dicembre 13, 2015

"LA VISTA DI S. LUCIA", scritto del Dr. Mariano Loiacono. Un nuovo brano Vintage.


FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429 
Prefettura di Foggia



DIECI ANNI DOPO...




Carissime/i,
dieci anni fa vi inviavo una sofferta “Lettera di Natale 2005”, intitolata “La vista di S. Lucia, che mi piacerebbe leggeste nuovamente oggi mentre le cose sono cambiate e stanno cambiando.




LETTERA DI NATALE 2005.
LA “VISTA” DI S. LUCIA.



Raccogliere il testimone di una stagionata sfida.


Molti mi chiedono cosa sia successo il giorno di S. Lucia e cosa abbia causato quel mio malessere profondo che mi ha portato a piangere e manifestare la mia debolezza e fragilità durante il corso di Epistemologia globale “Din Via”. Bene ancora non lo so.

Intravedo solo alcune cose più rilevanti che vorrei farvi conoscere.


 
Il motivo più immediato è stato il destino del Centro, avvicinandosi il tempo in cui lo dovrò lasciare e consegnarlo in mano ad altri. Sono legato al Centro non solo perché l’ho messo su io negli anni con tanti sforzi-errori-aiuti-sperimentazioni.

Per me il Centro è stata la conclusione di una scommessa di vita. Quando sono partito quarant’anni fa, stavo assaporando quanto amaro e angosciante fosse non avere nessuno vicino che guardasse la mia sofferenza profonda e si proponesse di accompagnarmi devotamente. Chi l’ha provata sa quanto sia pesante e insostenibile questa condizione. Lì è iniziato il mio lungo inverno in cui ho accettato di far morire il seme e di aspettare, mentre il mio terreno si riempiva di neve abbondante. In tutti questi anni non ho mai perso un attimo per camminare, essere vigilante, raccogliere elementi, abbozzare un’ipotesi di soluzione, sperimentare, ripartire. Non è stato semplice perché, a complicare le cose, c’è stata sempre la realtà dominante e le persone che la rappresentavano con le cui difficoltà e ostilità dovevo fare i conti, mentre il processo sotterraneo di crescita continuava, anche se invisibile agli occhi di chi non riusciva a vedere al di sotto della neve.

Grazie a Dio, negli anni sono giunto a far crescere quel seme, ad approdare a una Teoria globale della vita e a mettere su un laboratorio sperimentale di vita in via Arpi, ispirato dinamicamente a quella teoria. L’utilità del Centro-laboratorio penso che ognuno di voi la conosca e ne abbia fatto personale esperienza. Quanti uccelli sofferenti come me sono approdati per ristorarsi e fare un proprio nido in cui far rinascere la propria specificità e ritrovarsi con un popolo di persone disposte a cercare una vita di nuova specie. Pur con tutti i limiti ed errori, è stato un dono che ho voluto approntare per chi oggi attraversa quelle situazioni dolorose che mi hanno visitato quarant’anni fa.

La prospettiva di lasciarlo mi fa temere perché, proprio oggi che il disagio è cresciuto paurosamente, questa piccola oasi rischia di non avere futuro e continuità e diventare uno dei tanti centri di gestione medica tradizionale. Il giorno di S. Lucia ho vissuto tutto questo come una beffa per la mia vita e ho rivissuto nuovamente l’angoscia di quarant’anni fa, come se vani fossero stati i miei sforzi di tutti questi anni. Purtroppo, nel frattempo, non è nata nessun’altra iniziativa esterna al Centro e la mia vita nel prossimo futuro rischia di doversi chiudere nel privato.

Santa Lucia

S. Lucia, protettrice della “vista”, nel giorno della sua festa mi ha fatto “vedere” che le nostre opere non ci appartengono e che non possiamo decidere noi del loro futuro. Se tutto dovrà finire così, che finisca così perché noi uomini siamo piccola cosa rispetto al potere della vita, che segue le sue imperscrutabili direzioni. Sento di aver lavorato in tutti questi anni con generosa dedizione e di aver seminato con amore. So che la vita non butta all’aria semi buoni. Spero che siano davvero buoni i semi che ho sparso, e spero che questi semi portino frutto anche se non sono tenuto a sapere quando, in che cosa e da parte di chi.

L’affettuosa risposta che ho avuto dai partecipanti al corso “Din Via”, specie dai giovani, mi ha commosso ulteriormente e mi ha dato speranza, come se sentissi che in parte volessero raccogliere il testimone di questa stagionata sfida. Mi piacerebbe che da questo mio travagliato viaggio nascesse una piccola discendenza disposta a cambiare e a far cambiare punto di vista e a privilegiare nell’ordinario la vita di ogni specificità.


Popolare il cielo di fuochi vitali.

Il secondo motivo, che mi ha portato a piangere e manifestare la mia debolezza e fragilità, è legato all’attuale sovraccarico tra attività nel Centro e le iniziative collaterali legate al Metodo alla Salute. Negli ultimi anni, ma specie negli ultimi mesi, questi impegni mi hanno impedito di approfondire la mia ricerca e mi son dovuto accontentare di momenti di teoria fatta in diretta, durante le Settimane intensive.

Purtroppo questa è la mia più importante identità: sono un contemplativo della vita che intende trasmettere agli altri i racconti di questi viaggi nella oscurità misteriosa. Ho diverse pubblicazioni sospese e “ho visto” che non sarei giusto con me stesso se rinunciassi a questa mia parte fondamentale.

“Ho visto”, inoltre, che devo tornare alla mia istanza iniziale quando, già dalle prime battute del viaggio, sentivo forte l’impulso ad andare in giro e annunciare questo nuovo punto di vista. Fortunatamente allora ci fu qualcuno che mi avviò all’Università, convincendomi che dovevo prima attraversare altre tappe formative, a cui poi sono seguite tutte le altre tappe legate alla mia professione e alla definizione della teoria-prassi sperimentata al Centro.

“Ho visto”, che oggi è matura quella istanza di quarant’anni fa e avverto l’esigenza di cominciare una nuova avventura: quella di “adulto itinerante”. “Ho visto” attuale, e riferito prima di tutto a me, quello che ho scritto nella quarta di copertina di "Limax" di dicembre 2005
“Il disagio diffuso sta spegnendo sempre più il fuoco vitale di ognuno e l’oscurità sta sopravanzando. Oggi c’è bisogno di illuminare il cielo del terzo millennio con lampade accese dalla specificità di ognuno. Accendi la tua lampada e fa’ nascere un cielo popolato di luci”.

Vorrei ridurre sempre più la mia presenza al Centro, dove già sono presenti persone in grado di fare bene il lavoro che faccio io. Spero in questo modo di diventare sempre più itinerante e mettermi a disposizione di chi ritiene che nel suo territorio vi siano persone disposte a riaccendere la lampada del proprio fuoco vitale, anche grazie alle competenze che ho acquisito in questi anni.

La crescita implica sempre una separazione, una iniziale sofferenza e una ridistribuzione di ruoli e oneri. Questo vale anche per me e per le mie numerose paure, che finora mi hanno sempre fatto rincorrere padri e compagni di viaggio che, nei fatti, si sono rivelati alquanto virtuali, frutto più della mia esigenza infantile di non vedermi “io” padre e compagno di viaggio di me stesso. Ora intendo prendermi pienamente questa responsabilità di adulto. “Ho visto”, infatti, che lo spirito della vita sta soffiando e vuole portare alcuni di noi, già più pronti, nella direzione che ci indicherà. Io intendo farmi accompagnare dove mi vorrà condurre.

Mi piacerebbe che chi mi vuole bene, o sente un po’di riconoscenza verso la mia vita, mi favorisse in questa, per me difficile, prospettiva. Sento che diventerò più forte e, forse, più capace di continuare a fare strada per me e per quanti ancora lo vorranno.


13 dicembre 1015

Dieci anni dopo, mi ritrovo contento per quanto è avvenuto e mi ha permesso di realizzare le condizioni che chiedevo dieci anni fa.

È anche un modo per ringraziare ognuno di voi per quanto ha fatto per farmi approdare a questo mio nuovo status.

Ora, sento che non sono solo; sento che la Fondazione ha ben sostituito il Centro; sento che stiamo mettendo le premesse per far nascere una parte di “Villaggio Quadrimensionale”; sento che stanno maturando le condizioni per partecipare, da protagonisti, alla difficile fase di rinnovamento che è sempre più necessaria e sempre più richiesta da persone e situazioni ordinarie.

Con affetto amorevole,
Mariano

2 commenti:

Eka ha detto...

E ti leggo,
Mariano, e ogni anno mi ricordo di quel giorno: io c'ero... con altri i giovani dell'università di Urbino. Eravamo dei cuccioli... tu la grande montagna che iniziava a grondare il suo sudore... che finalmente si trasformava in lacrime... e ora in fiumi che proviamo a navigare. In lacrime per te... e Finalmente per te.. e quindi per un noi. Forse il primo NOI a cui provavi ad abbandonarti e donare il tuo Progetto. E noi... lì commossi, ma anche richiamati a un'eco... di cui la voce ora merita di essere non solo legata al Disagio Diffuso che ci ha fatti incontrare. Non solo. La storia è importante... ma anche capire, esplorare, ammettere da che impulso di memoria provenga... lo è altrettanto. E forse per questo non ci basterà una vita. E in questo sì, meritiamo di aiutarci... reciprocamente... come sento stia sempre più avvenendo in questi 10 anni, che sì... sono solo che un inizio. Un inizio... sì, ma non più solo... fra i soli... perché quella memoria ci spinge... e ci spinge... ancor prima che decidiamo o no di appartenerci noi. Non dimenticarla di ascoltarla è questo che ci unisce a prescindere. Non dimenticare di trasformarla in un ascolto sempre più profondo fra noi... è questo il mio grazie per continuare.

Dal ritmico spalare della neve... qui, stamattina nella mia Russia,
Dalla neve-sopra quel tuo seme... che si prova a spalare... sempre più insieme,

ekA

Marta Prossimo ha detto...

Come mi hai insegnatu tu, la vita nella sua parte visibile e meno visibile (Metastoria), con giustizia e lungimiranza ripaga i coraggiosi uomini di Fides. Sono felice caro Mariano, sei stato Spirito costante!
Marta