settembre 06, 2014

San Giovanni Rotondo (FG), giovedì 24 luglio 2014. PRIMA SETTIMANA INTENSIVA INTERNAZIONALE RACCONTATA DALLO PSICHIATRA LONDINESE DR. REX HAIGH, esponente del Royal College of Psychiatrists di Londra.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS 
Registro Persone giuridiche n. 429 
Prefettura di Foggia




PRIMA SETTIMANA
INTENSIVA INTERNAZIONALE.
SCRITTO DELLO PSICHIATRA LONDINESE REX HAIGH, ESPONENTE DEL ROYAL COLLEGE OF PSYCHIATRISTS. 
 
"I ring".




Non so cosa gli altri ospiti dell'albergo abbiano pensato di noi – gironzolanti nell'atrio, al bar e in piscina - a braccetto, accoccolati o che casualmente ci avviciniamo per scambiarsi qualche bacio – e che raramente ci incrociavamo nei corridoi senza volutamente toccarci. Tutto con estrema naturalezza. Probabilmente saremmo stati visti dagli altri come esseri provenienti da un altro pianeta!



Se tutto ciò accadesse a Londra sono sicuro che ci caccerebbero all’istante o chiamerebbero la polizia e le nostre mail verrebbero poste sotto controllo...

I gruppi di oggi sono stati caratterizzati dai conflitti familiari ed in particolare dal dare voce a tutte quelle cose che non si è mai stati capaci di dire prima. Questo è “Il Ring” - e l'analogia con la boxe o il wrestling è sembrata essere piuttosto apprezzata da quelli che ne hanno già fatto esperienza. Dopo aver chiuso alcune questioni rimaste aperte dal giorno precedente, tutto era pronto per l’inizio. E’ stato Mariano a condurre, seduto su di una sedia alta, di fronte al tappeto. Chiama le famiglie (almeno due ma talvolta anche quattro o cinque membri) che andranno a sedersi sul tappeto, ai suoi piedi e chiama anche diverse altre persone che ritiene possano essere di sostegno. I membri della famiglia si siedono l'uno di fronte all'altro, all'angolo blu e all'angolo rosso, per così dire; il resto del ring è occupato dai “sostenitori” seduti o sdraiati sul tappeto, in una calorosa stretta attorno alla famiglia.



La maggior parte delle famiglie rimane sul ring più o meno per mezz'ora, anche se è capitato un caso durato oltre due ore – facendo fare ritardo a noi tutti per la cena. La sequenza è di solito la stessa:
 
  1. Un componente della famiglia è invitato a dire, ad uno o a più membri della famiglia stessa, tutto ciò che non è mai stato capace di dire. Tutto questo grazie al supporto, anche fisico, di coloro che lo circondano.
  2. Mariano commenta e teorizza, credo nello stile della “terapia familiare strutturale”, dando, talvolta, suggerimenti estremamente provocatori (ad esempio: “voi tre dovreste fare un’associazione e poi suicidarvi tutti”).
  3. Gli altri membri della famiglia hanno modo di replicare – preferibilmente con le emozioni piuttosto che con la razionalità – ancora usufruendo di tutto il supporto di cui hanno bisogno.
  4. Mariano interviene ancora.
  5. Coloro che sono intorno e che vogliono intervenire sono invitati a farlo, anche questa volta utilizzando le emozioni piuttosto che la “testa” (è interessante notare come, il più delle volte, a fare questo siano più bravi loro che la famiglia al centro del ring). 
  6. Mariano trae alcune conclusioni e solitamente suggerisce di provare a fare dei semplici cambiamenti strutturali (ad esempio prendersi un po’ di tempo, lasciare casa, parlare e scambiare di più su quello che è il proprio vissuto).

Questa fase è stata meno intervallata dalla musica, dal ballo e dall’alleggerimento in generale, rispetto agli altri giorni.

Oggi non c’è stato molto tempo libero - non siamo riusciti ad andare a cena prima delle 20:30 e la festa dell’ultima notte, che si è tenuta in giardino, è iniziata alle 21:30.



La festa, priva di bevande alcoliche, è stata così spontaneamente “selvaggia”, energica: danze incredibilmente scatenate, rap bands improvvisate, celebrazione della "Prima Settimana intensiva internazionale" gustando una torta enorme e un balletto sapientemente coreografato da Annarita da Londra, con le dodici migliori ballerine del gruppo. E’ finita, in barba alla disapprovazione dei gestori dell’albergo, con una scommessa su chi sarebbe stato il prossimo ad essere buttato in piscina. Credevo di essere riuscito a scansarmela in quanto uno del personale alberghiero era venuto fuori a vietarcelo ma purtroppo, alla fine, ha permesso che fosse scelta un’ultima vittima e indovinate un po’ chi poteva essere! Tuttavia, così com’ero con i vestiti zuppi e sgocciolanti, ho avuto la capacità di esigere una certa vendetta abbracciando forte chiunque riuscissi ad acchiappare!

Dr. Rex Haigh,
 tradotto da Cristian Ceglie

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