novembre 26, 2013

Sasso di Castalda (PZ), martedì 12 novembre 2013. PROGETTO "RAINBOW" DELLA FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS. Decimo giorno.


FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429 
Prefettura di Foggia
 

 

IV PROGETTO "RAINBOW"
DELLA FONDAZIONE
NUOVA SPECIE ONLUS.
OLTRE LE COLONNE D'ERCOLE. 
Decima giornata

Caro diario di bordo,
anche oggi vogliamo lasciare le tracce delle navigazioni da parte delle scialuppe che si sono spinte oltre le Colonne d’Ercole delle nostre profondità, superando i meccanismi psicotici che come le sirene ci vogliono far abortire il viaggio.
 

La mattina inizia con il risveglio dell’equipaggio che lentamente si ritrova in cucina tra baci, abbracci, odore di caffè e scambi reciproci. Dopo aver fatto tutti colazione l’intero equipaggio si incontra per nominare gli embrioni che si imbarcheranno nelle cinque scialuppe della giornata.
Avvenuta la consegna degli embrioni, le singole scialuppe prendono il via salpando in mare aperto.


 

L’embrione Marcello viene accompagnato da Gaetano, Ombretta e Dina. Mentre una parte dell’equipaggio prepara devotamente  l’utero, Gaetano fa la barba a Marcello, espressamente richiesta dallo stesso. Successivamente si accoglie l’embrione con carezze e baci. Marcello si abbandona completamente alla dinamica gustandosi il materno che gli viene donato, facendolo sentire importante e vivo. 
La dinamica vuole nutrirlo del cibo primordiale, del primo legame che il bambino ha attraverso il cibo con le relazioni esterne. Marcello anche se con difficoltà si abbandona, si sente accolto e protetto da questo utero devoto. La dinamica termina con il contatto di sei mani che accarezzandolo lo riportano ai codici profondi, quasi a volerlo di nuovo partorire ad una nuova esistenza.

  

L’embrione Cataldo viene accompagnato da Nicola, Roberto, Andrea, Linda e Raffaele Mat. L’equipaggio dopo aver ascoltato devotamente l’embrione,  lo accoglie attraverso massaggi e carezze. Successivamente viene accompagnato da Andrea e Nicola  in una bella doccia calda. Dalla scialuppa emergono racconti di un padre addolorato, sia rispetto ad un’infanzia negata da un padre violento e assente sia di conseguenza nella relazione successiva da parte sua nei confronti dei propri figli. Nodi che ci portiamo dentro e che ci condizionano anni di relazioni familiari, macigni che ci rendono tristi e ci allontanano dalle nostre vere emozioni. Debiti che ci sono stati trasmessi da una cultura contadina violenta e superficiale. L’embrione Cataldo sente finalmente il desiderio di recidere queste catene, vuole recuperare la relazione con la sua famiglia acquisita,  con i suo figli e con sua moglie.
 

L’embrione Giorgio viene accompagnato da Ernesto, Carmine, Donato e Monica. L’equipaggio cerca di suonare tutte le note, di assaporare i dispiaceri del viaggio ma anche gli aspetti positivi dello stesso. Si spinge Giorgio a riconoscersi il dolore che prova nei confronti della sua famiglia di origine. Una stanza in fondo al tunnel difficile da aprire e identificare. L’eccessivo femminile di una persona, come Giorgio, a volte nasconde l’essere stati devastati precocemente da un maschile violento che non ci ha permesso di esprimere il nostro maschile.  Il viaggio della scialuppa si mostra difficoltoso per l’embrione Giorgio ma gli permette di far affiorare alla sua mente ricordi di abbandoni e desiderio di essere riconosciuto dai suoi genitori dalla tenera età. Chi in famiglia si mette da parte e non chiede nulla, non è perché non ha bisogno di nulla ma perché è talmente addolorato che vorrebbe attivamente essere riconosciuto e accolto da chi lo dovrebbe devotamente fare. Il viaggio termina con la nota della festa nel parco giochi del comune, dove tutti insieme, come bambini si divertono sullo scivolo e l’altalena.

L’embrione  Gianluigi viene accompagnato da Angelo, Daniela, Elena e Francesco. Il fondo comune del viaggio fa emergere il
dolore per la perdita improvvisa del padre, in piena adolescenza, a seguito di un incidente stradale. Un dispiacere antico per aver chiuso un sipario così improvviso e che non gli ha permesso di viversi altro con suo padre. La morte che prepotentemente arriva e spazza via ogni legame, ogni possibile relazione, il quotidiano. Un quotidiano già compromesso dalla separazione dei suoi genitori e di conseguenza l’impossibilità di poter stare vicino per un’ultima volta al proprio padre. Anche il dispiacere e il senso di colpa per non aver potuto accompagnare al viaggio della morte il padre. Un dolore che lo attanaglia dalla sua adolescenza e che sente vicino al dolore del figlio adolescente Samuel.
Daniela viene scossa da questa sofferenza antica dell’embrione Gianluigi, che riconosce in lei e che ancora la pervade. 
Una scialuppa dolorosa e coraggiosa, in grado di far emergere tagli, abbandoni, ingiustizie e una grande tristezza antica. 
 
 
 
L’embrione Alessandro viene accompagnato da Benedetta, Enrico e Raffaele C. Dopo aver preparato un ambiente devoto e caldo, Alessandro accompagnato da Enrico e Raffaele viene sbarbato, lavato e asciugato con dolcezza.  Alessandro, denominato Quasimodo (l’uomo a metà), celebre personaggio del romanzo Notre-Dame de Paris di Victor Hugo viene accompagnato ad acquisire fiducia in un Utero che non vuole fargli del male ma anzi gli vuole far sentire il valore della sua vita, della sua simpatia e del suo potenziale. Quasimodo in un primo momento vuole sabotare la scialuppa, non si fida, e con il codice simbolico tenta di neutralizzare ogni tentativo di accompagnamento. Ma i codici antichi dell’equipaggio lentamente fanno rilassare Quasimodo, che sente la pesantezza di un corpo maltrattato ed umiliato dall’adolescenza. Man mano che il codice simbolico di Quasimodo scompare, si scende nel codice analogico e bioorganico. La presenza di Benedetta-Esmeralda, che con il suo materno avvolge Quasimodo è fondamentale. 
Per modificare le nostre parti mostruose, pesanti, addolorate, bisogna che qualcuno le riconosca, le ami e le avvolga in un tenero materno. Il viaggio finisce con un tentativo di visita al Castello di Brienza, con una lenta passeggiata nel centro del paese ed una squisita pastarella in pasticceria.
Nel tardo pomeriggio tutte le scialuppe rientrano al porto e socializzano il fondo comune del viaggio, le insidie dei percorsi e il bottino della giornata. Dopo cena si balla tutti insieme ed ognuno si esibisce col proprio corpo un po’ più libero.



Cari compagni di viaggio ancora buon viaggio…
 
Dina e Raffaele Cim.



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