aprile 26, 2016

Casamassima (BA), 5 marzo 2016. Solstinizio di Filippo




FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS   
Registro Persone giuridiche n. 429
 Prefettura di Foggia




... IO ESISTO HO UN POSTO NEL MONDO...



“Cos’è “l’angolo beta”? Cos’è il “Solstinizio”?
Per le persone che hanno deciso di voler uscire fuori in maniera più determinata da alcuni aspetti, l’angolo beta è: riflettendo, ascoltando se stessi, rielaborando quello che si è, ti viene voglia di riprendere il viaggio.
Questo è l’angolo beta.

Ma per cambiare realmente non basta questo.
Ecco perché non basta la razionalità, l’intelligenza: poi devi mettere in conto il corpo – ti devi muovere – le paure, le emozioni.
Il percorso beta-gamma è uno tsunami per i nostri codici, ed è per questo che noi poi non lo facciamo, nel senso che il percorso beta-gamma non basta solo che io ce l’ho chiaro.
Quello è buono, è ottimo, ma poi io devo scomodare – come abbiamo visto in Ulisse – il corpo, le emozioni, le cose a cui sono abituato, la logica della guerra, il virtuale”.
Così parlò Mariano durante il Natale Aureo nel 2014 a proposito del “Solstinizio”.
Ed è quello che Filippo ha espresso il desiderio di fare: ascoltarsi e farsi ascoltare – soprattutto dalla sua famiglia – per poter riprendere il viaggio… 




Ascoltarsi e farsi ascoltare non solo attraverso le parole, ma anche attraverso il corpo, che fa difficoltà ad invadere per paura di marcare un territorio che spesso è stato ostile, che occupa uno spazio che ci costringe a dire “io esisto ed ho un posto nel mondo” anche quando quel posto non ce lo sentiamo, che implica paure ed emozioni sepolte, che abbiamo dovuto sacrificare per immolarci a vestali in famiglie parziali e limitate, che ci hanno visto per come volevano che fossimo, senza dare modo alle nostre parti PUF - Potenziale Uno-Trino Fondamentale -  di manifestarsi e crescere…


Eh già! Il P.U.F., questo sconosciuto! Filippo viene accompagnato da me, Graziana, Nicoletta e Fabio a sedersi accanto al P.U.F. e a “rifletterci su”, ma quanto è difficile ricollegarsi a ciò che si è.

La difficoltà di Filippo è un pò anche la difficoltà di ognuno di noi presenti, ma ciò che mi colpisce è la spontaneità di un bambino, di Iacopo, che senza parole accompagna Filippo standogli vicino, sedendosi accanto a lui, come se fosse quella energia "bambina" che Filippo - ma anche noi altri cosiddetti adulti - abbiamo smarrito.


Qualcosa riesce ad uscire, a fatica, perché è più facile andare già allo step successivo, ovvero al P.U.K - Potenziale Uno-Trino Kundalinizzato, alle parti tagliate, ai nodi, all’addormentamento ed attorcigliamento delle nostre parti vitali, perché come dice una canzone “un uomo è vivo quando respira, un uomo è vitale se fa respirare”.




È vero anche, però, che se non ci fossero le parti tagliate ed addormentate, non si sentirebbe il bisogno di risvegliarsi, per cui Filippo viene invitato a stendersi su quelle parti P.U.K. per sentirle, per accarezzarle e farsi accarezzare, per tenerle come presenza dentro che ricorda quanto desiderio c’è di “far respirare”.





La fase del P.U.S. è una fase un po’ più progettuale, in cui Filippo si impegna in alcune cose, individuando anche degli accompagnatori che potranno seguirlo, come si segue un bambino quando inizia a muovere i primi passi.





Il rito si conclude con la festa e con dei doni per Filippo: ho sentito che questo amore che circolava per la stanza abbia un po’ sciolto anche i più tosti!


Tante gocce scalfiscono anche la pietra più dura”: siamo stati tante gocce che hanno iniziato a scalfire una pietra dura e ossidata dal tempo, ma dopotutto – Filippo docet – anche sulla pietra nascono muschi e licheni, forme di una vita che germoglia nonostante le avversità.




Sento che il pomeriggio è stato importante non solo per Filippo, ma anche per tutti noi, poiché è vero che siamo diversi, che ognuno ha la sua storia, il suo vissuto, la sua famiglia, ma è anche vero che dietro alle scelte che facciamo, ci sono dei meccanismi comuni alla base che, se abbiamo il coraggio di andare a guardare restando ai margini del caos, possono aiutarci a tornare ad esprimere le nostre parti P.U.M., a diventare uomini “vitali”…


“Mi abbandono al vuoto e precipito dove il mio viaggio può continuare”: questo auguro a Filippo e ad ognuno di noi. È nel vuoto che si può vedere ciò che manca; è nel precipitare che ci si può riprendere ciò che manca.


Patatrak”!


Francesca








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