ottobre 03, 2015

Pedaso (FM), mercoledì 30 settembre 2015.VI° PROGETTO "LA FINESTRA DI BABICH".Sesto giorno.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429 
Prefettura di Foggia






VI° PROGETTO
"LA FINESTRA DI BABICH.
 DALLA MISERIA ALLA GRANDEZZA: 
LA TENEREZZA DELLE TENEBRE".

  SESTO GIORNO.





Iniziamo questo nuovo giorno con l’ascolto di alcune canzoni. Un gruppo si divide per fare una passeggiata fuori, iniziando la giornata con un risveglio più centrato sul corpo e il movimento. 
Poi la presentazione di Ekaterina ci introduce al significato di "essere donna". A partire dalle mancanze nella sua infanzia della figura femminile più importante che è la madre, è stato per lei molto faticoso  capire il senso di essere donna;  il vuoto e la ricerca del significato di essere donna lei l’ha riempito e realizzato attraverso la sua sensibilità, sia in solitudine e sia nell’insieme tra donne.

Un insieme fatto di più insiemi che le è stato possibile elaborare grazie alle esperienze uterine create all'interno del lavoro teorico e prassico del Metodo alla Salute.
Elaborare facendosi attraversare da uno scambio di esplorazione e della possibilità di viversi i legami più in profondità che se intrecciate, creano quell'utero devoto dove da molte sofferenze si creano altrettante liberazioni.


 È grazie alla molteplicità dell’ascolto di ognuno di noi e alla sinergia di questo insieme che riusciamo a rivelarci e a sentirci.
Poi il canto “La storia siamo noi” di De Gregori ci fa da spirito per molte riflessioni...ci ritroviamo in cerchio a cantare questa canzone e da lì...una donna del gruppo esprime la difficoltà di ritrovare il significato di essere donna dentro di sé, sente ancora la rabbia e un terreno arido che la spinge ad allontanarsi da ogni relazione profonda con un uomo. 
Essendosi sentita violentata rispetto alla sua essenza, a partire da quel seme mai cresciuto, adesso sente l’importanza di poter seminare anche in un terreno bruciato, riconoscendolo ancora vitale.




E' il dolore che attraversiamo che ci rivolta, che rivolta la terra arsa in qualcosa di inedito, è una opportunità poco frequente nel quotidiano ma possibile qui nel gruppo dove dal terreno bruciato di una invasione, terreno con scarse sembianze di vita, la cenere può diventare fertilizzante, una risorsa per seminare e per far germogliare vita. 

L’intervento poi di un’altra donna del gruppo che ci parla del suo campo arso e dell’invasione che l’ha "bruciata" storicamente: è stato proprio l’attraversamento  della morte e della sofferenza quella parte e motore che l'ha spinta ad iniziare a risalire e a rinascere.
Cosa che nel tempo l'ha poi  aiutata a scorgere la parte positiva del suo dolore, trovando anche la forza di benedirlo.
Un'altra donna del gruppo mette in cerchio il senso del soffocamento per le allergie, non ricorda perché non voleva essere invasa da aiuti esterni, ricorda che avrebbe preferito essere lasciata in pace. 
La presenza di Ekaterina viene vista come un enzima che ci può arricchire e potrebbe segnare un passaggio importante dalla miseria alla grandezza e verso un risveglio
Poi l’intervento di una di noi sottolinea l’insofferenza di tornare troppo sul negativo. Ekaterina viene vista sotto alcuni aspetti una persona libera, che rimanda all’idea di libertà, fino anche  a suscitare  una sensazione di fastidio.
L’intervento ha messo in evidenza lo spirito di esaltazione verso Ekaterina manifestato dal gruppo   e che ognuno di noi ha un valore nella propria specificità.


Da qui Eka avvia un veloce giro di coinvolgimenti e propone un inedito da portare nel pomeriggio.
Un’altra donna legge poi uno scritto per rompere il muro con Eka. Eka la avvicina, la vuole abbracciare, ma il corpo più scoperto di Eka la intimorisce. Lei supera questa difficoltà abbracciandola, ma solo alle gambe, e le racconta che i suoi limiti, le sue paure vengono dai giudizi della madre. 
Riprendiamo alle diciassette. Giovanna ci invita ad andare verso la grandezza, al P.U.S. - Potenziale Uno-trino svegliato. 
La vita ci fa sperimentare che anche dal negativo, dalla miseria riusciamo a capire meglio le cose; è quando ne usciamo che ne capiamo il significato, transitando verso il P.U.S. Quindi è la morte che ci porta alla resurrezione.
Una di noi, stufa di questo ripetersi negli stessi giudizi e valutazioni, esce dal gruppo, si veste di bianco e in un momento di silenzio si porta al centro della stanza, ricordando la Finestra di Babich”del 2013 ed il legame con Ekaterina, Silvio e Raffaele.


Tutte la notiamo: lei si porta al centro della stanza, mostrando un corpo che da bambina veniva giudicato dalla mamma malato; usato dallo zio e dall’ex marito. Ora si sente fiera del suo corpo.
Questo inedito ci stimola diverse sensazioni e gran parte delle donne le si avvicina in un massaggio con l’olio su tutto il corpo. 

Questo aiuta tutto il gruppo a sentirsi unito e a scendere più in profondità tra lacrime e carezze, nel sentirsi donne e sorelle. 


A seguire, una partecipante al progetto vuole superare una sua paura legata all'infanzia:  lavarsi i capelli piegata in avanti, paura che ha radici da quando la testa le veniva lavata dalla mamma. 
Poi un’altra donna del gruppo viene invitata a superare il trauma che ha subito quando era piccina e che ha limitato le sue capacità canore.   
Viene invitata a cantare e lo fa piangendo e manifestando una bella voce.


Poi, dopo cena, la giornata si conclude attorno al camino dove viene acceso un bel fuoco

Dopo aver ballato e ascoltato della musica, si ascolta Ekaterina nel passaggio che sta iniziando a vivere: provare a benedire proprio ciò che prima era fonte di vissuti maledetti.
Provare a benedire proprio ciò che prima aveva avuto la massima libertà di maledire. 
Come per esempio l’abbandono della madre adesso lei non lo vede più come una maledizione, ma come una benedizione, perché è da questo male che sta sperimentando giorno dopo giorno la ricchezza di quello che è.
Poi, simbolicamente, propone di buttare nel fuoco tutte le nostre sofferenze passate, quello che ormai non ci appartiene più, affinché il fuoco le trasformi in cenere, e la cenere diventi qualcosa che ci ritorna, come un fertilizzante che ci aiuta a maturare, a crescere.
Liliana e Antonietta

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