gennaio 02, 2014

Cesena, mercoledì 27 e giovedì 28 novembre 2013. CONVEGNO SU SOCIETA' GLOBALE E CRISI DELLA SCUOLA. Convegno tenuto dal Dr. Mariano Loiacono.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
RegitroPersone giuridiche n. 429
Prefettura di Foggia

 






SOCIETA’ GLOBALE
E CRISI DELLA SCUOLA: 
QUALE MODELLO ALTERNATIVO?




Partiamo dal Veneto per venire a Cesena a sentire cosa ha da dirci il Dr. Mariano Loiacono: quattro donne, quattro mamme: una è anche insegnante, una è anche stata catechista, due sono rientrate in contatto con la scuola per i loro figli, che per il momento frequentano la scuola dell’infanzia. Quattro  donne che hanno ascoltato il loro disagio personale in questa società e che si sono avvicinate al Metodo alla Salute perché hanno riconosciuto in questo percorso una possibilità concreta di dilatare il loro punto di vista in modo da accogliere, senza spaventarsi, il dolore del disagio che precede il dolore del cambiamento e della rinascita.
Nel volantino è scritto il significato etimologico della parola scuola: dal greco scholàzein, "ozio-agio", riposarsi, avere tempo di occuparsi di qualcosa per divertimento… A me viene in mente la Grecia e i primi filosofi che ti fanno studiare a scuola, come me li immaginavo io al tempo delle superiori: io annoiata-curiosa seduta sul banco ad imparare le loro riflessioni sul mondo, io interrogata a ripetere in modo fedele le loro speculazioni… e loro lì, a cazzeggiare all’aria aperta, peripatetici, a passeggiare al fresco sotto i portici, parlando e mangiando e bevendo assieme in modo amicale, come avrei amato fare io con le mie amiche. Loro liberi di pensare e “oziare”… e intorno un mondo di non cittadini, barbari e schiavi, che si occupa del fare: il fare del lavoro nei campi, il fare della guerra,  della politica, dell’artigiano, della fatica… il fare mai scritto delle donne, e io ero una studentessa donna. Cosa c’entrava quella scuola con me? La filosofia con la mia vita? Vengono in mente anche i miei genitori: desideravano che noi figli potessimo avere una formazione e una cultura che ci affrancasse da una vita di duro lavoro e basta come è stata la loro. Sono nata ai confini di una società che non c’era più e una scuola in piena riforma dopo le contestazioni del ’68: cosa c’entra questo convegno con me, insegnante, che vivo tra l’incudine e il martello, tra la mia rabbia contro una scuola inadeguata in una società schizzata (devo convivere bene con entrambe) e il mio amore per una scuola sognata e un essere umano più umano? Questo convegno porterà qualcosa di buono al mio sentirmi inadeguata e piccola come Davide contro Golia?

Il convegno viene aperto da Lidia Gualtiero, una donnina così minuta che hai paura di romperla. E’ anche insegnante di Storia, mamma di Martino, moglie di Giuseppe.… e tanto altro:  una donna che ha colto il disagio del figlio come un’opportunità per affrontare il proprio; una donna colta che ha dolorosamente cominciato a togliersi la maschera del ruolo di insegnante per mostrarsi nella sua umanità. Sa per esperienza che partire da se stessi è difficile e questa consapevolezza mitiga la delusione di vedere pochi insegnanti in sala.

In questa sala, le cui pareti sono tappezzate di cartelloni-dizionari illustrati multilingue (inglese, cinese, arabo…), Lidia ci presenta  il Dr. Loiacono il quale, anche in questo convegno, non è solo un uomo di studio, un medico, un filosofo: è una persona che ha vissuto il disagio, ha teorizzato per comprenderlo e per cercare risposte alternative nella propria vita, ha messo in pratica le ipotesi pensate, le ha condivise, le ha criticate e riviste; ed è qui proprio come accompagnatore: non sa la strada, ma la sua esperienza gli ha dato competenza e coraggio per crearla  e invogliare gli altri a creare la propria.

Il Dr. Loiacono  ringrazia l’Associazione alla Salute Romagna, il Comune di Cesena e il responsabile all’istruzione e cultura Massimo Lodovici che, da bravo storico, ha accettato di dare voce a una visione alternativa perché: 
“Nei momenti di massima liquidità, di passaggio, di cambiamenti sociali … la cosa più buona che si può fare è creare esperienze di confronto”
Diversamente dalla maggioranza degli psichiatri lui si racconta: parla del suo disagio personale a vivere nella morta società contadina del villaggio-mondo dal quale si è riscattato a caro prezzo dedicandosi allo studio; del suo vivere  a diretto contatto con il dolore altrui e con le risposte inadeguate e parziali della scienza-medicina e della chiesa; del suo cercare un punto di vista più ampio: un punto di vista che parte dalla vita delle persone (anche di quelle in sala, genitori di figli che da più di quindici anni sono ingabbiati chimicamente) dal dis-agio = "l’allontanamento da se stessi" per cercare la strada, il percorso per ripartire da sé.

Il Dr. Loiacono, ampliando l’analisi dal personale al sociale, ci fa quindi riflettere sui profondi cambiamenti sociali e antropologici che hanno portato dal “mondo villaggio” al “villaggio globale”: in un tempo relativamente breve ci siamo trovati catapultati in un mondo contraddittorio nel quale  è crollata “l’illusione di spiegare tutto da un punto di vista dominante religioso-filosofico-scientifico”: esso non funziona più, non spiega più, non sostiene più le istituzioni e le persone a reggere il dolore che ci vuole a vivere così.
Il dolore che oggi viene chiamato “malattia” perché indossa l’abito del male. Infatti è un dolore scomodo, che mette in crisi il sistema e le soluzioni storiche. E’ più comodo credere in un modello di uomo come sistema biochimico e se qualcosa va male la causa è genetica e la soluzione è chimica: psicofarmaci-camicie di forza chimiche. Il prezzo da pagare .

Il Dr. Loiacono,  ci parla attraverso metafore, immagini semplici per riconoscere ciò che sappiamo già; ecco il Communitometro, il ciclo  di come ci si sente nella vita da quando si è entusiasti di ciò che si è e si fa (la fase dono-regalo), passando per il sentirci solo una maschera-ruolo con obblighi-doveri  fino a sentirci stanchi, appesantiti, senza prospettive e si diventa ossessivi per non precipitare nell’abisso dell’anello diabolico della contestazione e contrapposizione, della tossicodipendenza (anche storica della società degli anni 50/80), della dismaturità (anche molti adulti non hanno un’identità definita, stabile), della rassegnazione e della depressione… che non vedono vie di uscita e portano alla crisi delle istituzioni e al disagio diffuso (crisi della coppia e della famiglia, della scuola e della chiesa, della politica…). 

Ecco Martino, figlio della signora minuta, che emozionato dà la sua testimonianza di  ex “ragazzo perfetto” per la famiglia, la scuola e la società; ragazzo  che viveva interiormente il dolore del compiacimento, di far le cose per far piacere agli altri ma di non saper vivere in modo autentico. Il suo “disagio senza parole” l’ha portato al Metodo alla Salute, a coinvolgere i suoi genitori e a rompere la membrana protettiva che era diventata una corazza anti-emozioni. Ora, con le competenze di vita acquisite, porta nel suo lavoro di educatore il suo nuovo modo di essere “partendo da se stesso” e anche la relazione di lavoro con il giovane Alessandro e la madre Gabriella è diventata una relazione vera, di incontro fra pari, un’amicizia… e sta portando risultati veri, non “prestazionali”.

Mariano prosegue in un veloce excursus storico di 800 anni per andare all’origine di questa Società globale che è il frutto di un’antropologia-visione dell’uomo nata alla fine del Medio Evo,  con l’economia mercantile del BORGO all’epoca di Francesco d’Assisi (1100-1200), che si è espressa con il Rinascimento (1400-1500) e che poi ha trovato la sua espressione massima con l’Epistemologia Scientifica, nata con Galileo, e poi con la Rivoluzione Industriale 1780-1850 che ha portato ad  un grandissimo capovolgimento sociale: e tutta la struttura legata ai piccoli paesi del villaggio mondo è stata sostituita da altro.
L’energia è passata al carbon fossile e le macchine a vapore hanno  rivoluzionato la produzione, a partire da quella tessile in Inghilterra, hanno ampliato il mercato e, con i nuovi mezzi di trasporto come i treni e i battelli a vapore, hanno cominciato a rendere piccolo il mondo; con le scoperte da Marconi in poi e la comunicazione a distanza sono nate le prime manifestazioni delle Banche moderne sfociate nel sistema finanziario di oggi. Questo domina la politica e la vita di tutti i giorni. Da un sistema di baratto-economia concreta di scambio si è passati alla finanza, massima espressione di un’economia astratta, che può imbrogliare e andare contro i nostri interessi per cui, invece del concreto e creativo “pacco napoletano”, ci troviamo “le bolle finanziarie”, figlie del “mafitale”, il capitale della nuova mafia. L’America ha eliminato le dogane nazionali e  tutto il pianeta è diventato un unico mercato (anche di armi, farmaci, cultura, politica…). Dopo la seconda guerra mondiale gli americani hanno prevalentemente investito in borsa e la loro, e nostra, economia è diventata virtuale, mentre la produzione e i capitali sono andati  in mano alla Cina. Un sistema che non può reggere.

Tramite Internet anche la comunicazione è diventata globale e  siamo tutti collegati in questa rete che è diventata anche un  rifugio virtuale per chi ha paura del mondo reale: ecco le nuove forme di fuga con le video-dipendenze.

Da tutti questi cambiamenti è nata un’idea dell’uomo digitale e della società  digitalizzata che ci allontana da noi stessi e crea DISAGIO DIFFUSO: il sintomo che ci dice che questa idea della vita è lontana dalla vita.
Poiché non si può tornare indietro, bisogna cambiare il proprio punto di vista: non è un problema medico, di malattie, bensì antropologico!

Un disagio che si avverte nelle singole persone che dalla famiglia lo portano fuori: nel mondo del lavoro, nelle istituzioni. Nella scuola lo portano sempre più i bambini, i ragazzi …ma anche gli insegnanti e il burn-out generale.

Anche la scuola è un sistema gerarchico, nata in un momento storico in cui il sapere era in mano ai ricchi e ai religiosi, strutturata su un modello di produzione industriale e un modello culturale di dualità del sapere: il sapere astratto e nozionistico della conoscenza del potere e il sapere concreto e pratico espressivo giudicato come secondario, popolare.

Ora che molte informazioni sono accessibili a tutti la scuola ha perso la sua funzione originaria e prevalente di “insegnare a leggere scrivere e far di conto” e deve affrontare la crisi globale che la coinvolge: crisi nel suo doppio significato di minaccia e opportunità di compiere un salto precipiziale, un salto quantico. Chi opera nella scuola deve avere il coraggio di Giano, e non guardare solo alla trasmissione del passato, alla tradizione, al tempo cronologico, ai numeri, agli studenti digitalizzati… ma anche guardare avanti, diventare porta-janua per vivere il  CICLO DEL PRENDERE

 

Applicando alla crisi della scuola l’immagine del Quadrangolare (nota metafora-unità didattica del Metodo dei “quattro angoli per star bene nella vita”) Mariano interpreta l’angolo alfa come la parte di ciò che abbiamo già PRESO: ordine, regole, tempo, identità; l’angolo beta indica l’APPRENDERE, l’andare verso, verso cose che non ho, abbandonare gli schemi di partenza e cercare attraverso nuove strategie QUELLO CHE MI SERVE PER LA MIA VITA, ANCHE il CONTATTARE I CODICI PROFONDI; l’angolo gamma è il COMPRENDERE, mettere insieme dentro di me, insieme alle altre cose che già ci sono, insieme al mio vissuto e insieme del sapere in una visione non parcellizzata della conoscenza; e infine l’angolo pi greco, il SORPRENDERE: se un insegnante ha ben accompagnato una persona questa è in grado di “comprendere stando sopra” e sa cogliere delle cose che l’accompagnatore non aveva colto.

Gli insegnanti dovrebbero insegnare a partire dalle loro profondità, in una trasmissione ascendente, per aiutare i ragazzi a completarsi nelle parti che gli mancano, recuperando anche nella scuola un femminile di accoglienza, di stare ai margini del caos proprio e altrui, di affrontare le situazioni caotiche e crescere nei codici del corpo e nel codice bio-organico (le nozioni, come si è detto prima, sono recuperabili facilmente dai media).

Lidia conclude questa prima parte del convegno esprimendo il fermento che c’è nella scuola da parte di molti insegnanti, genitori, presidi e formatori che propongono e sperimentano cose buone, ma che devono mettersi in rete se vogliono mettere radici e dare frutto; invita a cogliere concretamente  l’invito di “perdere tempo per guadagnare tempo”; ricorda l’importanza e la prescrittività delle Indicazioni nazionali nelle quali si invita anche a tener conto dei cambiamenti sociali e delle difficoltà e dei rischi connessi; si invita a creare un clima di convivialità, a  insegnare ad apprendere e insegnare ad essere, a salvaguardare se stessi e misurarsi con le novità e gli imprevisti.

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Eccoci al secondo pomeriggio e le teorie di una nuova antropologia si incarnano nella testimonianza di Patrizia, efficiente  parrucchiera di 52 anni, gestore di dodici negozi, madre di tre figli, che fin dalla tenera età prendeva la “pillola della felicità” : da pochi mesi ha conosciuto il Metodo alla Salute ma la sua vita e quella dei suoi familiari sta già cambiando significativamente. “Ricercata dalla psichiatria”, questa ex cliente dell’economia farmaceutica, sta dolorosamente “disinnescando le bambole”: si sta permettendo il lusso di contattare dolori antichi, di ascoltarli senza spaventarsi; il lusso di chiedere aiuto a persone che hanno fatto questo prima di lei; il lusso di sentire il dolore altrui e di aiutare ad “andare oltre, ma senza maschere e finzioni”, il lusso di “partire da sé, dai propri bisogni profondi”.

Poi Mariano chiama anche me, teoricamente per riassumere il pomeriggio precedente, in realtà per farmi uscire allo scoperto. Affiancata da Margherita, una giovane mamma entusiasta  del Metodo alla Salute, io esprimo anche le mie difficoltà e perplessità: entrata entusiasta nel sistema scuola tanti anni fa “ho provato a insegnare partendo da me”, ci provo ancora, ma spesso sono i genitori stessi a prendere le redini e criticare le devianze dalla tradizione e sono i ragazzi a “pagare il prezzo di non essere ben addestrati alla scuola di grado superiore”.

Il mio breve intervento dà il LA a Giuseppe, marito della signora minuta, padre di Martino, insegnante che ora si commuove nel raccontare la propria storia scolastica: giovane alunno che si impegna nella bella scrittura delle “o”, punito perché nell’entusiasmo del compito ha scritto fin oltre il margine del quaderno. Punito ma mai picchiato da un maestro che picchiava tutti, spinto dal dolore-rabbia di non essere visto dal padre (padre di altri dodici figli) si impegna a imparare bene il codice della lingua parlata scritta e dei numeri, si riscatta con l’apprendimento e passa dall’ultima fila di banchi, quella degli asini, fino alla prima fila, fino all’università. Diventa insegnante per scelta in una scuola professionale, dove vanno i ragazzi come lui, disagiati, non visti. Combatte per cambiarla questa scuola violenta, è “un sessantottino”: ma pensa che  il cambiamento sia solo una “questione di metodo, di didattica”.

 http://metodoallasalute.blogspot.be/search?q=Sandra+Recchia

A questo punto viene presentata l’attività di sperimentazione nelle scuole che da otto anni viene realizzata in varie regioni d’Italia da alcuni insegnanti che hanno conosciuto il Metodo alla Salute. Sandra Recchia, insegnante di sostegno, precaria, è la Coordinatrice del G.E.I.P.E.G.: acronimo di Genitori, Educatori, Insegnanti  (per un) Progetto Evolutivo Globale, progetto in cui gli obiettivi cognitivi siano una parte, e non il tutto e il solo; globale perché coinvolge i vari contesti sociali, non solo la scuola.  Sandra parte da sé, racconta, aiutata dalla metafora della PIRAMIDE del SARVAS (altra immagine di una profonda unità didattica del metodo) del lavoro che ha dovuto fare su se stessa per ritrovare sé, aldilà delle sovrastrutture-funzioni-ruoli che la sua educazione e formazione le hanno dato: è ripartita dalla sua voce, dal suo corpo, dal suo prendersi un ruolo da protagonista e non da gregaria… modificando le sue relazioni nella coppia e nei gruppi, soprattutto modificando il suo “globale massimo, il suo punto di vista nella vita. Mano a mano che lavorava su di sé portava nel suo lavoro il proprio contributo autentico: lavorando con il disagio sintomatico (bimbi iperattivi, con disturbi di attenzione, diversamente o anticamente abili) e riconoscendo il disagio a-sintomatico di studenti che vengono a scuola “per dovere”( in classi sempre più problematiche perché gli studenti sono demotivati e non partecipano, o disturbano…contestano) ha portato il suo contributo specifico: “il Cerchio magico”.

Cinque anni fa esso è nato ufficialmente come Progetto IL CERCHIO MAGICO”: rappresentato da un’immagine con figure in cerchio, la figura più antica che ci rende uguali nella diversità; sono bambini e adulti, non solo insegnanti; persone che si tengono per mano (molti bambini e ragazzi sono già molto autarchici, si arrangiano da soli, già molto delusi non chiedono aiuto: devono imparare a farlo); è un cerchio aperto, alle novità, all’imprevisto, all’esterno, alla crescita vera. E’ un incontro di due ore, seduti in cerchio, con l’insegnante di classe e un paio di persone formate al metodo: un ragazzino scrive:
E' un cerchio normale che diventa magico quando cominciamo ad esprimere le emozioni che viviamo, cerchiamo di far riemergere le parti di noi più nascoste, liberandole e facendoci conoscere di più”.

 

All’interno del cerchio ci si permette di perdere tempo, seguendo le fasi della Clessidra del Kairos: portano i pensieri antenati (oggetti, foto, canzoni… significative per loro), si presentano o parlano dell’impegno di cambiamento che si erano presi; i ragazzi si raccontano, si emozionano, si consolano… si sorprendono dell’adulto che mostra le proprie emozioni, e si crea una relazione vera; si cerca un fondo comune che permette di comprendere i meccanismi che ci ingabbiano… e liberarci. Dopo aver ascoltato altre vive testimonianze di ragazzi e visto foto di alcuni momenti dell’esperienza, si presentano altre persone che fanno parte del progetto o che aspirano a parteciparvi: insegnanti, educatori, genitori… anche Davide (insegnante di matematica) a cui viene dato molto valore, e sua madre Paola, apprezzata professoressa in pensione che si è rimessa in gioco anche con questo progetto. Davide si racconta un po’ e piangendo commuove tutti, porta la disperazione dei suoi ragazzi delle medie che non hanno persone adulte di riferimento, nessuno con cui parlare delle cose più profonde. Come ci ha insegnato a fare Mariano, anche Davide spinge ad “osare.

Dopo Paola il Dr. Loiacono invita anche Nadia a raccontare in breve il suo vissuto di “catechista doc”, le difficoltà di portare la vita e le emozioni in parrocchia. Mariano evidenzia  il bisogno e l’opportunità di portare questa esperienza nelle varie realtà: lancia un invito alla giovane Margherita ad organizzare un evento come il convegno di questi due giorni anche in Veneto.

Il Dr. Loiacono, dopo aver presentato la CROCE LAICA come simbolo di incontro vero tra esseri umani e come opportunità di contribuire al finanziamento della Fondazione Nuova Specie (Margherita ne regala subito una a Chiara che è venuta qui a festeggiare il suo compleanno) conclude questi due giorni di riflessioni, condivisioni, scambio e semina di nuovi cerchi magici.

Vediamo se anche queste quattro venete sapranno “intrecciarsi” e trovare terreni buoni per seminare!

Ermanna

3 commenti:

Giuseppe ha detto...

Complimenti! E’ un resoconto analitico, preciso di due giorni intensi e pieni di spunti.
Dalle varie voci, dentro e fuori la scuola, sono emersi le carenze di tale istituzione, le difficoltà dei suoi operatori e il disagio sempre più diffuso delle nuove generazioni.
Dopo la scuola dei contenuti, delle nozioni e quella successiva della metodologia didattica dovrà seguire la scuola delle emozioni. La vita vera, quella profonda, dovrà entrare a scuola e diventare protagonista. Solo in questo modo questa importante istituzione potrà svolgere il suo compito primario: la formazione e la crescita dei suoi protagonisti.
Queste sono solo alcuni degli insegnamenti che mi ha trasmesso questo ricco e stimolante convegno. Ma ancora più emozionante e commovente è stato “ripassare” la mia vita a scuola, prima come allievo e dopo come docente, quasi 60 anni. E’ stato molto bello, vi ringrazio molto …
Giuseppe

betta fenu ha detto...

AVNTI TUTTA! Siete speciali, avete seminato e raccogliete frutti.

Vi stimo.

Betta

Lidia ha detto...

Post profondo, che spazia sui contenuti espressi e sulle persone che si sono espresse, che ha saputo cogliere anche le sfumature dei vari interventi. E’ vero, come dice Ermanna, io mi sono tolta la maschera da insegnante e di questo sono contenta: non voglio essere ruolizzata, sento che sono molto altro ora. Ma è altrettanto vero che continuo a sentire la scuola come un mondo che ancora mi appartiene e mi emoziona, come un’Istituzione fondamentale che va sostenuta nel cambiamento che deve effettuare. E i fermenti al suo interno continuano a esserci, le persone che ci credono, pur nelle difficoltà, continuano a sperimentare, come ha dimostrato Ermanna con il suo appassionato e sofferente intervento, come hanno confermato quelle colleghe che si sono rammaricate con me per non aver potuto partecipare al corso. Quindi è importante andare avanti, anche organizzando altri incontri di formazione in cui sia possibile coniugare quello che di buono c’è stato e c’è nella scuola con queste nuove esperienze significative che sono nate col e dal Metodo alla salute. Il Cerchio Magico e il G.E.I.P.E.G. sono davvero una ricchezza, li sento come dei cunei in grado di scalzare il peso del “vecchiume”, delle abitudini consolidate e rassicuranti che ingabbiano invece che far crescere. Questo mettersi in relazione, questo andare nel profondo cogliendo l’essenza delle situazioni e delle persone che abbiamo tutti sperimentato anche in questi due giorni, sono alla base dell’esperienza educativa. Quindi mi viene da ringraziare non solo Mariano che è stato il motore del nuovo punto di vista ma anche tutti i partecipanti e in particolare quei giovani, tra cui mio figlio Martino, che così generosamente si spendono facendo crescere se stessi e gli altri.