giugno 02, 2016

Aula didattica globale "Gianna Stellabotte", da martedì 10 a domenica 15 maggio 2016.CORSO DI EPISTEMOLOGIA GLOBALE E DINAMICHE DI VITA. I^ SETTIMANA.


CORSO DI
EPISTEMOLOGIA
GLOBALE
E DINAMICHE DI VITA.
I^ SETTIMANA
Martedì 10 e mercoledì 11 maggio 2016.
Accoglienza e primo giorno del corso di epistemologia globale.
“Stacci alla Ripalta!
E se non ti senti all’altezza, ti metti i tacchi!”
Puntuale alle ore 17.30 Mariano accoglie i corsisti, accennando al suo vissuto e partendo dalla lettura del suo disagio, che ha avvertito fortemente già all’età di 18 anni.
Si avvale della metafora del vestito della prima comunione che, seppur bello, diventa ormai stretto da indossare nella maggiore età, così come strette, parziali e obsolete gli apparivano anche le epistemologie dominanti della cultura religiosa, filosofico-contadina e scientifica: tutto ciò  lo ha portato allora ad elaborare un’epistemologia globale, partendo da ciò che è la vita e tenendo conto non più della parzialità, ma dell’interezza e della salute intesa come “sarvas”, ovvero che comprendesse tutti i codici, superando le tre distinte epistemologie “embriogenetiche”.
Passa poi all’ascolto di ogni singolo corsista rispetto alle motivazioni per cui intende partecipare al corso.
La serata termina così, dandosi appuntamento al mattino seguente.
La mattinata inizia con la lettura, da parte di Ripalta, della sua lettera scritta con un “alfabeto globale”, dalla quale ognuno può ricavare ciò che emerge dalle proprie profondità, superando la parzialità del solo codice simbolico, di cui gli umanoidi vanno tanto fieri, ma che nella realtà limita il contatto con ciò che abbiamo dentro. Ripalta ringrazia i suoi accompagnatori e ci mostra una grande sensibilità mista a determinazione.


Si procede con l’ascolto dei restanti partecipanti al corso: dall’ascolto dello stato quiete, Mariano ci regala già da subito una magistrale teoria che accarezza tutti i livelli dei nostri codici.
Al termine della fase di accoglienza dei circa settanta partecipanti, ognuno sente di aver transitato, lasciandosi parte dell’ordinario alle spalle, pronto per potersi immergere.
Mariano, primo Mediatore Metastorico, inizia il corso dandoci un assaggio del suo sapere mitopoietico attraverso la “spiegazione”, intesa come un “togliere le pieghe” rispetto al mito che, riportato ai nostri vissuti, si trasforma in rito, ovvero passa dal simbolico a codici più profondi.
Dal “vito”, che è la vita, il vissuto, si passa al mito che per esistere necessita, a sua volta, del “vito”, ovvero della vita stessa, così come albero della vita e albero della conoscenza necessitano di stare insieme.

C’è spazio anche per dare valore ad un uomo che ci sta e ci crede: Martino. Il Me.Me. Mariano assegna a quest’ultimo il suo nome P.U.M., che è “Ecografo Globale”, in riferimento a tutte le competenze che Martino ha saputo, voluto e potuto sviluppare durante il suo percorso.
Infine, vengono presentati i quattro temerari che si cimenteranno nella conduzione di questo corso inedito: Il Grande Faggio alias Raffaele, SilviUan alias Silvio, Rut alias Barbara e Terra Ferma alias Giovanna ci guideranno, per la prima volta senza il supporto del Binario Globale alias Mariano, che dall’altra seguirà, come noi corsisti – o quasi! –.Binario Globale sei un Mito!
Buon corso a tutti,
Michele S.
Giovedì 12 maggio 2016. Secondo giorno.


“Il padre lo trovi dentro di te”
La giornata inizia con due barzellette raccontate da I. e M. A. che ci introducono alla mattinata.
Mentre F. iniziava a comunicare di come aveva attraversato la notte precedente, M.S. ha manifestato un forte malessere scaturitogli da un ricordo dell'infanzia che lo riportava al senso di inadeguatezza trasmessogli dal padre.
I conduttori e i presenti individuano il meccanismo psicotico del ricercare specchi riconoscenti in relazioni in cui già sa che non li troverà, per giustificare lo specchio disconoscente al negativo dei genitori.


È necessario, se interessati a crescere come individui, adottare anziché l'"identità psicotica embriogenetica sono il primo", modalità creative anche individuando nella famiglia globale specchi riconoscenti per diventare spiriti creatori di se stessi.
M., chiamata a festeggiare il suo compleanno, ci fa vedere come spesso ci nascondiamo dietro il dolore degli altri utilizzandolo come tramite per esprimere il nostro: "utilizziamo le carogne degli altri per alimentarci" e non usciamo dalle nostre ambiguità, nello specifico “essere donna in grado di far festa o bambina bisognosa di accoglienza”.
Per transitare, E. mostra il disegno realizzato da lui a 14 anni raffigurante un bambino tra le braccia di un padre: anche suo padre gli ha fatto da specchio disconoscente per la sua specificità artistica. Il disegno di E. mostra come un figlio brami un padre con un buon insieme femminile-maschile. 
M. invita F. a riprendere la comunicazione, e Mariano sottolinea quanto F. sia addolorato e non arrabbiato, e che ha bisogno di un padre con un buon femminile, che nonostante il suo non chiedere ci stia.
Raffaele rivede in F. la sua stessa incapacità di prendersi il territorio come invece sa fare M. S., ma Raffaele viene invitato a prendersi la scena senza aspettare che un uomo lo autorizzi: deve smetterla di cercare specchi riconoscenti perché ha già superato suo padre, e il passo che deve compiere è tornare a lui senza dover dimostrare niente. Mariano lo invita a smettere di fare il pezzente e a cambiare lo sguardo da individuo che aspetta a individuo che sa quello che vuole, perché “il padre lo trovi dentro di te”.


Bisogna riprendersi in modo nuovo sia la parte principe che la parte Elena perché la mancanza di maschile per gli uomini equivale alla morte anche fisica: come Giano bifronte, Raffaele deve smettere di guardare solo indietro (Giano che ha subito) ma iniziare a guardare avanti (Giano che crea).
È scaturita una dinamica introdotta da una canzone scritta da Silvio, utilizzata per aiutarlo ad esprimere il suo maschile, in cui si sono coinvolti molti uomini presenti nella stanza, ma fondamentale è stato l'intervento di Sandra che si è messa alla pari con Raffaele, riuscendo ad essere spietata e a sfiancarlo, portandolo dove serviva a lui e non dove avrebbe fatto più comodo a lei.


Raffaele riconosce a Sandra un materno che per molto tempo non le ha riconosciuto.
Mariano riconosce a Michela di essere stata una brava accompagnatrice per Silvio, lo ha aiutato ad attraversare le fasi adolescenti di contestazione e a farlo approdare sul lato adulto della sponda del fiume: per entrambe le coppie il matrimonio è un punto d'arrivo e non un punto di partenza.
Nel pomeriggio Silvio ha dedicato una suo testo rappato a Mariano e al progetto Nuova Specie coinvolgendo energicamente tutti i corsisti.
Sono state anche presentate le tre feto-fighe del NO-HOW (Stella Danzarte alias Michela, Scolè Globale alias Sandra e Ambasciatrice Globale alias Francesca L.).
Mariano poi ha introdotto la sua critica alla parzialità delle epistemologie precedenti: quella mitico-religiosa, quella mitico-filosofica e mitico-scientifica, rappresentate ciascuna attraverso tre "scemette teatrali" dai conduttori e da alcuni corsisti.
Anche la piccola Arianna ha deciso di reggersi per la prima volta sulle sue gambe, in questa giornata in cui il Progetto Nuova Specie ci dimostra essere una rappresentazione globale che crea un percorso per chi vuole liberarsi dall'imbrogliema delle vecchie epistemologie.
Sabrina, Melissa e Teresa
Venerdì 13 maggio. Terzo giorno.

“E il 92 per cento dove lo metti?”


Iniziamo il nostro post così, con la parola In.Di.Co., in quanto oggi Mariano ha concluso la giornata dicendo proprio che è stata una giornata In.Di.Co.
È stata una giornata piena di dinamiche molto profonde, in cui sono emersi molti meccanismi psicotici simili tra loro, seppur manifesti in vissuti diversi.
Sono stati evidenziati dei fondi comuni tra di esse, riconoscendo che padri e figli/e, così come madri e figli/e si sono ritrovati all’interno dei propri conflitti con specchi disconoscenti, che hanno rafforzato i propri meccanismi psicotici e li hanno tenuti fermi nelle proprie posizioni, creando delle catene di debiti originari che si tramandano e che possono essere spezzate solo scegliendo di rimettersi in viaggio.


Il fenomeno vivo si è rivelato in maniera improvvisa e prepotente, ma ad ogni dinamica è seguita una profonda teoria, sia da parte dei conduttori che coinvolgendo i corsisti, che ha permesso di transitare e di svelare i meccanismi che stanno alla base dei vissuti, che rappresentano solo un 8% di tutto ciò che ognuno di noi è.
Infatti, la complessità di tutto ciò che si è vissuto oggi si è semplificata con la teoria ricavata dall’unità didattica dell’Iceberg, che ci ha mostrato come appunto ciò che emerge sia solo una minima parte legata al codice simbolico, mentre se proviamo ad includere le parti nostre più profonde, che non siamo abituati a vedere, o che non vogliamo vedere, ci permette di avvicinarci al nostro Jahvè, ricontattando la scintilla dell’In.Di.Co. da cui ognuno di noi proviene.


L’In.Di.Co. è generoso, l’In.Di.Co. è, ma per ricontattarlo serve che ci includiamo in globali massimi sempre più ampi, che ci consentano di vivere i sintomi o le relazioni o i vissuti in maniera meno superficiale, vedendone i meccanismi di base che sono comuni a tutti e transitando da ciò che è la storia a ciò che include la metastoria.
Il corso è proprio un modo per mettersi in cima al monte e provare a vedere l’Uno-Trino che sta in tutte le cose, che sta in ognuno di noi ancora prima di entrare nella storia.
Mantenendo il senso del viaggio possiamo andare verso ciò che siamo e riattivare il Padre, che ci dà l’identità di partenza; il Figlio, che ci spinge a fare un passo in avanti, spesso mettendoci in crisi e partendo da un negativo; lo Spirito, che fa sì che i due personaggi, all’apparenza opposti, non restino tali ma si mettano insieme per creare.
E così, pieni di vita e conoscenza, concludiamo questa seconda giornata di corso.
Sara, Yusuf & Teodoro
Sabato 14 maggio. Quarto giorno.

“Giano, dove guardi?”
La mattinata inizia con la lettura della preghiera Wakan Tanka di Silviaggio che già ci fa immergere e ci permette di ascoltare il nostro Stato Quiete.
Oggi vengono presentati i tre personaggi dell’Uno-Trino.
Si inizia con il Padre, l’Identità Psicotica da cui ognuno di parte che ci dà il territorio, i confini all’interno delle nostre famiglie d’origine. L’identità psicotica è chiusa e circoscritta e pensa che non ci sia nulla al di fuori di essa, ecco perché poi quando sentiamo che la stiamo perdendo stiamo male e ci sembra di aver perso tutto.
Il vivere solo la parte Padre ci porta a rendere ogni evento gregario rispetto a questa identità e a non includere globali più ampi, per cui tutto ciò che resta fuori da questi confini viene escluso e fatto fuori. Ho riconosciuto molto di essere stata una di quelle brave figlie che, piuttosto che rifiutare dei confini troppo stretti e soffocanti, ha preferito includersi in questi e fare fuori la propria parte Figlio, generando un’immensa rabbia, frutto del non aver sentito nessuno che si includesse in me e portandomi a non includere più nessuno, a non donarmi a nessuno.
Così si crea la “lapis” che ci porta a scegliere persone e/o relazione che non ci scomodino dalla nostra identità psicotica e che ci facciano illusoriamente vivere ciò che sentiamo buono per noi… ma è un viaggio al di fuori delle nostre profondità che prima o dopo paghiamo con lo stare male…

Abbiamo visto come l’identità psicotica “Padre” voglia restare in se stessa, manifestando paura per tutto ciò che ritiene esterno. Ma non sarà che invece sono io a voler restare in quella identità? La responsabilità non è dell’esterno, bensì della finta paura che nasconde in realtà un grande desiderio, un grande bisogno che non mi autorizzo a manifestare, che altrimenti mi farebbe perdere quell’equilibrio che ho illusoriamente costruito al di fuori di me.
Come si manifesta il “Figlio”? Se il “Padre” è il piede fermo, il “Figlio” è il piede che mette le premesse per fare un passo in avanti. Ma quel passo in avanti non è automatico, poiché il “Figlio” è quella parte che si manifesta attraverso il negativo, che spesso non vogliamo accogliere e rifiutiamo.
Il “Figlio” “alloggia” nell’anello diabolico e spinge affinché si faccia quel passo che ci riporti a ciò che solo noi siamo. È doloroso, porta sofferenza ed è una condizione in cui perdiamo, in cui bisogna fare vuoto. Se il bruco è il “Padre” che continuamente mangia la foglia (fase morula), ad un certo punto dovrà andare nel buio per diventare la crisalide che poi si romperà con dolore per far uscire i colori (“Figlio”), come a dire che se prima non si attraversa il buio, la parte stretta e dolorosa, non si può approdare a nuovi colori che siano proprio quelli che più ci rappresentano.


È una fase ambivalente in cui, come Giano bifronte, c’è la parte “Padre” che spinge a guardare indietro alle certezze che, seppur parziali e limitate, ci davano un senso di esistere, e la parte “Figlio” che spinge a guardare avanti, a qualcosa che non vediamo e non sappiamo: ecco perché in questa fase serve molta Fides e molta pazienza. È un percorso nell’inedito, in cui bisogna provare e riprovare, in cui non si sa dove si va, in cui bisogna buttarsi nel vuoto. E come ogni gravidanza, può anche abortire e far sì che l’identità psicotica di partenza rimanga tale per tutta la vita.


Ci vuole coraggio per lasciare la parte “Padre” che rappresenta l’unica identità che conosciamo, ma quanto la conosciamo? Ne veniamo inclusi attraverso specchi disconoscenti, necessari quando veniamo al mondo, ma quanto ci rappresentano nelle profondità? E quanto c’è delle nostre vere specificità?
Abbiamo visto come la paura di soffrire spesso ci faccia restare ancorati a queste pseudo-certezze, portandoci a replicare gli stessi schemi delle nostre famiglie d’origine, generando relazioni parziali che si basano sulla rabbia per essere ciò che in realtà non siamo… se ho il coraggio di attraversare il tunnel buio e stretto e arrivare finalmente al “Figlio”, allora posso osservarmi dall’alto e vedere ciò che ero prima, ed è questo un vedere che mi libera dall’identità psicotica, facendomi vedere sia il buio che la luce, perché entrambi servono.
Il “Padre” è il piede fermo che, se non ci fosse, non permetterebbe all’altro piede “Figlio” di sollevarsi, per cui dalla giornata di oggi prendo ancora più consapevolezza che nulla si esclude e nulla è assoluto, ma ogni parte ha la sua importanza e serve per creare. Siamo spiriti creatori immessi nella gravidanza dell’In.Di.Co., che è infinito, dinamico e complesso e quindi non soggetto alle nostre logiche umanoidi parziali, limitanti, fatte di opposti che si combattono, togliendoci spesso le energie per occuparci di situazioni e/o relazioni che poco hanno a che fare con ciò che realmente desidereremmo se fossimo più interi.
Al Sarvas!
Francesca
Domenica 15 maggio. Quinto e ultimo giorno della prima settimana.

“Vide che era buono”


Oggi è domenica e noi celebriamo il “giorno della Signora” con un rito globale, che parte dalla preghiera Wakan Tanka e vede la celebrazione di una nuova fratellanza di Nuova Specie… siete curiosi???? Accattatv i DVD!
Il rito permette ad ognuno di noi di immergersi e ricontattare quella profondità che nell’ordinario fatto di kronos e stimoli virtuali non riusciamo più a sentire.
Nei giorni scorsi erano stati proposti vari nomi per questo corso, come consuetudine, e stamattina, attraverso una votazione “popolare”, si è scelto il nome DIN RAF, dove RAF sta per Rinascita, Amore e Fiducia, che è proprio ciò che in questa settimana abbiamo sentito come parti fondamentali per il viaggio della gravidanza (VIA-GRA).

Oggi è il giorno dello “Spirito”, altro personaggio dell’Uno-Trino che è in tutte le cose e in ognuno di noi.
Senza questa parte, anche detta “strategie relazionali”, non ci sarebbe il viaggio e le due identità “Padre” e “Figlio” resterebbero opposte e statiche. Lo “Spirito”, che la nostra Rut ci presenta e rappresenta, è colui che mette insieme le due parti e crea la relazione tra loro, accompagnandoci nel percorso inedito e anche tenebroso, senza il quale non si giungerebbe al nuovo Spettacolo.Dal crossing-over delle due parti “Padre” e “Figlio” si crea altro rispetto a ciò che era prima, ed è proprio lo “Spirito” che mette insieme le due parti, che crea strategie, che aleggia al di sopra degli opposti.


Rut utilizza l’Unità Didattica “Avanti Tutta”, esposta attraverso i vari quadretti nell’aula Gianna Stellabotte.
Mi sono resa conto di quanto diamo per scontate certe cose, nel senso che io quei quadretti non mi ero mai soffermata a contemplarli… beh credo che così siano un po’ le vite che conduciamo: superficiali, attente a dettagli superflui che non ci danno il vero senso di ciò che invece potrebbe essere…
Per cui attraverso i vari step, che vanno dal “miracolo” e passano dalla “solidarietà” al “viaggio della vita”, alla “storia”, Barbara ci fa entrare in contatto con ciò che lo “Spirito” è  e fa.
Sento di aver fatto un viaggio semplice ma intenso, che vi consiglio! Come fare? Comprate i DVD!


Mariano poi ci mostra come già nel Bereshit ci siano i presupposti per la creazione, ma non in senso astratto, bensì la creazione di parti nostre che ci facciano restare in viaggio.
La mattinata continua col vedere le varie caratteristiche dello “Spirito” che richiede di immergersi nelle situazioni senza escludere, e per immergersi serve separarsi, perché altrimenti mi confondo con le situazioni e non vedo.
Costa fatica e dolore, perché si perde, ma grazie allo “sballo” prevedo già ciò che può venire, e allora divento solidale e faccio io per primo, e non mi fermo anche se non vedo e mi sembra di avere paura, di aver perso tutto. La teoria ci salva perché altrimenti, nel viaggio nella nebbia, ci offuschiamo e non riusciamo a vedere la lucina che c’è, quella c’è sempre e ci scalda.
Con questa nuova visione più globale, che da un lato alleggerisce, ma dall’altro arriva come un macigno che rompe, ci salutiamo con un “arrivederci” alla seconda settimana di corso, che servirà per aggiungere elementi soprattutto rispetto alle difese-resistenze che mettiamo inconsapevolmente in atto per non “scomodarci”.

E allora buono scomodamento di transizione ad ognuno di noi!
Francesca


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