giugno 05, 2014

Gola del Furlo (PU),venerdì 25 aprile 2014. LA GOLA DEL FURLO: dove osano le aquile.




LA GOLA DEL FURLO:
dove osano le aquile.


Federico: Ho deciso di venire a questa escursione naturalistica-globale perché, a parte che mi piace la natura e questo tipo di esperienze, sentivo il bisogno di allontanarmi dal contesto familiare. Sono arrivato a casa di Luciano la sera prima e la mattina seguente verso le otto siamo passati a prendere Eleonora e Maurizio e siamo arrivati al passo del Furlo intorno alle nove e mezzo. 

Luciano: Grazie a Davide che ha  avuto l’idea di fare questa uscita, ho avuto l’opportunita di vivere una giornata, in un luogo non conosciuto alla scoperta del nido dell’aquila, in compagnia di un  gruppo in cui sento di avere relazioni profonde e finalmente prendermi una giornata tutta per me, cosa che non mi sono mai concesso a causa del mio stile di vita legato molto all’obbligo-dovere. Questo e avvenuto anche grazie al fatto che mi sto vivendo questo periodo di separazione da mia moglie Teresa, che mi spinge a mettermi ogni giorno in gioco e sperimentare nuove esperienze. 


Massimiliano: Davide ha condiviso la sua voglia di organizzare questa escursione, a me è piaciuta molto come idea, soprattutto perchè è bellissimo condividere momenti con un gruppo con il quale è possibile scambiare in profondità anche in momenti di leggerezza come questi. Probabilmente in passato con amici e conoscenti mi sono mancati e ora sento proprio l'esigenza di farlo, anche perchè sto cominciando la mia esperienza da guida ambientale escursionistica e esperienze come queste mi aiutano a vedere meglio lo stampo che voglio dare alla mia nuova attività. 

E' stata una giornata particolare per tanti motivi: non c'erano Sara e  Ludovica, ospiti a Bari da Gaetano, Veronica ed Olivia, e per me c'era un misto di fiducia verso le nostre singole esperienza ma anche difficoltà verso questa separazione.  C'era invece mia sorella Marina, con due dei miei nipoti, Mattia ed Emma. La loro presenza mi ha fatto molto piacere, pur essendo anche con mia sorella in una fase di separazione dai nostri attuali ruoli ed equilibri nella mia famiglia d'origine che oggi non sento più miei. La natura e l'emozione che mi dà l'indossare gli scarponi hanno fatto il resto. 


Ci siamo ritrovati tutti nel piazzale di fronte al museo e ci siamo messi in cerchio per iniziare questa bella giornata. Eravamo una ventina di persone tra marchigiani e romagnoli. Davide ha espresso il suo bisogno personale di organizzare questa escursione per sperimentare una modalità più globale di viversi la natura non solo da un punto di vista naturalistico ma cercando di collegare gli antenati all’esperienza di vita di ognuno, in posti per lui significativi, legati al periodo dell’università. Ognuno ha avuto l’occasione di esprimere il proprio stato quiete e di immergersi, e non sono mancati momenti di commozione profonda ma anche di leggerezza. Abbiamo cantato tutti quanti “Bella ciao” per sottolineare l’importanza del giorno della liberazione come simbolo della liberazione di tutti noi dai condizionamenti culturali e familiari che ci hanno allontanato da noi stessi. 

Per prima cosa abbiamo fatto una camminata lungo la gola come riscaldamento fino all’interruzione stradale che era proprio sotto il nido dell’aquila. Abbiamo potuto godere della suggestione del luogo, ammirando la flora e la fauna caratteristica del luogo. Mentre Davide ci spiegava la differenza tra aquile e falchi abbiamo avvistato un falco pellegrino che ci ha omaggiato del suo spettacolare volo.


Successivamente ci siamo organizzati con le macchine per salire al secondo punto di avvistamento del nido dell’aquila reale. Davide ha posizionato il telescopio e abbiamo potuto osservare il nido secolare di oltre cinquecento anni posizionato in una cavità lungo la parete rocciosa della gola. Raffaele ha avuto la fortuna di vedere l’aquila spiccare il volo e successivamente rientrare al nido per la covata. 
Dopo che ognuno ha potuto ammirare il nido storico ci siamo incamminati per un trekking di un ora circa per raggiungere l’ultimo punto di avvistamento del nido, posizionato in cima alla gola circa a seicento metri di quota. Siamo arrivati al rifugio sotto la testa del duce dove abbiamo pranzato e ci siamo riposati. Poi con una camminata di pochi minuti abbiamo raggiunto il suggestivo balcone sulla gola di fronte al nido. Da lì abbiamo ammirato il paesaggio e Davide ci ha mostrato il nido della nidiata dell’anno precedente. Dopo aver aspettato alcuni minuti Martino ha avuto la fortuna di vederla uscire dal nido e successivamente tutti quanti l’abbiamo vista in volo. L’aquila ha sorvolato le foreste sopra la gola sfruttando le correnti ascenzionali, finché l’abbiamo vista stagliarsi nel cielo e dopo qualche minuto scendere in planata verso il nido e in modo spettacolare rientrare nella cavità della roccia dove era posizionato il nido. E’ stato suggestivo nell’ultimo tratto della planata osservare l’ombra del rapace sulla parete rocciosa irradiata dal sole che ci ha fatto rendere conto delle dimensioni dell’animale con un’apertura alare di più di due metri. 


In seguito ci siamo raggruppati intorno a Davide che ci ha spiegato l’antico significato dell’aquila. Per i nativi americani l’aquila era l’animale guida che aiutava chi si era smarrito nella vita a scegliere la via verso una nuova primavera. Anche il fuoco, il sole, il colore giallo, il punto cardinale ad est proprio dove sorge il sole stesso, sono gli altri elementi che caratterizzano la fase della nuova primavera di cui l’aquila è la guida, colei che indica la via con il suo regale portamento in volo. 
Davide ci ha parlato anche del percorso di vita dell’ aquila, è stato affascinante scoprire che l’aquila è un animale fedele per tutta la vita nella propria coppia, che ogni anno una volta fatto partire il piccolo nato nell’anno precedente, verso febbraio ricomincia il corteggiamento del maschio alla femmina, sceglie in quale nido deporre le uova e ricomincia un nuovo ciclo di vita.

Terminata la teoria di Davide una parte del gruppo si è diretta verso le macchine mentre l’altra si è incamminata per raggiungere la vetta della montagna e il “profilo del duce”. Da lì abbiamo goduto di una splendida vista verso tutta la Gola.    
Verso le 18 anche l’ultima parte del gruppo si è incamminata verso le macchine e dopo una quarantina di minuti di discesa abbiamo fatto rientro verso casa. 

Massimiliano

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