novembre 09, 2016

"Dalla Clinica Oncologica alla Clinica Ontologica": vi racconto i miei tre giorni all'alba.

Sono grata e riconoscente a Mariano che mi ha invitato a questo seminario, sono grata a tutto e tutti per il rispetto e la sacralità osservata in questi giorni.
Pur vivendo cose forti che aprivano voragini dentro, tutti sono stati attenti osservatori e, Mariano stesso, resistendo, credo, al suo raccogliere e accogliere tutti, è stato devoto a Giuseppina e alla sua famiglia.

Un regalo per tutti!

Il ringraziamento non può che avvenire con il rendere, a distanza di qualche giorno, alcune riflessioni o passaggi che sono avvenuti dentro di me e penso in ognuno dei “seminaristi”.


Il seme Giuseppina, come e cosa ha generato nel mio terreno?
Intanto Giuseppina è stata un seme speciale, autentico, un seme che si è denudato prima di appoggiarsi in solchi preparati e arati da un aratore come Mariano, competente, paziente e amante del seme e della terra.

L’aratro è stato la “teoria”.
Lo spettacolo è stato aver spostato il Globale Massimo rispetto a una parola, impronunciabile e spaventosa, qual è la parola “cancro”. Parola che evoca la “morte” e mette in atto tutta una serie di comportamenti legati alla cultura che abbiamo rispetto a tal evento.
Una cultura che non accompagna a vivere il negativo, figurarsi la morte!
Tonino e Giuseppina, con le loro relazioni, ci hanno raccontato e fatto vivere quanto per le istituzioni si diventa solo un “caso” come tanti… un’ordinaria routine. Anche per l’istituzione “famiglia” il dolore, la morte, diventa una difficoltà e, spesso, invece di avvicinare, allontana. Rende le distanze e le differenze ancora più forti. 
Grazie a un accompagnamento devoto e precedente all’evento “cancro”, in questa famiglia c’è stato un avvicinarsi vero, profondo e che comunque vada, resta una ricchezza inestimabile per tutti. Una ricchezza per Giuseppina, Tonino, i rispettivi genitori e per i piccoli Andrea e Alice. I due bambini hanno partecipato a modo loro al seminario. Entravano, uscivano, ascoltavano, riprendevano i loro giochi e portavano i loro giochi nel seminario. Un’altra inciviltà è escludere i “piccoli” da eventi negativi per proteggerli… In realtà si alimentano fantasie e pensieri che poi condizioneranno tutta la vita. Non solo, si trasmette culturalmente che il negativo e la morte, espressione dell’estremo negativo, sono cose su cui è meglio non fermarsi troppo, è meglio cercare di distrarsi…  

Il Globale Massimo del seminario è stato “l’esistenza come gravidanza” e, come nel Ciclo Esistenziale Universale c’è la morte e il negativo. Com’è possibile, attraverso il gioco, rendere il negativo possibile, comprenderlo, viverlo… una terapia per transitare e non smarrirsi nell’anello diabolico in attesa che i carri armati arrivino.
Una terapia che insieme al bombardamento distruttivo della clinica oncologica (chemio e radio), probabilmente, lavorando da dentro, ha ridimensionato il cancro. Ma certamente ha messo in movimento tante altre possibilità a favore della vita di Giuseppina e di tutti.
Nella clinica ontologica è stato così possibile parlare della morte come il primo antenato e l’ultimo discendente, della morte come possibilità di tornare da dove siamo arrivati, dopo aver svolto la mission a favore della gravidanza esistenziale.
Nella clinica oncologica Giuseppina ha sofferto e subìto, ha osservato le altre donne e le loro reazioni… e ha detto no! No a quei modi di transitare e ha scelto il gioco della clinica ontologica.
Questo mi ha colpito molto perché nella mia esperienza di morte ho fatto la stessa cosa.
Dopo la morte di mio figlio, la mia identità era annullata… ho cercato altre donne che avevano la mia esperienza e anch’io ho cominciato a dire no! Erano uno specchio che rifletteva quello che sarei potuta diventare, mi spaventavo e dicevo no, non così. Io non sarò così! Non sapevo come trasformare quel negativo arrivato senza nessun preavviso, ma ciò che vedevo (donne a lutto per sempre, donne che trasformano le stanze dei figli in chiese senza vita…) non mi piaceva e dicevo no! 
Credo di aver scelto, come Giuseppina, una strada che agli occhi di tanti è ancora incomprensibile, ma che ci stia permettendo di arrivare VIVE alla morte.
Vive nel senso di arrivare a esprimere ogni parte del nostro Graal in ogni relazione, con noi stesse, rapporti forti, gruppi…

 
Vedere Giuseppina rinata in tante parti, vedere quanta vita ha rimesso in gioco intorno a lei è stato bello e ha confermato il mio sentire nel prepararmi al seminario. 
Sentivo che avrei visto l’alba e non la morte

E’ stato così. L’alba l’ho vista in tanti momenti: in Alba Giuseppina con la testa rasata... bellissima, ci ho visto una neonata! In Tonino l’alba di un senso profondo nel suo essere sposo e padre. In Andrea e Alice l’alba di una relazione profonda tra di loro, uno spettacolo vederli giocare e ridere insieme. L’alba di una famiglia allargata che diventa rete concreta…
L’alba l’ho vista nel ritratto che Michela ha fatto per Giuseppina.
L’alba, grazie a tutto il code storming vissuto, è arrivata anche per me.
E’ arrivata proprio alle cinque del mattino dell’ultimo giorno. 
Mi sono svegliata e si è aperto un mondo di ricordi.
Dalla morte di Alessio il tempo-Kronos ha un senso diverso per me, non riesco neanche a spiegarlo… e così anche il passato era rimasto in ombra. Non avevo che pochissimi ricordi… invece eccoli lì e, come un fiume in piena, scorrevano lineari e limpidi… L’infanzia, l’adolescenza, il tunnel della depressione… 
La mattina del terzo giorno l’alba anche per me!
Ho trovato il valore di un altro sogno che ho fatto su Alessio la notte fra il 25 e il 26 novembre.
Ho sognato che Ottavio mi telefonava per dirmi di andare a prendere Alessio a casa di sua madre. Ho chiuso in fretta il negozio perché Alessio non era mai stato con quella nonna e non ero tranquilla. Sono arrivata, ma la casa, che non era quella vera e comunque molto grande, era vuota. Ho cominciato a entrare in tutte le stanze… ma erano vuote. Non c’era neanche la nonna. Cercavo Alessio e me lo rappresentavo nel pensiero. Cercavo di ricordare come lo avevo vestito per portarlo all’asilo… ricordavo tutti i particolari. Ho ricordato un giubbino verde pastello che veramente aveva e che nella realtà non avrei mai ricordato. Ho guardato in ogni angolo… niente, la casa era vuota!
Nell’ultimo sogno significativo, che ci ha portato anche a un rito nella sua cameretta, Alessio scivolava dalle mie gambe e correva. In questo è andato via…
E in questo vuoto mi ha regalato la possibilità di vedere il film della mia vita… e finalmente ho pianto… è come se mi avesse detto: “Mamma basta piangere per me, ora piangi per te e vivi anche per me”.
Ho sentito il bisogno di un corpo femminile che mi cullasse, che mi riscaldasse. Volevo entrare nel letto di Sabrina, della sua leucemia. 
Mi sono ricordata che all’età di 7/8 anni fu diagnosticata anche a me. Mio padre rimase chiuso in una stanza a disperarsi per tre giorni. Io ero piccola, non capivo cosa stava succedendo, aspettavo dietro quella porta e non vedevo l’ora che papà uscisse per dirmi qualcosa. 
In realtà sono rimasta a letto, mi sono rannicchiata di più e ho tirato le lenzuola fin sopra la testa per non disturbare le donne che dormivano con me. Grazia ha sentito ed è venuta nel mio letto. Mi sono lasciata andare e le ho addirittura chiesto di cullarmi.
Finalmente ho pianto per me. Ho rivisto tutte le volte che mi hanno chiesto di morire in favore di qualcun altro o qualcos’altro. E sono state morti che non hanno avuto accompagnamenti o funerali, sono rimaste lì… facciamo finta che… non ci pensare… distraiti…
Allora mi sono chiesta: “La vita è bella”? E’ stata una vita bella? Quando e quanto è stata bella?
Non mi è mancato nulla per carità, ma nel 1997 ero arrivata a stare tanto male da invocare il “cancro” perché almeno tutti mi avrebbero capito e avrei capito anch’io cosa avevo. Invece solo giudizi, solo domande inutili, ridicolizzare o sminuire. 
Io non lo so cosa si prova ad attraversare il tunnel di Giuseppina, ma la vita mi ha insegnato che la morte può arrivare in ogni momento, per chi ha il cancro e chi no, e per questo il seminario è stato importante e utile a tutti.
Grazie a Giuseppina oggi è l’alba.
Grazie a Alba Giuseppina ho imparato che è importante che Sora Morte ci trovi in Vita.
Grazie a Alba Giuseppina, che dopo la V edizione del progetto “La Finestra di Babich” svoltasi a Pedaso dal 31 maggio al 7 giugno 2015, mi telefonò per ringraziarmi di essere stata a favore della sua vita. 
Oggi ringrazio lei perché è a favore della mia vita. 

In attesa di approfondire la ricchezza della teoria e di tante altre cose che si renderanno vive, voglio chiudere queste semplici riflessioni con la bella frase di Silvio, concedendomi di aggiungere una mia parolina “la vita, se vivi, è bella da morire e la morte è bella da vivere”.  

Pina

4 commenti:

Chicca Fanesi ha detto...

Profondamente GRAZIE

Chicca Fanesi ha detto...

Profondamente GRAZIE

Bianco Primo ha detto...

Semplicemente Grazie

Anonimo ha detto...

Gratitudine �� Vita �� Salila