maggio 04, 2016

Sala consiliare del Comune di Troia (FG), giovedì 10 marzo 2016. "La missione oggi: l'esperienza di padre Antonio Guarino a Castel Volturno".

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS   
Registro Persone giuridiche n. 429
 Prefettura di Foggia
 
 
 
 
 
 
Un pomeriggio di festa, il ritrovo di un vecchio amico, di una persona che passando ha lasciato il segno nel cuore e nella vita delle persone che lo hanno incontrato. 
All’inizio si prepara la strumentazione nella bella Sala Consiliare del Comune di Troia e si pregusta il piacere e il sapore di un incontro, di un evento.  
La Fondazione Nuova Specie, in particolare nella persona di Barbara Loiacono, si accinge agli ultimi preparativi perché tutto possa funzionare. 
Un banchetto con le pubblicazioni della Fondazione e l’olio prodotto dalle olive della Masseria fanno da cornice ad un clima semplice, popolare e carico di significato. 
 
 
Tra i partecipanti anche Mario, chitarrista d’eccezione, che in maniera indipendente e simpaticamente irriverente scandirà e allieterà gli interventi che si susseguiranno nel convegno.
 
 
Alle 17:00 l’arrivo in sala dell’atteso Padre Antonio Guarino, promotore vocazionale a Troia, poi missionario in Africa, da due anni nuovamente in Italia per prendersi cura della realtà di Castel Volturno
Assieme a lui arrivano anche Padre Sergio Augustoni, bergamasco, partito dalle Ande Peruviane, da un paio di mesi approdato anch’egli a Castel Volturno e il Dr. Loiacono, presidente della Fondazione Nuova Specie che da oltre 30 anni opera a livello nazionale ed ora anche internazionale nell’ambito del “disagio diffuso”.
 
Saluti, abbracci e accoglienza in particolare per padre Antonio, quasi a riprendere un filo mai interrotto dalla sua partenza da Troia per la missione africana.
Arrivo anche del sindaco e saluti non solo istituzionali: il primo cittadino troiano, infatti, nel suo discorso introduttivo, ricorda il periodo in cui da ragazzino era coinvolto dall’energia e dalle iniziative che padre Antonio realizzava per e con i giovani del paese.
Inizia così questo convegno intitolato: “La missione oggi: l’esperienza di Padre Antonio Guarino a Castel Volturno”. Il primo relatore è proprio padre Antonio che, aiutandosi con degli slide, snocciola numeri sulla realtà del paese Casertano in cui vive la sua missione. 
 
 
A colpire è soprattutto la popolazione: su 25 mila abitanti, ben 15 mila sono immigrati di cui solo circa 3500 regolari. Per lo più africani ma anche ucraini, polacchi e rumeni.  Un melting pot ricco di culture diverse in cui la povertà e l’abbandono hanno favorito delinquenza e pesanti infiltrazioni camorristiche
E di qui il complesso lavoro della comunità Comboniana insieme a tutte le associazioni laiche e religiose - tra cui quelle islamiche e protestanti - che si ritrovano a fronteggiare quotidianamente le emergenze che si presentano. 
Nonostante questa massiccia presenza di realtà dedite a migliorare il livello di qualità del territorio castellano, si fa difficoltà a “mettersi insieme” per condividere un unico progetto e concentrare sinergicamente le forze. Quello che la Fondazione Nuova Specie chiamerebbe passaggio da una fase “embriogenetica” (in cui si formano i singoli organi che ancora non collaborano bene tra di loro) ad una fase “fetogenetica” (in cui i singoli organi lavorano assieme a formare l’organismo che è “di più” della semplice somma delle singole parti).  
 
A seguito del sobrio ed incisivo intervento di padre Antonio, è padre Sergio a prendere la parola: stando a Castel Volturno da soli due mesi, non nasconde la durezza dell’impatto con il territorio e con le problematiche annesse. Nonostante questo, non nasconde il desiderio di raccogliere la sfida sottolineando il potenziale e la ricchezza che si cela sotto la cenere.
Il terzo a parlare sono io. Il mio breve intervento è più di tipo soggettivo e collegato al senso del Viaggio che come vagabondo da fine novembre a inizi gennaio mi sono accinto a fare, giungendo a Castelvolturno e rimanendoci per un mese. 
Un’esperienza nata grazie all’intuito di Mariano e all’accoglienza di padre Antonio, in cui ho potuto toccare con mano e in maniera diretta la desolazione e la povertà del territorio che mi ha ospitato richiamando, rispecchiando e risuonando con quella povertà e quel terreno “gelido” che spesso ci ritroviamo a vivere anche nelle nostre belle famiglie benestanti e nei nostri borghi ben curati
 
 
A concludere l’evento è stato il Dr. Loiacono, presidente della Fondazione Nuova Specie, nonché cittadino troiano. 
Non manca di passione e di veemenza nel raccontare la mission portata avanti da più di quarant’anni cercando di sensibilizzare l’uditorio, perlopiù troiano, a cogliere e ad accogliere maggiormente la portata del progetto della Fondazione Nuova Specie sta radicandosi proprio in terra di Troia. Passa velocemente in rassegna le origini antropologiche e la portata ormai globale del “disagio diffuso”, evidenziandone i limiti delle soluzioni attuali.
 
 
Fondo comune condiviso da tutti i relatori è stato il guardare con “occhi nuovi” alla situazione di disagio attuale in particolare a quello di Castel Volturno, terra povera e martoriata, porto per i tanti immigrati in cerca di sopravvivenza ma anche di tanti italiani che vivono in case fatiscenti senza acqua ne fogna.
 
Occhi nuovi che al di là della disperazione vedono un grosso giacimento di opportunità, un grande potenziale di cambiamento per tutti, in linea con il processo evolutivo-globale che ci sta coinvolgendo e travolgendo. 
L’insieme di tutte le culture ed etnie presenti (africana, europea, latina, orientale) fa sì che Castel Volturno possa costituire un vero e proprio laboratorio antropologico in cui provare a raccogliere e distillare, al di là delle problematiche economiche, quelli che vengono chiamati i “mediatori metastorici” ovvero quei trasmettitori culturali che nelle società organiche garantivano un corretto processo di maturazione individuale e collettiva e che oggi possono continuare ad essere fondamentali per “curare” il disagio della vita dell’uomo moderno.  
Ed è così che si conclude questo convegno, con il “sogno” di poter intrecciare la quarantennale esperienza teorico-pratica della Fondazione Nuova Specie nell’ambito del “disagio diffuso” e il territorio Castellano che, grazie anche al forte contributo della comunità comboniana, continua ad essere un’ottima miniera di opportunità oltre la spessa cortina della povertà e dell’indigenza. 
 
Chi vivrà, vedrà.
 
Cristiano

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