aprile 29, 2016

Aula didattica globale "Gianna Stellabotte" (FG), venerdì 4 marzo 2016. Salotto Letterario Globale sul Libro di Giona dal titolo: "Come accompagnare un accompagnatore dismaturo" visto da Marta.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS   
Registro Persone giuridiche n. 429
 Prefettura di Foggia




Perchè Giona ci piace così tanto?


Ciò che vi devo confessare è che per scrivere questo post ho dovuto riguardare l'intero video del Racconto Globale: tra le ore di viaggio, le poche ore di sonno, l'emozione del rientro e “l'addormentamento” dato dalla “maternità esclusiva”, non sono stata in grado di prestare abbastanza attenzione da permettermi di tornare a casa e scrivere.
Ecco, benedetto rincoglionimento, perché mi ha spinta a ripercorrere - questa volta con estrema attenzione - tutti i passaggi del racconto di Mariano, e benedetta Barbara per avermi fatto questa proposta.
Cercherò quindi di fare onore al centellinato rientro di Mariano e di non tralasciare nulla della sua sempre illuminante teoria. 

INTRODUZIONE

Alessandro, Enea ed io siamo arrivati da appena un giorno a Foggia, ci accompagnano vento forte, pioggia a tratti, nuvoloni scuri e sprazzi di sole: un clima in continua mutazione, clima che dalle nostre parti è molto difficile trovare. Mentre percorriamo la strada da Troia a Foggia ci accorgiamo di come le nuvole corrano… sono una bellezza, spettacolo raro per i nostri occhi cittadini.
 

Come dicevo prima, l'emozione di rivedere Mariano, molte persone, i luoghi familiari a più di un anno fa, hanno accompagnato il mio viaggio, ora stiamo per arrivare.
I locali del Davanzo mi appaiono leggermente diversi: le pareti sono bianche, i quadri appesi sono quelli di Michela, "Avanti tutta ed Indietro tutta" sono l'una sopra l'altra e Mariano è sulla sinistra - l'ultima volta che ci eravamo lasciati era sulla destra -. Incontriamo molte persone, emozioni diverse si concretizzano, vari abbracci, un po' di imbarazzo. Il mio compagno ed il mio bambino, noi tre insieme, per la prima volta in quel luogo che ha accolto parte del mio percorso. 


DIDAGRAMMA
Dopo un'iniziale presentazione di Grazia, che ha coinvolto Gianni lì presente e Gino, a distanza, il Racconto Globale inizia.
Mariano ci tiene a sottolineare che il suo stile è quello di partire dal globale per lentamente arrivare al particolare.
Siamo qui per ascoltare l'interpretazione non confessionale del "Libro di Giona", profeta minore, ma Mariano ci vuole lentamente accompagnare, passando prima attraverso vari livelli.
Introduce una nuova parola mostrandoci "L'albero della vita in viaggio" che si può anche definire "L'albero del Didagramma".
 
 
Viviamo in un’epoca legata principalmente al mondo occidentale nella quale predomina il linguaggio simbolico - verbale e scritto - che pur essendo interessante, rimane parziale.
La cultura orientale invece, per lo meno quella originaria, predilige l'ideogramma, ovvero la possibilità di trasmettere idee attraverso dei segni: mentre nel linguaggio occidentale simbolico l'interpretazione è quasi del tutto negata, l'ideogramma permette un margine d'interpretazione, come possiamo ammirare nel Tao di Lao Zu. 
La nuova proposta di Mariano sono i Didagramma, "Le sette sorelle": Quadrangolare, Homelife, Crossing Over, Unità di Crisi, Cummunitometro, Piramide del Sarvas e Graal delle Profondità, che insieme formano L'albero della vita in viaggio.
Durante la sua ricerca, Mariano non ha ritenuto il linguaggio verbale adeguato a trasmettere ciò che lui sentiva ed ha quindi creato i Didagramma appunto, che gli hanno permesso di dar voce alle sue profondità.
Il Graal delle Profondità, per esempio, permette di parlare di come si sia costruita la vita, di quale sia stata l'evoluzione della comunicazione e di quanto il codice simbolico - che spesso predomina sugli altri codici - sia in realtà l'ultimo, rispetto a tutta la nostra evoluzione.


Mentre l'ideogramma risponde ad un tipo di comunicazione simbolico/analogica, il Didagramma ha la capacità e la possibilità di coinvolgere tutti i codici: metastorico, bio-organico, analogico e simbolico.
Mariano ci comunica che chi crede in questo progetto deve sforzarsi di usare il linguaggio globale, che identifica nei Didagramma. Se in un futuro si riterrà che i Didagramma saranno un'ipotesi migliorabile, potranno essere migliorati poiché all'interno del Progetto Nuova Specie nulla è concluso.

COME ACCOMPAGNARE UN ACCOMPAGNATORE DISMATURO

Il pomeriggio prosegue con la parte introduttiva, che Mariano sente di voler fare prima di addentrarsi nella lettura del Libro di Giona. Parleremo di come si possano accompagnare accompagnatori dismaturi, un argomento universale e lo faremo rendendo universale un sapere apparentemente chiuso, legato alla cultura arabo-cristiana.
 

Quando una persona, una coppia, un progetto, dopo un momento di anello simbolico, di “giorno”, si ritrovano nell'anello diabolico, nel “buio”, vuol dire che il progetto a cui avevano aderito sta per frantumarsi, che è in atto una meiosi (perdita), che si sta per morire. È qui che deve intervenire un accompagnatore che sappia e voglia accompagnare un accompagnatore dismaturo.
Arrivare alla fine dell’anello diabolico vuol dire essere sul punto di scoppiare, di farsi a pezzi, di morire, ma è anche possibile fare un salto quantico verso un nuovo spettacolo: mentre le cose si stanno frantumando ci può essere la possibilità di attraversare il tunnel quantico. 



Ancora una volta i Diagramma ci vengono in aiuto, precisamente l’Unità di Crisi e il Crossing over ci fanno meglio comprendere cos’è il tunnel quantico e perché attraversarlo è difficile e spesso preferiamo non farlo, rimanendo nell’ anello diabolico.
Il Progetto Nuova Specie dà valore all’anello diabolico, accompagna a non spaventarsi, aiuta ad attraversarlo senza paura e all’interno di esso gli accompagnatori migliori solitamente sono i "patuti", quelli che per primi hanno attraversato il tunnel quantico, e non è detto che i ruoli conferiscano la capacità di essere accompagnatori messianici.




Un bravo accompagnatore affina la sua sensibilità e si rende conto che l’altro si sta scaricando, quando ancora vive di funzione-ruolo e di obbligo-dovere, non aspetta che l’accompagnato scenda nell’anello sottostante. 
Se un accompagnatore sa anticipare, può aiutare a fare passaggi e salti con più facilità.
 

Mariano ricorda che spesso la Fondazione viene vista come un luogo in cui ci si occupa di “malattia”, invece non è solo questo: principalmente è un cavallo di Troia che si insinua nelle istituzioni e stimola la possibilità concreta di un nuovo punto di vista.
 

Non è solo nell’urgenza che si manifesta il bravo accompagnatore, sarebbe meglio e più bello se gli accompagnatori ci stessero accanto anche quando siamo nell’anello simbolico.
Ognuno di noi è sempre un accompagnatore, solamente che se stiamo nel nostro anello diabolico, siamo accompagnatori di noi stessi mentre stiamo morendo e necessitiamo di un accompagnatore che resti insieme a noi nell’anello diabolico, che presieda, che ci resti accanto, ma non stia nella nostra stessa condizione di disagio.


  
Per Mariano siamo già in epoca di fetogenesi, non siamo più nell’embriogenesi caratterizzata da meccanismi psicotici, ed il Libro di Giona è qui che va inserito, nel mosaico della fetogenesi: più viene incluso in un globale ampio, più serve per le nostre vite, ci permette di vedere di più e di elevarci scendendo in profondità.
 

Caratteristica dell’Epistemologia Globale è quella di pescare nel mare di materiale già etichettato in maniera confessionale e di trovare cose nuove: il Libro di Giona appartiene alla cultura dell’embriogenesi ebraica, la quale non va buttata via nell’Epistemologia Globale, ma va tenuta in considerazione poiché servita come prefigurazione alla fetogenesi, in quanto contiene gli archetipi, la verità di quella esperienza, che ora si possono incarnare nella fetogenesi, il Logos.
Giona, dice Mariano, è profezia della fetogenesi e il Me.Me. a cui ci possiamo riferire è quello del Messia.


IL MESSIA-EL RACHAMIM
Il Messia embriogenetico è quello che giunge a noi dalle due principali religioni monoteiste (Messia, Maschiac in ebraico, Christos per i greci, l’Unto per noi). 
Il primo che parla del Messia è Isaia, uno dei profeti più antichi che ha lasciato libri sapienziali, siamo intorno al 750 a.C.
Per Isaia, il Messia è colui che porterà la pace, che avrà grande dominio, che amministrerà diritto e giustizia. È rappresentato come una persona che è opposta alla guerra, che la rifiuta, ma non ci viene detto come scioglie, elabora, risolve il negativo. Il Messia è profeta, re e sacerdote. 

Per la cultura ebraica il Messia non è ancora giunto, lo stanno ancora aspettando, sono in attesa, mentre per la cultura cristiana, il Messia è già arrivato - si tratta quindi di un’esperienza chiusa -.
 

Mariano crede che nel terzo millennio ci sia una nuova era messianica, in cui tutti possono sentirsi Messia gioioso, insieme gli uni gl'altri: non è più tempo di un Messia embriogenetico.
Nella fetogenesi i Messia sono tanti, tutti siamo destinati a diventarlo nel momento in cui diventiamo capaci di far coesistere gli opposti. 

È Messia fetogenetico chi sa generare una dinamica creativa, per creare complessità ed intreccio, che possano portare a tappe inedite nella gravidanza in cui stiamo. 
Pace non significa, come vuole la cultura embriogenia, mettere solo insieme gli opposti, ma unire, legare, creare un laboratorio che possa accogliere le tante entità embriogenetiche; il Messia fetogenetico sa mettere insieme le varie entità embriogenetiche nell’anello diabolico.
Mariano prosegue il racconto presentandoci un nome di Dio: El Rachamim. Questo nome appartenente alla cultura araba è uno dei molti nomi di Dio e significa utero, ma anche tomba. 

Nella consuetudine viene tradotto come pietoso, compassionevole, ma queste definizioni ancora una volta sono di tipo embriogenetico.
El Rachamim è colui che ha il coraggio di trasformare la propria tomba in un utero: fa diventare la propria morte strumento per dare vita agli altri; Messia è chi eccelle nell’essere utero per le tombe dell’altro, dopo che lui stesso è stato nella tomba.


Quando nasciamo abbiamo una potenza (potenziale) dell’Uno-Trino Fondamentale; nel corso della nostra vita veniamo pukizzati (Potenziale Uno-Trino Kundalinizzato), attorcigliati come avviene al serpente nella Kundalini, ovvero non esprimiamo più nulla di ciò che siamo e troviamo soluzioni per non sentire il dolore.
Il Progetto Nuova Specie crede che il Potenziale Uno-Trino possa risvegliarsi, permetterci di arrivare al nostro P.U.M. (Potenziale Uno-Trino Metastorico) per creare, andare al di là, oltre, dove si svela il nostro P.U.M.M., ovvero Potenziale Uno Trino Metastorico Messianico.


LA CASA DEL PANE 
Storicamente dove nasce il Messia? Mariano ci racconta che è Michea nel 750 a.C., contemporaneo di Isaia, a scrivercelo.
Si narra che il Messia fosse nato a Betlemme e tutti conosciamo, chi più chi meno, la storia della nascita di Gesù. Ma pochi sanno che Betlemme etimologicamente vuol dire “casa del pane”: per ciò che interessa alla fase fetogenetica, non è importante il luogo fisico di Betlemme, quanto il suo significato, cioè un luogo dove si fa il pane.
Come dicevamo, l’etimologia della parola pane “pa” vuol dire nutrimento, nutrirsi ed è radice di molte altre parole, sempre della sfera maschile, come padre, pastore, pasto, pastura.
 

Nelle scritture stesse si parla di Gesù come "buon pastore" ed è questo che dovrebbe essere, una persona che dà nutrimento per tutti i livelli. Solo così una persona può vivere il proprio P.U.M., se riceve nutrimento su tutti i livelli, su tutti e quattro i piani della sua vita.
Per ricevere nutrimento sui quattro livelli dobbiamo poter avere un accompagnatore quando ci troviamo nella valle oscura, ma anche quando stiamo bene: è un errore pensare che nell’anello simbolico non ci serva alcun accompagnatore. Ognuno di noi è una persona importante, ognuno può essere un Messia quando ha ogni livello ben nutrito.
 


Dato che nella vita ogni costruzione dovrebbe avere una spinta ascendente, poiché ciò che solo discende non ha alcuna radice, solo se ho avuto il pane per me, se sono stato nutrito, posso avere un cum panis, una compagnia, un compagno: se vivo un rapporto di coppia, ma nella mia base, nel rapporto con me stesso non sono stato nutrito, mi aspetterò che sia il mio compagno a nutrirmi e sono questi i momenti in cui, come dice Mariano, nascono “le meglio litigate”, ognuno vorrebbe il pane dell’altro.
Il cum panis tra due affamati è impossibile: ognuno prima deve saziare la propria Piramide, e anche nel momento in cui ci si sente di avere nutrimento per tutti i piani della propria Piramide, in ogni caso si deve continuare a lavorare su di sé (spesso incontriamo coppie che per un periodo sono state bene e poi si trovano in difficoltà). 

Panis, cum panis, ad cumpanis sono una ola, un’onda, che dovrebbe continuare a propagarsi sia nel rapporto di coppia, sia con i figli: se ho pane per me, se ho un compagno con cui scambiare, allora sperimento l’ad cum panis, divento accompagnatore, Messia.
 

Mariano prosegue il Racconto Globale invitandoci ad addentrarci sempre di più nella nostra profondità, perché più siamo in rapporto con essa, più diventiamo profeti e non abbiamo bisogno che le cose accadano, le sentiamo prima che si manifestino nell’anello diabolico (pro-fe-mi). 
Questo vuol dire avere il terzo occhio, l’occhio metastorico: è Messia colui che, attraverso sé, vede le cose in anticipo. Se non cresciamo nel rapporto con noi stessi, se non lo costruiamo sulla roccia invece che sulla sabbia, non saremo mai Messia.
 

Se il rapporto con noi stessi è il profeta, il rapporto forte è il re: io regno sull’altro e l’altro su di me, io sono il tuo re, tu sei la mia regina. Il sacerdote, dalla radice sac (attaccare-aderire-avere funzione di pace) e da dotes (dare) è a simbolo del rapporto con i gruppi: sacro è quello che unisce, non si tratta di luoghi unti con l’olio come viene detto nel Deuteronomio, sacra è la vita, lo sono le dinamiche.
Pace significa unire gli opposti, non negarli o acquietarli. 

Per tutti Betlemme è la nostra Casa Del Pane, che va nutrita: nutro me stesso (panis), nel rapporto forte (cum panis) e esprimo la mia forza vitale nei gruppi e nel senso della vita (ad cum panis).
Il Racconto Globale continua. Mariano è in splendida forma e non si ferma un secondo, continua il suo accompagnamento globale verso il Libro di Giona ed è sempre illuminante vedere il suo modo di procedere: ogni occasione è buona per farci ampliare il punto di vista, per aiutarci sia rispetto ai contenuti di ciò che Mariano racconta, alla teoria, sia al know how, vedere come fa.
CICLO ESISTENZIALE UNIVERSALE
Come possiamo nutrire i singoli piani della Piramide? Come si cresce e si procede in maniera ascensionale? 
Mariano ci propone di utilizzare due Didagramma insieme: per ogni piano della Piramide, inserire il Cummunitometro.
Nessuno nasce Messia perché è stato unto e resta Messia per tutta la vita. Bisogna alimentarsi, essere pastori di se stessi. Non si tratta di avere un ruolo fisso, magari perché si è figli di Dio: si è Messia quando si svolge un ruolo verificabile nell’esistenza.
 

Un livello è ben nutrito quando è nello spettacolo, quando mi so vedere, so vedere la mia coppia, quello è un livello P.U.M.M., con questi presupposti sono Messia. Più siamo nello spettacolo, nella massima fusionalità, più il nostro Quadrato Aureo, ovvero la capacità di mettere insieme le cose, di attaccare le entità embriogenetiche è sensibile, più si è Messia.
Se per esempio una coppia si trova nella contestazione-contrapposizione, vuol dire che il piano del cum panis non regge. Dobbiamo prima avere un progetto-opera per noi (Giona non aveva più un suo progetto-opera e desiderava solo la morte), poi possiamo ascendere al rapporto forte, con i gruppi, con il globale massimo.
Più una persona sprofonda nell’anello diabolico, più la sua parte messianica si è consumata, destrutturata, questo a dimostrazione del fatto che non è un’unzione che dura per tutta la vita.
 

Cosa capita quando una persona si trova nell’anello diabolico, ovvero nella dismaturità? Per prima cosa ci dobbiamo ricordare che comunque resta un accompagnatore, nessuno è solo accompagnato. Se per un periodo della nostra vita ci troviamo ad essere accompagnatori dismaturi, abbiamo bisogno che accanto a noi ci sia qualcuno che decida di aiutarci e lo fa in diversi modi, a seconda di quanto siamo scesi nell’anello diabolico: se ci troviamo nella contestazione-contrapposizione basterà un accompagnamento legato ad obblighi e doveri, se invece ci troveremo nell’angoscia-morte, il nostro accompagnatore dovrà accompagnarci stando nello spettacolo.
Perché gli psicotici ci mettono in crisi? Perché ci richiedono queste qualità, di stare nel nostro spettacolo e spesso non basta una sola persona, serve una legione di persone che sono nel loro spettacolo.
L’accompagnatore non si sostituisce all’accompagnato, sta insieme a lui in maniera distinta (Dante e Virgilio, ad esempio), sa accompagnare per non far andare nella morte e prendere il tunnel quantico (Unità di Crisi; Crossing over).
 

Mariano prosegue il racconto spiegandoci che per salire sui piani della Piramide serve “un’ascensore”, cioè bisogna lavorare bene su un piano, poi prendere il tunnel quantico e fare un salto su un altro piano: è così che sale la forza messianica e il migliore accompagnatore è quello che ha forza messianica su tutti i piani.
 

Quando una persona sta male, è nell’anello diabolico, non vede nulla, sente mancargli l’ossigeno, sente che la sua vita si sta fermando, è nelle sue profondità oscure. Quelli sono i momenti in cui possiamo diventare Messia ed è lì che si rivela il Messia, colui che crede nell’accompagnato e lo aiuta ad attraversare la notte.
Mariano ci legge il brano dell’Anonimo Brasiliano: quelle uniche impronte sulla sabbia erano testimonianza che nei momenti più difficili l’accompagnatore aveva preso in braccio colui che stava accompagnando. 

I neonati ci riportano a questo: quando escono dall’utero, quando vengono catapultati nell’esistenza, ciò che desiderano maggiormente è essere presi in braccio.
Certamente oltre alla forza messianica dell’accompagnatore è necessario che l’accompagnatore dismaturo (o accompagnato) abbia fiducia, fides, perché se uno non crede nella possibilità di prendere il tunnel quantico, si sente troppo solo, regredisce e abortisce.
 

Messia è colui che lascia le novantanove pecore per cercare la centesima smarrita, è una persona che ha così a cuore la vita dell’altro che è costante, continuativo, prova e riprova, ecco perché se riusciamo a creare una rete di accompagnatori messianici, riusciamo a fare molto di più di quello che fa il singolo.
 

Il Racconto Globale prosegue con la lettura di una poesia di Emily Dickinson, poetessa famosissima, che passò gran parte della sua vita chiusa nella sua stanza non uscendo mai, neppure per la morte dei suoi genitori. Mariano parla della poetessa come di una donna che ha trovato nella scrittura, nella poesia, una soluzione per non “morire”, soluzione che a tanti ragazzi cosiddetti psicotici, a tanti di noi, non è bastata. 
Attraverso la poesia di Emily Dickinson, Mariano sottolinea come le persone che più gioiscono dello spettacolo, dell’anello simbolico, sono quelle che hanno attraversato l’anello diabolico, questi possono essere i migliori accompagnatori, come dicevamo prima, i patuti.
PER.ME.
Mariano prosegue con il Didagramma Per.Me., formato dall’unione tra Cummunitometro e Graal delle Profondità: che Messia noi siamo e che Messia serve? 
Il Per.Me. ci permette di verificarlo e verificarci continuamente, perché come più volte ha detto Mariano durante il pomeriggio, nessuno è Messia per sempre per un’unzione esterna a noi, si tratta di un continuo viaggio di verifica. Se per esempio, possiamo ritenere il codice simbolico sufficiente rispetto ad una situazione di accompagnamento legata alla contestazione-contrapposizione, utilizzando la funzione-ruolo, certamente non sarà sufficiente per una situazione di scoppio psicotico che si trova nell’agonia-morte: lì servirà utilizzare un buon codice metastorico, essere spettacolo per se stessi.
ULTIME PAROLE PRIMA DI LEGGERE IL LIBRO DI GIONA
Perché Mariano si accinge a leggere ed interpretare il Libro di Giona? Il punto non è capire Giona di per sé, il punto è comprendere se abbiamo le parti Giona, dice Mariano, del pastore, dell’accompagnatore, del Signore. 
Mi voglio cimentare in questo, prima su me stesso e poi con e per gli altri? 
Non si sta trattando sempre e solo di “problemi psichiatrici”, qui la scelta sta nel decidere se vogliamo o no un’opportunità di crescita per noi stessi!
LETTURA E COMMENTO DEL LIBRO DI GIONA
Termina così la prima parte del Racconto Globale, la parte introduttiva al Libro di Giona. Ancora una volta Mariano si differenzia per la sua grandissima conoscenza globale e per il suo modo di interpretare saperi antichi (haggadah), rileggendoli alla luce dei Didagrammi e della Teoria Globale.
Mariano prosegue poi il Racconto Globale, introducendoci storicamente alla lettura del Libro di Giona, per poi lasciar voce a Graziana che leggerà il capitolo uno e due.
 

Attraverso l’Unità Didattica del Cummunitometro ci spiega che Giona è nella frantumazione psicotica, nell’agonia morte e che l’unico che può accompagnarlo è chi può aiutarlo ad attraversare il tunnel quantico e tornare allo spettacolo.
Il Signore, in latino Dominus, condivide l’etimologia della parola con Domus, ovvero casa: secondo l’interpretazione di Mariano, il Messia è colui che ha la casa nello spettacolo.
Giona è un uomo che sta costruendo il rapporto con se stesso, uno psicotico che sta dentro di sé e che non ha alcun interesse verso l’esterno. Si trova nell’anello diabolico e desidera morire, non tiene più alla sua vita. Mariano ci spiega come Giona potrebbe essere uno dei tanti ragazzi che desiderano morire e tentano il suicidio: i suicidi sono l’esito di una mancata costruzione della relazione con se stesso e di una mancanza di accompagnamento, lo stesso vale per le cosiddette psicosi.
Accompagnare un dismaturo psicotico come Giona è molto difficile, perché non crede più nell’esistenza in cui è stato catapultato e vede la morte come soluzione per lenire tale dolore.
La strategia dell’accompagnatore è quella di affinare l’arte maieutica, ovvero la capacità di far nascere.
Dio, il Messia, inizia il suo accompagnamento a Giona con la seguente frase: “Alzati, va a Ninive e proclama che la loro malizia è salita fino a me”. Spinge una persona che vuole morire nel rapporto con i gruppi, lo manda addirittura in un grande impero. Mariano ci domanda perché Dio, l’accompagnatore, non abbia scelto una persona più dotata. La risposta è che il Messia non si sostituisce a noi, vuole farci crescere, dà fiducia. In questo caso l’accompagnatore messianico fa una cosa che può sembrare strana, ma chi è il Messia se non quello che sta con i poveri, con quelli che devono crescere e fare un salto? Non si tratta di compassione verso i poveri, i bambini, chi sta male, si tratta di credere che proprio quelle persone possano essere portatrici di novità, possano portare avanti una missione.
 

Chiunque può essere accompagnatore messianico, specialmente le donne che hanno un potenziale da anni congelato, ma che può generare molto.
 
Mariano prosegue il racconto analizzando alcuni verbi.
“La malizia è salita…”: se la malizia è salita sino a Dio, vuol dire che è un Dio che accetta che il male arrivi sino a lui, crede che si debba proclamare una speranza: fa la diagnosi della situazione, ma dà anche la terapia per affrontarla
Dice a Giona di andare a Ninive: fa un gesto concreto, lo esorta ad andare nella città, a fare visita.
“Alzati”: dice a Giona di alzarsi, di servirsi di una forza ascensionale.
Ma uno come Giona, che sta per morire, come può alzarsi, proclamare, compiere una missione solo perché gliel’ha detto il suo accompagnatore? A Giona non importa nulla di Dio, pensa solo alla morte come balsamo per il suo dolore. Mariano sottolinea che Giona è un bel personaggio perché è onesto, è reale e questa sua onestà lo rende simpatico.
Le domande di Mariano proseguono: “Se Dio era consapevole che il compito da assegnare sarebbe stato così difficile, perché non scegliere un uomo diverso?”. Perché l’accompagnatore messianico vuole fare discendenza e parte proprio dalle situazioni che non gli sembrano promettenti, e segue la logica del meno per meno, uguale più: Giona, che è il meno adatto, viene mandato in una situazione di grande malizia. Spingendolo ad andare nei gruppi, il Messia gli fa fare un check up della sua situazione. Mariano ci spiega che quando una persona sta regredendo non vuole neanche sapere quale sia la sua situazione e invece il bravo accompagnatore ti fa prendere consapevolezza facendoti fare proprio le cose più difficili.
Rispetto ad Abramo, Dio nel Libro di Giona lo accompagna attraverso un progetto al negativo ed è per questo che Giona è più vicino alla nostra attuale situazione.
Il racconto prosegue e Mariano spiega che Giona, nonostante il Signore fosse Dio (nella cultura embriogenetica), non obbedisce immediatamente, anzi, cerca di scappare, poiché si trova in una situazione di frantumazione psicotica: per un cosiddetto psicotico i ruoli non servono a nulla, un bravo accompagnatore si riconosce da quello che concretamente fa.
Il Libro di Giona, prosegue Mariano, è la narrazione di una lotta tra l’accompagnatore che vuole far crescere Giona e lui che vuole morire totalmente nel rapporto con se stesso.
Dicevamo, la prima cosa che fa Giona è mettersi in cammino per scappare a Tarsis, ovvero nella direzione opposta, perché così pensa di poter fuggire a Dio. Questo suo gesto dimostra che non ha più il senso dell’esistenza, perché da Dio è impossibile scappare, nella concezione religiosa Dio è ovunque.
Il Libro procede con Giona che si imbarca e mentre è sulla nave con tutti gli altri marinai, scoppia una tempesta. La tempesta fa parte degli antenati, e un accompagnatore messianico è in relazione con gli antenati e con la vita. Dio, ci spiega Mariano, è proprio l’esempio dell’accompagnatore che non si scoraggia anzi, mentre accompagna Giona, che cerca di sfuggire a lui, dovendo prendere un’altra strada da quella pensata in origine, converte tutti i marinai.
Mariano sottolinea che quando nella vita ci capitano tutte cose negative, probabilmente è perché stiamo scappando o stiamo andando nella direzione sbagliata e in questo caso anche gli antenati ci aiutano a comprenderlo.
L’ accompagnatore messianico sa stare vicino a chi accompagna, paradossalmente intensificando il suo senso di morte, poiché non ha paura della morte.
La tempesta avrebbe dovuto far capire a Giona che Dio era potente, che non poteva sfuggirgli e invece Giona, a cui non importa nulla di Dio, dato che desidera solo morire: “…scende nel luogo più riposto della nave, si corica e dorme profondamente”.
 

Mariano prosegue il suo Racconto Globale dicendoci che la persona più potente è colei a cui della morte non importa niente.
Perché dobbiamo vivere una vita scappando dal “pungiglione della morte” invece che considerare la morte un’amica dall’inizio della nostra vita?
Nel Libro di Giona la tempesta continua, non accenna a placarsi e anche se i marinai inizialmente chiedono a Dio una soluzione per poter non uccidere Giona buttandolo dalla nave, alla fine sono costretti a farlo: Giona non è sofferente per questo, è contento che finalmente può morire, si sente forte. Le persone più potenti, prosegue Mariano, sono quelle che vivono nel e del negativo, non hanno più paura di niente, perché ormai hanno perso tutto.
I marinai buttano Giona dalla nave e la tempesta si placa ed è questo l’effetto dell’accompagnamento: Giona viene inghiottito dal ventre di una balena per ordine di Dio. Ecco che l’accompagnatore messianico mette in atto il suo accompagnamento: El Rachamim lascia Giona per tre giorni e tre notti nel ventre della balena che è tomba, angusto.
 

Mariano ricorda come per lui i tre anni di pensione da poco trascorsi siano stati come i tre giorni di Giona nel ventre della balena. Ciò che è accaduto a Giona nel ventre della balena e ciò che accade a chi si trova nell’angusto della vicinanza con la morte, è quello di distinguerla dal rapporto con se stesso, standole a stretto contatto, ecco perché il Messia accompagna Giona a fare l’esperienza di morte: gliela lascia vivere intensamente per poi permettergli la resurrezione.
Una volta che Giona è ritornato sulla terra, al termine del terzo giorno, Dio riparte senza scoraggiarsi e nuovamente lo manda a Ninive, questa volta indicandogli anche quale sarà il messaggio che dovrà portare. Mariano ci ricorda come un accompagnatore deve provare e riprovare, settanta volte sette.
Mariano prosegue il Racconto Globale facendoci vedere come Giona sia un uomo libero rispetto a Dio: il messaggio di Dio è quello di percorrere l’intera Ninive per tre giorni di cammino e invece Giona che fa? Percorre Ninive per un solo giorno, lanciando il messaggio in maniere laconica: “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta”. Non segue le direttive di Dio, fa a modo suo. Oggi Ninive potrebbe essere rappresentata dall’economia finanziaria: e chi lo dice che proprio uno come Giona con sole tre parole, in modo chiaro, non possa essere lui a mandare il messaggio?
 

Il Messia vuole che le persone si convertano e tornino loro stesse ad essere Messia, ecco perché quando raggiunge l’effetto su Ninive (gli abitanti si coprono di Sacco in senso di penitenza), decide di essere misericordioso.
Giona al contrario di Dio è un uomo che vuole morire e che principalmente vive di obbligo-dovere e sanzioni. 

Mariano ci spiega che le persone più rigide che vivono di sanzioni e per sanzionare gli altri stanno male perché hanno smarrito il senso che la vita è viaggio, instabilità, dinamicità, inedito.
Giona, indispettito da Dio per non aver punito Ninive, si rifiuta di voler fare ciò che Dio gli dice e gli chiede nuovamente di poter morire. Il Signore però lo vuole ancora aiutare in questa sua difesa-resistenza psicotica: Giona se ne va da Ninive e aspetta fuori dalle mura della città per vedere come si comporterà Dio. 


Il Messia fa crescere sopra il suo capo una pianta di ricino per ripararlo dal caldo, Giona ne prova piacere e si addormenta. Cosa ha fatto l’accompagnatore messianico? Ha riattivato un bisogno in una persona che riconosce come unico suo bisogno il desiderio di morte. 
Mariano ci dice che quando un cosiddetto psicotico o uno che sta male mette fuori il proprio disagio, quello è da intendere come un buon segno soprattutto nel caso di Giona che si era totalmente annullato.
 

Il Messia va sì incontro ai bisogni di Giona, ma non lo vuole accontentare semplicemente per fargli un favore: fa spuntare un verme che in una notte rode il ricino e lo fa seccare, all’alba fa soffiare un vento afoso.
Una volta riattivato un piccolo bisogno di Giona non si ferma, lo mette in una situazione in cui possano riattivarsi degli altri bisogni. Nuovamente Giona, che ancora non è in sé e che non comprende la potenza del suo accompagnatore, chiede di morire: sta così tanto combattendo con la morte che non si fida. Quello che fa Dio è creare una situazione per arrivare a toccare i bisogni di Giona, per farli toccare a lui stesso e in questo caso non servono le parole.
In ogni caso Giona continua a sbattere in faccia al Signore che lui vuole morire: Giona è arrabbiato, ritiene che Dio avrebbe dovuto punire Ninive, poiché guarda solamente ai suoi bisogni; l’accompagnatore messianico invece, guarda l’insieme e ha cura della creazione; salva Ninive perché in tanti crescono, aumenta la speranza.

 
CONCLUDENDO

Cosa porta con sé Giona da questo accompagnamento? 
Ha fatto un piccolo passo avanti perché ha sentito un suo bisogno.
Chi è cresciuto è l’accompagnatore, perché ha saputo essere tollerante, continuativo e ha saputo applicare delle strategie: non ha cambiato Giona ma è cambiato lui.
Per gli ebrei l’interpretazione del libro di Giona si riassume nel fatto che Dio non ama solo gli ebrei ma che è misericordioso con tutte le creature; conferma che l’ebraismo è religione universale e che gli altri popoli devono convertirsi, è inteso quindi come un’opera propagandistica.
Per il cristianesimo è l’allegoria della morte e resurrezione di Cristo, ecco perché gli ortodossi lo leggono il sabato Santo. La religione cristiana ha preso dei personaggi e li ha fatti prefigurazione della loro storia: Giona non è importante in sé, è importante perché anticipa ciò che poi sarebbe successo a Gesù. 

Per Mariano non è corretto prendere la storia degli altri per avvalorare la propria.
Perché Giona ci colpisce e ci è simpatico? Perché ce lo sentiamo vicino, è contemporaneo a noi, non gli interessano le idee astratte di una religione, ha bisogno di cose concrete.

Finisco di scrivere questo lungo post, spero non troppo lungo, ringraziando Barbara per avermi spinta a farlo, dandomi la possibilità di ascoltare tutti i file del Racconto Globale.
 

Riascoltare la Teoria di Mariano, studiarla, elaborarla, sono momenti di lavoro su se stessi, che tutti noi dobbiamo impegnarci a fare in questo inizio di fetogenesi.
 

Per me è stato molto emozionante e importante poter rivedere anche tutte le interazioni che Mariano ha avuto con Enea. Conserverò questi CD perché un giorno Enea possa rivederli e ripercorrere la sua storia. 
La forza e l’importanza della Memoria Storica.

 Marta

5 commenti:

Gabriella Napolitao ha detto...

Bellissimo post, Marta, trasmette l'amore per la teoria e diventa contagioso!
Per quanto fossi presente quel pomeriggio, mi ha fatto bene leggere la tua rielaborazione: ciò che quel giorno mi sembrava complesso perchè Mariano in forma ci stava bombardando di teoria senza perdere di vista Enea e senza mai perdere il filo della sua teoria, oggi mi sembra tutto molto chiaro.
Forse ero distratta anche io dall'osservare le dinamiche con Enea e dall'ammirarti nella costruzione della tua famiglia allargata, credo che siete stati un esempio per molti di noi che spesso impieghiamo anni per sciogliere nodi che ci impediscono di procedere.
Un forte abbraccio a te e alla tua bella famiglia!

Angelo ha detto...

Riuscire a resocontare con dovizia di particolari la 'ragnatela' intessuta da Mariano è sempre un'impresa unica è rara. Tu Marta ci sei riuscita alla grande perchè hai messo molto del tuo modo nuovo di stare in cammino...

Sandrasa V. ha detto...


Profondamente interessante....e utile in questo mio momento di smarrimento....
grazie Mariano,grazie Marta,grazie chi si occupa del sito...mi avete permesso di nutrirmi un pò...di accompagnarmi...un pò...di accompagnare Marco...che precipitato nell'anello....fa fatica....facciamo fatica....
a te Marta buon prosieguo di questo tuo cammino così speciale...
Sandra V.

Francesca Interno ha detto...

Cara Sandrasa V.,

In un certo senso il tuo commento è una risposta alla domanda inziale di questo post, che si potrebbe allargare a tutto ciò che attraversiamo e raccontiamo, e che per questo ci piace e torna a noi stessi in primis, ma anche alle persone con cui condividiamo il nostro vissuto.

Questo è per me il valore più grande di uno strumento come il blog, una sorta di "corridoio" tra "dentro e fuori", un filo che unisce a distanza.

Sono contenta che il bellissimo post di Marta abbia potuto nutrirti un po'.
Io pure mi sono fatta una bella scorpacciata di pane! :-)

Francesca

Marta Prossimo ha detto...

Grazie a tutti per i pensieri che mi avete scritto. Per me é stata una bella opportunità che mi sono goduta fino in fondo, nutrendomi profondamente!! Dopo tanti anni, solo ora sono arrivata a capire cosa Mariano intendesse dire quando spiegava che fare festa é anche fare teoria! Un grande abbraccio a tutti e spero a presto 😊