maggio 08, 2016

Associazione CER.BiAT",marzo 2016. Supervisione della famiglia Carpagnano.




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.... insieme per accogliere, ascoltare, aiutare a vedere meglio e in profondità...

Quella che ha luogo a Cerignola è una supervisione speciale, non soltanto per la numerosa presenza, ma soprattutto perché rappresenta l’ingresso in una fase della gravidanza più fetogenetica, in quanto è la prima supervisione svolta e condotta dalla neonata Associazione “CER.BiAT”. Cerignola e la provincia di BAT si uniscono sinergicamente per aiutare la famiglia Carpagnano a sbloccare alcune situazioni che da un po’ di tempo si sono arenate nel Kronos e a ritrovare nuova fluidità nell’oceano sconfinato di un tempo più favorevole, il Kairos..  . 

Siamo ospiti di Ottavio D. a cui va un grande applauso di gratitudine per averci messo a disposizione uno spazio piccolo ma sacro per poter assistere al confronto che avrà inizio fra poco. 
Al timone della conduzione ci sono principalmente Gabriella, Titta e Saba, anche se la presenza di tutti noi fa da rete contenitrice alle mareggiate che a tratti si abbatteranno sugli animi dei quattro supervisionati: Gina, Cosimo, Antonella e la saggia Cristina.

Come di consueto, ogni supervisione che si rispetti, comincia con la canzone “Goccia dopo goccia che fa da pensiero antenato apripista.

Terminata la musica, Gabriella ricorda a tutti che un’occasione così profonda e delicata come lo è una supervisione, ha bisogno per fornire nuove prospettive di vita, di fare riferimento a quella che Mariano Loiacono ha battezzato con originalità e un pizzico di ironia, la regola del C.A.C.A.R.E., la quale a dispetto dell’immagine che suggerisce alla nostra mente, in realtà trae la sua origine dall’acronimo  Costruire, Apprezzare, Criticare, Ascoltare, Riconoscere, Elaborare”.

A questo punto chi prende per prima la parola è Gina, la quale, in seguito ad una lunga sospensione dalla sua famiglia, richiede espressamente una supervisione per poter essere aiutata a fare un check up della situazione. 

Gina ha cominciato a percorrere i primi passi nella realtà del Metodo alla Salute circa dieci anni fa: chi rispetto a lei si affaccia sulla finestra del proprio mondo interiore da poco o chi non ha ancora affinato una sensibilità più spiccata e priva di giudizio, a vederla così afflitta e nel vortice della sua attuale crisi, potrebbe pensare “A che sono valsi tutti questi anni se sta così male?” .






Beh, dal momento che mi è stato affidato il compito di scrivere questo post, proverò in maniera inedita rispetto al solito a trasmettervi quelle che sono state le mie sensazioni, i pensieri che hanno preso forma nella mia testa e le immagini che i miei occhi hanno osservato…

Lo stesso seme gettato in terreni diversi può oppure no dar vita ad una pianta differente perché speciale nella sua unicità. Le condizioni con cui un seme verrà a scontrarsi/incontrarsi saranno svariate; a quanta pioggia sarà in grado di attingere? Da quanta luce sarà nutrita? Quanto sarà prospero lo spazio in cui verrà interrato e soprattutto quanto tempo ci vorrà affinché il seme stesso si manifesterà in altra forma al mondo? 

Se fossimo abbastanza saggi da comprendere che tutto ciò che avviene in Natura è nella nostra stessa e identica natura poiché ne facciamo parte, sapremmo che non c’è una risposta: il seme può sbocciare in poco tempo o dopo tanti anni ed è quello che percepisco stia accadendo a Gina.
Finalmente dopo dieci anni muore il seme per rinascere fiore: lo spazio insondato che ora lei occupa, è un limbo che fa paura, dove c’è silenzio, in cui nulla è più come prima, adesso si è spogli di un’identità e il futuro è un sommarsi di attimi presenti in cui ci si rimette totalmente in discussione per la scelta, stavolta indipendente, del nuovo abito da indossare. 


Ecco perché Gina è confusa, ecco perché ad ascoltare le sue parole si sente “fallita” come madre, svuotata e incapace di dare più qualcosa ai suoi figli. Ma nella fisiologia dell’animo umano non è normale di fronte alla crisi vedere tutto in negativo? 
Sì, in un primo momento è così, poi però l’altra parte del Cuore e quel primordiale attaccamento alla Vita ci sussurrano che molte cose non sono andate come credevamo che fossero, ma che al contempo tanto positivo ci ha sorretto e spinto a crescere nel Viaggio dell’Esistenza. 
D’altra parte, la saggia grammatica orientale stessa ci aiuta a scoprire che la parola “Crisi” in giapponese è rappresentata da due ideogrammi diametralmente opposti nel significato, ma che rendono perfettamente l’idea di come puoi approcciarti alle apparenti difficoltà della vita: Crisi può recare in sé Pericolo o Opportunità. Sei pronto ad accettare la Sfida?....

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Gina questa prova vuole affrontarla, anche se di anni alle spalle ne ha 70, anche se adesso è difficile riprendere in mano il filo di Arianna e fare il percorso a ritroso per andare a cercare di nuovo, o meglio per la prima vera volta, la Sua Bambina. Sì, perché Gina per stare in Vita si è cucita addosso un vestito che finora è parso un’armatura, maglia dopo maglia ha dovuto corazzare il cuore e nascondere la Bambina che sin dal principio non è stata accettata per il suo modo vivace di presentarsi al mondo.
Gina non sa chi è, Gina non l’ha mai saputo perché nessuno, madre, padre, figli o marito di sorta, le hanno mai proiettato come specchi riflettenti l’immagine d’amore che lei era e adesso, sperduta nel labirinto della propria interiorità, deve andare a riprendersi.

A noi, devoti ascoltatori, Gina dice di voler essere vista dai suoi figli come una semplice persona che sta ripartendo dalle proprie macerie per costruire una nuova immagine di sé . Gina vuole essere percepita come una Donna e non più come una madre di vecchia specie abile soltanto a soddisfare i bisogni materiali altrui.


Ciò che implicitamente sta chiedendo, si racchiude dentro una frase che Mariano ci riporta, ossia “C’È BISOGNO CHE IO DIMINUISCA AFFINCHÈ TU CRESCA”: in altre parole un genitore arrivato ad un certo punto del suo ruolo, dovrebbe diminuire la sua presenza ingombrante per far crescere i suoi figli.

Purtroppo però, il vissuto emotivo di questa madre non è lo stesso dei suoi figli, in particolar modo di Cosimo che nell’allontanamento di Gina rivede in qualche maniera l’abbandono del padre e cerca di mantenersi ancorato al rapporto con lei urlando una difficoltà economica effettiva ma che è una parte e non il tutto. 
Relazioni basate sul piano economico celano un sottostrato franoso a livello emotivo: se si è capaci di passare oltre, si scoprono carenze affettive che sono state maldestramente colmate attraverso il denaro e i legami asfittici dell’ Obbligo/Dovere


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Infatti chi conosce poco la storia di questa famiglia, si ritrova a scoprire aspetti molto comuni ma tanto dolorosi: una donna che si è annullata per i figli, che non è stata vista né dai genitori tantomeno dal marito, una donna che ha speso quel poco che aveva e che era in grado di offrire per poi ritrovarsi un investimento non andato secondo le aspettative. Di contro, un figlio che suo malgrado ha dovuto occupare un posto vacante che non gli spettava, quello del padre che si separa dalla famiglia; un figlio che per proteggere la propria madre le ha fatto da surrogato paterno e in un certo senso da marito, ma non da figlio quale doveva essere. Ecco allora compresa l’enorme rabbia che ancora l’attorciglia alla madre a 38 anni.


Passiamo la parola ad Antonella, la figlia maggiore di Gina, che a differenza del fratello, per ragioni storiche diverse non ha vissuto la simbiosi creatasi tra Cosimo e la madre. Infatti, Antonella è contenta per la scelta presa da Gina di allontanarsi e prendersi un periodo per sé. Probabilmente in un certo senso gioca a suo favore il fatto che sin da piccola ha dovuto crescere in fretta e fare da seconda madre, ma non da sorella come le spettava, a suo fratello quando Gina in passato ha vissuto e lavorato in Albania.

“Sei anni di differenza hanno fatto sì che crescessi più velocemente e ti facessi da mamma più che da sorella …”.
Ecco individuato un altro grosso nodo che ingarbuglia questa famiglia.
Che rapporto di fratellanza c’è tra Cosimo e Antonella? 

Purtroppo il rapporto verticale in questa famiglia è stato disfunzionale al punto da intaccare anche la relazione orizzontale che avrebbe dovuto crearsi tra fratello e sorella. Questioni varie tra cui di nuovo spicca tra tutte il denaro, hanno fatto in modo che emergessero gelosie, distanze emotive, rabbia latente e così via. Il proscenio da vita ad una guerra tra poveri, a uno scontro incessabile che ha logorato la famiglia di Gina, senza mai davvero giungere ad un armistizio.


È dunque compito dell’assemblea, ovvero di chi ha assistito alla supervisione, prendere la parola e fornire alla famiglia Carpagnano prospettive per un futuro costruttivo e non più distruttivo. La prima a parlare e a donarci un punto di vista prezioso sulla Vita è Mariagrazia che concentra l’attenzione sul concetto di gravidanza. Le scelte fatte da Gina, passate o presenti, giuste o sbagliate che siano, soprattutto quelle in funzione di madre non sono da porre sotto giudizio: questo perché un’azione impropria nei confronti della Vita è stata sempre inferta sulle donne, le quali storicamente non hanno mai avuto la possibilità di compiere liberamente la propria gravidanza, ossia venire alla luce per ciò che erano, al contrario l’occupazione indebita dell’ utero delle donne ha fatto in modo che altre esistenze parassite venissero fuori per mezzo dell’ Universo Femminile. Alla ricerca di una riparazione alle proprie violazioni, Gina perciò, se n’è andata senza che nessuno la capisse, senza che nessuno comprendesse la ragione profonda di quella fuga, vissuta da Cosimo come ennesimo abbandono.
Bisogna compiere uno sforzo di adultità e sospendere il giudizio sulle donne, ma soprattutto è necessario perdere la mistica della maternità dentro la quale soprattutto gli uomini rimangono intrappolati, al punto di fare delle loro compagne surrogati materni. Questo è un vizio mentale: essere madre va bene per un certo periodo di tempo, dopodiché rimane una donna che casomai cresce quando stanno crescendo i propri figli.


La gravidanza forse più difficile da fare quindi, è quella di Cosimo che ha fatto il bambino buono che voleva Gina, che si è riempito di questa madre ingombrante fino a non potersi riempire di se stesso. Ma allora come sgravarsi di questa madre che ad un certo punto decide anche d’essere Donna? C’è da chiedersi “Chi sono io?”e comprendere che nell’attuale momento storico di questa famiglia non ha più senso riempirsi di tutta questa rabbia verso di Gina. Il gruppo invita Cosimo a leggere il suo atteggiamento nei confronti della madre in un’altra ottica e a capire davvero cosa che lo tortura e lo porta a torturare e ad invalidare rapporti importanti per lui. Ascoltando e compartecipando mi vengono in mente le splendide parole di un grande scrittore:


<<Gli esseri umani non nascono sempre il giorno in cui le loro madri li danno alla luce, ma la vita li costringe ancora molte volte a partorirsi da sé.>>

Gabriel García Márquez

Caro Cosimo, chiediti allora “perché è così difficile diventare gravido di me?”. La gravidanza quando si tratta di essere se stessi è di tutti, donne e uomini e non serve prendere in affitto gli uteri delle donne, che sia una sorella, una madre o una compagna. La Vita ci mette a disposizione questa potenza che è di tutti: è la capacità di metterci al mondo. Allora fidati delle parole di tua madre, gioisci perché ti ha detto “Io mi fido di te”. Scopriti e procedi!

Ricorda che un genitore che fa troppo per suo figlio, genera un uomo che non saprà mai fare abbastanza per se stesso. Per questa ragione se ci tieni alla Vita è tempo di perdono, di vera crescita e distinzione. Non ha più senso un risarcimento morale che porta te come molti di noi all’assioma diabolico “Siccome io mi sono fatto fuori per te, ora tu devi restare legata a me e saziare i miei bisogni all’infinito, perché io non ho vissuto per te e ora neanche tu devi vivere.” La tua rabbia e il tuo dolore sono stati legittimi ma ora è tempo di interrompere la morula e compiere il salto precipiziale per continuare il viaggio della Gravidanza della Vita.

Avviandoci verso la fine di questo confronto, ci apprestiamo a far teoria globale utilizzando l’unità didattica della “Piramide del Sarvas”, con la quale aiutiamo Cosimo, Gina e Antonella a comprendere che prima di incontrarsi veramente e costruire una nuova famiglia, è necessario partire da se stessi; infatti come è possibile conoscere la propria madre o la propria sorella se prima non si conosce se stessi? Come è mai possibile conoscere gli altrui sogni, rispettare e onorare gli altrui desideri se prima non si conoscono i propri? È per questo che nelle prospettive di Cosimo, Gina e Antonella c’è innanzitutto la necessità di proseguire il percorso distintamente gli uni dagli altri e con il supporto di accompagnatori devoti che vengono scelti in mezzo al gruppo per le singole persone. 


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Auguriamo quindi a tutti l’inizio di un tempo favorevole…

Buon Kairos famiglia Carpagnano!


A. Silvia Corcella



















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