dicembre 14, 2013

Aula didattica "Gianna Stellabotte", domenica 8 dicembre 2013. QUINTO E ULTIMO GIORNO DELLA SETTIMANA INTENSIVA.




FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429 
Prefettura di Foggia



SETTIMANA INTENSIVA DELLA

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS.

Quinta e ultima giornata.

Domenica 8 dicembre 2013.
Questo amore è una camera a gas.

La settimana è giunta al termine: giornata di bilanci, si raccoglie quanto si è vissuto in questi giorni intensi in cui, come qualcuno di noi ha detto, si sono vissute ed espresse emozioni che neanche in 40 anni di vita ci si è potuti permettere di far venire fuori, tanto siamo stati inzuccherati e repressi.
Emergono sensazioni e pensieri che finalmente trovano un luogo sacro che li accolga e li guardi dall’alto, dai margini di quel caos che li confonde e li nasconde persino a noi stessi.


Si inizia con il fare festa per la nascita di Melissa, perché qui ognuno è speciale in ciò che solo egli è, e fondamentale è dare valore alla nascita, spesso ri-nascita come nel caso di questa donna di grande valore che lentamente va verso la riscoperta di  se stessa, di quella oscurità misteriosa finora mai esplorata.

Si prosegue con un pensiero, il pensiero fisso di ogni fine settimana che è l’Avanti tutta di S. Apollo: questo splendido canto dà ad ognuno di noi quella spinta che serve per andare avanti con la consapevolezza di potercela fare, con l’augurio di sanare tutte le parti che si sono frantumate e che sentiamo il bisogno di riunire, con la promessa di non essere più soli perché qui, nella casa della vita, siamo in tanti, uguali nella diversità.


Ancora un pensiero, il pensiero musicale di un uomo, padre e marito, e prima ancora figlio, che dopo questa immersione nelle profondità manifesta il suo desiderio di non voler tornare indietro ora che ha visto e sentito che esiste una strada per andare verso una vita più “sana”, una strada che conduce alla sua vera natura mai espressa prima di adesso. Da subito emerge la difficoltà di comunicare queste emozioni alla propria figlia: già, questo è fortemente emerso in questa settimana, la difficoltà di usare i codici profondi con chi fa profondamente parte della nostra vita.


Le storie si intrecciano, emergono tanti fondi comuni tra persone apparentemente così lontane ma in fondo più vicine che mai.
Il bilancio fa venire fuori il dolore, la rabbia, i desideri mai espressi che adesso qualcuno si permette di esprimere. Quando si toccano le profondità, anche attraverso le storie degli altri, sono le profondità stesse a parlare per noi, le parole e le lacrime fluiscono senza controllo perché troppo ingabbiate e inzuccherate da famiglie che non hanno avuto i mezzi per vederle e per lasciarle vivere.

Ognuno di noi è vittima e carnefice, ognuno è lupo ed agnello. Tante donne lupo vorrebbero adesso diventare agnelli, vorrebbero riscoprire quella dolcezza che la vita ha negato loro. E allora sentiamo quanto importante è ora il silenzio, quando si è invaso tanto il territorio altrui. Nel silenzio impariamo a tirarci indietro e a lasciare che i figli, che spesso hanno dovuto indossare delle maschere per compiacere genitori fragili e repressi, inizino a creare il proprio territorio, inizino ad uscire dalla tante gabbie dorate nelle quali per troppo tempo sono rimasti incastrati, a togliere i coperchi di quelle camere a gas che, seppur piene di amore, hanno soffocato proprio con quell’amore, la specificità di chi ha dovuto farsi da coperchio per tentare di tenerle chiuse e protette dall’esterno.


È tempo di viaggi “trasmutandivi”, ovvero di iniziare a togliere il superfluo, ciò che non ci appartiene: il desiderio più emergente è questo, e bene lo hanno rappresentato Silvio e Paolo durante questa settimana, seguiti da altri uomini coraggiosi che finalmente possono cominciare ad esplorare i codici più profondi, toccandoli, lasciando che il dolore li attraversi senza scappare, denudandosi delle corazze che, seppur buone per sopravvivere, hanno coperto ciò che sta alla base, le radici di ciò che ognuno di noi è.
È tempo di “agnupi” che si nutrano senza sbranare e invadere, che siano pronti a prendere e a lasciare, e che si lascino attraversare dal dolore riuscendo anche a farne festa.
È tempo di uteri in cui far crescere radici solide che partano dal buio, dalla profondità della terra e che piano piano vengano fuori con fusti grandi e belli e con rami pieni di foglie e fiori e frutti.


Il fondo comune di questa settimana è la voglia di essere finalmente vivi, ma di una vita vera e piena di tutte le parti che la compongono, una vita che non si ferma, che non dice “ormai” e che non conosce gabbie e coperchi e zucchero.
I nostri occhi guardano indietro, è vero, ma si sente forte lo sguardo in avanti che, nonostante la paura, un passo alla volta vuole proseguire. Ci sentiamo uniti, ognuno diverso ma ognuno con tanti vuoti da colmare che, se guardiamo i vuoti di chi ci sta intorno, ci sembrano meno profondi e più attraversabili.

Difficile concludere, in questa settimana ci si è resi conto che le parole spesso non riescono ad esprimere quello che si ha dentro.
Ci proviamo, con un augurio per noi e per tutti:

ci auguriamo che tutte le gabbie perdano la lucentezza dell’oro e che tutte le camere a gas esplodano!

Avanti tutta per la nuova settimana che inizia, con la speranza di non risalire nella testa, ma di lasciar sedimentare nelle nostre pance ciò di cui ci siamo nutriti.


Francesca e Cataldo




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