novembre 21, 2013

Fano (PU), venerdì 18 ottobre 2013. SUPERVISIONE DI CINDY E MARTINO.




 SUPERVISIONE
DI MARTINO E CINDY.
Un rapporto delicato,
 soggetto a crisi.


Venerdì 18 ottobre il Gruppo alla Salute Marche di Fano decide di accogliere e accompagnare la supervisione di Cindy e Martino che vorrei titolare : un rapporto delicato soggetto a crisi.
 


Conducono questa supervisione Cristian, Annamaria e Michela aprendo con le comunicazioni nelle quali si parla di Convegni, quelli del 24/25/26/27 ottobre e del progetto oltre le colonne d’ercole. Si comunica l’iscrizione dellAssociazione alla salute Marche tra le Associazioni di volontariato iesine ONLUS e soprattutto l’uscita extranazionale del Dr. Mariano Loiacono al prestigioso  Royal College of Psychiatrists di Londra per esporre le teorie elaborate in oltre un quarantennio di attività clinica-antropologica globale.
 
E dal globale si ricorda il significato di supervisione che è la possibilità di vedere da sopra per meglio comprendere e quindi accompagnare le dinamiche in atto da parte di persone esterne alla situazione, che tengono al percorso di crescita di quelli che hanno richiesto questo momento, per poter  dare contributi che, “goccia dopo goccia”, possano creare una riflessione che direzioni piano ad una crescita.

Annamaria, dall’Emilia Romagna, porta a questo proposito un dono per questa supervisione: il serpente, uroboro che si morde la coda e che rappresenta il ciclo vitale, con l’augurio donatoci che questi possa rendere maggiormente visibili e rappresentate le zone pellucide di ognuno di noi.

Si ringraziano i rappresentanti dell’Associazione Emilia- Romagna venuti per accompagnare questa supervisione e in tal modo si apre in onore della regola del C.A.C.A.R.E. con “la canzone della cacca”.  Questo perché “defecare” è una funzione fisiologica importantissima, è l’ultima parte del ciclo alimentare, un ciclo vitale in cui le parti che non servono più devono essere eliminate.

Ciò che un tempo ci ha nutriti può diventare però anche materiale di scarto, tossico e allora bisogna eliminarlo!, poiché diversamente, se la cacca si trasforma in letame, man mano che si procede in senso antiorario, la coda-cacca diventa cibo e quindi nutrimento.

A seguire la canzone di “Goccia dopo goccia” per ricordare che il contributo di ognuno sarà importante poiché è dal niente che nasce niente.
Poiché scegliamo la regola del C.A.C.A.R.E., sigla che sta a rappresentare fasi consecutive di ogni intervento che si andrà a fare, farà da guida, spieghiamo brevemente le fasi...



  • La prima fase è C, ossia COSTRUIRE, ritorna al concetto dell’utero: il più delle volte siamo tesi a farci prendere dal negativo, costruire invece significa partire dal positivo; la supervisione è infatti importante per far emergere il negativo ma il filo conduttore è il positivo.
  • La seconda fase è A, APPREZZARE, poiché anche nella situazione più negativa bisogna saper apprezzare in quanto per quanta acqua sporca ci possa essere in una situazione, in un gruppo, in una relazione, in una persona c’è sempre un piccolo bambino da non buttar via e che è buono riconoscere e valorizzare.
  • La terza è C,  ossia CRITICARE: critica e crisi hanno la stessa radice, Sandra augura di poter mettere in crisi parti critiche che l’altro non riesce ad ascoltare facendo vuoto.
  • La quarta fase è ASCOLTARE poiché tutti hanno un negativo che credono migliore di quello dell’altro, è necessario partire dal presupposto che in tal modo ci si psicotizza e al contrario importante è far entrare dovendo cercare di non ascoltare solo con le orecchie, senza rispondere a quello che l’altro dice. Accogliere ciò che l’altro ci dice senza difenderci o chiuderci ma mantenendoci aperti.
  • La quinta fase è R, RICONOSCERE: se si riuscirà ad attraversare le fasi precedenti e ad ascoltare in profondità, si riuscirà a far emergere parti nostre che altrimenti non sarebbero venute fuori, per ri-conoscerle, conoscerle cioè nuovamente e un’altra volta.
  • La sesta è E, ELABORARE: fare cioè sedimentare cose dentro di noi per permettere di costruire. Una volta riconosciute alcune cose (angolo beta) posso incamminarmi verso un angolo gamma. L’elaborazione crea un altro ciclo vitale: quello che ho elaborato mi porterà a costruire una base più ampia della mia piramide e quindi a crescere su tutti i piani.
 
E così, con questa regola in mente, si parte: “Cindy e Martino: un rapporto delicato soggetto a crisi.”



Inizia a parlare Martino manifestando il suo timore ad abbandonarsi ad altri con la paura di parlare senza poter essere compreso, affermando di ingannarsi spesso anche da solo con la sua difficoltà a tirare fuori il negativo. Martino riconosce a Cindy il grande valore di essere “un fiore prezioso che non riesce a cogliere” ma di non riuscire a sentirla profondamente, sentendo di essere stato l’oggetto di proiezioni di cose che non gli appartenevano.

Cindy
dal canto suo, dopo aver riconosciuto il positivo e l’accoglienza ricevuta da Martino, la capacità di riuscire a parlare la sua stessa lingua, la sua ironia e la tenerezza di alcune sue parti, la crescita vista nell’ultimo periodo, sente anche lei che alcuni meccanisti di proiezione le sono stati addossati e che si è per molto tempo, in fondo, accontentata del poco che ha sentito le è stato donato.
 
In un andirivieni di tira e molla, lascia, stand-by e riprendi ognuno ha sentito l’altro per la sua parzialità, confusione, mancanza o per la paura di una dell’altro assenza.
Fare luce, comprendere i nodi profondi, permette di procedere ed è il passo.


Le unità di crisi ce lo insegnano: il viaggio  presuppone cambiamento, non la conservazione delle condizioni, poiché il vero rapporto è con noi stessi, il rapporto con tutti i miei codici. Se sono stato tagliato ma non guardo dentro di me per credere di poter sanare, cercherò fuori chi possiede ciò che io non ho.



Primo significato di crisi è “mi distinguo” ma per fare questo c’è bisogno che qualcuno mi faccia vedere che io valgo, mi riconosco un valore perché mi è stato riflesso anche dagli altri.
La pezzenteria spesso ricorda questa mancanza, nascosta dietro il simulacro della generosità.

Per poter scendere più in profondità, il secondo passo è saper dire “mi separo”, tra me e te metto una distanza (codice analogico), il dire “Vado via” che, tuttavia, da solo non basta, poiché poi, dopo, devo “Decidere”, tagliare, quella cosa finalmente va fuori di me, non mi appartiene più (codice ancora più profondo, bio-organico).
Se io mi separo ma sono ancora indistinto, ne combineremo di belle a farci male perché non mi sono separato in questo senso ma mi sono allontanato per dispetto; tagliare invece significa: “ricordo le tracce di noi ma la mia vita attuale non le contempla più, e questo serenamente, per cui pure se ti vedo mi sono reso completamente autonomo”. Autonomo da cosa però? Da quella simbiosi.


Comprendere cioè che un rapporto simbiotico nasce perché ci aggrappiamo ad entità esterne che coprono la nostra parzialità e anestetizzano il dolore del nostro percorso di transizione, ma quelle sono solo due vite appiccicate dalla paura che, quando si sentono un pochino più forti, cercano di allontanarsi per poi ritornare quando più fragili.

Infine “scelgo”, perchè solo dopo aver attraversato le correnti che ci portano giù possiamo risalire, come il sole, venire fuori di nuovo. 


Tuttavia, come ci dimostrano Cindy e Martino, si inizia il viaggio nel dolore profondo e nella perdita di parti significative di sé e allora bisogna ricordare la piramide: il primo rapporto è con se stessi, ma creando “vacuum”, vacanza stando male!
La scelta però non è un atto di volontà ma presuppone che io prima possa far morire parti mie anche rispetto alla mia famiglia d’origine.
 
Si parte insomma perdendo, si comincia vedendo distrutte delle parti di sé ma sono solo parti con le quali, in prospettiva, potremo riprenderci e rinnovare le parti transitoriamente smarrite.
Però per ricomporre la nostra interezza, per non scappare davanti alle reali difficoltà ed ostacoli che ci incastrano, bisogna prima deludere alcune nostre illusioni.


De-ludere, etimologicamente, significa giocare da”: cioè liberarci dalla previsione certa e rigida che ci eravamo costruiti e metterla di nuovo in gioco,  ecco perché si è detto “un grosso momento di confusione serve!” ritornare a giocare separandoci da quella visione univoca, darsi a cose diverse dal consueto, giocando con strumenti nuovi da suonare; de-ludere, liberarci, ciò vale specialmente quando si tratta di illusioni infantili, legate alle nostra prime esperienze di viaggio. Tornarvi, è sanare e relazionarsi in modo nuovo essendo diventati noi tabernacoli di noi stessi, lumache.

La grande via che ci riporta in viaggio è proprio la delusione: una grande benedizione se non ci facciamo fermare dal dolore della disillusione.
Non mangiare subito un frutto acerbo è infatti vero che ci delude e ci far star male, però può diventare l’unica premessa per mangiarlo e gustarlo quando sarà maturo.
La vera difficoltà sta nel realizzare concretamente la decisione presa, passare dal dire al fare. Infatti, per far questo, c’è un percorso più o meno lungo da attraversare che si chiama dubbio, ambivalenza, insicurezza, paura, angoscia di morte. Se tu non ci sei più, se sarai di qualcun altro, chi mi darà da mangiare, se io sono un povero uccellino? Se tu non ci sei più, chi mi riscalderà facendomi sentire importante anche se per istanti che per me equivalgono a milioni di attimi, vista in un prato tra mille fiore, come il più prezioso anche se non colto del tutto?

Bisogna ricordare che, se una persona è viva, e lo è quando ha qualcosa di suo a cui tiene, quando possiede un proprio orientamento che prima o dopo prevale come decisione, arriverà con la propria vitalità a prendere la decisione giusta, a “tagliarsi da”, significato etimologico di “de-cidere”, ad andare oltre la simbiosi e, dopo la separazione, iniziare un percorso nuovo, e non importerà a quel punto con chi poiché sarà la persona in viaggio stessa ad essere nuova.

Attraversate le paure, ecco vedremo i desideri: ora il ricordo dello Stato Quiete, e di chi ci faceva compagnia, diventa un’occasione per apprezzare la libertà di cui godiamo e la possibilità di determinare noi, in prima persona, il nostro viaggio nella vita.
Ma è importante che anche noi maturiamo la nostra identità, altrimenti, pur avendo la persona, la situazione, il lavoro, l’esterno più adatto a noi, non lo riconosceremo o non riusciremo in ogni caso a stabilire un rapporto duraturo.
 
Questo per risolvere, ossia sciogliere e organizzare in un modo nuovo, e quindi vincere.
La teoria globale impreziosisce quanto è stato detto, il negativo, alleggerendone il peso, facendone intravedere la possibilità, due vite preziose che si vogliono bene e che chiedono solo l’uno all’altra di continuare onestamente a crescere e a rendere possibile il perdonarsi.
 

Nadia

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