settembre 14, 2016

Vieste (FG), 12 settembre 2016. VIII edizione del progetto "La finestra di Babich": quarto giorno.

È il nostro quarto giorno che inizia con la bella giornata di sole che ci predispone a far girare l’energia. E così, guidati da G., ci mettiamo in cerchio nel cortile della nostra dimora e ci immergiamo in una esperienza che ci conduce gradualmente a dilatare il campo visivo. È un bel lavoro collettivo che ci mette in relazione e ci aiuta ad essere più armoniche.


La mattinata continua con la lettura della preghiera-orazione che accompagna questa edizione de "La Finestra di Babich" e con la canzone di Fiorella Mannoia. 
Dopo un breve intervento di M., Barbara legge un messaggio augurale di Graziana, e poi Mila ci fa partecipi di un pensiero che viene da uno dei ragazzi del progetto “Mi ricovero a casa mia Si.So.Grato.”.

Rachele ci legge invece il significato numerologico del numero “tre”, che è considerato il numero perfetto in quanto espressione della triade o trinità. Il numero “tre” viene associato a Giove, che rappresenta autorità; è il simbolo spirituale della pianta che allunga i suoi rami (triforcazione). 
I Pitagorici lo consideravano sacro perché permette di tracciare il triangolo, figura perfetta. 
La simbologia del numero “tre” riporta alla perfezione. 
Non a caso, per rinascere a noi stessi, dobbiamo prima raccoglierci, riflettere e poi espandere la nostra coscienza in un modo nuovo creando la nostra nuova vita.


Anche altre di noi ci regalano i loro pensieri e tra questi quello di M. si trasforma in una immersione. Questa diventa l’occasione per riflettere sul rapporto di coppia e sul modo di vivere la sessualità anche da parte dei giovani. A questo punto, R. parla della propria esperienza di adolescente non accompagnata e del difficile rapporto con le istituzioni rispetto a questa delicata tematica.
N. interviene poi riferendosi al film del giorno precedente e torna sul suo difficile rapporto con la madre, ma B. la stimola ad affrontare un nodo ancora per lei irrisolto, quello del rapporto con i maschi di casa. Spinta e accompagnata nella dinamica, N. inizia a liberare finalmente il suo profondo dolore. 
Alla fine c’è un momento di abbandono in cui N. viene accolta e coccolata dal gruppo.

Il pomeriggio riprende con la lettura del post. Prende poi la parola R. che esprime il desiderio di leggere quello che ha scritto in questi giorni. È per lei importante perché è la prima volta che scrive e solo così riesce a comunicare come vive il suo rapporto col gruppo e la sua difficoltà a far sentire le emozioni quando esprime se stessa. È come se si sentisse scollegata dal suo codice bio-organico.


P. manifesta la difficoltà, in questa edizione del Progetto, del rapporto con G., di cui avverte la sofferenza che manifesta anche la figlia B. La stimola ad esprimersi e le ricorda come questo utero devoto possa essere in primis per lei una opportunità, valorizzandone la capacità, la generosità e la costanza nell’aver creato e portato avanti questa esperienza.
G., confortata, esprime il suo sentire rispetto al fatto che il progetto "La Finestra di Babich" debba fare una svolta, trovando l’accordo di tutte. 

Si susseguono poi alcuni interventi che riportano al ruolo di madre, al senso di colpa che spesso attanaglia e al timore che si ha di sbagliare con figli e figlie. Ma, come ha suggerito Mariano, non è l’errore il punto, quanto invece il fatto che vada inserito e chiarito all’interno della dinamica che si sviluppa.

Il pomeriggio si chiude con ringraziamenti ed abbracci che vanno a sigillare una giornata densa e, come sempre accade in questi percorsi, ricca di emozioni e di scambi in profondità. Ma non sarà così che si conclude questa giornata caratterizzata dal “tre”.

Ci aspetta infatti una piacevole serata. Niente apparecchiare, cucinare e sparecchiare. M. ci aspetta infatti a casa sua a Vieste con un’ottima e abbondante cena. È una serata che alleggerisce, diverte e dilata. Con l’aiuto di due veline moldave e di due magnifiche animatrici ha termine infatti questa giornata che, dopo attenta consultazione, è stata così battezzata: “Abbasso la monaca di Monza che troppi sì ha detto nella sua vita come molti di noi”. 


L’auspicio è quindi quello di non lasciarsi più schiacciare né sopraffare, ma di valorizzare invece la nostra femminilità. 
Questo è anche l’augurio racchiuso nel dono che abbiamo voluto fare alle nostre cinque magnifiche conduttrici.

Lidia e Giovanna

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