno caratterizzato, o meglio, le strategie che hai messo in atto per realizzare questo Progetto che oggi è sotto gli occhi di tutti.
Basterebbe fare un know-how di questa lettera per mettere in evidenza un sogno concreto iniziale, le mille strategie e modifiche, la grande fede per arrivare ai giorni nostri, alle realizzazioni concrete.

Io vorrei solo evidenziare quelle tue caratteristiche che hai sempre avuto e che continui ad avere in forma più matura.

Un primo elemento che emerge, e che colgo solo ora, è il fatto che tu non avevi neanche il coraggio di esprimere liberamente i tuoi desideri, il tuo amore per me te lo negavi, mi dicevi che io, se volevo, potevo lasciare la tua caverna, trovare un altro più bravo di te, uno che mi poteva dare la felicità che ogni donna desidera (“vedere il ponte”, come dicevi), ma poi contemporaneamente mi dicevi che non ci poteva essere nessun uomo che mi avrebbe amata come mi amavi (e mi ami) tu e che, anche se lasciavo la tua prigione, poi ci sarei ritornata da sola. Questa è stata sempre la tua modalità di non imporre le cose ma di volerle.

Il secondo elemento è che hai sempre parlato di sofferenza in cambio di una felicità più vera, più duratura (quella del “monte”), e tutto questo si è avverato in pieno. Tu sei stato, e lo sei ancora, un uomo corretto, coerente, vero, non hai mai smarrito il senso del tuo Progetto, proprio attraverso la sofferenza che per te era come una ricarica, come una conferma che stavi procedendo bene. Io avevo e ho sempre accettato il tuo Progetto che poi è diventato il nostro Progetto, ma non avevo (e non ho) la tua statura, la tua fede, la tua voglia, quasi una sfida difficile. Io per accettare te ho accettato anche la sofferenza, e sai benissimo come scappavo dalla sofferenza, motivo per cui spesso mi scoraggiavo, mi pentivo di averti scelto, spesso remavo contro per farti scoraggiare, per farti abbandonare un Progetto assurdo, perché ti volevo solo per me, solo come marito, come padre delle nostre figlie, ma tu sei stato sempre caparbio, anzi mi sembrava che gli ostacoli ti mettevano tanta energia, niente ti ha fermato, nemmeno la paura di perdere la famiglia, la salute, sei stato come un treno che corre a tutta velocità, che rallenta solo per ricostruire le rotaie rotte o arrugginite, ma poi riprende subito il viaggio per arrivare a una tappa-destinazione, pieno di passeggeri che si affidano a quel conducente per raggiungere la propria meta. Su questo treno sono salite e scese centinaia di persone. Anche io sono stata al tuo fianco, con le mie modalità, le mie difficoltà, ma anche con i miei cambiamenti. E proprio rispetto a questi miei cambiamenti, ti devo ringraziare, lo sai, ti ringrazio sempre, perché mi hai saputo accompagnare a transitare, a scoprire la mia specificità, mi hai tirata fuori da quella caverna che mi sembrava accogliente e in cui volevo mettere anche te per vivere in pieno la nostra felicità.
Ci sarebbe tanto da dire sui miei e suoi tuoi cambiamenti, ma occorrerebbe più tempo, ci vorrebbero tanti pomeriggi letterari, non certo il tempo e lo spazio di questa lettera. 
Tuttavia, voglio continuare a farti omaggio evidenziando le tue parti belle e specifiche che hai sempre espresso e che tante volte io non ho condiviso.

Per esempio, un grande Amore, amore smisurato per la vita di ognuno e di tutti. Io adesso potrei definirti “l’uomo d’amore”. Questo amore non lo hai mai chiamato per nome, non lo hai mai racchiuso in un nome “Amore”. Non avevi (e non hai) bisogno delle parole o codice simbolico per dimostrare il bene, la vicinanza, la condivisione con chi si mette in relazione con te. Anche nelle teorie non hai mai nominato la parola “Amore”, ma hai fatto tutto e sempre con Amore.
Spesso ero invidiosa e gelosa di questo tuo amore incondizionato verso tutti, perché mi paragonavo a te e vedevo che io non ero capace, perché non avevo ricevuto amore, questa parola non l’ho mai sentita pronunciare da mia madre, e non solo da lei ma da tutti quelli che ho conosciuto. Motivo per cui spesso mi chiedevo: “Ma come fa a dare amore se non lo ha mai ricevuto?”. Solo adesso ho capito che tu attingevi e attingi all’In.Di.Co. (Infinito Dinamico Complesso) perché tu, come ognuno di noi, sei figlio dell’In.Di.Co, sei pieno di amore, quindi anche noi dovremmo esprimere la nostra eredità, quello che abbiamo ricevuto gratuitamente (anche se strada facendo ci è stato tolto, oppure siamo stati noi per primi a eliminarlo e nasconderlo).
Di conseguenza, ero anche gelosa perché avrei voluto quel tuo amore solo per me. Tu invece hai saputo amare anche i tuoi nemici, e questo mi faceva incazzare di più perché non se lo meritavano, io me lo vivevo come un sentirmi derubata e non riconosciuta. Insomma, su questo aspetto ci sarebbe tanto da dire, ma adesso non è il caso. Quindi, tu per me sei un bellissimo esempio di uomo pieno di amore per la vita.

Un altro aspetto forte di te, che voglio evidenziare, è la tua capacità di essere teoria-prassi. Quante volte ho cercato di applicare nella mia vita questo aspetto importante, essere coerente almeno con me stessa! Spesso non ci riuscivo, per me la teoria era una cosa, la prassi un’altra (tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare), tutte e due viaggiavano su binari paralleli che non si incontravano, il mondo che mi circondava era fatto solo di belle parole, ma poi la vita di tutti i giorni era tutta un’altra cosa.
Quante volte mi sono trovata di fronte a situazioni in cui avrei dovuto agire in base alle mie convinzioni! Invece ero falsa, o meglio, parziale, non volevo fare brutta figura, volevo apparire quella che non ero, insomma questo perbenismo del cazzo che mi era stato inculcato non mi permetteva di essere teoria-prassi neanche con me stessa, motivo per cui vedere te, Mariano, tutti i giorni della nostra vita che ti sputtanavi, che ti mettevi “a nudo”, mi metteva in crisi, mi meravigliava, mi interrogava e, logicamente, per non cambiare trovavo mille motivi per difendermi. Una lotta continua (come dicevi tu) tra il tuo modo di fare e il mio. Insomma, l’In.Di.Co. mi ha voluta così bene che mi ha messo affianco un uomo così forte, così grande, perché (forse) per me, essendo “terra tosta”, ci voleva un uomo della tua portata.

Un altro aspetto forte di te è quello di mettere insieme gli opposti, e anche questo aspetto mi ha sempre spiazzata nel senso che, quando si arrivava finalmente a trovare una sistemazione, immediatamente mi presentavi un’altra, e questo sia nel bene che nel male. Con te non si poteva stare mai tranquilli oppure dire “basta”. Si poteva dire “basta”, ma per chiudere un cerchio e aprirne un altro, mentre per me “basta” significava “basta” senza continua, significava morte per sempre.

Poi un altro aspetto è la tua grande, grandissima onestà, intesa in tutti i sensi. La tua onestà intellettuale ti ha spinto ad andare contro corrente, non ti sei omologato alla classe o allo scorrere della vita, in un certo modo. Sei stato umile, hai sempre saputo riconoscere i tuoi errori, che non è solo un dire: “ho sbagliato”, ma è un fare, un prendere un impegno, mettere in pratica, cambiare rotta.

Come è facile adesso rivedere la nostra storia, capire il senso di come si sono dipanati i tanti vissuti! Ma anche per fare questo l’artefice sei stato tu. Tu mi hai dato gli strumenti per leggere, interpretare e modificare la mia vita, la nostra vita di coppia, il nostro agire rispetto alle figlie, il nostro rapportarci con i gruppi, con il Progetto. Questo regalare un nuovo punto di vista per leggere e ripercorrere la propria vita non ha prezzo, non trovo le parole giuste per esprimere la mia riconoscenza.

In tutta questa tua grandezza voglio anche evidenziare una parte ironica. Questa tua caratteristica io l’ho sempre vissuta e apprezzata. Ricordo i nostri primi incontri dove tu, per mascherare la tua timidezza o forse per essere visto e accettato, facevi battute, ironizzavi su tutto, piccole battute ma sempre pronte e molto intelligenti che andavano dritte al cuore delle persone o della questione. Mi sembravi un puttino, quell’angioletto che scocca le frecce dritto al cuore e molto birichino. Ora questa tua ironia è cambiata, sicuramente quella era una maschera, ma adesso è diventata una tua bella specificità. Ti bastano pochi elementi per capire il cuore di una questione, ogni volta ti bastano poche parole che vanno a colpire il cuore della persona e tante volte vedi anche oltre l’apparenza. 

Adesso stai mettendo fuori anche quella tua parte di bambino birichino, iperattivo. Non a caso ti chiamavano “scoiattolo”. Quando in casa ti viene voglia di aiutarmi e spesso combini pasticci, ti vedo con quel volto di un bambino meravigliato, dispiaciuto ma rassegnato. Adesso poi la cosa che mi fa ridere è la tua serietà quando io scopro il pasticcio e tu neghi l’evidenza, mi sembri quel bambino che con la bocca sporca di marmellata dice alla sua mamma: “non ho toccato la marmellata!”. Tutto questo mi intenerisce il cuore. Prima in questi momenti mi incazzavo, ma adesso mi prende un forte senso materno che mi fa sorridere, e ti amo come una mamma ama il suo bambino.

Per concludere, ti voglio dire che adesso, dopo 48 anni di vita insieme tra fidanzamento e matrimonio, apprezzo e capisco quello che sei stato e che sei. 
Non è stato facile né per me né per te, la nostra non è stata la fiaba di Cenerentola o Biancaneve che “vissero felici e contenti”, no, la nostra vita è stata, e lo è ancora, una continua lotta, un continuo lavoro, un continuo creare un solco, riempirlo di acqua, attraversarlo e rifare tutto per procedere, per crescere.

Io oggi sono molto consapevole di tutto questo e quindi mi sento di condividere con te in maniera più piena questo Progetto, così come avevi desiderato e previsto 48 anni fa, nel quale vedo anche e soprattutto la nostra famiglia: Barbara, Francesca e anche Daniela (a modo suo), e poi una famiglia allargata, uno stormo di persone quasi da non credere ai miei occhi. E poi vedo quel tanto desiderato, voluto Progetto Nuova Specie che si sta realizzando sempre di più e anche nella realizzazione di una struttura meravigliosa.

Quindi, posso concludere dicendo che ho fatto bene a rimanere in quella caverna, ho fatto bene a scegliere te, Mariano il pazzo, quello che non mi prometteva la vita bella del “ponte”, ma quella globale del “monte”. In quella lettera mi dicevi che noi saremmo diventati la terza coppia importante per dare vita a tutta l’umanità, e adesso questi tuoi presagi si stano avverando. 
Ma quali sono le altre due coppie importanti della storia che ci hanno preceduti?

Concludo dicendo che attraverso questa lettera con il linguaggio o codice simbolico ho potuto esprimere una minima parte di quello che eri e di come io adesso ti vivo per quello che sei. Per cui adesso sento di esprimere tutto l’amore che ho per te con tutti i codici. 

Ti amo.
Giovanna

10 commenti:

Gabriella Napolitano ha detto...

Proprio ieri dicevo che nelle mie crisi di coppia ho un punto di riferimento e siete voi, Giovanna e Mariano ... grazie, Giovanna, per aver condiviso pezzi di vita così intimi ma che sono le radici del Progetto Nuova Specie

Anonimo ha detto...

Gratitudine �� a Te Giovanna per condividere...ed alla Vostra Coppia per Esser-Ci�� Salila

Oltreilmovimento Associazione Culturale ha detto...

Semplicemente ... grazie Giovanna.
Bianco Primo

lori rossini ha detto...

Semplicemente bellissimo.... un testamento per tutti di
teoria-prassi vitale sul senso dell' essere coppia, sulla profondità dell'amare "veramente"....vi voglio bene. Betta

giovanna negro ha detto...

Giovanna leggendo mi sono resa conto dei cambiamenti di Mariano nei confronti di una spiritualità che, da incentrata sulla figura di Dio, oggi si estende a un In.Di.Co. che meglio si presta ad essere condiviso da chiunque.
A parte questo, cara Giovanna ti voglio ringraziare per averci resi testimoni della vostra passione. Non è la prima volta che accade, ma le altre volte era Mariano a “spiattellare” anche i particolari intimi della vostra relazione.
Mi ha fatto una tenerezza infinita leggere le tue semplici ma dolcissime parole, che hanno avuto il potere di farmi ritornare a quel tempo passato in cui i valori erano valori, quando la parola “Amore” era sacra, quando si diceva, ed era: “Per sempre”.
Ho nostalgia di quei tempi, ho nostalgia di mamma e di papà, ho nostalgia di quelle effusioni che si scambiavano sorridendo. Quell’amore ormai demodé, così tanto raro, aveva il potere di riscaldarmi il cuore, così immagino che accada anche alle vostre “bambine”.
Certo la vita non è sempre rose e fiori ma tu ormai sai bene che la vita vera, autentica, è fatta di salite e discese.
Io immagino che stare accanto ad uomo del calibro di Mariano non sia mai stato troppo semplice per te, così come sono certa che non avresti potuto desiderare per te un uomo migliore di lui.
Con tutto il mio cuore vi auguro una vita lunga e felice che vi consenta di godere appieno di ogni frutto seminato e coltivato.


Vi voglio bene.
Giovanna Negro

annamaria ha detto...

La vostra una favola vera. Grazie a te Giovanna per aver condiviso una così intensa lettera d'amore per Mariano e grazie anche perché il tuo salire sul monte insieme a lui ha permesso a tanti di noi di trovare un sentiero già percorso. Vi voglio tanto bene

Vivis ha detto...

Ogni Favola e' un gioco che si fa' con il tempo......

Maria Grazia Zamagni ha detto...

I sogni sono desideri di felicità e felicità è da intendersi nel significato profondo di generare e creare sempre cose nuove. Grazie per la vostra coppia che continua a desiderare felicità per voi è per chi ha avuto la possibilità di vivervi accanto. Vi voglio bene.

lisangela ha detto...

Le tue parole mi hanno commossa! Grazie per la condivisione! Vi voglio bene

Debora Reggiani ha detto...

Verita' piene e ricche d' amore. Solo vostre. Grazie