ottobre 11, 2014

Aula didattica globale "Gianna Stellabotte" (FG), giovedì 25 settembre 2014. CORSO "Dall'ECONOMIA del baratto ed economia finanziaria all'economia globale". Seconda

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TRE CORSI PER UN PERCORSO.

I° CORSO:
"DALL'ECONOMIA DEL BARATTO
ED ECONOMIA FINANZIARIA
ALL'ECONOMIA GLOBALE".

Seconda giornata.


La giornata inizia con il racconto della storia di Giovanni Battista, presunto cugino di Gesù e asceta cristiano. Ben presto Mariano accenna alle quattro forme di Economia con le quali siamo venuti a contatto nel corso della storia: 
  1. il dono,  
  2. il baratto,  
  3. l’economia mercantile e 
  4. quella finanziaria. 
Ciascuna di esse è riconducibile ad un piano del Graal delle Profondità, rispettivamente ai Codici metastorico [ontologico], bio-organico, analogico e simbolico. Ciascuna di queste economie ha manifestato dei limiti e delle positivà, dobbiamo dunque essere in grado di non rinnegare nessuna di esse per raggiungere una nuova forma di economia, quella globale: la Glob Eco, come l’abbiamo ribattezzata.

Mariano approfondisce l’Economia del dono, rimandando le spiegazioni delle altre tre alle prossime giornate. Donare significa cedere parti proprie per arricchire gli altri. Il dono più profondo è quello di natura ontologica, e non esige nulla in cambio. Un dono, è anche ciò che maggiormente crea un sincero legame d’amicizia.

Dedichiamo molto tempo ai Popoli delle Terre danzanti, altrimenti noti come "Indiani d’America". Leggiamo numerosi aforismi riguardanti la loro filosofia, i loro principi e il loro modo di vedere la nostra cultura occidentale. Secondo la mentalità "indiana", la proprietà privata è un male, reso superfluo dal fatto che il benessere in realtà non è qualcosa di privato per l’appunto, ma è perseguibile solo se l’ambiente e le persone che ci circondano sono a loro volta serene. Quella indiana, è dunque una cultura basata sull’ospitalità e sull’amore per il prossimo, guardano quasi con compassione lo sfrenato desiderio d’arricchimento tipico dei popoli europei, arrivando addirittura a indignarsi quando vengono a conoscenza di problemi come il disboscamento o, più in generale, la mancanza di rispetto verso la natura.

Barbara nota che la cultura indiana gode di una spiritualità riconducibile alla natura preorganica dell’universo. Mariano ne approfitta per ribadire l’importanza di coniugare la teoria alla prassi, pertanto chiede a Barbara di accettare la responsabilità di concepire un nuovo rito fedele alla filosofia dei pellirosse; Barbara accetta.

Ermanna fa notare che, se da un lato è vero che la cultura indiana ha degli aspetti straordinari, alcuni popoli precolombiani quali i maya e gli aztechi, si sono contraddistinti anche per atti di violenza e barbaria, ovvero i sacrifici religiosi.

Arriva il momento della pausa pranzo, un acquazzone turba quella che fino a quel momento era stata una bellissima giornata soleggiata.

Mariano riprende la lezione parlando della filosofia zen, termine giapponese. Spiega che per apprendere qualcosa bisogna prima liberarsi da ogni pregiudizio, e che spesso il desiderio di parlare e di esprimere la nostra opinione in ogni momento ci impedisce di ascoltare gli altri. Sempre basandosi sulle teorie zen, Mariano rivela i limiti del linguaggio, sottolineando che non bisogna soffermarsi sul valore intrinseco delle parole ma cogliere il significato globale di ogni concetto. Viene inoltre raccontato l’aneddoto di un giovane e ambizioso ragazzo, il quale più ha fretta di apprendere le tecniche guerriere, più impiega tempo ad apprendere le stesse. In altre parole, avere troppa fretta porta inevitabilmente alla perdizione. Al contempo, l’economia odierna si basa sulla fretta e sull’ossessiva ricerca della rapidità, riproducendo un atteggiamento tendenzialmente schizzofrenico. Dovremmo discutere nuovi modelli di produzione, basati sul contatto diretto con ciò che stiamo generando.

Mariano interroga alcuni dei partecipanti al corso sulle ragioni per cui hanno deciso di iscriversi allo stesso. Gabriella spiega di essere fin da subito rimasta affascinata dalla natura del corso, anche per via dei suoi studi in economia e commercio. Mariano ne approfitta per parlare degli sbocchi lavorativi delle università italiane, evidenziando che le facoltà umanistiche, o comunque basate sulla creatività dei propri iscritti, hanno sempre più difficoltà ad offrire le giuste opportunità professionali ai propri studenti. I laureati, sono per molti versi paragonabili agli altri lavoratori: entrambi vengono infatti spesso sfruttati dall’Economia finanziaria, tramite meccanismi che talvolta possiamo ingenuamente ignorare, ma che proprio per questo sono ancora più subdoli. Viene fatto l’esempio della Coop (per la quale lavora anche Gabriella) un’azienda che fondamentalmente applica gli stessi meccanismi pubblicitari e logistici delle società produttrici di armi. Entrambe scoraggiano l’assunzione di persone anticonformiste (discorso che tra l’altro vale anche per la scuola e per la chiesa,) entrambe hanno come unico obiettivo quello di ridurre la spesa e di incentivare i ricavi, ed entrambe approfittano dei punti deboli di ogni consumatore, creando esigenze artificiali per ottenere ricchezze ed energie reali. In altre parole, la maggior parte delle grandi aziende moderne sono fortemente simili tra di loro. 

Il mondo dei consumi viceversa, è assimilabile a disturbi alimentari quali la bulimia: il problema non è il desiderio di cibo, quanto il fatto di non avere altre forme di sfogo. I supermercati vengono paragonati al Paese dei Balocchi: apparentemente sono fantastici, ma frequentandoli si rischia di diventare degli asini.

Viene dunque ceduta la parola a Nadia, la quale afferma di sapere per esperienza personale quanto può essere difficile passare da un rapporto lavorativo con la terra ad uno con la fredda e grigia industria.

Giuseppe riflette sulle ragioni del collasso dell’Economia sovietica e sul fatto che in una regione a lui tanto cara come il Veneto, sono nate molte delle più estreme fazioni politiche e sociali, attribuendone parte della colpa alla mentalità cattolica.

Mariano riprende i problemi economici esposti da Giuseppe e ne basa una riflessione su quanto sia deleteria la burocrazia, e di quanto sia indispensabile poter tornare a crescere senza necessariamente dipendere da essa.

Riccardo pensando all’Economia si ricorda del padre, e di quanto questi sfruttasse il suo potere finanziario per far sentire in colpa il figlio ogni qualvolta gli chiedeva di poter effettuare un acquisto.
Prende la parola Enrico, al quale Mariano ricorda quanto sia importante coniugare la rigidità mentale tipica dell’angolo alfa, con una maggiore flessibilità.

Arriva finalmente l’atteso Assessore Regionale Guglielmo Minervini. Proviamo a fargli ascoltare le canzoni “La libertà” di G. Gaber e “A muso duro” di P. Bertoli. Pur non avendo molto tempo a disposizione, cerchiamo di esporre nel modo più esaustivo e lineare possibile la mentalità del progetto nuova specie, nonché di indicare la direzione che abbiamo intrapreso negli ultimi anni. L’assessore regionale pur non sbilanciandosi più del dovuto, garantisce di porre la dovuta attenzione al Metodo alla Salute. Speriamo che il nuovo Presidente della Puglia, chiunque sarà e a qualunque partito appartenga, possa dedicare al metodo il rispetto al quale ha diritto, cosa che negli ultimi anni non sempre è avvenuta.

Prima di proseguire, Mariano si sofferma brevemente sulle sue idee relative alla Fetogenesi, dicendo che durante questa fase nessuno degli organi precedentemente creati viene compromesso, e dunque, non abbiamo alcuna ragione di aver paura, anzi, dobbiamo superare qualunque forma di resistenza interiore.

Sale in cattedra Marco, il quale esprime la sua soddisfazione per il fatto di riuscire finalmente a sfogarsi e a piangere come desidera. Parla inoltre del suo defunto amico Ciro, il quale in realtà rappresenta una parte di lui che ancora non riesce ad affrontare in modo definitivo.

Interviene poi Alberto, che vorrebbe mettere al centro della sua vita se stesso e allontanarsi dal codice simbolico per abbracciare altre parti di sé. Mariano risponde che l’avvicinamento alla metastoria implica il senso dell’umiliazione, e per chi non ha fiducia in se stesso è difficile accettare questo, così com’è difficile, ovviamente, aver fiducia negli altri.

Conclude la serata Victoria, dicendo qualcosa in tedesco di cui francamente non siamo in grado di offrire la traduzione in italiano.

Intorno alle 20:00 la serata finisce, tutti ci congediamo dandoci appuntamento per il giorno successivo.

Gianmatteo Ercolino

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