maggio 18, 2014

Casamassima (BA), sabato 26 aprile 2014. I° SALOTTO LETTERARIO GLOBALE A CASAMASSIMA.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429 
Prefettura di Foggia




SALOTTO LETTERARIO GLOBALE
A CASAMASSIMA.



Come tante lumache ci mettiamo in viaggio per assistere al Salotto letterario globale in terra barese. Ognuno di noi lascia il proprio paese del Dente di Leone per andare verso l’inedito.

Non sappiamo bene come si svilupperà questo commento, quali spunti per la nostra vita verranno messi in evidenza, quali corde andrà a toccare nella nostra profondità, quali domande emergeranno. Ma fiduciosi e anche un po’ spaventati ci avventuriamo.

Lentamente, molto lentamente, le sedie vuote dell’auditorium iniziano a riempirsi, ognuno trova la sua collocazione nello spazio e finalmente si inizia.

A presentare l’evento è Maria, che con grande emozione ci spiega il senso del Salotto letterario globale e le motivazioni che l’hanno spinta a volerlo organizzare. È più facile parlare di cose profonde e delicate, come il disagio o il malessere che sentiamo dentro di noi, attraverso metafore, attraverso una storia semplice capace di adattarsi come un vestito sulla pelle di ognuno.

Mariano ci spiega perché si chiama così: "Salotto" perché ci si mette comodi, ci si predispone all’ascolto; "letterario" perché si parte da un libro, un materiale che fa appunto parte della letteratura, e "globale" perché il commento che ne viene fuori tiene conto di un punto di vista meno parziale, al quale siamo abituati, per mostrare come attraverso un semplice racconto, una favola, si possono aprire delle riflessioni che si adattano alle nostre vite e che hanno un valore più globale appunto.

Poi, un rito viene celebrato prima di entrare nel cuore della narrazione. Munita di secchiello, paletta, innaffiatoio e semi, Maria chiede a Mariano di piantare i primi semi in un terreno che può essere o non essere fertile, ma che comunque accoglie quei semi benedetti che, se curati con continuità e amore, possono germogliare in steli e fiori rigogliosi. Con l’augurio che questa sia la prima di una serie di iniziative di questo tipo, parte il racconto della “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza”.

Il titolo è già carico di molteplici significati, soprattutto per chi conosce le basi su cui si poggia il Progetto Nuova Specie e con esso il Metodo alla Salute. La lumaca infatti è il simbolo del progetto, per una serie di caratteristiche che rimandano alla profondità della nostra esistenza, e tra queste vi è proprio la lentezza, che il mondo in cui viviamo ci porta ad allontanare in virtù di ritmi veloci e di una società che ci vuole produttivi e ben radicati in quel motto per cui “il tempo è denaro” e il disagio è visto come elemento disturbante.

Graziana inizia a leggere le prime pagine, e Mariano, ad ogni passaggio importante, la blocca per inserirsi con il suo commento che apre un percorso parallelo a quello a cui già l’autore Sepulveda ha dato vita.

Cosa spinge la piccola lumachina ad iniziare il suo viaggio? In fondo, ciò che ha spinto e spinge ognuno di noi ad affacciarci al Metodo alla Salute: il disagio in un mondo che ci guarda ma non ci vede, che ci sente ma non ci ascolta, che alle nostre domande non sa che rispondere… La piccola lumachina avverte il disagio di far parte di una società che vive di rituali senza senso, che non consente neanche di avere un nome e che non sa rispondere al suo quesito sul perché le lumache siano così lente.

La curiosità della lumaca infastidisce un mondo che ha ormai rinunciato a chiedere e che vive di un equilibrio che, seppur labile, ha trovato la sua collocazione.
Ma la lumachina non ci sta, e spinta dalla curiosità e dal malessere che sente intorno a sé, parte alla ricerca di risposte per questi suoi grandi quesiti.

Mariano ci accompagna in questo viaggio parallelo attraverso l’utilizzo delle Unità didattiche, soprattutto del Quadrangolare, del Cummunitronda e del Crossingover.  Con la semplicità e la saggezza di chi sa vedere oltre, il gufo-tartaruga Mariano ci accompagna tenendoci per mano lungo tutto il percorso della lumaca.

Sentiamo la fatica e la paura di lasciare delle certezze per avventurarci in qualcosa di nuovo e inedito, ma allo stesso tempo sentiamo che quando ci si rimette con fiducia in viaggio, la vita ci viene incontro.

Vediamo come il negativo di una situazione pesante e statica rappresenti invece il punto di partenza per arrivare ad avere un’identità, un nome, e a comprendere che il dolore non è qualcosa da escludere poiché è parte di noi, come il buio è parte della luce. L’esclusione del negativo è l’esclusione della vita stessa.

Man mano che procediamo nel racconto e nel commento, mi riconosco nella lumaca e nei diversi passaggi che si ritrova, con fatica, a fare. Credo che ognuno dei presenti abbia avuto la sensazione di essere quella piccola lumaca che a fatica, passo dopo passo, procede con paura verso qualcosa di ignoto.

Ci vuole tanto coraggio per stare al mondo, tanto coraggio per non lasciarsi sopraffare dalla paura e da un esterno che a volte ci ostacola e ci riporta indietro. Ma quando riusciamo a vincere la paura, la vita ci viene incontro regalandoci la possibilità di essere accompagnati da chi, prima di noi e come noi, ha dovuto, voluto e saputo mettersi in viaggio.

Il viaggio è lento, molto lento, segue percorsi impervi e tortuosi, la tentazione di guardare indietro è forte, ma la lumaca non si dà per vinta e mostra come quando procedi nonostante tutto, la vita ti premia.

La lumachina arriverà ad avere un nome, che prima ancora di essere pronunciato le sarà riconosciuto dalle sue compagne, e scoprirà anche l’importanza della lentezza, senza la quale non sarebbe sopravvissuta.

Il negativo è il vento che spinge il veliero a mettersi in viaggio, anche quando la meta è sconosciuta e difficile da raggiungere.

Il nostro veliero è pieno di tante specificità che insieme cercano di illuminare il viaggio, ciascuno con la propria storia uguale e diversa dalle altre, per far sì che la scia di dolore si trasformi nel Paese del Dente di Leone che ognuno di noi porta dentro ancor prima di iniziare il viaggio, ma che potrebbe restare sepolto sotto le macerie di eventi che ci hanno sopraffatto senza che lo volessimo.

Questo primo nostro viaggio si conclude. Che la nostra Memoria faccia sì che questo primo seme non resti da solo.

Francesca

1 commenti:

Naima Bonuomo ha detto...

Agisci! Fallo lentamente, ma non lasciare che il tuo tempo prezioso ti sfugga, oppure la tua mente potrà giocarti dei brutti scherzi.
Sergio Bambarén
Esistono due tipi di sofferenza: la sofferenza che conduce ad altra sofferenza e la sofferenza che porta alla fine della sofferenza. Se non desideri affrontare il secondo tipo di sofferenza, continuerai a conoscere la prima. Ajahn Chah