settembre 17, 2012

Cesenatico (RN), giovedì 13 settembre 2012. RESOCONTO DELLA SECONDA GIORNATA DELLA 3^ SETTIMANA INTENSIVA IN ROMAGNA.


FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS 
Presidente: Dr. Mariano Loiacono









SECONDA GIORNATA
DELLA SETTIMANA INTENSIVA
DI SETTEMBRE 2012 A CESENATICO.

"Attraversare il dolore porta alla gioia"?


 


Oggi non c’è più il sole, ma pioggia e vento: fortuna che c’è la musica ad accoglierci e, nell’attesa che la sala si riempia, c’è chi si saluta, chi balla, chi chiacchera, chi gioca. L’atmosfera è complessivamente serena.
A condurre le attività sono Marta, Marino, Meris, Valentina e Dina che introduce il discorso sul metodo, soprattutto per i nuovi, facendosi aiutare dai  partecipanti. Così Elisa, con grande chiarezza, ne spiega le caratteristiche partendo dalla prassi, vale a dire dalla sua esperienza. 
Ci parla del disagio della sua famiglia, di come si sia manifestato a partire dai problemi di Luigi e di come la scoperta del Metodo alla Salute abbia aiutato lui e tutti loro a intraprendere quel cammino che, seppur  faticoso, li sta portando di nuovo verso la vita. Certo con lentezza, ma d'altronde e non a caso è proprio la lumaca il simbolo del metodo. Ed è Paola che ci spiega con la sua consueta precisione perché. 
La lumaca è lenta, non fa salti e quindi non evita le tappe necessarie, simbolicamente parlando, alla  rinascita. Procede per gradi, lentamente perché ha fretta. Si porta la casa con sé, ha quindi al suo interno tutto il necessario, ha delle antenne che le permettono di guardare la realtà a 360 e di arrivare anche alla profondità. E’ ermafrodita, ha quindi in sé sia il maschile che il femminile e poi si sporca, come suggerisce Nadia, si compenetra con quello che sta intorno e lascia una scia, un segno. Non ultimo, per nutrirsi ha bisogno di pochissimo, dell’essenziale; non si trascina dietro  pesi inutili e zavorre. 
Alle spalle dei conduttori come sempre è l’immagine del Graal che guida e scandisce le varie tappe del metodo e quindi dalla giornata. E’ importante seguirle, perché tutto ha un senso anche se questo non viene subito compreso da tutti. I “nuovi” talvolta fanno fatica a percepire questa necessità, che può essere scambiata per carenza di democrazia. Ma la lumaca insegna: con la dovuta pazienza tutto acquisirà significato.
Ma andiamo con ordine. Dopo gli interventi di Marino e Renato che pongono l’accento sui vari progetti, sottolineandone la grande valenza, la ricchezza, ma anche la gratuità e le difficoltà che si presentano nel loro svolgersi, si inizia con i pensieri antenati. 
E’ un piccolo partecipante, Maurizio, che dona agli altri il suo bellissimo pensiero musicale: Macuna patata, che vuol dire “senza pensieri”. E’ una partenza gioiosa, Maurizio viene più volte sollevato in aria dal gruppo e poi ci si scatena nella danza. 




E’ importante la presenza dei bambini, che sono l’aspetto fondamentale della vita e, come spesso succede nel metodo, ecco presentarsi l’effetto domino: anche Nicolò vuole, come dire, entrare in contatto con tutti facendosi a sua volta sollevare in aria. 





Si  procede poi con la musica; sono tanti infatti questa mattina coloro che lasciano al gruppo, come Milo e Diego, un pensiero musicale. Ma ci sono anche Noemi che legge due suoi bellissimi Haiku, Lidia che scomoda Herman Hesse per dire la sua sul metodo, Riccardo che evoca il falco pellegrino e Bartolomeo che recita: “meglio un cane vivo che un leone morto”.
A chiudere questa fase una bellissima ninna nanna cantata da Marta che invita le persone a cullarsi reciprocamente e questo dà una nota di serenità e rilassamento.





Dai pensieri antenati si passa alle comunicazioni, ma prima quelle di servizio. Viene illustrato il programma della serata e qui si inserisce la presentazione del libro di Silvio fatta da un conduttore d’eccezione, Francesco, che elargisce al gruppo la sua saggezza da adulto.
E si comincia a entrare in profondità: i conduttori invitano i nuovi a presentarsi, a spiegare le motivazioni della loro presenza. E’ una fase delicata e importante, non è facile  parlare di sé a un gruppo di persone in gran parte sconosciute, ma il clima di accoglienza e condivisione che si è instaurato facilita la comunicazione, stimola le persone a venire fuori con i loro problemi ed è così che si passa in modo praticamente automatico alla fase successiva: quella delle immersioni.
Quando Anna si presenta e coinvolge la figlia Marina si mette in moto una dinamica forte e complessa che ha come nucleo centrale il rapporto madre figlie e figli. 




La sofferenza di Marina che rimprovera alla madre di non essere mai stata vista nel suo essere profondo induce una reazione a catena; altre “figlie” entrano in gioco, come Eleonora che per la prima volta riesce a urlare il suo dolore, la sua rabbia contro una madre che non ha mai sentito tale nei suoi confronti e l’ha quindi ostacolata nel suo essere a sua volta genitore, o come  Chiara e Barbara che si sono riconosciute in quelle angosce esplose prepotentemente.
E’ Chiara a chiamare in causa Mirella rivolgendosi a lei come modello di “ madre assente” ancora incapace di guardare dentro di sé, di riconoscere i propri bisogni  e quindi anche quelli del figlio. La sprona a mettersi in gioco e Mirella generosamente acconsente. 





E’ questo che genera la dinamica più forte della mattinata, quella tra Mirella e il figlio Fausto. Ciò che emerge con difficoltà, ma poi con chiarezza, è la problematicità del corpo, di una sessualità irrisolta e nascosta. E’ sicuramente solo in un contesto così accogliente, quasi un utero, tra la sensibilità dei conduttori e la solidarietà dei partecipanti che dei nodi così complessi possono emergere,  iniziare sciogliersi e acquisire una dimensione meno drammatica.
Così, dopo lo sprofondamento si può ricominciare a salire e a andare “verso la vita”.
Si chiude, dopo questo momento di grande coinvolgimento emotivo, la prima fase della giornata.
Alla 15.30 o giù di lì si riprende.





Le dinamiche della mattinata aleggiano ancora nell’aria e fanno da sfondo all’intensa presentazione di una delle conduttrici, Meris che ha comunicato a tutti il suo disagio e il suo desiderio di fuga, poi vinto, facendo capire come non ci sia differenza tra chi sta da una parte e chi dall’altra. 
Ha così fatto vivere direttamente come il Metodo alla Salute sia un percorso progressivo e che anche i conduttori hanno bisogno dell'aiuto, dell’energia che si viene a creare dentro la rete dei partecipanti.
E’ Dina che ci fa poi comprendere come chi arriva al metodo è spesso alla disperazione, perché nessuno capisce il disagio che sta vivendo. Col metodo, e questo è sottolineato da tutti i conduttori, la loro vita è cambiata completamente.
Renato interviene comunicando come abbia sentito analogia tra la dinamica della famiglia di Mirella e il suo percorso e ha evidenziato che è stato con il progetto Rainbow che è cominciata la sua rinascita. Solo lavorando realmente su di sé si può crescere.
Ha inizio quindi la fase che dà il senso a tutto quello che è successo nella mattinata, quella del fondo comune e della teoria.
I partecipanti sono invitati a parlare di quello che li ha colpiti e coinvolti di più. Molti gli interventi che si soffermano sulle dinamiche tra Fausto e Mirella e di Eleonora, della quale  è apparso evidente a tutti il cambiamento avvenuto soprattutto nell’espressione del viso, quasi a sottolineare come la liberazione del nodo che blocca le emozioni sia in grado di sciogliere anche il corpo.
Altri aspetti emersi sono stati la difficoltà di alcuni genitori a cogliere l’opportunità loro offerta di essere genitori invece che richiedere continuamente visibilità su di loro, la rassegnazione e la staticità di chi continua a rimanere attaccato al proprio disagio o la fuga dal dolore emerso dalle varie storie di vita narrate.
Ecco il momento della ricerca degli opposti centrati sulle dinamiche emerse nella mattinata per trovare il titolo su cui si fonderà, nella fase finale, la teoria.




Il titolo viene scelto da Giuseppe, è quello formulato da Simone ed è il seguente: ATTRAVERSARE IL DOLORE PORTA ALLA GIOIA?
Simone ha formulato questa domanda perché già a Foggia se l’era posta e durante la mattinata si era allontanato dalla sala  per la grande sofferenza che vi circolava.
In alcuni interventi viene però sottolineata la parzialità del titolo rispetto alla complessità delle tematiche emerse, il dolore infatti ci può servire ma dobbiamo fare attenzione che non diventi per noi un alibi, in altri viene ribadita la necessità di percorrere il dolore, ma con consapevolezza. Riconoscerlo e attraversarlo non significa necessariamente arrivare alla gioia, è invece strumento per crescere e giungere all’interezza dopo la frammentazione. 
Se il dolore fa parte della vita, perché produca cambiamento, movimento, è necessario inoltre sapere come “visitarlo”  e da chi farsi eventualmente accompagnare. 
Benedetta stimola a leggere il Graal dal basso e quindi dalle nostre profondità, perché e da lì che inizia il percorso del dolore, e quando si accende può essere spento solo se noi non ci spaventiamo, se riusciamo ad affrontarlo senza avere fretta, perché la strada per risalire “dal giallo al blu” è difficile e molte sono le insidie.
Concludono la fase della teoria Valentina e Dina che si rivolge a Simone e invita tutti a riflettere sul fatto che non si vincono dolore e paura mettendo in atto il meccanismo della fuga: dobbiamo affrontarli fino in fondo altrimenti rimarremo statici.
Dopo la necessaria pausa cena, che serve a rifocillare corpo e spirito, si arriva alla presentazione del libro di Silvio Boldrini Alla ricerca della mia Stella.
Viene illustrato dalla moglie, Michela e da Francesco che ne sottolineano valore e peculiarità. Fa parte della collana Fiabe del terzo Millennio che è interamente finanziata dalla Fondazione Nuova Specie e, come sottolinea Mariano, dovrà essere il primo di una lunga serie di altre fiabe che potranno testimoniare il proprio percorso di vita, come è successo per Silvio.
Il suo è infatti un saggio autobiografico, cioè il racconto di un’esperienza su cui poi, come sempre avviene nel Metodo, viene fatta teoria.
La serata si conclude con un po’ di trambusto: non tutti nell’albergo sono in grado di comprendere quel tanto di “sana pazzia” che aleggia nel gruppo.   

Margherita e Lidia

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