maggio 23, 2016

Aula didattica globale "Gianna Stellabotte" (FG), 5 maggio 2016. Bilancio del primo S.I.R.U.S., un viaggio itinerante "per unire e seminare".



IL TRIO GI.APAT:
E' POSSIBILE 
INCONTRARE IL PADRE 
IN VIAGGIO? 
 
Il Dr. Loiacono si è già accomodato nella sua postazione solita. C’è un clima disteso, siamo tutti in ascolto. Accanto a lui, Serena, Adriana e Gianmatteo, i tre giovani che lo hanno accompagnato in questo S.I.R.U.S., unitamente ad un oggetto appartenente a Lucia. 
Per il Dr. Loiacono questo viaggio è iniziato qualche giorno prima di essere raggiunto dai ragazzi, il 5 aprile.
Mariano spiega il titolo del S.I.R.U.S.: GI.APAT,  che non è Gianmatteo - come "Giomamma" (Giovanna), che vede solo il figlio, aveva pensato - ma Giovani A (assenza) Pater.
In effetti tutti e tre i ragazzi, pur avendo il padre, ne soffrono la mancanza. Per questa comunanza sono stati invitati a partecipare a questo viaggio itinerante in cui Mariano avrebbe dato vita ad una dinamica metastorica in veste di padre.
È il 5 maggio ed è affidato a Gianmatteo il compito di commentare la famosa poesia di Alessandro Manzoni.
Si entra subito dopo nel vivo col racconto di quei giorni che hanno preceduto la partenza.
Mariano racconta di come prima del viaggio abbia interpellato i ragazzi per conoscere le loro intenzioni, spiegando a tutti noi come sia importante, in qualsiasi progetto in comune, essere edotti sul programma e scegliere, in maniera libera, se aderire o no a quel progetto.
Ognuno di loro ha raccontato le sensazioni provate, e così mentre Serena si sentiva finalmente vista da qualcuno, Adriana accettava di sperimentarsi in qualcosa di inedito senza arrovellarsi troppo il cervello. Gianmatteo ha invece raccontato della problematicità di quella scelta, non solo per la difficoltà di tralasciare i suoi impegni ma per tutto quello che lui immaginava quel viaggio avrebbe comportato, comprese le difficoltà logistiche per lui ancora così complicate da affrontare. 
Fatto sta che alla fine hanno detto tutti e tre sì a “papà Mariano”.
Serena ed Adriana avrebbero dovuto preparare dei doni per le persone che li avrebbero ospitati, mentre Gianmatteo avrebbe per loro scritto dei pensieri. Mariano non manca di rimarcare l’importanza del dono che non sta nel suo valore economico bensì in quel significato più nobile che sottolinea l’attenzione per l’altro
 

Racconta della calorosa accoglienza loro riservata da ognuno, valorizzando l’importanza e la bellezza di quel gesto per nulla scontato da parte di persone comunque impegnate nel lavoro e nella faticosa quotidianità. Ci racconta di quelle accoglienze calorose, di persone emozionate che attendono l’arrivo di ospiti importanti e della necessità per lui di essere, nonostante la stanchezza che un viaggio così impegnativo comporta, pronto ad ascoltare ad interagire come fosse sempre il primo giorno.
Va detto che il 5 aprile era anche il giorno del compleanno di Gianmatteo. Il giovane era partito da Foggia per raggiungere Fano con l’umore sotto terra, per questo quando Adriana e Serena incontrandolo gli facevano festa, lui si contrariava. Più tardi però, a casa di Sandra e Raffaele Cimetti si sarebbe rasserenato davanti ad una torta preparata appositamente per lui ed a un regalo particolare: una bussola di mare che, spiegava Raffaele, è più complicata della bussola di terra poiché l’ago si muove sull’acqua. Mariano invece gli fa dono del libro “Giuliano Piazzi. Il Copernico della Sociologia”

 
L’aver scelto questi doni rafforza il concetto di attenzione alla persona, nel senso di regalare qualcosa non per una mera formalità, ma sapendo che quel dono arreca in sé un messaggio esclusivo per la persona che lo riceve.
Prima di ripartire da Fano, questa volta con un passeggero in più, Monica, che si sarebbe fermata a Latisana, i viaggiatori ricevono ognuno dei peluche coyote ed anche la macchina di Mariano che li accompagna ne viene dotata. La povera macchina! Carica di bagagli e di doni personali anche ingombranti che Mariano aveva portato con sé per le famiglie da incontrare.

 
Ripartono subito dopo pranzo diretti in Veneto dove, accolti in casa di Isaia Citton, soprattutto i ragazzi, così come dei bambini, si lasciano completamente prendere dall’emozione che suscita in loro quell’inedito contatto con la natura dove tra asini, mucche e galline tralasciano perfino di scaricare i bagagli lasciando “il povero” Mariano tutto solo.
L’esperienza vissuta in casa Citton si trasforma presto in qualcosa di profondo che scuote gli animi di ognuno. 
Il calore della casa, la presenza dei figli, la saggezza di Isaia, saranno destinati a lasciare soprattutto nei cuori dei ragazzi un ricordo indelebile di quelle persone e di quei luoghi. Nella supervisione dell’intera famiglia, diverse dinamiche si susseguono e Serena si commuove ricordando le parole di quel padre, così diverso dal suo, raccontando di essersi in molti momenti sentita “figlia”.
La bellezza del luogo reclamava una gita a Bassano del Grappa dove la tappa d’obbligo è stata quella dello storico ponte. 

 
Nella regione visitata c’è una nuova impegnativa supervisione in casa Tapino: questa volta partecipa anche Silvio collegato in diretta Skype.
Si riparte alla volta di Latisana, dove Fiorella ed Emanuele accolgono i viandanti con calore. Fiorella ha organizzato un interessante laboratorio di teoria prendendo spunto dal processo di lievitazione del pane. E pane speciale preparato da lei stessa viene venduto per la raccolta dei fondi da destinare alla costruzione della “Masseria”. 


A sera i viandanti gustano una buona pizza preparata da Emanuele, e i giovani vivono una simpatica esperienza a casa della madre di Fiorella.
I viaggiatori riprendono il cammino. A Cusano Milanino e Cinisello Balsamo si affrontano temi legati al direttivo dell’Associazione Lombardia. Si rileva la necessità che Rachele si distingua da Titti, mentre si stabilisce che Marta debba pagare un pegno per ripagare le sue distrazioni causate dall’arrivo di Enea.
Il gruppo arriva in Svizzera, a Lugano, Ci si ritrova in casa di Titti: in quel luogo ognuno può osservare i “segni” del disagio espresso dai suoi figli. 
Il disagio giovanile in Svizzera è molto forte ed i mezzi per affrontarlo restano quelli classici della medicina. Questo peraltro è il tema del Convegno organizzato dal titolo “La difficoltà di essere adolescenti in Svizzera”. Ci si confronta sulla necessità di organizzare nuovi incontri volti a sensibilizzare ed informare la popolazione dell’esistenza del percorso alternativo possibile col “Metodo alla Salute”.


Dopo i discorsi più impegnativi, Gianmatteo regala dei momenti di leggerezza con una spiritosa performance. In seguito si visiteranno i luoghi ed in quell’occasione proprio Gianmatteo avvertirà una sensazione di “pesantezza” della gente del luogo, persone che, a suo avviso, offrono prevalentemente l’impressione di essere come svuotate, prive di vita.    

Si riparte per la Lombardia. C’è la settimana intensiva ed è tutto pronto per accogliere i diversi partecipanti. È una settimana caratterizzata dal malessere fisico di Mariano che fa vivere ai ragazzi uno stato di profondo sconforto.

I tre giovani sono infine invitati ad esprimere i progetti per il futuro maturati in seguito a questo viaggio. 
Serena fa sapere che intende proseguire gli studi per diventare infermiera, ad Adriana invece la sola idea di studiare ha dato disgusto, mentre Gianmatteo sta valutando la possibilità di iscriversi ad una nuova facoltà consigliata da Mariano, anche se il piano di studi prevede materie per lui alquanto ostiche. 
Mariano lo esorta a sperimentarsi proprio laddove ritiene di poter essere bloccato dai suoi limiti. Sperimentandosi è possibile non solo gioire dell’aver superato i propri limiti ma addirittura si potrebbe scoprire la piacevolezza di quegli argomenti nuovi.

Si passa dunque a sentire la proprietaria del feticcio: Lucia appare subito confusa. 
Vuole dire qualcosa ma fa difficoltà a trovare le parole e, ad occhi bassi, farfuglia qualcosa di vago che aspetta qualche minuto prima di diventare sostanza. 
Esplode in un pianto convulso, irrefrenabile.

Tra le lacrime ed i singhiozzi ci racconta che da alcuni giorni aveva fatto un sogno strano che l’aveva turbata. 
Avrebbe voluto raccontarlo e confrontarsi con me, la scrivente di questo post, nonché sua ospite in questo periodo ma questo non si è verificato.
Continua a piangere mentre mi stringe forte le mani ed emerge con prepotenza quella delusione per quel bisogno disatteso. 
Lei in fondo voleva semplicemente essere ascoltata e forse rassicurata. 
Mariano la guarda con occhi compassionevoli ma nessuno aggiunge parole a quelle lacrime.
Non è per me il momento delle giustificazioni, non servono. Bisogna solo, per l’ennesima volta, riconoscere che questa vita frenetica ci impone dei ritmi che non ci consentono, quando è il momento giusto, di ascoltare le istanze di chi reclama attenzione e che noi, nonostante le belle parole e tutte le teorie che conosciamo, ci facciamo spesso cogliere di sorpresa e ci facciamo fregare come pivelli, da questa vita sempre in corsa.

Chissà se alla fine riusciremo tutti a diventare davvero persone di nuova specie! 
Di certo, come sottolinea spesso la nostra cara Lucia, noi stiamo andando verso una nuova specie, e questo significa che siamo ancora in cammino, che la meta non è ancora raggiunta.


Mariano vuole sentire anche Marco, che da diversi mesi è in separazione da Serena e di certo la freddezza e il distacco di lei devono aver ulteriormente scavato quella ferita profonda determinata dal distacco. Marco è visibilmente scosso. Al pari della madre anche lui si abbandona ad un pianto disperato e tra le lacrime continua, come fosse un mantra, a ripetere “va tutto bene”. Suscita una tenerezza infinita mentre rivolge parole di lode sia alla madre che al padre.

A proposito del padre, anche Lucio sente il bisogno di intervenire e questa volta si rivolge direttamente a Serena che lui ha accolto nella propria casa nel periodo in cui lei e Marco convivevano. Esprime un garbato ma incisivo rimprovero alla ragazza che si è dimostrata incapace di esprimere gratitudine nei suoi confronti: Lucio infatti, nonostante le evidenti difficoltà che una convivenza normalmente comporta, si è generosamente speso per dar vita anche a dinamiche metastoriche nel ruolo di genitore. È stato anche colto da molti ed ha suscitato enorme tenerezza, quel senso di benevola protezione paterna espressa nei confronti di Marco, che perso nel pianto, appariva un cucciolo indifeso.

La serata si è conclusa con la consumazione di una torta di nuova specie realizzata dalla scrivente che rappresentava la strada percorsa durante questo lungo viaggio. 
Start: debiti originari. 
Arrivo: Nuova ipotesi metastorica.
Questo è l’augurio rivolto ad ognuno di noi.

Incarnare gli insegnamenti, e trasformare le nostre vite in uno spettacolo del resto è il riconoscimento più bello che possiamo dare ad un uomo che non smette mai di spendersi per aiutarci a ritrovare il nostro In.Di.Co.

Grazie Mariano.


Giovanna Negro



 

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