febbraio 12, 2015

Aula Didattica Globale "Gianna Stellabotte", domenica 8 febbraio 2015.Corso di Epistemologia Globale e Dinamiche di Vita.Ultimo giorno della I^ Settimana.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS 
Registro Persone giuridiche n. 429
Prefettura di Foggia




CORSO DI EPISTEMOLOGIA
GLOBALE E DINAMICHE DI VITA.
ULTIMO GIORNO DELLA I^ SETTIMANA.

 

La giornata inizia con i ringraziamenti ad Adriana Velluto per la calorosa ospitalità offerta ai corsisti ospiti presso la casa dei nonni. Anche Grazia viene premiata attraverso l’ascolto della voce registrata di sua madre che le intona un canto a lei dedicato.
A tal proposito Mariano si sofferma sulla bellezza di fare rete, nel senso di sviluppare quelle capacità che ci rendono sensibili al punto da donare ai nostri compagni cose che, pur non avendo un valore monetizzabile, hanno una straordinaria importanza e bellezza.

Vengono messi in vendita dei cappelli gentilmente realizzati dalla madre di Sabrina il cui ricavo viene totalmente devoluto alla Fondazione e Giovanni d’Errico puntualmente ci aggiorna sullo stato di avanzamento dei lavori della Masseria.


Mariano inizia la giornata paragonando le squadre di calcio all’Uno-Trino: in ambedue c’è l’attacco, il centrocampo e la difesa.

Ci parla della trasformazione. Quando le persone cambiano non sono più le stesse. Cambiando ci si trasforma e non si è più riconoscibili. Questa metamorfosi avviene anche a livello fisico quando è autentica.

Ogni identità psicotica è come un sasso per cui io poggio il piede sul primo, poi sul secondo e poi sugli altri sassi per procedere.

Gran parte del tempo viene dedicato al sermone domenicale che Mariano tiene appassionandoci alla lettura del "Bereshit". Ci parla del popolo di Israele ed applica a quel Fenomeno Vivo la Teoria dell’Uno-Trino. Ascoltiamo la storia di  alcuni personaggi biblici.
Mariano ci invita a leggere i Testi sacri ed in particolare i salmi belli e pieni di metafore e ci informa che ai tempi di Davide furono scritti i libri della Bibbia (Bereshit). Quello fu il periodo in cui la tradizione orale prende forma scritta diventando la Torah. Ci parla del significato dell’unzione, del papa nero che è il generale dei Gesuiti, chiamato così per via del fatto che il colore dei vestiti indossati dai gesuiti è nero.

Diversi personaggi si alternano nel racconto biblico: Anna, Tamara, Samuele, profeta di Davide e tutta la storia sarebbe in verità bene leggere, dal momento che il sapere della Bibbia aiuta a comprendere l’In.Di.Co. individuando spesso nelle persone più semplici qualcosa di buono.


Prima di entrare nel vivo Mariano si sofferma sull’unità didattica “L’unità di crisi” riflettendo sulle posizioni in cui si trovano collocate Giovanna e Barbara.

Per Mariano, Giovanna è collocata nella fase “mi distinguo”. Aggiunge che ha svolto un buon lavoro di ampliamento del codice simbolico.

Barbara è andata al di là del fatto di estendere le conoscenze, vivendo delle parti sue proprie anche se è stata importante la presenza di Mariano per sciogliere alcuni nodi.

Mariano rivolge parole di apprezzamento nei confronti di Giovanna che non si preoccupa di mostrare i suoi eventuali limiti e, dopo 47 anni di vita insieme la promuove a compagna della sua vita.

Giovanna ci racconta la loro storia di coppia, di quel suo periodo buio in cui, in seguito ad una delusione d’amore non si sentiva più attratta da nessuno, e di come invece Mariano l’abbia affascinata parlandole del suo Progetto: “Io non ho capito niente, ma era bello!” 


Ha raccontato poi della maniera in cui Mariano è riuscito a carpirle il cuore quando, alle giostre, lui le ha confessato di volerle "quasi, quasi, bene" e di come quel quasi, quasi, sia diventato nel tempo: "Qua sì".

Anche Barbara interviene proiettando una fotografia del matrimonio dei genitori. Illustra la foto che ritrae la madre vestita da sposa appoggiata ad una colonna di marmo ed il padre davanti ad una macchina lì parcheggiata. Questa foto per Barbara è molto significativa perché è l’emblema di come lei vede i genitori. La madre una colonna di marmo, ed il padre uno sempre pronto a viaggiare.

Si sofferma a raccontare di come, dopo tutti questi lunghi anni di vita insieme, un po’ alla volta le parti dell’uno e dell’altra si siano in parte integrate creando un nuovo inedito.

Mariano si lascia un po’ trasportare dalla nostalgia per quel tempo passato e dice che gli piacerebbe cambiare quello sfondo di tramonto, sostituendolo con uno nuovo in cui faccia capolino il sole dell’est. 

Ringrazia Barbara, sua compagna, con un po’ di rammarico per averla “slattata” un po’ troppo presto dalle cose sue, rincuorato però dalla certezza di avere una vera erede e coglie l’occasione per invitarla a scegliere, risolvere e vincere, affermando di essere già sin d’ora certo che, con le sue proprie modalità, Barbara otterrà la vittoria. 
Si ripercorrono le burrascose dinamiche famigliari degli ultimi tempi, si parla dei litigi, delle mazzate date e prese a conferma del fatto che nessun risultato si ottiene facilmente.
In complesso adesso è molto migliorato anche il rapporto tra le sorelle, e tra le figlie e la madre che Barbara ha sempre fatto fatica a vedere nel ruolo genitoriale.


Alla fine del racconto Mariano stabilisce di trattare due questioni aperte, quella di M. G. e quella di M. Lo fa sottolineando la capacità di un buon conduttore di intervenire nel momento più opportuno.

Introduce le storie individuando i punti in comune tra le donne: il mestiere, entrambe sono medico odontoiatra, mogli di medici, e madri di due figli sintomatici.

M.G. a differenza di M. può contare sull’anello della famiglia. Mariano le propone di prendere un anno sabbatico, periodo in cui mentre lei si impegna a scendere nella “sua cantina” il marito e i figli possono avere l’opportunità di intessere stando da soli, nuove modalità di rapporto.

M.G. accetta la proposta nonostante le difficoltà anche pratiche che tale scelta implica.
 
Anche per M., Mariano propone un lungo periodo di distacco dal figlio sintomatico ed un invito a scendere nella propria caverna. In questo caso la situazione è più complessa poiché essendo M. l’unico famigliare deve procedere ad un affidamento legale del figlio. Titti si offre di seguire l’iter burocratico, mentre diverse sono le offerte di ospitalità per le due donne che hanno accettato questa non facile, ma necessaria soluzione di distacco dai propri figli.

Viene ancora una volta evidenziata e sentita da ognuno l’importanza e la bellezza di sentirsi ed essere in rete.


La giornata si conclude con gli apprezzamenti non solo per la conduzione del corso da parte di Giovanna e Barbara ma anche per le innegabili doti espresse chiaramente da due donne di grande valore.

Beh, che dire. Anche il nostro Mariano è stato molto bravo.

Gianmatteo Ercolino
 

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