dicembre 13, 2014

Troia (FG), domenica 23 novembre 2014. IV° EDIZIONE DEL PROGETTO "LA FINESTRA DI BABICH". Ultimo giorno.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429
Prefettura di Foggia
 


IV° EDIZIONE DEL PROGETTO
"LA FINESTRA DI BABICH".
DALLA MISERIA
ALLA GRANDEZZA.

 Settimo giorno.



Oggi lasciamo la casa “Dai nonni”.

Lasciamo la casa che ha ospitato la IV° Edizione del Progetto “La Finestra di Babich” e ci rechiamo a Foggia nei locali della Fondazione Nuova Specie ONLUS dove ci aspettano amici e parenti…

Qualcuno è venuto anche da molto lontano e tutti ci aspettano nell’Aula didattica globale “Gianna Stellabotte”.

Ci accolgono le note della "Cavalcata delle Valchirie" di Wagner.

Siamo tutte “incoronate” e “dritte e fiere” sfiliamo nell’aula.

Restiamo tutte sorprese dalla nuova disposizione dell’arredo. C’è stato un vero capovolgimento della stanza e per tutte noi è un segno corrispondente al capovolgimento che ognuna di noi ha fatto o avviato in questa settimana per partorire la propria grandezza.

Grazie a questa nuova disposizione, come a darci ancora più forza e coraggio, alle spalle ci ritroviamo due importanti antenati: il quadro che raffigura Gianna Stellabotte, giovane donna che lavorava come infermiera presso il Centro di Medicina Sociale, morta prematuramente per omicidio e l’affresco che rappresenta "L’albero della Vita e della Conoscenza", anche questo ci ricorda il Centro di Medicina Sociale di Via Arpi

Al centro della parete un altro antenato che ci ha accompagnate durante il progetto e che non ci ha fatto smarrire l’orizzonte: un quadro della nostra cara artista Michela Garbati che rappresenta il mondo pensato e generato dal “Femminile”.

Le sorprese non sono finite…

A condurre la giornata due splendide donne: Barbara e Francesca Loiacono.

Geniale è stato il rito dello sposalizio che Barbara e Francesca hanno organizzato.

Il I° “Matrimonio di Nuova Specie” è stato proprio quello fra Giovanna Velluto e Maria Grazia Napolitano rappresentanti dei due gruppi che insieme hanno realizzato una nuova versione del progetto “La Finestra di Babich”. Testimoni di questo matrimonio le conduttrici del progetto: Chiara, Gina, Pia e Pina.

Il rito dello sposalizio è continuato, ogni donna è stata chiamata a sposarsi con se stessa e con le parti messe al mondo nell’Utero devoto che si è creato nei giorni appena trascorsi. Ogni donna ha avuto l’occasione di indossare un velo e ad ognuna è stato donato un fiore diverso. Diversi e misteriosi sono anche i semi che ci hanno consegnato e che ognuna di noi pianterà e avrà cura di far nascere e crescere.

Ognuna ha coinvolto altri testimoni a garanzia del percorso appena iniziato e ha potuto fare un primo bilancio dell’esperienza.

Momenti di profondità, di dinamiche e di dolore si sono mescolati e armonizzati con musiche e danze.

Michela ha raccontato del suo momento di dolore. Proprio negli stessi giorni della “La Finestra di Babich” lei, accompagnata da Giovanna Negro e Gioele, ha affrontato una grande miseria, percorrendo i luoghi della sua infanzia ha contattato la morte che da tanto tempo è dentro di lei.

Antonella ha prima consegnato a sua madre un “no” che grazie a dinamiche di accompagnamento si è trasformato a fine festa in un seppur debole “sì”.

Gioele, con il suo bel femminile ci augura e ci invita ad esprimere la grandezza di cui siamo capaci non solo nel codice razionale – simbolico ma in tutti i nostri quattro codici. A fine serata ultima sorpresa! 

Mariano consegna una prima cellula della nuova creazione al femminile: le settimane finora coordinate da maschi con un buon femminile saranno coordinate da donne con un buon maschile.

Giovanna, Michela e Sandra coordineranno la Settimana intensiva di dicembre. Un grande applauso chiude la festa!

P. S. Giovanna, Maria Grazia, Pina, Pia, Chiara, Gina, Donatella, Patrizia, Maria, Silvia, Giorgia, Rosa, Nadia, Sandra, Maria Gabriella, Silvana ricordiamo che:
“Chi è diventata grande è capace di mettersi a servizio di chi si sente misera e non conosce ancora i semi della propria grandezza”.

Pina Pitta

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