maggio 06, 2015

Aula Didattica Gianna Stellabotte, 14-19 Aprile 2015.Settimana Intensiva di Aprile.




FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429 
Prefettura di Foggia





RESOCONTO DELLA SETTIMANA INTENSIVA DI APRILE 2015




Martedì sera ci si riunisce tutti in una sala dell’Ospedale D’Avanzo di Foggia per l’accoglienza
I conduttori della settimana cercano di mettere a proprio agio tutti da subito invitando ognuno a parlare di sé davanti agli altri ed esporre il motivo della loro presenza. 
Le problematiche o meglio il “disagio diffuso” sono più o meno visibili in alcuni, il panorama di etichette dettato in maniera amorale dalla nostra società è svariato: bipolari, psicotici, depressi, tossicodipendenti, persone con problemi famigliari  o sotto psicofarmaci, disagiati, frustrati, etc. 

E’ stato destabilizzante inizialmente doversi esprimere al microfono, parlare del proprio privato e ancor di più sentire il contatto fisico delle persone intorno, quasi a voler instaurare immediatamente un rapporto di fiducia reciproco.
Gli incoraggiamenti attraverso applausi non sonori (di incoraggiamento) e gli abbracci scanditi dalla durata minima di 10 secondi sono strane abitudini, ma fanno parte delle caratteristiche introduttive al Metodo alla salute dei giorni successivi. 
  
La convivenza e la condivisione di spazi comuni contribuiscono a creare un clima favorevole all’apertura lasciando alle spalle il timore e la paura di giudizio che invece hanno caratterizzato la vita di tutti all’esterno.

Graal alla salute

Mercoledì mattina c’è ancora un po’ di diffidenza ma, attraverso le prime fasi del gruppo, le storie personali iniziano a sciogliere quel blocco individuale di incomprensione, di non capire dove si è finiti e perché.  
Il paragone spontaneo sulla gravità di ogni situazione rispetto alla propria imbarazza fino ad un certo punto; poi si capisce che si è drammaticamente uguali davanti alla sofferenza. 
Il pomeriggio è dedicato ad una sorta di analisi della mattinata (Teoria), cercando assieme un Fondo comune, nel quale ogni protagonista di questo viaggio possa riconoscersi.

Giovedì la situazione cambia drasticamente in meglio, è bastato il racconto di una storia a scatenare un effetto domino di emozioni legate alla sfera affettiva famigliare: padri assenti, madri preoccupate di non dare abbastanza ai loro figli, sessualità, etc. 
Non si capisce perché o come sia iniziata ma ci si ritrova abbracciati a cantare “Almeno tu nell’Universo” di Mia Martini
Le dinamiche portano inoltre a palesare l’inadeguatezza in questo contesto di un ragazzo, per il quale successivamente viene allestito un funerale simbolico, a  cui tutti partecipiamo associando la sua morte  “fisica” alla morte delle nostre paure, lasciando andare le parti morte per tornare a vivere. 

"Salto precipiziale" di Michela Garbati

Il fondo comune questa volta è ricco di materiale da esaminare, il tempo in aula sembra non bastare. E’ interessante e quasi inspiegabile osservare come il tempo non esista nel corso delle giornate; non si dà limite di tempo alle emozioni o fretta alle parole; ci si ferma per mangiare al momento opportuno e basta. 
Ciò che accade fluisce e vive di vita propria, travolgendo chiunque.

 La giornata di Venerdì è di sicuro la più originale, la stessa stanza che nei giorni precedenti ha visto lacrime, deliri e sofferenza, magicamente cambia atmosfera e l’abbraccio di accoglienza dei conduttori  introduce al Rito. 
Le scarpe oggi restano fuori, il contatto con la “Madre Terra” è il primo indiscutibile obiettivo.
Durante la mattinata siamo invitati a sentire il nostro spazio e appropriarcene, scoprire noi stessi attraverso le mani dei nostri compagni , percepire il ritmo antenato del nostro corpo e dargli vita attraverso il movimento. 

Nessuno ci dice cosa fare o come farlo , lo sappiamo già semplicemente lo avevamo dimenticato prima là fuori. 
Il sudore, la danza, la Vita, sono i protagonisti indiscussi di venerdì mattina.

Al  pomeriggio ci si ricompone nel minimo consentito per apprendere la Teoria, parte importante del Metodo alla Salute con spiegazioni, esempi e diapositive.

Mito della caverna


Il mito della caverna di Platone aiuta a comprendere quanto ci si accontenti  e ci si senta inermi davanti alle difficoltà della vita, quanto sia più facile vivere di ombre invece di scomodarci a cercare la luce che le riflette. 
I conduttori dell'Unità didattica, Giovanna Velluto e Flavio Menegat, riescono a trattare in maniera spigliata e accattivante queste tematiche, portando anche esempi di vita vissuta nelle quali ognuno di noi un minimo ci si riconosce, prima o poi. 


Sabato è la giornata dedicata ai “Ring” il termine racchiude in sé sia l’idea di sfida che quella di comunione in un certo senso, pensando al significato in inglese. 
In questa fase è determinante la pazienza, nella vita quotidiana si tende spesso a prevaricare o colpevolizzare chi ci fa soffrire, vomitando sugli altri solo il nostro negativo pretendendo però un positivo in cambio. Qui il sistema è diverso è più importante ascoltare che parlare, è più importante apprezzare che giudicare, è più importante capire che essere capiti. 
Con questo approccio il risultato è sicuramente diverso dal solito, ci si mette a nudo e si esamina il disagio o il sintomo che ha portato la persona in questione a trovare delle proprie soluzioni, spesso non condivise da società o famiglia.

 I protagonisti fanno fatica a guardarsi negli occhi, a fare complimenti, ad abbracciarsi… è come se non fossero mai stati capaci di farlo o avessero sempre voluto, ma qualcosa avesse frenato e bloccato questa esigenza.

Rinascita -Gino Tartaglia

Domenica è una giornata lunga e stancante, è tempo di bilanci
Tutti siamo chiamati a parlare di come abbiamo vissuto la Settimana intensiva e, con l’aiuto dei conduttori, ad esaminare la nostra esperienza.
Bisogna andar via e affrontare la routine della vita quotidiana, con la paura di ricascare nei soliti meccanismi che siamo stati cosi bravi a sciogliere ed esaminare in questo viaggio e anche la stranezza di trovare le parole giuste per raccontarla agli altri all’esterno, senza togliere l’immenso valore che invece ha avuto per noi. 
Per molti una settimana intensiva non basta, le casistiche sono sicuramente diverse tra loro ma lo spirito è stato inevitabilmente lo stesso almeno in questa.  
Non si può pretendere di cambiare tutto in una volta, lasciandoci alle spalle la porta chiusa di quell’aula che è stata per noi come un grembo materno, anche se solo per una settimana, ma se siamo venuti e ci siamo rimasti vuol dire qualcosa. 


La consapevolezza è il primo passo verso il cambiamento, un passo piccolo e lento, un passo da “lumacaverso la salute o meglio “Alla Salute”, in modo da ridurre sempre più la distanza tra noi e gli individui di una società apparentemente utopistica di “Nuova Specie”.




Luca e Sabrina

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