agosto 30, 2015

Aula didattica globale "Gianna Stellabotte" (FG), martedì 25 e mercoledi 26 agosto 2015. II^ SETTIMANA INTENSIVA INTERNAZIONALE. Accoglienza e primo giorno.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429
Prefettura di Foggia





II^ SETTIMANA 
INTENSIVA INTERNAZIONALE.
ACCOGLIENZA.



Una Grazia molto emozionata presenta questa seconda edizione della Settimana Intensiva Internazionale, stavolta più faticosa e impegnativa perché senza la presenza del dott. Mariano Loiacono, creatore “sul campo” del Metodo Alla Salute. Al suo fianco Enzo, parimenti entusiasta.
 

Siamo qui, nei locali amorevolmente  “affrescati”  a nuovo durante le vacanze estive:
 
73 persone in trattamento, “in trattamento” infatti siamo tutti: gli accompagnatori, i traduttori, gli operatori di corridoio, il tecnico , gli organizzatori… che sfilano in una allegra parata.

Persone arrivate da varie parti dell’Italia, ma cinque  di noi vengono da “oltre le italiche soglie”, perché siamo qui per trasformare i confini che ci dividono in soglie da attraversare.
 
Iniziamo l'accoglienza presentandoci. Un partecipante che per 11 anni ha seguito la via della psichiatria è accompagnato dal padre, il quale viene invitato ad approfittare di questi giorni per raccontarsi, lasciando andare pudore, vergogna o disillusione, per visitare le nostre misteriose, e solo perciò spaventose profondità.


Un altro partecipante accompagnato dalla madre la quale ha iniziato questo percorso per superare una situazione di sofferenza dopo un’operazione importante e che, abituata a “far da sola”, solo ora comincia a fidarsi degli altri per distinguersi e affrontare il dolore di questo figlio che non si è sentito visto e amato: 

Sono buono, ma nessuno mi vuole bene!” .

E’ una frase disarmante che spalanca le porte su un dolore antico e ancora senza parole, ma che spinge la madre ad accelerare i suoi tempi per una vita che chiede di vivere.
 

Una donna è venuta in questa terra per lei straniera, in questa sala, a Foggia, dall'estero, per cercare un’alternativa più umana e non debilitante come gli psicofarmaci, per affrontare le problematiche della vita.


Una ragazza, che da due anni sente il dolore bussare con prepotenza alla sua vita e che le impedisce di vivere una vita “normale”, è accompagnata dai genitori col cuore aperto e disponibili ad accogliere le trasformazioni che questo viaggio comporterà.
 
Una giovane donna, spinta dal disagio della figlia che le ha fatto "perdere il controllo", spera di farsi invadere per rompere vecchi meccanismi che non le permettono di vivere in pienezza.

Un giovane fratello che non capisce ancora la sorella, con leggerezza si fa coinvolgere e verrà spesso invitato a interagire con tanti dei presenti.


Un’altra donna, con parlata spagnola stavolta, è qui accompagnata da un’amica che ha già fatto l’esperienza: molto desiderosa di imparare ciò che serve alla vita e disimparare ciò che addormenta e ferma la vita.

Ma siamo tutti stanchi di questa giornata di viaggio non solo geografico e ci diamo appuntamento al mattino dopo, con l’impegno di resistere alle tentazioni di fuga, reale o virtuale che sia.



I^ GIORNATA.
 
 
E così il mercoledì iniziamo puntuali, guidati da Marco, poliglotta alle prime armi, Enzo e Titta poliglotti veri. Ci accompagnano ad ascoltare il respiro, primo elemento “esterno” che  ci attraversa e ci nutre: così faremo con le nostre reciproche vite ed emozioni.


Prima nota: ascolto dello stato quiete.
C’è chi ha dormito poco: chi esprime in modo simpaticamente forte il disappunto di essere conosciuto come “il fratello di…” e le note di “Bello e impossibile” ci fanno un po’ svegliare e poi accogliere anche il dolore di una figlia incazzata nera con la madre, stanca di essere il suo bidone della spazzatura: ma come può pretendere di essere vista da una madre che non sa più chi è, cosa sente, cosa vuole…? 



Eccoci alle spiegazioni di Marco, Giorgia e Titta sul significato di Metodo Alla Salute: via-percorso per andare oltre i limiti finora imposti dalle epistemologie religiosa, filosofica e scientifica (che ragionano per opposti ed escludendo parti scomode ); verso una Salute -Sarvas, intesa come interezza-cioè Salute e Salvezza.

E poi al simbolo del Metodo: la lumaca che attraversa la strada che fa (senza saltare gli ostacoli o i terreni scomodi), usando i suoi globcettori per captare ciò che va oltre il sensibile, oltre le parole… verso le emozioni e le aspirazioni dell’anima; il suo procedere lento verso l’inedito; il suo abitare l’essenziale, la casa interiore; il suo poter esprimere sia la parte femminile che quella maschile; il suo lasciare la scia come il nostro lasciare traccia, documentazione del percorso fatto…



 Titta ci invita ad osservare bene la gigantografia alla parete: una lumaca con dei piedini da neonato al posto della coda e la testa di un  adulto dallo sguardo tristissimo a causa delle sue specificità non cresciute, non viste, non alimentate, tagliate e cauterizzate… ma ancora molto  sofferenti. 

E ALLORA DAI! LE COSE GIUSTE TU LE SAI… canta  Giorgio Gaber nel primo pensiero antenato di questo primo giorno. E già le sue parole ci smuovono le emozioni e ci fanno sentire  il pianto o il grido che ci ha accompagnato nelle nostre infanzie e adolescenze, pianto che abbiamo in qualche modo tappato e che spesso non vogliamo più sentire, nemmeno quando sono i nostri figli a farlo per noi.


A questo punto il secondo pensiero antenato: una giovane madre imbraccia il bastone della pioggia e con coraggio ci conduce in un lungo viaggio interiore che ci porta sulla battigia a sentire il massaggio al corpo, o la pioggia tropicale, o il vento tra le foglie del bosco; qualcuno invece si sente precipitare nel suo pozzo di Vermicino…; è un suono che insiste e risveglia ricordi. 

Ricordi di solitudine e di attesa di un padre sempre assente e via con gli amici; ricordi di un bambino che non vuole dormire e ascolta il canto della pioggia; un suono visionario, per qualcuno guaritore, che fa arrivare fontane di acqua azzurra per ripulire ferite emotive… o acqua sporca di rabbia, per far capire il lavoro che c’è da fare…; suono per alcuni difficile da sostenere perché rievoca emozioni insopportabili di ansia, col battito cardiaco che aumenta…


Siamo davvero unici, e le nostre così diversificate reazioni allo stesso stimolo aprono le porte ad accogliere le nostre specificità. 

Con nostra sorpresa una giovane francese sceglie una canzone italiana molto adatta per farci  passare alla fase delle comunicazioni: "Gli Impermeabili", di Paolo Conte. Eh già, gli impermeabili che spesso mettiamo per riparaci dalle piogge di emozioni che non siamo più abituati a sentire e ci spaventano!


Con il titolo della Teoria finale: “L’ immobilità esterna del marasma interiore”; riassumo le comunicazioni e immersioni che ci hanno uniti in questa giornata.
 
A volte proviamo un “marasma” interiore che ci assilla di emozioni e pensieri vorticosi che ci spaventano e non sappiamo come farli uscire: la paura di perdere la situazione in cui stiamo, anche se negativa ma conosciuta, ci fa muovere apparentemente…ma in profondità ci fa restare  immobili.


Visioni chiuse del mondo e strumenti non adeguati per questo mondo villaggio in cui sono crollate le  epistemologie parziali che tenevano in piedi le persone fino a qualche decennio fa… non bastano più per reggere la sfida della vita.
 

MARASMA significa CONSUMARSI.
 

Ognuno di noi nasce come scintilla di mistero e molteplicità che abbisogna di adulti cresciuti per essere accompagnata a crescere. 


Invece spesso nasciamo in situazioni familiari già appesantite da storie di sofferenza, ignoranza, povertà… e non ci permettiamo nemmeno il lusso di disturbare con il nostro entusiasmo poi deluso, ci consumiamo in soluzioni apparenti. 

E, se un figlio si permette di mostrare suo dolore, noi ci spaventiamo, non riuscendo a distinguere il dolore del figlio dal dolore che ha risvegliato in noi, il nostro, perché è quest’ultimo che ci spaventa.
 

Ma qui, in questa sala dove abbiamo ascoltato con rispetto i racconti, le assonanze e i giochi di rispecchiamento… ci permettiamo il lusso di dare tempo -Kronos e Kairòs- per accogliere e andare oltre i meccanismi di immobilità: come il rimbeccarsi senza soluzione di una madre e  di una figlia che chiedono entrambe di essere viste e non controllate; accogliamo e aiutiamo a sciogliere la paura di un padre che, risvegliato dal dolore-scoppio del figlio, umilmente si mette in gioco per contattare forse per la prima volta  chi è lui aldilà dei ruoli sociali di bravo padre di famiglia-gran lavoratore che ancora sarebbe disponibile a ridursi e rinunciare a se stesso per salvare i familiari.

Accogliamo e diamo valore al dolore prorompente di chi non sa chi è e ha paura di sentirsi definito e riconosciuto solo come “fratello di…, sorella di…, moglie di…”. 


Accogliamo il dolore di un figlio che trova il coraggio di raccontare gli espedienti poveri di lui bambino in solitudine, costretto a parlar da solo per sentirsi e consolarsi, con i sensi di colpa per aver rubato ai nonni qualche soldo: sostituto inadeguato di attenzioni genitoriali molto parziali; genitori che, spinti dal disagio dei figli espresso in modalità diverse,  ora si permettono di guardarsi dentro e cercano di agire con modalità più adulte. 

Accogliamo e visitiamo  il dolore di una donna che si concede di rompere l’ideale di figlia e madre perfetta e riconosce nella sofferenza per suo  figlio anche la sofferenza  che non ha  potuto esprimere con la sua  famiglia d'origine, già appesantita.

Visitiamo il marasma di una giovane che nel vuoto dell’estate, quando la frenesia del lavoro non tappa più la confusione, sente la mancanza di radici vere e profonde. 

Accogliamo il coraggio di esprimere in terra straniera la timidezza che solo la musica riesce a vincere per esprimere le emozioni e solo qualche bicchiere di vino riesce a far muovere il corpo ancora dolorosamente immobilizzato.


Gli accompagnatori di oggi si sono presentati e sembra impossibile che dietro le persone che oggi ci sono state di riferimento, ci siano storie così dolorose e avventurose. 

Se c'è chi oggi è stato in conduzione ed in passato è stato: bloccato in soluzioni virtuali, positive e funzionali o distruttive e spaventose che siano, e ora invece mette generosamente a disposizione della vita la loro crescita… c’è da rimboccarsi le maniche con entusiasmo e solidarietà per imparare a navigare in questa rete non virtuale, ricca di contradditorie molteplicità da esplorare. 

La Vita  diventa un viaggio che ci farà trovare lo STRAORDINARIO nell’ORDINARIO!

Ermanna

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