maggio 21, 2014

Casamassima (BA), sabato 26 aprile 2014. I° SALOTTO LETTERARIO GLOBALE A CASAMASSIMA RACCONTATO DA FLAVIO.

  FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429 
Prefettura di Foggia







I° SALOTTO LETTERARIO GLOBALE
A CASAMASSIMA
RACCONTATO DA FLAVIO.
 
Dedicato al RIBELLE
che è dentro di noi.



Il 26 aprile c’è un appuntamento speciale a Casamassima: il Salotto letterario globale. "Salotto" perché deve essere un momento piacevole; "letterario" perché tra le modalità di osservare la vita quella che viene analizzata è l’arte letteraria; "globale" perché è un momento che serve per immergersi, per osservare la vita in profondità. E’ un incontro in cui Mariano svilupperà la sua teoria globale leggendo ed interpretando il libro “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza” di Luis Sepùlveda. Si tratta di fare haggadah: è un termine ebraico che sta a significare che ad un contenuto esistente si aggiunge una nostra parte che non altera la natura del testo ma lo arricchisce.


Fedele alla sua modalità Mariano ci aiuta a transitare dalla vita di tutti i giorni ad un momento di immersione nella globalità della vita che sarà l’analisi del testo. Per “riscaldarci” Mariano ci mostra la sua arte nel vivere le dinamiche che partono sempre dall’“ascolto dello stato quiete cioè dal comprendere come sta in quel momento la persona che abbiamo davanti. Non lo racconta a parole ma lo fa accogliendo le persone nuove al Metodo alla Salute prima di iniziare la giornata, come ogni bravo padrone di casa dovrebbe fare. Qualche domanda, un sorriso, un po’ di ironia: tutto estremamente semplice ma di grande valore. Segue una fase di comunicazioni. Viene presentato il Cerchio magico (piccoli Gruppi alla Salute nelle scuole) tenuto il giorno prima da Marco e Riccardo a Cerignola con un gruppo di giovani adolescenti e poi viene esposta la Supervisione operata da Mariano alla futura Associazione alla Salute B.A.T. (Barletta, Andria, Trani).

Prima dell’inizio della parte di teoria vera e propria vengono anche presentati gli organizzatori dell’evento. I più evidenti a noi partecipanti erano la neo eletta presidente Maria dell’Associazione alla Salute Bari e Gaetano che curava la parte musicale con l’aggiunta fondamentale di Lara arrivata con la sua pluralità di competenze. A questi si uniscono ovviamente molti altri, casamassinesi e non, che da dietro le quinte hanno permesso il successo della giornata. Maria ha anche concepito il rito poi sviluppato da Gaetano dal titolo “il primo seme in terra Casamassimese”: piantando semi di Altea e Tarassaco in un vaso ci si è augurati che fossero bene auguranti per il futuro. L’immagine di Mariano che prima sposta la terra con una paletta di quelle da spiaggia e poi, dopo aver piantato i semi, getta acqua sul terriccio con un irrigatore giocattolo mi fa sorridere.
 

Si parte! 

Una delle peculiarità dei momenti legati alla letteratura è che il testo viene inviato in anticipo a chi si iscrive per far si che venga letto e che ognuno scriva ed invii la propria teoria globale: è infatti la “semplice” contemplazione della vita ed ognuno di noi è in grado di farlo. Purtroppo questa volta pochi hanno seguito la richiesta (compreso chi scrive)...

Autorevole braccio destro di Mariano (anche se è seduta alla sua sinistra) è Graziana che per tutta la giornata lo accompagnerà leggendo interamente il libro a piccoli frammenti.
 
Mariano da anche un titolo alla giornata che è: “Chi, perché e come si affronta il cambiamento/esodo di fronte al negativo e ci preannuncia che lo farà usando (come dovremmo fare noi nella vita di tutti i giorni) anche le Unità didattiche (sono dei modelli messi a punto sempre da lui che ci aiutano ad osservare/interpretare/conoscere la nostra vita). Inoltre dedica la giornata alla parte ribelle che è dentro ognuno di noi: appena dice queste poche parole mi commuovo e mi scende qualche lacrima. Non so bene perché; in quel momento lo vivo come un gesto di amore, di attenzione che mi scalda il cuore e mi fa sentire quanto poco nella mia vita abbia incontrato persone che abbiano desiderato che potessi esprimere ciò che solo io sono.
 
Riassumere un incontro di una giornata e/o l’interpretazione di un libro in poche righe non è possibile. Provo a raccontarvi le cose che più mi hanno colpito.
 
La storia parla di una lumaca che incapace di accettare la condizione di vita che le veniva consegnata dal gruppo in cui stava come una cosa “fatta così e da accettare” farà un percorso che la porterà, passo dopo passo, a riprendere il viaggio della vita andando incontro all’inedito nascosto in ogni attimo piuttosto che provare in tutti i modi ad allontanarlo, come invece facevano le sue simili.
L’inizio è centrato sul “negativo”, visto come un vento positivo che fa spostare la nostra immobilità, come istanza al cambiamento.
 
Le lumache infatti sono sicurissime del loro mondo circoscritto e privo di confronti. Pensano di essere in movimento ma solo perché anche l’angolo α (la parte della vita che è regolare, ordinata, predefinita) presenta dei cicli, solo che ritornano sempre le stesse cose: nel caso specifico con il susseguirsi del giorno/notte e delle stagioni.
 
Come fanno le lumache a “farsi andar bene” il loro immobilismo? Con la rassegnazione unita all’abitudine, figlie predilette della parte regolare della vita, che è anche buona ma spesso diventa prevalente e ci impedisce di crescere.
 
La lumaca protagonista del libro invece esce da un percorso predefinito del suo gruppo di appartenenza e sviluppa la curiosità necessaria per distinguersi dalle altre e portare qualcosa di nuovo, di inedito, qualcosa che sia solo suo.
 
Vuole sapere il perché della lentezza e dell’assenza di un nome (si chiamavano tutte lumache). La distinzione figlia della curiosità l’aveva infatti portata a riconoscere un negativo che già era presente nel gruppo ma che nessuno aveva il coraggio di portare in evidenza.
 
Inizia così un percorso che la porterà ad incontrare alcuni personaggi fondamentali: un gufo che le permetterà di fare teoria ed una tartaruga che rappresenta la figura dell’accompagnatore. Questa è la parte che più mi è rimasta dentro: l’importanza e la complessità del bravo accompagnatore ovvero di chi conosce i meccanismi che fermano la vita e prima di spiegarli ti mostra come li ha attraversati parlando di se. 
Come ha trovato l’accompagnatore la lumaca? Ascoltando i propri bisogni che l’hanno portata a muoversi, anche e sopratutto attraversando le sue paure. E’ un personaggio distinto da lei, che l’ha aiutata a riconoscere la sua identità di accompagnatore quando lei pensava fosse altro (mica sai prima chi ti può accompagnare, lo scopri solo vivendo), che c’è stato con i codici profondi più che con le parole (il respiro che dava tranquillità, il comunicare la soddisfazione di se stesso), che le ha donato la memoria storica anche del negativo ben sapendo lui che chi sta male cerca solo il positivo. Solo alla fine di un percorso è arrivato a soddisfare i bisogni della lumaca ma facendole scoprire le soluzioni che già erano dentro di lei: il valore della lentezza come qualità per osservare la vita da un punto di vista privilegiato e il suo nome raffigurato in ciò che lei già era: “Ribelle”.
 
Ecco, questa fase del libro in cui si è unito il valore della Memoria del negativo rappresentato dalla tartaruga, con l’importanza del Ribelle che rappresenta la nostra fase adolescenziale (che dovremmo proteggere dentro di noi per tutta la vita) rappresentato dalla lumaca è la parte che più mi ha colpito.
Alla fine l’ultimo gesto dell’accompagnatore quando ha verificato che il progetto di cambiamento è nato è che se ne va (e così infatti fa la tartaruga) perché il suo compito è finito: non deve mai sostituirsi all’accompagnato.
 
Il libro poi racconta di come Ribelle torni nel suo gruppo, riesca a convincere le altre lumache del pericolo che stava arrivando da parte degli uomini che volevano pavimentare il loro prato, dei pericoli e delle paure che dovranno affrontare nell’esodo appena iniziato. Degli aiuti che riceveranno dalla rete (come le lumache anche noi siamo ermafroditi insufficienti: dentro di noi abbiamo tutto quello che ci serve ma abbiamo bisogno degli altri per esprimerlo), di come nel gruppo non tutte ce la faranno ad arrivare alla fine (saranno avvantaggiate le più giovani naturalmente portate al cambiamento), ed infine la cosa più bella. Il viaggio che Ribelle aveva iniziato dalla necessità di comprendere il motivo della lentezza, di avere un nome e per trovare un nuovo posto in cui stare le aveva fatto capire la cosa più importante: il luogo della rinascita tanto desiderato in realtà era già dentro di lei.
 
E’ arrivata sera, sono quasi le otto quando mi alzo dalla sedia: è stata una giornata intensa, ricca, emozionante. Più passa il tempo e più penso che sono stato fortunato a conoscere il Progetto Nuova Specie di qui questo evento fa parte. Già aspetto la prossima puntata di questo viaggio!

Flavio

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