novembre 29, 2014

Foggia, lunedì 24 novembre 2014. RECENSIONE DELL'OPERA PRIMA DEL DR. CIRO MUNDI, scritta da Martenea Prossimo.


FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429
Prefettura di Foggia




"HAI STRAPPATO IL FIORE,
LE RADICI RESTANO,
SI IRROBUSTISCONO E SI DIRAMANO,
DARANNO TANTI FIORI".

 CORRADO



Da Milano, 24 novembre 2014

Le rare volte in cui avevo incontrato Ciro Mundi, erano state principalmente caratterizzate dalla mia partecipazione ad una protesta per me molto importante: evitare la chiusura del Centro di Medicina Sociale di Foggia o richiederne la riapertura.

Non sapevo poi molto su di lui, se non che si trattasse di un medico, di un neurologo e che avesse un legame di stima per Mariano Loiacono, ex Direttore del C. M. S., ma anche mio maestro, oltre che psichiatra ed epistemologo globale.

Di Corrado, Nicolcarlo, Oreste, Marisa, Anna, Eugenia, Bruno, Manfredi, Arturo, Aurelio e gl’altri, non sapevo proprio nulla, non immaginavo.

In quest’ultimo periodo ho scoperto che il Dr. Ciro Mundi è il Direttore della Struttura Complessa di Neurologia degli Ospedali Riuniti di Foggia, ma anche uno scrittore.

Per uno strano giro di condivisioni, sono arrivata a leggere tutta la sua opera prima: Hai strappato il fiore.

Oggi, senza alcuna presunzione, né particolari competenze, mi piacerebbe raccontare cos’ha raccontato a me il romanzo di Ciro Mundi: mie riflessioni, considerazioni, sensazioni.

Inoltre mi piacerebbe utilizzare alcuni degli strumenti che Mariano Loiacono ha perfezionato in questi lunghi anni di sua ricerca, dando anche valore alla relazione che esiste tra lo stesso Mariano e Ciro.

Non pretendo di fare una critica all’opera, nel modo più assoluto, ma ho piacere a dar valore ad un lavoro importante, che si snoda tra le conoscenze scientifiche di Ciro Mundi ed il suo mondo interiore, fatto di grande sensibilità e delicatezza, di amore per la sua professione, ma anche la sua terra, di rispetto per l’epistemologia scientifica, ma anche per la cultura contadina.

Dal Graal delle Profondità: Corrado e la gabbia del Codice simbolico.

Già dalle prime righe del romanzo, ho sentito che Corrado poteva essere uno di noi, uno dei tanti giovani imprigionati nel Codice simbolico. Uno dei tanti giovani che per tanto tempo, hanno vissuto nell’illusione di possedere anche gl’altri codici.

Torniamo indietro di qualche passo, per spiegare brevemente cosa sono i codici e a quale unità didattica mi sto riferendo.
Secondo la Teoria globale del Dr. Loiacono, possiamo individuare  quattro Codici a cui far riferire le nostre esperienze di vita.

Il Codice simbolico, codice della razionalità, della parola, dei numeri, di ciò che è misurabile.
Il Codice analogico, codice del corpo, ma anche del territorio, del sentimento di appartenenza, dello spazio.

Il Codice bio-organico, codice delle emozioni, delle nostre istanze più profonde, dei sentimenti.

Il Codice metastorico (ontologico), di più difficile spiegazione: rappresenta tutta quella parte della nostra esistenza che non possiamo vedere, né prevedere, che non sottostà a leggi scientifiche, né si manifesta con l’utilizzo dei nostri sensi. Tutto quello che non è storia, che non conosciamo, ma che influenza il nostro stare nel viaggio della vita.
Ecco, quando penso a Corrado, ma anche ad altri personaggi del romanzo di Ciro Mundi, vedo un bambino, un giovane, un fratello, un compagno, un padre, un ricercatore bloccato, ingabbiato nel Codice simbolico. Un giovane uomo che per placare l’estremo dolore provato in tenera età (il fratello maggiore Nicolcarlo muore improvvisamente poco più che adolescente), decide consapevolmente di trascorrere un’esistenza controllata e priva di emozioni.
Più volte durante la lettura, Corrado in prima persona, ricorda a se stesso di muoversi nella vita sempre e comunque avendo tutto sotto controllo, sia episodi esterni alla sua anima, sia i suoi pensieri, sia le sue relazioni: non c’è spazio per l’inedito, per la passione, per il dolore, per l’inatteso.
Tutto è rigidamente controllato, previsto, strategicamente organizzato. Poche sono le situazioni in cui Corrado si trova a dover cedere alla violenza repressa dei suoi altri codici, poche e se vogliamo, possiamo anche dire fatali.

La morte del giovane Nicolcarlo, l’assenza del padre, la fredda sensibilità della madre, portano Corrado a condurre una vita di calcoli (direttore e ricercatore per l’Istituto di Chimica), di rapporti superficiali con le donne, di assenza di amici, di eleganza nell’abbigliamento, un’eleganza al limite dell’ossessività e di solitudine, spesso scandita dal suono della sua amata musica classica.

Corrado non abbraccia, non piange quasi mai, si muove nello spazio con un corpo snello, non scambia con altri corpi, se non nella sessualità spesso fugace con varie donne o travolto dall’amore per il suo unico figlio legittimo.
Corrado trascorre l’esistenza a bloccare immagini nella sua mente, a suddividerle in ciò che può essere pensato, che non addolora, che non minaccia la sua precaria protezione dalle emozioni e in ciò che deve essere emarginato (il ricordo sbagliato, la possibilità di ritornare al dolore originario).

In tutto questo suo procedere nell’ordinario, nella vita di tutti i giorni, Corrado si attornia di personaggi che come lui, chi più chi meno, hanno scelto di vivere quasi esclusivamente nel Codice simbolico, rinunciando agl’altri ed in particolare alle emozioni (al Codice bio-organico).
Poche sono le figure diverse, principalmente donne: Valeria, Astrid, Ornella, Marisa, Anna, ma soprattutto Mimì ed Aurelio. A pensarci bene, tra tutte le figure femminili presenti nel romanzo, la donna con cui Corrado decide poi di trascorrere la sua vita, colei che lo renderà padre, Eugenia, è quella che meno di tutte ha mantenuto un contatto con i suoi codici più profondi, o per meglio dire lo anestetizza man mano che procede nella sua vita, in virtù della scelta di portare avanti la sua carriera di architetto.
Oreste, Bruno, ma anche Enrica, sono tutti personaggi semplici, ma non semplici perché in contatto con le loro origini, semplici nella scelta di restare in un Codice simbolico, fatto di doveri e di quieto vivere, di annullamento dei rischi, di scelte ovvie.
Sicuramente non sono personaggi di questo tipo Nicolcarlo ed Alberto, giovani inquieti, ribelli, con ancora i codici profondi vivi, forse tumultuosi, che però nel romanzo finiscono per avere vite interrotte: il primo morto con un problema al cuore in giovane età, il secondo abbandonato con uno scoppio psicotico, che lo porterà ad essere dapprima ricoverato in neurologia e poi cronicamente definito schizofrenico e rinchiuso in una comunità in Francia. 
Un altro personaggio, che probabilmente mai aveva accettato di far morire i suoi codici più profondi, è il padre di Corrado, una figura di cui sappiamo poco, ma che arriviamo a scoprire essere un uomo di grande onore, legato alla terra e alle relazioni di amicizia e di affetto.
Le due figure più positive, a mio parere, restano Mimì ed Aurelio, padre e figlio (anche se il vero padre di Aurelio era il padre di Corrado): uomini della cultura contadina, legati alla terra, alla condivisone, uniti da relazioni profonde di rispetto, ma anche di sentimento, capaci di condividere amore reale e fratellanza.
Ed in effetti è come se il romanzo fosse diviso in due, come se Corrado fosse diviso in due: il Corrado di Roma, menomato dalla perdita del fratello, solo e razionale, calcolatore e freddo d’animo, ed il Corrado che riscopre la Puglia, i legami tra uomini, la figura del padre, il desiderio di abbandonare il controllo e di sperimentare l’amore (per una donna, per un figlio, per un fratello).
E’ inutile dire che Corrado arriva troppo tardi a questo desiderio, ormai mangiato nella sua testa dalla fatica del controllo, ormai troppo lontano da ciò che lui era in origine.
Mi piace vedere così Corrado: un giovane uomo, poi meno giovane, che arriva in età matura a comprendere quanto avesse rinunciato alla sua profondità, alla sua unica essenza. Mi piace pensare che l’esistenza di Corrado non sia stata tutta vana, ma mi devo arrendere al fatto che ha scelto di combattere e di tornare alla vita ormai troppo tardi, quando lo scollamento da se stesso era ormai troppo evidente.

L’Ondanza: se la vita non è una danza, il movimento si arresta.

 

Sempre grazie all’aiuto delle Unità didattiche del Dr. Lociacono, metafore per aiutarci a comprendere la vita e le sue manifestazioni, possiamo vedere come Corrado e la sua vita, siano stati vittime di una rinuncia statica, finita, chiusa
Se la vita è fatta da opposti che danzano insieme, se la vita è intimamente interconnessa con la morte, il bene con il male, il giorno con la notte, il femminile con il maschile, allora gli opposti devono essere contemplati nel loro alternarsi, nella possibilità di vivere sperimentando l’anello simbolico (nell’immagine rappresentato dalla curva colorata), ma anche l’anello diabolico (la cura in bianco e nero). Questo per dire cosa di Corrado? Corrado sceglie di allontanare il dolore della morte del fratello Nicolcarlo, la relativa solitudine provata, vivendo una vita di Obbligo-Dovere, di Funzione-Ruolo, di Impegno. Dalla relazione con Marisa ed Oreste inizia a sperimentare il Dono-Regalo, ma sempre limitato a spazi organizzati, previsti, regolamentati dai sensi. È solo con Eugenia che sente di poter iniziare un Progetto-Opera, è solo dopo aver riscoperto la relazione genuina con Mimì ed Aurelio. Ma come ho già detto prima, se la vita non è una danza, se non si muove come un’onda, prima o poi si arresta e l’illusione di averci provato resta un’illusione: si raccolgono le mosche nel barattolo e ci si arrende a tutte le rinunce attuate per preservarsi, che alla fine si rivelano la tomba del possibile, la fine della vita. Per anni Corrado aveva deciso di non dar più voce al suo anello diabolico, di fare come se nulla fosse, ma nella vita non c’è possibilità di rimozione. Anche se il Codice simbolico, simbolicamente tace, sotto, nelle profondità, la sensazione di morte si insinua lenta e costante.

E così il povero Corrado, nuovamente tornato solo (la moglie Eugenia sempre a New York per lavoro, l’unico figlio Manfredi anche lui a New York con il suo compagno), è costretto ad umiliarsi e a rinunciare al suo amato Codice simbolico, ormai frantumato.

Ecco, così mi piace vedere l’Alzheimer, che è poi la malattia con cui Corrado concluderà la sua vita: come la fine di un uomo che aveva scelto di vivere di sola razionalità, di solo controllo. Come se la sua mente stessa ad un certo punto si fosse bloccata per usura, come se la lontananza da ciò che solo lui era si era così ampliata, da ridurlo a non poter più tornare all’origine, ma neppure alla sua grandissima soluzione, la soluzione della mente.

Il villaggio-mondo viene in soccorso al mondo-villaggio.

Rispetto alla formazione scientifica del Dr. Ciro Mundi, trovo molto dolce la fine del romanzo, per quanto dolorosa e se vogliamo, di sconfitta.

Ne esce sconfitto Corrado, ne esce sconfitta la sua mente, ne esce sconfitto il mondo-villaggio (Roma e le possibilità date da una grande città, la realtà accademica, la sperimentazione scientifica, le relazioni veloci e superficiali delle grandi metropoli), ma viene data una luce positiva al villaggio-mondo, alla cultura contadina, alle relazioni semplici, ma genuine.

Corrado, tornato nuovamente solo, praticamente abbandonato dalla moglie e dal figlio, dai pochi amici storici, dalla sua carriera universitaria, dalla sua memoria e dalla sua ragione, ammalato di Alzheimer, viene accolto da una terra povera secondo l’economia finanziaria, ma ricca secondo i valori della vita, degli antenati, della natura. È la Puglia che accoglie l’ormai anziano e perso Corrado. È Aurelio, uomo semplice, contadino, figlio di contadini. Uomo a cui non importa nulla dell’utilità, delle competenze, dell’eleganza di Corrado, neppure dei suoi soldi, uomo che lo accoglie perché si riconosce fratello, perché lo sente come parte della sua storia, dei suoi pensieri, delle sue emozioni, come sangue del suo stesso sangue (ed inconsapevolmente era proprio così, sangue dello stesso sangue). Fratelli che ormai entrambi anziani, si accompagnano a concludere le loro vite, nella semplicità di una masseria, secondo i ritmi della natura, tutelati da un mondo per cui, se sei privo di Codice simbolico (come gli anziani, i disabili, i bambini, i malati mentali), sei inutile e pesante. Non importa se spesso chi dimostra di avere una Grande Testa, nasconde dentro di sé una guerra incessante ed un dolore logorante, non importa se prima o poi la vita arriverà a riprendersi ciò che le spetta. È più importante ancora ciò che appare, ciò che funziona.

Riflessioni conclusive.

Mi sono permessa di rileggere il romanzo del Dr. Ciro Mundi, cercando di ascoltarlo per ciò che rievocava della mia storia e delle mie conoscenze. Certamente la mia è una lettura parziale, ma fatta con impegno e dedizione nei confronti della vita, nella speranza che ci sia una reale possibilità che inverta la rotta e che ci spinga a vedere i poveri derelitti della società, anche i malati di Alzheimer, come persone che si sarebbero potute risvegliare prima, se qualcuno le avesse accompagnate.

Così mi ha insegnato il mio maestro, il Dr. Loiacono, così ho sperimentato giorno dopo giorno, a contatto con tanti Alberto del caso, che in un bel momento, dalla morte certa, dalla schizofrenia cronica, tornano ad affacciarsi alla vita.

Ringraziamenti.

Ringrazio Ciro Mundi (lo scrittore), per aver scelto di parlare di un argomento così delicato e quasi sempre relegato alla sfera medico/scientifica, rendendolo più accessibile a tutti e dandone una chiave di lettura più globale, che non si limita al singolo episodio di malattia, ma che lo inserisce nella vita di un uomo. Credo che “Hai strappato il fiore” sia un romanzo che a metà tra la poesia e la scienza, possa spingerci a riflettere sul fatto che la vita è un continuum, un onda danzate, dicevamo prima e che se gli opposti devono danzare, anche la poesia e la scienza, sebbene non direttamente opposte, possono concedersi reciprocamente il beneficio del dubbio.

Tutto questo in un’ottica globale, che rinuncia alla frammentazione adolescenziale delle epistemologie e le unisce sotto una chiave di lettura che è quella dell’Epistemolgia globale, da anni teorizzata dal Dr. Mariano Loiacono.

Ringrazio Ciro Mundi (l’uomo) per avermi stupito, non l’avrei pensato scrittore di romanzi, alla ricerca di parole che raccontino un sentimento e non una diagnosi.

Ringrazio Mariano Loiacono per avermi spinta a leggere “Hai strappato il fiore”, per avermi dato la possibilità di immergermi nella storia di Corrado e di tutto un mondo che mi ha lasciato l’amaro in bocca, ma ancor di più ha dato valore alla mia ricerca di vita, di donna, di madre.

Martenea Prossimo

4 commenti:

serena ha detto...

Applaudo.<3 Bellissima e profonda recensione, anch'io ignoravo il Ciro Mundi scrittore... ho già voglia di leggerlo.

Silvio Boldrini ha detto...

Cara Marta,
hai scritto una recensione bellissima, sei riuscita a dare una visione globale al libro di Mundi, sapendo intrecciare il tuo vissuto con il suo e a farci vedere come nel suo racconto ognuno può riconoscere se stesso, i meccanismi della vita e le caratteristiche del mutamento antropologico. Attraverso la tua recensione il romanzo ha acquisito un senso più profondo e globale che invoglia chiunque a leggerlo.Hai saputo fare agadà, utilizzando le unità didattiche in modo ascensionale, ossia attraverso la tua specificità.
Ti ho davvero ammirato.
tvb
silvio

Amelia Cileo ha detto...

bella dentro, Marta, un'anima sofferta e anche molto vigile anch'essa, ricnhiusa anch'essa dentro le stesse emozioni riesce a decodificare il sentire oltre la carta.... è una bellissma lettura degna di un pomeriggio letterario a milano!
baci Amelia

Marta Prossimo ha detto...

Grazie cara Serena, detto da te che sei una vera esperta, è un complimento importantissimo.
Grazie Silvio per le tue parole: sono contenta di saperti vicino in questo nostro viaggio di sperimentazione e di umile aggadà. Sono io che ammiro te!
Cara Amelia, bellissimo ciò che hai colto di me, grazie.
A tutti voi consiglio di leggere il romanzo di Ciro Mundi e di farlo secondo la storia che ognuno porta dentro di sé.
Ringrazio Mariano per avermi guidata in questa esperienza, ringrazio tutte le persone che hanno avuto la pazienza di leggere la mia recensione.
Vi voglio bene,
Martenea

Di seguito riporto il link per scaricare "Hai strappato il fiore".

http://www.dudag.com/scheda_libro.php?t=75