giugno 14, 2015

Pedaso (FM), venerdì 5 giugno 2015. PROGETTO "LA FINESTRA DI BABICH". Quinto giorno.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429
Prefettura di Foggia







V° PROGETTO 
"LA FINESTRADI BABICH".
PROGETTO DI CONVIVENZA AL FEMMINILE.

V° giorno.
 


Si comincia in ritardo, alle 10:45, l'utero vuole i suoi tempi e non sempre le gravidanze sono a termine, a volte avvengono prima e a volte dopo i tempi canonici.
Alcune donne sono scese per il risveglio del corpo accanto al mare, guidate da Donatella, che ci ha accompagnate con la sua parte selvaggia, svelandocela. 
Ha iniziato ad esprimerla timidamente, non più in solitudine; concedendosi il suo tempo di incontro e condivisione.Una ricchezza!


Rientrate dal mare, abbiamo atteso. 
C'era qualcosa nell'aria che ci e si dilatava.
Arrivate le Co.Co. da un incontro fra di loro, ci riversiamo tutte nel gruppo, come se avessimo già fatto scialuppe di risveglio tra di noi.
E il tempo perde  di senso.
Lo stare assieme non ha più confine.



Infatti, appena ci ritroviamo, Amelia ci porta  nel pieno della sua “gravidanza”.
Viene fuori la vergogna di esprimere i suoi bisogni... dall'esperienza fatta con le donne in Toscana, ha messo a fuoco questa sua Miseria.
Mezzo secolo vissuto all'ombra di un bisogno inespresso nella sua storia: come può iniziare ad essere alimentato?
Amelia oggi riesce ad intravedere una luce e lo fa esprimendo il desiderio, che la spinge ad avvicinarsi alla porta del dolore
Ora è nell' Utero a cielo aperto e ora è un altro tempo.
Il "lager" di Amelia fa da detonatore per diverse dinamiche che esprimono la potenza del materno e femminile, che accoglie senza chiedere, che nutre senza parole. 




Maddalena intona una ninna nanna che recita di un mondo senza paure... le stesse paure che portano subito Maddalena ad abbandonarsi a quel materno.
Maddalena ora è nell'Utero a Cielo aperto. 
Lei si interra, tira fuori  la sua verita' semplice, il bisogno della mamma, sillabando il suo suono doppio.


Rocchetta, con l' aiuto di Luciana, chiede un Utero di rinascita per sé e per tutte.
Come in una danza di opposti, si passa dalla Vita alla Morte: Antonella viene aiutata da Paola, Adriana e Agnese che come nel film del Natale, presente passato e futuro le fanno attraversare le parti della sua Vita-Morte nel Presente (Paola), Passato (Agnese) e Futuro (Adriana). 



Si sente la sacralità della morte, la sua presenza legittima nella vita di ognuno e si decide di ascoltare e rispettare questa parte di Antonella, come una parte della vita e di celebrarla, sospendendoci ed aspettando la sera per farlo. 
Questo ci consente di abituarci alla presenza delle parti morte nella vita, dovendoci convivere fino alla sera.
A questo punto, tutto cambia.

 
Agnese, testimonia raccontando del monito della madre che le diceva di star attenta a non cadere nel pozzo, quelle parole per lei erano più di un richiamo; nasce in lei la consapevolezza di non essersi concessa neppure la morte... avrebbe dato più fastidio da morta che da viva...

E proprio questa verità e la vita che sente scorrere attorno a sé, le danno la spinta per riprendere la sua vita in mano.
Festeggiamo la bambina Agnese tornata alla vita, abbandonandoci ad un connubio di giochi e danze. 



Nel pomeriggio cominciamo con un pensiero musicale di Donatella “Todo cambia”. 

Marinella chiede ad Ekaterina di insegnarle  a stare  sola con se stessa. La risposta non trova Marinella pronta; la risposta giusta data nel momento sbagliato può sortire un  effetto peggiore di dire semplicemente una cosa sbagliata.


 
La parte figlia di Giuseppina sente che si sta avvicinando sempre più, tanto che le si manifesta con potenza, nel corpo, in quella parte che e' la prima che entra in contatto con il corpo della madre, dalla bocca in giù. 


Ancora una volta l'Utero devoto accoglie la parte figlia di Giuseppina. 


E' ora di “fare il funerale” ad Antonella:
Ekaterina e Giovanna aiutano a far vedere ad Antonella come il suo stare nella morte le si sta trasfigurando nel corpo.
Giovanna rivede in Antonella un suo vecchio meccanismo che consiste nel sentirsi fuori da tutto come se nessuna di quelle dinamiche le appartenessero.


Viene chiesto ad Antonella se veramente il suo desiderio e' quello di lasciarsi morire... 
Decide di afferrare la vita! Per fortuna!!! 
Non avevo nessuna voglia di seppellire la mia Amica, tutto e' andato come doveva andare!!!!
Decidiamo, a fine serata, assieme, di dedicarci il silenzio, antenato sacro che ha spinto alcune di noi a rifugiarci altrove, per non udire.
Come Adriana, che si e ci regala una danza, la danza che si  fa spazio nel silenzio.



A volte, per essere visti, sarebbe opportuno il silenzio.

Questa giornata iniziata in ritardo, e' finita con una luna che si e' fatta attendere... l´Utero è così: vuole il tempo che ci vuole.


Paola S.
Antonella
e
Veronica

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