giugno 16, 2018

La bella “Favola” del Sasso di Simone

Mercoledì 25 aprile 2018, intorno alle 10.00, ha inizio la nostra avventura nel Parco Naturale del Sasso Simone e Simoncello. 


Questo nostro itinerario, caratterizzato da un “procedere incerto e lento”, alla scoperta del Sasso e dell'antica Città del Sole o Eliopoli è stato ideato e organizzato dalle Associazioni alla Salute Pesaro e Romagna, dal Viteatro e dal gruppo del Procedere incerto.

Già il pomeriggio precedente, noi attori del Viteatro (Paola, Nicoletta, Davide, Victoria, Nicola, Paride e Ombretta) e Massimiliano, la nostra guida ambientale escursionistica, con i suoi familiari Sara, Matilde e Ludovica, abbiamo raggiunto Ca' Barboni nel comune di Sestino (Arezzo), località da cui l'escursione ha avuto inizio il giorno dopo, per concordare e mettere a punto le ultime cose, ma soprattutto per ascoltarci e ricreare fra noi quel clima di famiglia ontologica, che caratterizza il Viteatro (Vita+Teatro).



Il piccolo, delizioso borgo montano che ci ha accolto, con il suo silenzio e la sua quiete, ha favorito e propiziato il nostro incontro, il piacere di ritrovarci e raccontarci.
Così, la mattina seguente, di buon'ora dopo avere fatto colazione insieme e avere goduto, ancora una volta, della reciproca compagnia/accompagnamento, siamo pronti per ricevere i nostri compagni di viaggio, giunti dalle Marche e dalla Romagna, fra cui due neo-viteattori molto giovani, Maurizio e Andrea.


È una giornata meravigliosa: il cielo è terso, il sole limpido e luminoso, l'aria tiepida.



Paola accenna alla storia secolare del villaggio di Ca' Barboni: la piccola loggia di una delle sue case (Sec. XVI) è ornata da colonnine esagonali, che appartengono al chiostro dell'abbazia benedettina di Sant'Angelo, eretta sulla cima del Sasso subito dopo l'anno Mille.
Ora occorre predisporci nella giusta maniera ad una escursione un po' particolare in un luogo incantato per la sua valenza geologica, storica ma anche magica.
Così, ciascuno di noi, a partire dai bambini, si fa “segnare” con un colore per non spaventare gli “abitanti” del luogo e farsi riconoscere.
E strane creature non tardano ad apparire da dietro grossi tronchi: sono molto agili, salgono e scendono da collinette e piccoli crinali, ci precedono, ci fanno strada...


 
Lungo il percorso, ora Massimiliano, ora Davide, ora R. (un bambino romagnolo che si pone accanto alla nostra guida e ne diventa collaboratore sul campo) forniscono notizie e curiosità sul territorio e sulla sua geo-morfologia: il Sasso di Simone e il Simoncello sono due grandi massicci calcarei formatisi 15.000.000 di anni fa nel Tirreno Settentrionale e “scivolati” poi verso la pianura padana e l'Adriatico.
Si sale sempre di più: le radure verdeggianti lasciano il posto a spogli calanchi dall'aspetto lunare, un'ampia area franosa, ricca di minerali e fossili marini si apre ai piedi del Sasso. 



Ora ci aspetta il Grande Faggio, con il suo tronco secolare e le sue tenere gemme, che fremono e si agitano al forte vento.
Da questo momento, nuovi e strani personaggi cominciano ad affollare questi luoghi: danno il benvenuto ai “graditi ospiti di Messer Massimiliano” e propongono ai bambini, ma anche a tutti noi simpatici giochi e semplici gesti per sentire più forte il contatto con la Natura e gli antenati.
Ora sono loro ad affiancare la nostra guida lungo l'antica strada selciata, che sale verso la cima del massiccio e a raccontare la “loro” storia del popolamento del Sasso dagli uomini preistorici dell'età del bronzo, a Cosimo I dei Medici, che fece costruire sulla sua sommità la città-fortezza del Sole a partire dal 1566.


Oggi di essa non rimangono che pochi resti di mura e case, a malapena distinguibili fra il muschio e la vegetazione e una grande cisterna per la raccolta dell'acqua piovana. E sono proprio le misteriose creature a guidare noi viandanti a riscoprirli.
Ora si uniscono e si mescolano a noi: occorre fare silenzio, vuoto per prepararci a chiudere il nostro procedere incerto con un ricanto e un rito “sull'orlo del precipizio”, sempre accompagnati da Massimiliano e dalle magiche “presenze”, devote e preziose. Ed è in questi momenti che ciascuno di noi può ricontattare il suo io più profondo, la sua unicità e specificità, il suo infinito, che affonda  le proprie radici nell'Infinito.



La nostra escursione può dirsi conclusa: è stata un'esperienza ricca e completa, in quanto ha saputo coniugare il contatto con la Natura e gli antenati con la creatività del fare teatro e della Scholè a cielo aperto, la specificità del Viteatro di essere una famiglia ontologica per i suoi viteattori con l'utilizzo sul campo di strumenti adatti ad accogliere, accompagnare e coinvolgere come un utero devoto noi escursionisti di tutte le età, partendo proprio dai bambini e dai pre-adolescenti.



Così questa nostra prima sperimentazione di un “procedere lento” alla scoperta dell'antica Città del Sole ci ha consentito di far circolare la linfa vitale dagli antenati del luogo a noi viandanti, viteattori e non, grandi e piccoli e viceversa in un incontro-scambio reciproco, carico di magia, suggestioni ed emozioni. Anche per questo noi viteattori e soci dell'Alsa Pesaro e Romagna intendiamo riproporre un'esperienza analoga. 


Ora capite il perché del dire e non dire su creature misteriose, strani personaggi, presenze magiche.



Dunque, tenetevi pronti e non lasciatevi sfuggire l'opportunità di condividere con noi una giornata speciale!


A presto!
Paola Selleri

giugno 03, 2018

DAI DIARI DEI TRANSUMANTI: il colore "sporco" delle emozioni...

Transu.Mas in terra barese dal 6 all’11 maggio 2018.


È domenica pomeriggio 6 maggio, io e Vito C. siamo diretti verso la Masseria Jesce di Altamura dove ci raggiungeranno gli altri transumanti Nicola e Marcello con le rispettive accompagnatrici Antonietta S. e Angela T.  
Siamo davvero molto emozionati! Ci sono anche Nica, Lucia, Ilona e Filippo. 
La Masseria Jesce è una bellissima struttura antica con un grande giardino. Marcello sembra molto contento sia di vederci che di stare a contatto con la natura, con gli antenati. Ad accoglierci con gioia è il custode del posto, Donato, amico di Filippo M., lui è ben contento di farci da guida per visitare il posto ricco di storia e un tempo meta di transumanza. È una bella coincidenza, anche il nostro progetto porta questo nome Transu.Mas e i due embrioni Nicola e Marcello vengono entrambi da lontano, Marcello da Bergamo e Nicola da Ancona. 


Verso le sei ci raggiungono gli altri componenti dell’Alsa Bari, finalmente ci siamo tutti e diamo inizio all’ascolto-accoglienza nel nostro territorio degli embrioni e degli accompagnatori. Si inizia con la lettura della pillola del giorno molto adatta all’esperienza che stiamo per vivere e si riesce a coinvolgere anche Nicola che legge un ricanto scelto da lui.

Marcello vuole stare all’aperto, in giardino, e dopo un po' lo seguiamo uscendo all’esterno anche noi e mettendoci in cerchio accarezzati da una leggera e piacevole brezza. Marcello ha avuto una grande idea, all’aperto stiamo tutti meglio. 

Angela T. e Antonietta S. ci raccontano, in particolare, come sono arrivate al progetto e cosa hanno vissuto nei giorni precedenti, spiegandoci e aggiornando il gruppo accogliente sul globale massimo che intendono perseguire insieme a noi rispetto ai due “eroi psicotici” al fine di aiutarli a fare dei passetti in avanti nel loro percorso. Marcello mostra di voler avere un contatto con le persone che arrivano in visita presso la masseria, ad ognuno di loro regala una pacca sulla spalla e molti ricambiano con lo stesso gesto verso di lui. Con un ragazzo in particolare, passa molto tempo, si siedono accanto e si accarezzano e abbracciano. 


La serata si conclude con una bella cenetta pic-nic offerta dall’associazione e con l’arrivo di due bambine figlie di amici del custode pronte ad offrirci un pezzo di formaggio prodotto dalle loro famiglie e delle fave raccolte con le loro mani. Si crea così un clima conviviale e festoso.

La mattina seguente si aggiunge al gruppo dei transumanti il terzo embrione Filippo A. e la sua accompagnatrice Pina P. entrambi accompagnati dalla mamma di Filippo la quale, durante il breve viaggio da Troia ad Altamura, si racconta regalando a Pina emozioni legate al vissuto della loro famiglia.


Gabriella lascia il figlio Filippo alle cure della famiglia ontologica e se ne torna a Bergamo, il loro paese d’origine. Per questioni pratiche e organizzative anche Filippo A. e Pina P. sono ospitati a casa di Filippo M. ad Altamura oltre a Nicola e Antonietta. Non è facile la convivenza ma, grazie all’amore delle due donne “transuwoman” e all’accoglienza devota di Filippo entrambi gli embrioni riescono a sentirsi a casa e a mantenere l’angolo alfa dell’igiene nonostante facciano entrambi fatica a prendersi cura del proprio corpo. Marcello e Angela T. sono ospitati invece, a Triggiano, da Veronica che è ben contenta di accoglierli.



Nel pomeriggio si torna tutti insieme in masseria dove ad accoglierli questa volta oltre a Donato, c’è Nicolas un artista musicista, che conosce già l’esperienza del Metodo alla Salute e che mette a disposizione le proprie competenze per far esprimere al meglio e attraverso il canale artistico il gruppo, cui si aggiungono Amelia e la famiglia C., Ornella Giuseppe e Silvana. 
Il pomeriggio si fa interessante e molti del gruppo riescono ad immergersi nell’esperienza accompagnati da Nicolas, “attento e raffinato nell’ascolto dello stato quiete dei presenti”; i disegni realizzati con i colori a tempera e utilizzando anche elementi offerti dalla natura, fiori, spighe… hanno dato vita a momenti commoventi ed emozionanti di teoria condivisi nel gruppo. Si è sentita la circolinfa, circolava quel sentire profondo, hanno partecipato a modo loro anche Filippo e Nicola mentre Marcello non è riuscito a coinvolgersi. Il laboratorio è stato molto bello ma il freddo calato in serata ha costretto tutti a tornare a casa per la cena.


Il giorno successivo, dopo una mattinata libera in cui ci si prende un po' di tempo per fare vuoto e procedere con più lentezza, si è tutti pronti per fare il Gruppo alla Salute, uno degli angoli alfa di questo progetto. Le forze in campo sono poche e Nica cerca di fare del suo meglio per accompagnare e condurre il gruppo. 
Si aggiunge anche Beatriz, mamma di Angela T., e si cerca di coinvolgere e far sentire a casa anche lei. In serata si esce per gustare il tipico “panzerotto barese” ma, Filippo A. in men che non si dica, si allontana dal gruppo preferendo una passeggiata per il paese e lo si ritrova solo grazie all’aiuto dei carabinieri mentre tenta di “aggiustare una macchina”, una delle sue passioni. Filippo si sente un operaio e quando lo si coinvolge chiamandolo così, si predispone meglio a collaborare. 

La mattina seguente i transumanti su consiglio di Angela T. si dirigono, accompagnati dai rappresentanti dell’Alsa Bari, Vito C. e Filippo M. verso la spiaggia di San Vito. La giornata è  molto ricca e leggera, il gruppo ha coinvolto gli embrioni in una serie di giochi creativi, improvvisati utilizzando la voce, i suoni e i colori del mare. In particolare Filippo A. sembra divertirsi molto e partecipare con interesse. Anche Marcello, sembra gradire la presenza di una figura paterna, Vito C. che ricerca spesso e Vito lo accoglie mostrandogli la sua vicinanza, come fossero “due amici che con mano in spalla cercano di intendersi”.



Nel pomeriggio ci siamo incontrati a Casamassima in un locale molto carino, dove abbiamo realizzato un altro laboratorio creativo, prima, dando vita a forme e linee utilizzando e scegliendo tra i tanti colori a spirito a disposizione su un grande foglio bianco e poi, provando a dare il nome alle emozioni venute fuori liberamente.

È stata una bella esperienza perché partendo dal dare un significato a quelle linee prodotte senza pensarci, sono venute fuori le emozioni che si stava vivendo ognuno di noi. Filippo A. ha chiesto una penna e ha voluto disegnare da solo su un foglio bianco realizzando una lampadina e un generatore (lui ha studiato ingegneria), Nicola stimolato a partecipare ha realizzato dei tratti spezzati di colore diverso e Marcello si è lasciato guidare dalla mia mano per un pochino. Non è stato facile formare il gruppo perché Marcello è cascato in un vortice per cui chiedeva continuamente di sua sorella Melissa cercando il sostegno dei presenti e Filippo A., dopo un po' si è allontanato facendosi un lungo giro in paese, questa volta tornando al locale da solo, dimostrando un sorprendente senso dell’orientamento. 



La giornata lunga e faticosa si è conclusa con una cena insieme ad altri compagni di viaggio che ci hanno raggiunto. 

Il giorno successivo, dopo una mattinata trascorsa in masseria tra giochi, risate, lavoro e un pranzetto a base di prodotti locali abbiamo fatto il bilancio dell’esperienza e delle giornate trascorse insieme, oltre a tanta commozione e a tante dinamiche che hanno dimostrato quanto sia importante il solo fatto di “starci”, di volerci provare a sporcarsi della vita degli altri non ci resta che custodire nel cuore tutte le sensazioni ed emozioni provate in queste giornate dove ognuno ha dato un po' di sé portandosi dietro un po' dell’altro.

Angela Liso

maggio 21, 2018

Villaggio Quadrimensionale, Troia (FG): 11, 12 e 13 maggio 2018. Al via la quarta sperimentazione del Progetto Eroi Psicotici, dal titolo "The Wall".

I tre responsabili di questo progetto - Mila, Gioele e Graziana - ci hanno introdotto a questa esperienza spiegandoci le finalità di questo nuovo progetto, che è arrivato alla sua quarta sperimentazione, ma è nuovo perché è stato introdotto da poco tra i vari progetti offerti dalla Fondazione Nuova Specie.


L'esigenza di creare un nuovo progetto è nata dal fatto di dover creare un sotto-utero per i ragazzi cosiddetti psicotici perché costringerli a partecipare ai corsi che si tengono nella Foresteria è inutile e controproducente in quanto è evidente che hanno interessi diversi dal corso. E' importante, pertanto, creare qualcosa di diverso per i ragazzi, in concomitanza con i corsi, che sia per loro più interessante e dinamico e possa farli crescere insieme a gruppi di persone che vogliono mettersi in gioco.

Il nome che è stato dato a questo progetto è "The wall": costruisco, distruggo, trasformo in arte.  
Questo titolo rispecchia molto ciascuno di noi. 

Quante volte ci è sembrato di costruire qualcosa nella nostra vita e siamo stati orgogliosi di noi stessi e poi ci siamo accorti di aver costruito muri insormontabili per noi e gli altri? 
E quante volte, soprattutto i nostri figli, hanno cercato di distruggere i nostri muri, cercando di farci aprire gli occhi? 

Non tutto quello che si costruisce è buono e non tutto quello che si distrugge è cattivo, dobbiamo unire le forze per trasformare tutta questa energia in arte.


Questo progetto stava cominciando con un negativo perché uno degli enzimi si è sentito male e non ha potuto partecipare al progetto, ma si è trasformato in positivo perché al suo posto si sono aggiunti 2 enzimi imprevisti: Maurizio e Mauro che hanno accolto volentieri la proposta e sono stati anche molto attivi durante i tre giorni.

In totale eravamo 11 enzimi e 7 embrioni, e 2 "borderline". La differenza tra embrioni ed enzimi è relativa perché sia l'embrione che l'enzima possono dare e ricevere qualcosa dall'altro, l'importante è che ci sia un crossingover tra i due, è uno sporcarsi reciproco dell'altro. 

Abbiamo cominciato il pomeriggio con l'ascolto dello stato quiete dei partecipanti. All'inizio eravamo un po' incerti sul da farsi e hanno preso le direttive le persone più esperte e che già avevano fatto il progetto in precedenza, ma durante il bilancio serale ci è stato detto che bisogna fare stormo e cioè bisogna essere gruppo e ognuno deve fare la sua parte e bisogna lasciare anche ad ognuno  lo spazio per esprimersi e crescere. 

Marcello e Filippo ci hanno fatto un po' sudare nel pomeriggio perché proprio non volevano starci. Nonostante alcune dinamiche, alla fine ci sono stati tutti e due. Tobia invece ci girava attorno senza entrare mai veramente nel gruppo ma a modo suo ci è stato. Tra musica, balli e canti l'atmosfera si è riscaldata. Dario, un ragazzo svizzero di 18 anni, è stato molto attivo in questo.

Il primo giorno è stato un po' di passaggio, non è mai facile entrare in un gruppo e scambiare con persone che non si conoscono o si conoscono poco. Anche la sera, nella casa che ci ha ospitato, ci sono state alcune dinamiche di disagio e adattamento al nuovo che il giorno dopo sono state chiarite e nonostante un po' di pesantezza al mattino abbiamo potuto sperimentarci in una nuova partenza.


Sabato mattina, Simona, che è molto cresciuta in questo periodo di permanenza al Villaggio, ha preso in mano le redini della mattinata e ci ha portato sotto gli ulivi a fare ginnastica, poi a giocare con la corda e a fare le capriole sul tappeto. Nonostante alcune resistenze iniziali, quasi tutti, tra embrioni ed enzimi, hanno partecipato. Dopodiché abbiamo continuato con l'ascolto dello stato quiete di quelle persone che non avevano parlato ieri. 
Ci sono state dinamiche tra Simona e Martina con Marco F. Il ragazzo è molto chiuso, non parla, ha le sue idee e non vuole cambiarle perché è convinto che sono convinzioni giuste e che quindi non vadano cambiate perché fanno parte della sua personalità.  

Un'altra dinamica è avvenuta tra Antonietta ed Amelia sulla quale abbiamo fatto teoria. E' facile ferire involontariamente le persone se non si conosce la loro storia: una cosa che per noi è buona, per l'altra persona invece è un'offesa. La cosa importante è chiarirsi e non lasciare le cose in sospeso.

Durante la merenda mattutina, io e Mauro siamo andati in camera di Filippo e abbiamo cercato di farlo lavare. Dopo un tira e molla abbiamo accettato un compromesso: si è lavato parzialmente e si è cambiato. E' venuto sotto ai portici con noi ma non ha voluto seguirci sotto gli ulivi. Anche Marcello era fermo vicino al cancello e non c'è stato verso di farlo spostare da lì. 

Nel frattempo c'è stata una dinamica tra Simona e Marco di Bari. Lei lo ha abbracciato e lui ha tentato un approccio un po' spinto, rincorrendola per il giardino, ma lei è stata brava a bloccarlo anche se questa cosa l'ha un po' stranita. Si è sentita in colpa per quello che è successo perché ha pensato di averlo provocato lei. Anche qui è stata fatta teoria sull'accaduto e sono stati fatti i complimenti a Simona per come è stata brava a difendersi.

Dopo pranzo è arrivato l'enzima Annamaria che con la sua frizzante energia, insieme a Dario, ci hanno alleggerito il pomeriggio con balli e musica. Alla ripresa Gioele ci ha fatto ascoltare musica dal vivo sotto gli ulivi e poi ci ha spiegato il laboratorio artistico da fare sul muro di confine che è stato costruito per volere del confinante che non vuole vedere "i diversi" che ci sono questa parte del muro. In questo modo ha perso una grande opportunità di crescita personale. Gioele ha fatto teoria sui muri in generale e abbiamo parlato anche del famoso muro di Berlino e del suo significato. 

I muri ci possono difendere ma ci possono anche isolare, possono segnare un confine ma possono limitarci la vista, possono servire per contenere le persone ma non per recuperarle, come il carcere, possono servire da sostegno ma possono bloccare la comunicazione, possono essere il nostro rifugio ma anche la nostra prigione. Siamo passati poi al laboratorio artistico che consisteva nel togliere gli avanzi di cemento scolati sul muro durante la realizzazione, per lisciarlo il più possibile, per poterlo in seguito dipingere. E' un lavoro manuale che consiste nel togliere quello che non serve più, come nella nostra vita dovremmo eliminare quello che non ci serve più per alleggerirci e viaggiare più veloci e leggeri. Serve anche per scaricare un po' di rabbia repressa perché ci vuole anche un po' di forza fisica. Molto meglio di una palestra, è una palestra di vita. Hanno partecipato quasi tutti, persino Luigi che si è seduto sotto il muro in un primo momento e poi si è addirittura sdraiato. 
Maurizio ha catturato una lucertola e ci ha fatto vedere come si riesce a ipnotizzarla. Anche lui, che è una persona molto riservata, è riuscito a farsi conoscere alla fine. 

I grandi assenti della giornata sono stati Filippo e Marcello nonostante abbiamo cercato di coinvolgerli. 

Prima di cena abbiamo fatto un riepilogo della giornata ed è stato affidato a me. Abbiamo terminato con un ballo tra Simona e Marco F. a cui ci siamo aggiunti anche tutti noi per alleggerirci un po' della giornata. 
Dopo cena siamo rimasti a bruciare i rami di olivo potati e abbiamo partecipato al falò di fronte alla Foresteria. Anche nella casa ospitante la situazione è cambiata rispetto alla sera precedente. Eravamo tutti più sereni e leggeri e abbiamo scambiato tra di noi. 

La domenica, ultimo giorno del progetto, comincia la giornata Marco F. che legge la pillola del giorno e la commenta a modo suo, con il suo sentire. Facciamo un bilancio generale sugli embrioni. Sulla dinamica del giorno prima tra Simona e Marco di Bari, Silvana fa un'immersione e ci racconta episodi della sua vita da adolescente e di quanto si sia sentita sola e di come ha cercato soluzioni con i ragazzi e che queste l'hanno fatta sentire ancora più sola. 
Anche io ho avuto un'immersione sulla dinamica di Simona e Marco perché non mi so difendere dalle invasioni e pertanto ho eliminato le situazioni di cosiddetto pericolo isolandomi sempre più. Poiché Marcello non voleva muoversi dal cancello perché “stava aspettando l'autobus per tornare a casa” - così ha detto - siamo andati noi da lui con dolci e musica e abbiamo festeggiato così il suo ventisettesimo compleanno.  

Un po’ si è rilassato ma ci ha seguito solo dopo che gli abbiamo detto che dovevamo salutare Mariano per andare "tutti a casa". 

Dopo il pranzo, Mariano ci ha tenuto che ci presentassimo a chi ha partecipato al corso sul Quadricettore. 
Ognuno di noi si è presentato con il suo nome e anche con il soprannome che ognuno si è dato oppure che gli hanno dato secondo le proprie caratteristiche. 
Così si è chiusa questa tre giorni del Progetto "The Wall": costruisco, distruggo, trasformo in arte. 

Sicuramente sento che abbiamo costruito, anche distrutto, spero che quello che abbiamo fatto questi tre giorni si trasformi in arte. 

Sicuramente tre giorni sono pochi per vedere dei risultati ma il seme è stato piantato e con il tempo porterà i suoi frutti, se abbiamo la pazienza di aspettare.

Maria Agnese











maggio 06, 2018

WEEKEND DONNE - MARCHE & FRANCESCA

                                                 

Nel bilancio fatto nel Progetto della "Finestra di Babich"(9-18 Febbraio 2018), mi è stato consigliato, da Mariano, di trascorrere un week-end, con le donne della mia zona e ciò per prepararmi al Progetto Home, che si farà nella mia casa.

SABATO 21 APRILE:
È iniziato, in un pomeriggio soleggiato.
Mi hanno accolto, 5 donne valorose. La prima, è stata la padrona di casa Benedetta, poi le altre sono uscite così di..........SORPRESA!
                                                      

Ripalta, Sinzia, Victoria e Nicoletta, abbiamo ballato, dietro alle note di una canzone, che mi ha aiutato a sciogliere la tensione, di un esterno, di un quotidiano incombente, limitante ed avvolgente che mette a dura prova!
È stato un pomeriggio di ascolto e di chiarimenti; chiarire i presupposti, al fine di una buona riuscita del progetto e di fare un altro passaggio per me. 
Viki mi ha ringraziato di questa opportunita':  io, pioniera, artefice di questo progetto, con le donne, in un ambiente casalingo: "Home sweet home", sarà l'inizio di altri progetti a casa di......
La casa dovrebbe essere un rifugio sicuro e accogliente, che ci sostiene e ci aiuta nei momenti più difficili, ma in realtà, non è stato sempre così, nella mia famiglia di origine e poi anche in quella acquisita, è stato per me un luogo molto ambivalente. In questo progetto, invece, ho sentito che la casa in realtà, non è un luogo ostile, ma un luogo dove poter condividere stati d'animo senza sentirsi colpevoli così, liberamente, senza veli, senza paure e senza vergogna, senza la paura di esprimere anche il negativo e le cose che non vanno.
                                                  

È intervenuta anche Ripalta con tono incisivo, mi ha messo sull'Attenti! Ha fissato dei punti fermi, importanti per il progetto, tra cui la sincerità e di starci con tutti i codici.
La condivisione, nella mia famiglia di origine, è stata molto assente, giustificata da una forte chiusura, molto molto antica, schiavizzata ad un "prodotto", cioè dovevi produrre, non potevi non fare niente!
Dopo aver ascoltato tutte le donne sono intervenuta. Nicoletta, mi ha invitato ad esprimere le delusioni e il negativo verso le donne presenti ma anche quelle non presenti, prima ancora di iniziare il progetto, e ciò è stato buono, perché mi ha aiutato ad alleggerirmi.
Noi donne, abbiamo poi condiviso la cena, fuori. Prima di addormentarci, abbiamo fatto una preghiera all'IN.DI.CO. come ringraziamento e non della giornata trascorsa, ciò ci ha permesso di fare un buon sonno. Aggiungo che ho deciso di dormire con Sinzia, ci siamo strette in un abbraccio forte forte! accompagnate da una Ninna nanna. Nicoletta, ci ha poi lasciato, per ritornare al bilancio finale.

DOMENICA 22 APRILE:
Il nuovo giorno, è arrivato. Facciamo tutte una ricca colazione e ci ascoltiamo. Viki ci regala un momento della sua vita da bambina-adolescente, molto doloroso, si commuove nel raccontarsi, e noi con lei. La sua storia ha toccato molto la mia.
Un altro momento importante di fusionalità è stata la SPA. Qui sono stata io che ho massaggiato. Ho sfogato sul corpo di Sinzia tutta l'energia creativa, andando a ritmo della musica di sottofondo, mi sembrava di stare in una pista di pattinaggio.
                                                  

Al termine, Viki ci ha mostrato le tavolozze dei colori per il corpo, e ci ha invitato a dare sfogo alla nostra fantasia. Ci siamo sbizzarrite. Disegnare un corpo è bello ed emozionante, sembravamo delle bambine che giocavano. Abbiamo terminato, con una danza. Viaaaa tutte a farsi una bella doccia rinfrescante. Dopo una bella e varia insalatona, con un bel gelato fuori, nel primo pomeriggio, per il bilancio, sono state presenti Silvia, Gabriella, mentre Nicoletta ha presenziato il bilancio, portando e mettendo al centro del cerchio, con noi a terra, una candela accesa nera. Il nero è un colore che rappresenta il negativo, il sentire emotivo, presente nelle nostre profondità, noi sappiamo bene, quanto è buio e misterioso.
                                                 

È giunto il momento di dire ad ognuno ciò che ho sentito e provato, mi sono anche molto umiliata, con gran fatica ma accompagnata. 
Ringrazio tutte voi, che mi siete state vicino, ed ho potuto constatare che siamo tutti sulla stessa barca che naviga in mare aperto!
Chi sarà la prossima protagonista?
Boh! Si vedrà, anzi, no, si e' proposta Gabriella.......evviva!
Francesca M.

PROGETTO ME.MA. B.O.N.F.A.N.T.I.: un coro di voci per raccontarci le prime due edizioni!

DAL 27 FEBBRAIO AL 3 MARZO 2018:
EMBRIELISSA
                                                 


Finalmente la prima sperimentazione del M.E.M.A. B.O.N.F.A.N.T.I. (Progetto che tenta di mettere insieme il Metastorico Esistenziale, Mostrandosi Apertamente, in una Betlemme Ontologica, per delle Nozze Fraterne, insieme ad o diventando noi stessi Accompagnatori, per creare un Nido Teofondo e Inedito) ha avuto luogo a Bergamo, a cavallo tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo.       
                                       
I partecipanti a questa prima sperimentazione sono stati: Marcello, Giorgia N., Simona D., Daniela B. ed io. Un gruppo principalmente al femminile, con tre enzimi appena usciti dalla finestra di Babich, che hanno subito messo le cose in chiaro, dimostrando di avere un buon maschile al servizio del femminile: l’embrione sarei stata io (sottotitolo di questa edizione appunto, Embrielissa, embrione Melissa). 
                                                    

Mi hanno sorpreso molto con questa proposta, ma ero felice che fossero loro a farmi da utero per 5 giorni, con gli alti e i bassi fisiologici, ma anche facendomi assaporare la loro crescita. Le voglio ringraziare profondamente, perché ho percepito quanto vogliano bene alla mia vita e quanto si siano dedicate alla dinamica con me in tutti i codici. Credo di essere stata molto fortunata. Inoltre, è stata una grande occasione anche per Marcello che, sentendo dinamiche di vita e circolinfatiche, ha partecipato a modo suo, senza chiudersi nel suo mondo di fantasia, ma ascoltandoci, accogliendo con il corpo chi riteneva più opportuno e donandoci energia. 
                                                      

Ho percepito quella settimana come una primizia in moltissimi sensi: prima sperimentazione del MeMa, prima sperimentazione in casa mia, prima invasione del mio territorio con finalità progettuale, prima concretizzazione di questo progetto a partire da me, nonché prima convivenza che mi vede come embrione in modo ufficiale.
La dinamica tra fratelli per me è sempre stata una tematica molto delicata e, da un certo punto di vista, anche “ossessiva”, un po’ per la mia storia con Marcello, ma anche e soprattutto per il fatto che ritengo molto stimolante e, difficile allo stesso tempo, una relazione alla pari per crescere insieme con dinamiche di vita ordinaria e metastorica. 
La nascita del MeMa non è stata delle più serene, riconosco che ho dovuto fare uno spin anche doloroso, però era quello che serviva alla mia crescita e ringrazio Mariano per le sue spinte amorevoli; si dice che chi “mal” comincia è a metà dell’opera e, dati i risultati di questi primi giorni di sperimentazione, non posso che essere d’accordo. 
                                                     

Le ragazze sono arrivate a Bergamo il 26 febbraio sera ed era evidente che non stessimo bene, nessuno di noi: la sera prima era appena avvenuta una dinamica forte con Marcello ed entrambi avevamo accusato un po’ il colpo, loro avevano affrontato un lungo viaggio difficoltoso con neve e diverse resistenze come febbre e stanchezza post convivenza intensiva al femminile.
                                                  

La mia città, come spesso capita, non ha fatto una bella prima impressione, era particolarmente inospitale in quei giorni: faceva freddo, le strade bagnate e in parte innevate erano poco invitanti. 
                                                   
   
Data la mia difficoltà a far entrare qualcuno tra le mie 4 pareti e il contesto territoriale, il progetto si è svolto principalmente in casa per scardinare le mie chiusure e favorire le dinamiche uterine; i primi due giorni sono stati un’immersione quasi continua, incentrati su alcuni miei meccanismi da “Animale Ammaestrato” e da “Kamikaze” che hanno poi smosso a loro volta sia Giorgia che Simona, portandoci nei primi giorni a viverci la dinamica tra sorelle che si fanno da specchio in modo quasi totalitario. 
                                                     
   
Ma non c’è stato solo albero della vita in questa piccola e dedicata sperimentazione, praticamente ogni giorno non sono mai mancati i momenti di teoria: ci svegliavamo leggendo le pillole o ascoltando quelle sonore, ci siamo dedicati alla lettura di una delle favole del libro “Fiabe di ogni continente per una regione da fiaba”, proprio in quei giorni c’è stata anche la grande primizia di un’altra importante sperimentazione, con grandi spunti teorici de “I film itineranti di Giorgia”  con il film “Ed ora parliamo di Kevin” aperto all’associazione Lombardia.
                                                   

Come in ogni conv.inte., anche in questa sperimentazione ci siamo ritrovati ad attraversare del negativo, però, grazie ad un bilancio provvidenziale di Rachele, che si è proposta per farci fare il punto della situazione a fine settimana, abbiamo colto alcuni elementi che sono venuti a mancare, come la nota della festa a cui personalmente sento di non essere mai stata particolarmente legata o educata a sfruttarla al momento giusto. Le prospettive personali non sono mancate come non è venuto a mancare neanche il livello di continuità: l’ultimo giorno lo abbiamo trascorso in un viaggio da Bergamo a Pescara tra canti, canzoni e ulteriori scambi. 
Ci siamo separati nel momento di partenza per il Rainbow di Marcello accompagnato da Simona fino al Villaggio. Percepire la chiusura e la separazione di un utero tanto devoto è stato strano, ma, come in tutte le gravidanze, ad un certo punto il bambino si separa dalla dinamica che lo ha nutrito e così è stato anche per tutti noi.  
                                                      

Per fare una considerazioni più globale, il MeMa Bonfanti è stata un’esperienza tanto arricchente e alla pari, che ho tuttora la percezione chiara di un nuovo pezzettino  ricongiunto a una parte di me tanto piccola e bucata, la dinamica tra fratelli, che adesso grazie a questa esperienza si è rimessa a palpitare vita, desiderosa di continuare a crescere e sperimentare; questo è quello che vorrei far nascere in tutti coloro che avranno il desiderio e piacere di condividere e arricchire con la propria specificità questa esperienza.  

DAL 16 AL 29 APRILE 2018: 
SECONDA SPERIMENTAZIONE RACCONTATA 
A PIU' VOCI

Prima settimana

Melissa:
Questa seconda sperimentazione del MeMa è stata segnata dall’intervento imprevedibile dell’In.Di.Co. Gli enzimi che avrebbero dovuto partecipare hanno avuto altra priorità e, per le due settimane previste (dal 16 al 29 aprile), mi sarei dedicata in solitaria con Marcello alla “scoperta contaminazione” del territorio.
Ma tutto ha avuto un altro sviluppo dopo il bilancio del Transumas: il 15 aprile Angela T. (Transuwoman uscente) si è unita ai naviganti del MeMa Bonfanti, con mio grande piacere.
                                                 
   
Dai diari di Angela:
Partiti direttamente dalla Romagna e arrivati a Bergamo, Melissa mi ha fatto conoscere casa sua e mi ha messo a mio agio. Sono stata subito colpita dalle bellissime colline circostanti.
                                                    

La sera, spinta da un film a tema rapporto fraterno che ha smosso il mio bio-organico, mi sono lasciata andare, anche favorita dall’esterno, ovvero la presenza di Melissa, la quale mi ha amorevolmente accolto. Sicuramente la precedente settimana del Transumas mi aveva bombardata, anche in positivo, per cui ero satura di vissuto ancora non elaborato.


Il martedì è stato all’insegna della scoperta di Bergamo alta. Nel pomeriggio, volendo mettere insieme l’ordinario col metastorico, siamo andati tutti all’appuntamento settimanale di Melissa con la zia e il cugino, dandomi modo di conoscere anche una parte della sua famiglia.
                                                    



Melissa:
Arriviamo così a mercoledì; la giornata comincia con una visita dal parrucchiere per Marcello (dinamica portata sempre avanti con i miei genitori) insieme ad Angela, mentre io mi dirigevo a fare una delle cose che più odio: confrontarmi con la burocrazia di Bergamo per il rinnovo della carta d’identità.



Dopodiché, ci siamo riuniti per una bella passeggiata per i parchi Marenzi e Suardi di Bergamo. Dopo una sosta a casa, siamo partiti alla volta di Cinisello per iniziare a sporcarci con il territorio. Giovanna ci ha accolto amorevolmente e anche se con un po’ di resistenza, Marcello accompagnato da Angela, ha trascorso una serata diversa, mentre io mi occupavo con Giovanna di organizzare il calendario. Rientrato Ruggero, gli facciamo la proposta di passare la notte e il giorno dopo con noi del MeMa. La proposta viene accolta ma…
                                                     


Ruggero:

Bergamo è stata bella come città, ho passeggiato tanto, sono arrivato in centro ma poi tipo ho perso l’orientamento e ho continuato a camminare.

Angela:
La mattina Ruggero ha voluto farsi un giro. Verso le 11:00, vedendo che non tornava, siamo andate a cercarlo. Le ricerche sono andate avanti in maniera continuativa per Bergamo e paesi limitrofi fino alle 17:00, con l’arrivo di Elena e Alessandra. Alle 18:00 Giovanna ci comunica che ha trovato Ruggero nei pressi di Dalmine, a circa 12 km di distanza. Data la giornata molto impegnativa, la sera, invece di fare il GAS, abbiamo preferito concederci una pizza con la maggioranza delle persone presenti sul territorio.
                                                    


Poi, tornati a casa Melissa mi ha proposto di farmi un bagno caldo, con tanto di candeline profumate. Era qualcosa che non facevo da quando ero piccola ed è stata una coccola piacevolissima dopo questa giornata difficile. Sono grata a Melissa per avermi dato la possibilità di farlo.
                                                      

Marcello:
Aghelegheleghelì. Agheleghelì. (dice saltellando con lo sguardo un po’ tra il compiaciuto e l’infastidito per aver passato la giornata dietro a Ruggero, però riuscendo a farsi valere e a prendere i suoi spazi senza litigare con noi)
                                                       

Melissa:
Venerdì invece abbiamo fatto una visita a Battista e Antonella; è stato interessante vedere questa famiglia e Cassano d’Adda. Lo scambio è stato alla pari, pimpante e conviviale. Con Battista e Dotto (il cane) ci siamo goduti il parco e un po’ il paese. Sicuramente è una realtà familiare da conoscere e di cui sporcarci e farsi sporcare, sono felice che il MeMa sia stata l’occasione per iniziare.
                                                  

Dopo siamo andati trovare Elena e con lei siamo andati da Alessandra per goderci una cena leggera (in tutti i sensi). Parlare di arte, delle nostre storie e conoscere un po’ meglio la nostra “forestiera” ha creato un clima di coesione e famiglia. Marcello, forse contagiato da questo, ha di sua spontanea volontà scelto di andare a dormire da Elena, che lo ha accolto volentieri. E’ stato importante perché un altro dei punti, che “speravo” di toccare con il progetto, era quello dei “piccoli” desideri da realizzare e, vedere mio fratello concedersi questo, è stato importante e significativo.

Angela:
Data la stanchezza accumulata nei due giorni precedenti, sabato mattina l’abbiamo presa con molta calma, ci siamo ascoltate, abbiamo fatto un po’ di teoria e abbiamo iniziato a strutturare il progetto MeMa Bonfanti. Dopo aver recuperato Marcello e aver fatto un’altra sosta a casa, siamo andati a cena da Carla e Renato, il quale si è trasferito da poco da Torino.
A cena, Melissa si immerge, con l’aiuto mio e di Carla, riguardo il rapporto col maschile. E’ un argomento parecchio sollecitato in questo periodo. Carla la spinge ad attraversare quello che lei non vuole attraversare.
                                                   

La domenica ci prepariamo con calma a passare tre giorni in Cascina Alma Mater, a Monleale. Nelle prime ore del pomeriggio, arriviamo a destinazione e ci piace il clima sia primaverile sia tra le persone perché la famiglia Amadori-Bulgarelli ci accoglie piacevolmente. La prospettiva è di rimanere qui fino a mercoledì mattina.
                                                      

Per la prossima settimana, arrivederci a un altro post! 
Melissa, Angela, Marcello e Ruggero

Seconda settimana


Sia lunedì che martedì, Melissa, Angela, Marcello e Ruggero, siamo tutti andati al mare di Arenzano, in Liguria, distante un’oretta da Monleale. Lì abbiamo goduto del sole e del mare, cercato di intrecciare con Ruggero e fatto un po’ di vuoto. Entrambi i giorni siamo tornati in Cascina e ci siamo goduti il clima familiare con Giovanna e Tonino che rientravano dal lavoro ogni sera. E’ stato bello scambiare con loro sia in profondità che in leggerezza.
È stato difficile intrecciare con Ruggero, perché ci ha richiamato diverse parti in cui ci siamo sentiti rifiutati, la sua modalità è quella di allontanarsi spesso in solitaria, ma il bello c’è anche stato: negli ascolti e nel fatto che ha collaborato nel realizzare i post anche in modo leggero. È stato chiaro che il livello della teoria lo affascina molto, diversamente da Marcello che invece preferisce l’albero della vita, ancora.
                                                   
                                                      

Mercoledì siamo tornati a Bergamo, Marcello ha voluto andare a farsi un giro in moto con Diego e ha salutato Maria Gabriella; quel giorno erano venuti a far loro visita i Cadorin e hanno passeggiato tutti a Bergamo alta; per Marcello vedere Giuseppe è stato importante perché hanno scambiato molto durante il Transumas. Non si è ossessionato con i genitori mentre era lì con loro, ma anzi ha scambiato un po’ con tutti, dimostrando di essere cresciuto.
La sera siamo andati a cena dalla famiglia Mauri, i quali sono stati accoglienti, pronti a raccontarci della loro esperienza di vita e a farci mangiare allegramente una buona cena; per Marcello le emozioni passate con i suoi genitori non hanno avuto paragone con la serata, e ha preferito passare la maggioranza del tempo sul balcone da solo. 
                                                    

Giovedì è stata la giornata delle 2 D. Mentre Marcello era andato a fare una passeggiata con Maria Gabriella, Melissa e Angela si vivevano una Delusione nel rapporto con i gruppi e così le due si sono concesse di realizzare un piccolo Desiderio per cercare di risollevarsi da questa dinamica e transitare. 
Nel rientrare a casa, il Desiderio di Marcello di stare ancora a contatto con sua madre, l’ha portato in uno dei suoi vortici per cui si è reso necessario contenerlo. Come dinamica, nessuno ne è uscito né sconfitto né vincitore, sicuramente Delusi, ma ha dato la possibilità a Marcello di riconoscere che questo tipo di modalità non sono buone: dopo aver chiesto scusa, alla domanda “chi è stato stronzo?” lui si è battuto il petto e ha detto “io”. 
                                                  

Alla sera, Marcello e Angela sono andati nel gruppo, dove è stata ripresa la dinamica e Angela ha potuto esprimere il suo negativo nei confronti di Marcello. Melissa invece festeggiava il compleanno di suo cugino diciassettenne, cogliendo anche l’occasione di scambiare in modo un pochino più profondo con questo componente della sua famiglia.
La giornata di venerdì è stata dedicata a elaborazioni, scritti e teorie su quanto avvenuto in questo progetto (con non poca difficoltà). Angela e Melissa hanno delle resistenze nel fare albero della conoscenza in modo aperto, mostrare quelle che sono le esperienze e elaborazioni di quanto vissuto porta spesso a vivere un confronto differenza, non tra di noi, ma finiamo con lo sminuire in generale quello che tocchiamo teoricamente; darci valore su questo livello è ancora un po’ difficile.
Sabato è stato un altro giorno importante: Melissa ha trascorso tutta la giornata a lavorare, cercando ancora una volta di unire il Metastorico e l’Esistenziale, d’altro canto, Angela e Marcello sono stati da soli dalla mattina fino alla sera. Marcello stranamente non ha mai mangiato, i due hanno fatto un paio di passeggiate ma tutto ciò è stato vissuto con ansia da parte di Angela, la quale intuiva che c’era un problema ma non sapeva come risolverlo. Inoltre, ha dovuto rendersi autosufficiente in attività ordinarie che non le capita spesso di fare, vivendosi anche una forte svalutazione. Però è anche vero che viversi questo genere di dinamiche in solitaria, senza aiuti da parte di nessuno, ha aiutato Angela a viversi delle parti che sono anche adulte e riconoscerlo, mentre Marcello ha mostrato una parte che lei non conosceva e dare così un quadro più globale di sé e dare ad Angela una nuova possibilità di sperimentarsi. 

Il rientro di Melissa ha dato modo di far cambiare la dinamica di Delusione vissuta nell’arco della giornata, soddisfacendo due piccoli Desideri: una bella pizza e una partita al nuovo gioco di Angela.
                                                      

Domenica è il fatidico giorno del bilancio finale al quale hanno partecipato Alessandra, Elena, Giovanna (via Skype), insieme ai conduttori Amerigo e Graziana.
Dopo un rapido giro di pensieri e comunicazioni anche importanti che hanno permesso a tutti di immergersi un po’ di più nel momento che si stava affrontando, siamo passati a descrivere il progetto MeMa Bonfanti, utilizzando il Pira-Graal. Partendo dal rapporto con se stessi e quindi con il codice Ontologico, toccando tutti i livelli e codici, siamo giunti alle prospettive stimolanti per il progetto e per le nostre vite.
                                                    

Sicuramente un livello importante da strutturare è rendere questi bilanci un evento per il territorio, darsi così un’ulteriore possibilità di scambio, crescita e valore per quello che è stato fatto in queste due settimane di progetto; la prossima volta lo si organizzerà con anticipo per darci modo anche di festeggiare al meglio tutti i piccoli traguardi che si sono toccati.
                                                      



Il bilancio si è concluso con l’aggiunta sul Muro-Albero di Melissa di una nuova scritta per questa seconda edizione e con il cambio del nome sul citofono. Con i conduttori ci siamo concessi un bel momento di condivisione con una pizza scherzando tra pari, un bel modo per chiudere un progetto alla pari.

Melissa e Angela