novembre 16, 2014

Aula didattica globale "Gianna Stellabotte" (FG), domenica 26 ottobre 2014. CORSO "TEORIA SUL VIAGGIO DELLA GRAVIDANZA". Quinto ed ultimo giorno.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS 
Registro Persone giuridiche n. 429
Prefettura di Foggia



TRE CORSI PER UN PERCORSO.
II° CORSO:
"TEORIA GLOBALE
SUL VIAGGIO DELLA GRAVIDANZA".

Quinta giornata.


E tra una contrazione e l’altra siamo arrivati a domenica 26 ottobre.

C’è una piacevole atmosfera in giro, tutti sembrano leggeri, positivi e pieni di entusiasmo.
 
Sarà merito della festa del giorno prima?
 
A tal proposito Veronica comunica che la festa è stata divertente e quelle ore sono volate via con piacere: merito dello stile globale della festa e dei conduttori e ideatori della stessa ovvero Francesca e Barbara. Che coppia ragazzi! 


E’ giunto il momento di fare festa cantando a Mariano e Giovanna le canzoni che abbiamo messo a punto su di loro… anche qui la nostra creatività ha avuto spazio, sono venuti fuori dei piccolo capolavori di arte globale, oltre al fatto che ci siamo divertiti proprio nel comporle.


Al termine delle performance e dopo alcune comunicazioni, Mariano chiama Giovanni D. a fare il punto sulla situazione dei lavori in masseria. A Giovanni, Mariano riconosce la sua generosità e il suo saper donare con amore anche la sua professionalità per una buona causa, la nostra.
 

Mariano teorizza questo atteggiamento di Giovanni verso l’altro, anche come modalità di prendere distanza e fare il contrario rispetto a quello che ha vissuto in famiglia, dove invece si era portati ad accumulare senza tener conto dell’altro.
 
Giovanni racconta della sua esperienza, delle dinamiche familiari e del suo sentire rispetto a questo, Mariano chiama le sorelle a dare valore a questo uomo che in realtà è stato sempre affidabile per tutti, tagliando forse tante parti sue che ancora devono venire fuori.
Dopo questo momento intenso, perché ci fa vedere tanti meccanismi comuni a tanti di noi, ritorniamo al corso… in realtà anche questo è Corso, è Gravidanza, è voler provare a fare un Salto precipiziale, perché quando facciamo fatica ad abbandonare posti sicuri, caldi, è proprio là che il Viaggio ricomincia e ci porta verso l’inedito.


A questo punto Mariano ci fa riconoscere come la nascita sia in realtà la morte della gravidanza, perché mai più ritorneremo nell’utero materno e quindi ci ritroveremo a fare un salto e a ritrovarci nell’esistenza. Non abbiamo scampo: deve finire la gravidanza per poter nascere.

E’ con questo che per la prima volta sperimentiamo che vuol dire crisis: dobbiamo separarci definitivamente, distinguerci e decidere… che fatica ma se non avvenisse non conosceremmo mai cosa c’è fuori. Non vedremmo mai chi ci ha generato… forse sarebbe meglio? Ops… questo non si può dire… dai non vi arrabbiate... stiamo scherzando. Tutto serve.

Ma in realtà anche l’utero che ci ha tanto accolti, dopo nove mesi, comincia a essere stretto, angusto, bisogna uscire da questa nicchia, dobbiamo sradicarci.



Infatti l’utero che è molto saggio e lo fa dall’origine del mondo, aiuta il bambino a venire fuori attraverso le contrazioni e alternando l’uscita anche con momenti di quiete, di piacere in quanto assenza di dolore.

Tre sono le sofferenze che avvengono durante questa fase: la prima è quella dell’allontanamento, dell’esplusione, del tradimento, della delusione per la perdita di qualcosa che ci piaceva, non riuscendo ancora a vedere il “positivo”, quello che nascerà.
 
Per affrontare questo momento dobbiamo avere forti le c.d. tre virtù teologali: speranza, fede e carità.
 
Per procedere ancora è necessario quindi abbandonarsi a questo viaggio e attraversare la seconda sofferenza, quella dell’angusto, dello stretto, sentire anche il piacere nello sforzo che potrà sembrarci pure assurdo ma è proprio grazie a questo che abbandoniamo ciò che non ci serve più, rompiamo quei legami simbiotici che non ci servono più. Fino ad arrivare a vivere la terza sofferenza, quella della paura e del dolore per l’“extra”, per l’esterno, per l’estraneo, per il nuovo, nel momento in cui si esce definitivamente dall’utero. Senza questo attraversamento non si arriva nella parte dell’extra utero dove ci aspettano altri umani, certo estranei ma che ci porteranno a vedere orizzonti nuovi, a passare dalle tenebre alla luce… è lì che sentiremo il nostro primo respiro, il nostro primo logos, il nostro pianto.
 

Ed è cosi anche da adulti, dopo aver attraversato un momento di crisi, difficile in cui ci sembra di aver perso tutto, dove tutto ci sembra scomodo e complesso, una volta attraversato viene fuori il nostro nuovo primo respiro, rivediamo di nuovo la luce e benediciamo con lacrime di gioia il nostro venire fuori nuovi. Non è forse anche questa una nascita?
 
Ed è così che dopo esserci innamorati di questo momento che Mariano ci regala l’ultimo comandamento del Decalogo del Monte Cavo Ysteron:
“Tunnel della nascita e delle tre sofferenze: attraversa e fatti attraversare dalle tre sofferenze per rinascere ogni volta vitonauta trascendente in mission nella storia”.
La mano di Martenea scrive sulla lavagna questa pietra miliare che chiude il Decalogo che il nostro Mariano ci ha regalato… che emozione essere presenti e che bello sentire e vedere tanti occhi lucidi per queste verità scritte su un misero foglio di carta che, se pur non entreranno nella storia non ci importa, sono entrate nella nostra carne e saranno tramandate nel dna di chi ci seguirà.

Come è finita la giornata? Noi quando ci pensiamo ancora ridiamo… Questo non si può descrivere... preferiamo lasciare parola a questa foto memorabile.


Grazie a tutti per esserci stati e per aver messo un ulteriore passo verso la nostra Fetogenesi che al momento è unica nella Storia della Vita.


Giusi e Cristian

1 commenti:

rita ha detto...

Mariano, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo, ma per farlo servirebbe molta fantasia e un altro genio come lui!