lunedì 25 luglio 2016

Celle di San Vito (FG), 6 luglio 2016. IX edizione del progetto "Rainbow": quarto giorno. Il rito tratto da "La mela Gimagiona".

La giornata inizia con il rito tratto dalla favola "La mela Gimagiona" e condotto da Nadia e Titta.


La stanza è in penombra. Siamo scalzi e in piedi. 

Nadia spiega il significato dell'occhio dipinto ad ognuno di noi sulla fronte: rappresenta il passaggio dallo sguardo esterno dei genitori, della società, della cultura, allo sguardo interiore che ci vede e guarda dall'interno.


La voce di Titta, che recita in forma diretta brani della favola, accompagna il nostro muoverci nello spazio ad occhi chiusi, ci invita a sentire il nostro corpo, il contatto con quello degli altri...  a sentire… sentirci…


E da qui in molti fanno sentire la propria voce... anche attraverso il pianto... come micce innescate. 
Il rito continua...

Chi si sente, va da B. e da C., si impegna a lasciar andare qualcosa che tiene imprigionata la nostra parte sorgiva, e riceve una mela intera e spaccata che possiamo tenere spaccata e sanata, o con le parti ancora sepolte.


Ci viene donato anche un biglietto con una frase tratta dalla favola "La mela Gimagiona".
Il rito sacro si compie con la musica che ascoltiamo uniti, tenendoci per mano.


Riprendiamo nel pomeriggio con gli auguri per Liliana, per il suo compleanno.
Daniele racconta di come ha vissuto fino adesso i compleanni della madre Liliana, non sentendola mai realmente presente. 
Infatti, anche in questa giornata, non sembra realmente gioiosa per questa sua festa: ascoltando il suo stato quiete, si vede come Liliana sia presa dalle preoccupazioni per l'altro figlio Davide.
Raffaele le fa notare come riesce a non viversi mai il presente, essendo sempre preoccupata per altro, e la invita quindi a apprezzare quello che ha vicino in quel momento; inoltre le chiede di dire con chi vuole condividere un ballo per il suo compleanno, e Liliana sceglie Daniele.  

Successivamente vengono accolte nella sala Dina, Lucia, Giovanna e Gina per poterle ringraziare del lavoro e della devozione con cui stanno contribuendo al progetto Rainbow. 


Viene infatti riconosciuto l'amore con cui si sono dedicate a queste attività: chi con la preparazione del cibo, e chi come Gina e Giovanna, con la creazione del materiale per fare il rito... egregiamente riuscito!

Chiara e Giorgia

Celle di San Vito (FG), 5 luglio 2016. IX edizione del progetto "Rainbow": terzo giorno.

Abbiamo iniziato la giornata con svariate canzoni e con la prima comunicazione di Gianni, che si è sentito abbandonato dal gruppo della passeggiata mattutina.

Poi Raniero ha raccontato un divertente episodio tra i suoi vestiti e Luigi.

Come al solito, Ivan è stato invitato a cantare una canzone: “Il Niente” di Masini, ma non ha concluso la canzone perché, preso da un impeto emotivo e con la sua reazione istintiva, ha spaventato i bambini.


Raffaele ha così sollecitato i bambini ad esprimere quello che hanno provato: l’emozione comune è stata la paura. 
E così quando Ulrike ha mostrato la sua paura indifesa, Raffaele l’ha spinta a difendersi partendo con una lotta giocosa, per far uscire la sua capacità di poter difendere il proprio territorio per superare l’insicurezza e la chiusura che la porta prima a svendersi anche con il corpo per poi vendicarsi delle delusioni subite.
Poi è toccato a Flavio che, spinto inizialmente da Feliciano e poi dal gruppo, ha cercato di combattere con la sua parte di chiusura e di non voler uscire, che ancora si è dimostrata troppo forte per sciogliere quel ghiaccio che tiene bloccate le sue emozioni.
Però col calore del gruppo abbiamo fiducia che nei prossimi giorni possa esprimere tutte le sue parti senza limitarsi alla chiusura e alla rabbia.


Così abbiamo iniziato la giornata con la canzone scelta per questo Rainbow, “A modo tuo” di Elisa, riprendendo poi con l’ascolto dello stato quiete.
Quest’ultimo è andato avanti per tutta la giornata ed abbiamo concluso l’imbarco sulla nave: adesso dobbiamo salpare!


Alcune delle persone che si sono presentate ed hanno mostrato il loro stato quiete sono: Marco, che ha mostrato la sua parte di bambino dolorante; Giorgia, che ha mostrato la sua parte che non le permette di viversi le giornate, con il "tradimento" di Giulia che le ha mostrato il negativo che la tiene ferma; Enrico, che vuole portare avanti quello che ha fatto nel Solstinizio e ha fatto capire la sua voglia di sperimentarsi con il corpo.


Livia si è mostrata addolorata per l’episodio di suo figlio ma con la voglia di mettersi in gioco e sperimentarsi; Rosa Paola deve far tramontare la sua parte psicotica della tutto fare, che già in questi primi giorni la sta stancando molto.

Livia ha raccontato la sua tristezza per le potenzialità represse di Raffaele e di tanti ragazzi che non riescono ad esprimere la loro grande sensibilità, ma anche la sua voglia di vivere e di continuare un viaggio che le sta insegnando tanto.

Carla ha raccontato come ha vissuto la morte del figlio, il suo dolore, e come è riuscita e sta riuscendo ancora ad andare avanti anche in nome del figlio che ha lottato tanto anche per lei.


Chiara ha raccontato la sua esperienza vissuta da piccola, la difficoltà nel proteggere la madre, ma anche la forza che ha avuto nel relazionarsi con il "padre-bestia", e questa parte che le è poi rimasta appiccicata.

Roberto e Ripalta hanno espresso il loro amore e la grande voglia di stare qui, anche se Roberto sente forte anche il desiderio di tornare a casa.

Così adesso ci aspetta solo di imbarcarci e scoprire questo viaggio infinito, dinamico e complesso...

Ciao
Enrico & Giulia NATURE

giovedì 14 luglio 2016

VI RACCONTO LA MIA FESTA P.U.M.

19 giugno 2016

Come si fa a trasformare in parole delle emozioni forti? 
Ci sto pensando da giorni, mesi, e non riesco a trovare una “formula magica” che possa aiutarmi. 
Comunque ho deciso di provarci e, a rischio di scrivere una cacata, oggi lo farò.

Tutto è partito un giorno in macchina nel mese di novembre quando, durante un bilancio, mia sorella Barbara mi fa una proposta “indecente”: mi dice che secondo lei ho fatto tanti passaggi importanti e che vado festeggiata. 
Lei, che in adolescenza non mi ha mai riconosciuta, mi dice che per me vorrebbe istituire le “feste P.U.M.”, e che la prima a festeggiare devo essere io.


Cominciano così i bombardamenti emotivi! Uno tsunami che ha continuato a stravolgermi fino a ieri sera, giorno in cui ho potuto godere dell’ultimo regalo.
Il riconoscimento di mia sorella è stato davvero forte perché so che se dice una cosa la pensa davvero, e già se ci fossimo fermati lì, per me sarebbe stato un gran bel regalo, soprattutto se penso a come siamo partite io e lei, se penso a quanto ci siamo combattute, a come siamo arrivate ad odiarci dopo esserci tanto desiderate e mai incontrate. 
Quando ci penso, mi rendo conto che la nostra è proprio una bella storia: una storia di donne che pur essendo sorelle erano lontanissime
Oggi siamo sorelle-amiche e questo è uno dei doni più belli che sono venuti dopo anni di lotte, sofferenze, gioie, tentativi e cambiamenti difficili, per cui tutto quello che è venuto dopo la sua proposta mi è sembrato un sovrappiù, nel senso che già la proposta era per me un “regalone”. 
Ovviamente Barbara quando decide di fare qualcosa la fa alla perfezione!


Ha coinvolto tante persone, ha creato un vero gruppo di lavoro e ha coordinato e seguito tutto con amore e devozione. I giorni passano e della festa io non ne so più niente, fino a quando, una mattina di aprile, torno a casa e nella cassetta della posta trovo una busta da lettere abbastanza grande.
La prima reazione è stata: “Oh no! Qualcuno mi ha invitato ad un matrimonio!”. Poi mi sono avvicinata, e sulla busta ho riconosciuto la grafia di mia sorella. Di nuovo lo tsunami! Non sapevo ancora cosa ci fosse scritto e già mi stavo emozionando di nuovo. 
Entro di corsa in casa, apro la busta e trovo una locandina bellissima con un invito a partecipare alla mia festa P.U.M. il 25 aprile presso la sala “Gianna Stellabotte” nell’ospedale D’Avanzo.


Che emozione! Addirittura era stata fatta una spettacolare locandina tutta per me, e per la prima volta leggevo anche i nomi del gruppo che da un po’ stava dedicando del tempo ad organizzare la mia festa: Barbara, mamma, zia Adriana, Francesca Internò, Giusi Pascolla, Grazia Pietroforte, Marina Mangiulli, Francesco De Gregorio, Sabrina Cela e, dall’estero, Sandra Recchia.
Ancora tsunami!! Le emozioni così belle succede che non sempre ce le godiamo fino in fondo
Sono nati i primi sensi di colpa: tutte queste persone sono già impegnate in tante cose, ci mancava solo la mia festa ad appesantirle. Cosa posso fare io per disobbligarmi? Il mio cervellino comincia a pensare… Realizzerò a mano degli oggetti da regalare ad ognuno… ma no! Che idea del cavolo! Allora comprerò qualcosa… seeee ancora peggio! Allora farò ad ognuno un “buono” in qualche negozio… Insomma penso davvero a tutto ma il mio cervello mi boccia ogni proposta.

I giorni passano e io vado sempre più in ansia. Non solo stanno impiegando tante energie per me, non riesco nemmeno a ripagarli in qualche maniera. Madò faccio proprio schifo! Sensi di colpa da vendere! Il tormento continua fino alla mattina della festa, ma di concreto nulla.

Prima dinamica metastorica: ricevere un regalo immenso senza riuscire a ricambiare. Per me che ho sempre attivato dinamiche al contrario, che magari donavo soltanto, senza sentirmi degna di prendere nulla, sapere “lucidamente” che stavo per godermi una giornata di festeggiamenti senza poter ricambiare mi ha mandata in tilt.
Questo mio psicotizzarmi ha però prodotto una cosa buona: non sono riuscita a immaginare come si sarebbe svolta la festa e mi sono presentata quel giorno senza alcuna aspettativa.
Anche questa è stata per me una novità: in genere penso a come potrebbero andare le cose, a quello che gli altri forse hanno preparato per me, e mi perdo il bello della diretta perché sto lì a “controllare” se avevo indovinato, se quella cosa che mi sarebbe tanto piaciuta fosse arrivata oppure no… Insomma paranoie su paranoie.

Quel giorno niente di tutto questo. Avevo in testa le scimmie urlatrici che mi ricordavano quanto fossi ingrata. Stop! Il resto dei pensieri era in stand-by.
Dopo una serata di pre-festeggiamenti a casa mia, la mattina mi faccio bella (si fa per dire!), indosso il vestito che ho comprato con mamma apposta per l’occasione e parto per Foggia.
Lì mi aspetta lo chauffeur Vincenzo che mi accompagna a destinazione.
Finalmente le scimmie urlatrici si zittiscono e ricominciano le emozioni.

Vedere che tante persone erano venute lì solo per me, che tutti stavano lì perché mi vogliono bene, che il “comitato organizzatore” era emozionato quanto me, mi ha mandata completamente in tilt. Bombardamenti ogni secondo!

Mi sono lasciata trasportare dagli eventi godendomi ogni attimo.
Mamma e Francesco avevano scritto la storia della mia vita e quella mattina, mentre Francesca leggeva, io “recitavo” la mia parte. Dalla nascita in poi… Ho ripercorso tutte le mie tappe ricordando gli episodi più significativi, ridendo e piangendo per quanto la vita mi aveva già fatto vivere, ripercorrendo episodi dolorosi e felici.


La festa, per me, è stata un vero sballo! Non riesco a raccontare tutto perché per me sono state essenzialmente emozioni che si susseguivano. E le emozioni non riesco ancora a trasformarle in parole.
È stato un vero sballo. Ho riso, pianto, cantato, lottato contro i diavoletti, mangiato, ballato…
Una festa completa! Gli organizzatori avevano pensato davvero a tutto.
Ogni invitato aveva una busta che conteneva oggetti da utilizzare durante la storia. La scenografia era spettacolare! Tutto era perfetto… Possibile che tutto questo fosse stato fatto proprio per me? Lo meritavo davvero? Per tutta la durata della storia non ho avuto tempo di “accendere” il cervello. Ho vissuto e basta.
Poi a fine storia le scimmie urlatrici sono tornate all'attacco! Così nei pensieri finali l’ho detto e sentire le risposte degli altri un po’ mi ha liberata.
È stato bello ascoltare anche i pensieri che mi avevano dedicato le persone che non erano potute venire e ricevere, oltre al tanto già ricevuto, anche dei regali: molti hanno pensato di portarmi un pensierino e gli organizzatori addirittura avevano stampato la mia storia con delle illustrazioni bellissime e avevano realizzato un CD tutto su di me. Per non parlare del pranzo delizioso chiuso con una torta buonissima e bellissima.


L’ultimo regalo è stato quello che mi sono goduta ieri: il concerto di Laura Pausiniii!! Lei è stata una delle mie cantanti preferite in adolescenza. Purtroppo, come tante volte ho fatto, ho dovuto metterla da parte perché venivo presa in giro per il fatto che non piaceva agli altri. Il mio desiderio di essere accettata e adeguarmi a quello che gli altri desideravano da me è stato sempre più forte del mio desiderio di rispettare e ascoltare me stessa.
Ieri, durante il concerto, ho cantato a squarciagola ma anche pianto perché quell'esterno che spesso non mi aveva riconosciuta, adesso mi dava valore ed esaudiva desideri ormai sopiti. Ho capito ieri che anche un concerto può trasformarsi in una dinamica metastorica. Quelle canzoni urlate, quelle lacrime scese senza controllo rappresentavano anche il mio modo di fare pace con la mia bambina interiore, quella bambina che io per prima non ho accolto e voluto bene, che io per prima ho messo da parte dando più valore a quello che gli altri volevano da me che a quello che desideravo io
Perciò grazie di cuore a chi mi ha regalato questa forte emozione e dinamica metastorica: Barbara, Giusi, Cristiano, Sandra, Raffaele, Giuseppina, Tonino, Marina, Grazia, Giovanna, Francesco, Sabrina, Adriana V., Francesca I. e Cindy.

A tutti voi dedico la canzone “Innamorata”: “tu non sai cosa può faaare una donna innamoraaata, una donna innamorata della viiita come meeeee” (Laura Pausini)
Come al solito ho scritto troppo! Non so mai che scrivere e poi… Vabbè, se sei arrivato a leggere fin qui, grazie anche a te!

Francy P.U.M.

mercoledì 13 luglio 2016

Celle di San Vito (FG), 4 luglio 2016. IX edizione del progetto "Rainbow": secondo giorno.

Stamattina la giornata è cominciata con la canzone scelta per questo progetto Rainbow, "A modo tuo" di Elisa, che ci ha introdotto all'ascolto del nostro stato-quiete.


Raffaele ha coinvolto i bambini chiedendo loro le impressioni e le emozioni sul film "Il piccolo Principe", guardato insieme la sera precedente, ed è stato molto bello vedere i bambini interagire tra loro in modo leggero e giocoso anche sulle note della canzone "La vita è bella".


Di seguito, ci sono state diverse dinamiche che hanno coinvolto i rapporti forti madri-figli e padri-figli.
I figli hanno potuto riconoscere ed esprimere il desiderio e il bisogno di uno specchio riconoscente da parte dei genitori che, per le loro parti pukizzate, non sono ancora in grado di soddisfarlo.


Nel pomeriggio siamo stati accompagnati attraverso la musica, partendo da quella rap scelta non a caso per il suo ritmo più potente e per la possibilità che offre di muoversi senza alcuno schema, a scendere più in profondità e a mettere in campo il corpo in tutte le sue espressioni. 


Raffaele, dopo queste forti dinamiche legate all'analogico, ha accompagnato alcune persone a condividere le proprie difficoltà rispetto a come avevano vissuto il mettere in gioco il corpo.
Questa condivisione ha dato vita ad altre dinamiche metastoriche e ha aiutato le stesse a iniziare a sciogliere nodi antichi.  


Un altro momento importante è stata la dinamica con Francesco, il quale non avendo vissuto il rapporto con i coetanei in maniera positiva, ed avendo avuto una delusione amorosa, ha dovuto congelare i suoi desideri/bisogni adolescenziali, sostituendoli con rappresentazioni virtuali, per cui è stato invitato ad utilizzare il proprio corpo attraverso scambi più concreti e meno virtuali. 

Questa giornata dedicata all'ascolto dello stato-quiete ha fatto riconoscere ad ognuno di noi l'importanza del fermarsi in modo da separarsi dall'ordinario, e fare vuoto per cominciare a scendere più facilmente nelle nostre profondità.

Abbiamo anche sperimentato che il movimento del corpo, e quindi l'attivazione del codice analogico, è condizione imprescindibile per poter collegare il simbolico con il bio-organico e poter vivere in maniera completa e armonica il Graal della Vita.



Raniero, Carla, Giuseppe, Angela

martedì 12 luglio 2016

Celle di San Vito (FG), 2 e 3 luglio 2016. IX edizione del progetto "Rainbow": accoglienza e primo giorno.

2 luglio 2016, ore 16.30: arrivano le prime macchine e ad attenderle ci sono Raffaele, Cindy, Benedetta, Ripalta, Roberto e Nadia. 
Titta invece arriverà con Vincenzo, Raffaele, Livia, Giovanni e Feliciano.

Prima di cena, due cenni da parte di Raffaele su cosa faremo durante la serata e su cos'è il progetto, giunto alla sua IX Edizione (la terza qui a Celle di San Vito)!


Si fa un breve giro per il paese (il più piccolo della Puglia con appena 150 residenti) ed il secondo per altezza (750 m.), dopo Faeto, che dista pochi km.
Immerso tra le basse montagne del subappennino dauno, il paese è l'ideale per fare un bel viaggio nelle profondità, in quanto il silenzio regna e la voce degli antenati (natura, vento e alberi) la fanno da cornice.

Breve giro con Cindy a farci da Cicerone: nel paese ci sono ancora residui di popolazione che parlano il franco-provenzale, una lingua antica che affonda le sue radici nel 1250, quando un gruppo di Angioini, sconfitti in battaglia da re Manfredi, indietreggiando, si stabilisce in queste terre.
Il franco-provenzale veniva parlato anche in Francia e nel Piemonte.

Poi arrivano anche Raniero, Flavio e Camilla: in tutto siamo 41 (Enrico arriverà il mattino dopo) con ben 9 fra adolescenti e preadolescenti: è la prima volta che ci sono così tante persone al Rainbow e così tanti bambini e adolescenti.



Dopo cena, festa con karaoke, in cui Ivan C. si esibisce in interpretazioni di Marco Masini, molto sentite nei codici profondi, tanto da sembrare molto meglio di Masini stesso...
Qualcuno (Marco) va a vedere la partita dell'Italia contro la Germania (finita poi male per noi: sconfitta ai calci di rigore). Peccato...
Poi, dopo la sistemazione nelle varie camere, con sorteggio dei letti casuale da parte dei partecipanti, si va tutti a nanna.

A Giovanni C. si rompe la brandina, in segno di un patatrac annunciato la sera prima da Raffaele, che come per il libro "La mela Gimagiona", ci dice che se non cadiamo dall'albero e ci spacchiamo in due, non possiamo ricominciare il nostro viaggio alla ricerca...


3 luglio 2016.

Al mattino successivo, dopo la colazione, comincia l'excursus dei vari precedenti Progetti Rainbow fatto da Raffaele, che per ogni progetto ci farà ascoltare la colonna sonora del progetto stesso. 
Sono presenti in sala anche gli antenati dei vari progetti, tra cui Nadia e Benedetta.

Per questo progetto la colonna sonora scelta è "A modo tuo" di Elisa.

La mattinata si conclude così e andiamo tutti a pranzo.

Nella pausa pranzo Marco M., Raniero e Angela fanno il cartellone dei servizi che verranno svolti durante le due settimane.

Nel pomeriggio, inizia finalmente l'ascolto dello stato quiete, cominciando dai bambini e adolescenti: l'unico adolescente è Francesco T.
Questa è una fase molto importante perché aiuta a staccare dall'esterno-ordinario per entrare e immergerci nel progetto che dovrà essere un viaggio.


Siamo tutti come navi che stanno per salpare dal porto ma, prima di salpare, raccogliamo i ricordi e i pensieri che ci mandano i genitori dei bambini, e nel fare questo ci emozioniamo tutti, perché tutti siamo stati adolescenti e i loro piccoli dolori e i loro rapidi meccanismi ce li riconosciamo tutti. 


Dopo i bambini inizia l'ascolto del nostro stato quiete, di noi "cosiddetti adulti", ma è ormai sera e quindi c'è tempo solo per l'ascolto dei primi due, Rosanna e Giulia. 

Giulia, che si era molto emozionata per le letterine ricevute dai ragazzini, riceve una bellissima sorpresa dalla mamma presente al progetto: infatti anche lei ha scritto per Giulia una lettera molto lunga e sentita, ed è stato un po' come ripartorirla. 
L'impegno che si prendono è di stare vicine con il corpo andando oltre la repulsione e la rabbia che ci può essere, e di sciogliere e sciogliersi nei codici del corpo e delle emozioni.

Anche Rosanna si emoziona molto nell'ascoltare le lettere per i ragazzini, riconoscendo di non aver ricevuto queste attenzioni e questo accompagnamento quando lei era adolescente, e si sente anche toccata e riconosce che, per uscire dal ruolo di figlia, abbia usato la soluzione di fare la mamma, ma era una mamma arrabbiata, e per questo si impegna a viversi la parte adolescente per riprendersi i suoi colori, e poi per riportare questo arcobaleno anche alla sua famiglia. 

Dopo la cena alcuni vedono il film "Il piccolo principe", mentre altri 's vànn a dòrm che stìm stanc. 

Ciaoo
Marco e Giovanni, i due foggiani
  

giovedì 7 luglio 2016

Giulia si guarda allo specchio

19:22:00 Posted by Francesca Internò 2 comments
Tu specchio... non mi vedi...

"Mi specchio ma non mi rispecchio" - FI -
Lo specchio dovrebbe farci capire chi siamo: i nostri colori, i nostri confini, la nostra sagoma, le nostre movenze, le nostre caratteristiche e peculiarità… ma se non ci riflette, faremo di tutto per farci vedere da lui! 

... Perché abbiamo il desiderio di conoscerci prima di fare qualsiasi altra cosa... 

Quindi cercheremo di essere come vuole lo specchio per osservare il nostro riflesso senza alcun risultato. 

Allora cercheremo di farci vedere stando male, facendo pena, incazzandoci! 

Quindi, infine, rinunceremo a specchiarci in lui, non facendoci più vedere o cercando spasmodicamente qualcuno che ci descriva... ma lo farà sempre a suo modo e così anche lì ci adatteremo o scapperemo perché ancora non ci conosciamo! 

Così l'antico desiderio deluso di capire come siamo fatti, 
si trasformerà per assurdo nell'opposto: 
essere come gli altri ci riescono a vedere! 

Continueremo a pensare di essere sbagliati perché quello specchio non ci riflette, e mai penseremo che è lo specchio che non riesce a vederci, perché limitato...

Tu specchio non mi vedi perché anche io sono uno specchio che riflette la tua immagine che non vuoi vedere... e non la vuoi vedere perché anche tu sei stato deluso come me!

Gioele 

... Un passo dopo l'altro si va lontano...

Ronchis, Udine: mi fermo... e vi racconto... un passo dopo l'altro...


Sono tornato due ore fa dal Veneto, dove siamo andati ieri io e Feliciano.
Siamo partiti alle 12,30 di qua e, complice anche il fatto che siamo usciti a Conegliano e poi ci siamo persi un po’, siamo arrivati lì alle 14,30, cioè mezz'ora prima dell’inizio del gruppo.

Ci aspettava Nadia nella sua bella villa a Romano (TV), sotto il massiccio del Grappa, mentre lungo tutto il tragitto abbiamo attraversato territori bellissimi, fatti da dolci colline, boschi, torrenti e, non ultimo, il Piave, sul cui ponte siamo passati con la macchina: amo sempre i letti dei fiumi, anche se - come tanti altri letti di grandi fiumi - quello del Piave è per metà o forse di più asciutto.

L’accoglienza è stata buona, ci attendeva un po’ di squisito pane e formaggio all'arrivo a casa di Nadia, condito da un buonissimo salame nostrano e da ciliegie fresche appena raccolte: una prelibatezza per il nostro palato affamato.
Poi, assieme ad una buona quantità di sonno perché ieri mattina mi sono alzato presto ed inoltre sono andato a piedi a scuola di canto da Maurizio, via via sono arrivati i primi partecipanti: dapprima Giampaolo, poi Giuseppe e Mariangela, poi Milo, Franca e Diana, ed infine Alberto con il quale ho co-condotto. In tutto eravamo dieci precisi.


Un po’ di emozione c’era, anche in Nadia che, una volta che ha sentito la mia disponibilità a co-condurre, si è precipitata ad organizzare il gruppo in quattro e quattr’otto e a mandare le mail ai soci, visto che lei è la Presidentessa dell’Associazione Alla Salute Veneto che, dopo la supervisione di Mariano durante il S.I.R.U.S. di Aprile, ha visto rimescolare un po’ le carte quanto a cariche ed a persone che hanno deciso di prendersi un momento di pausa... insomma un momento di passaggio importante per l’associazione “neonata” (o meglio neo supervisionata).
Ed io sono stato fiero di co-condurre con Alberto questo primo gruppo di questa fase, fatto a casa di Nadia e Isaia, azzardando anche a chiedere ai partecipanti più frequenti se se la sentivano di prendere degli impegni per l’Associazione.
Questo è stato buono perché ha fatto emergere anche delle piccole contraddizioni e ha permesso a qualcuno anche di esprimere dei dubbi o del negativo.


La co-conduzione si è articolata abbastanza bene con Alberto, entrambi freschi di MAS.TR.O., ed abbiamo facilitato delle comunico-immersioni molto belle.
La persona che più mi ha reso felice è stata D. che ha fatto delle belle comunicazioni ed è stata seduta praticamente tutto per il gruppo.
A questo punto il suo stare meglio ha messo un po’ in crisi F., che ancora non vede i cambiamenti della figlia e si ostina a vedere il bicchiere mezzo vuoto: quanto è dura la dipendenza dal negativo!!


Il gruppo però non demorde ed un po’ bombarda F. ed un po’ la accoglie... alla fine della "battaglia", ma non della guerra, la spunterà lei coi suoi dubbi.
Un'altra immersione bella è stata quella di G. che ha parlato del regalo che ha fatto al figlio maggiore quando, di ritorno da un viaggio, ha parlato del suo star male al figlio e si è concesso anche di piangere davanti a lui: quanta ricchezza nelle parole di questo padre!
La sua compagna invece ha espresso il suo star male non legato allo star male di G., ma a quello suo, su cui vuole lavorare.
Poi è stata la volta di F. che ha evidenziato le difficoltà che sta avendo con la moglie (famiglia acquisita) e i genitori (famiglia biologica) in quanto ha accettato di andare a vivere, insieme con la famiglia acquisita, in una casa donatagli dalla madre, ma questo alimenta in lui paure legate alla forte simbiosi che c’è con la mamma e ancora non sciolte.
Il gruppo lo ha perciò spinto a spostare l’attenzione su di lui e sul percorso che deve fare, possibilmente accompagnato dai suoi.
Ed infine è stata la volta delle mia comunicazione e del mio stato-quiete: cioè che sono in Friuli da circa quindici giorni (applauso sonoro!) e del globale massimo che mi ha spinto a fare questa scelta (aiutare e farsi aiutare dalla nascente associazione Friuli, possibilmente intrecciando con l’Associazione Veneto), ed esercitare (almeno per sei mesi) un lavoro diverso da quello del neuropsichiatra infantile, che spesso in passato, dopo la chiusura del Centro, è stato fonte di confusione per me.
Ho scelto infatti di fare il medico di base, affiancando un altro medico a contatto con una realtà per me nuova e che, tra l’altro, svolgo in un paesino di 2000 abitanti (Ronchis), dove tutti si conoscono e c’è una dimensione ancora di villaggio-mondo conservata, che il medico che affianca definisce "medicina di campagna". 
Tutti questi cambiamenti ovviamente ingenerano in me positività e gioia da una parte, ma dall'altra paure e qualche dubbio lecito.  “Qui vivra verra!”...


Altre comunicazioni importanti sono state quelle di G., che sta male ancora quando non trova un adulto esterno riconoscente; di N., che si sta vivendo l’assenza prolungata di suo marito, e di A. che ha accettato l’incarico di segretario dell’associazione ed è in bilico per il lavoro in quanto rischia il licenziamento (speriamo di no!!) per esubero.
Insomma tutti gli ingredienti per fare una bella teoria, fatta da molte persone e chiusa da Giovanni e Alberto con concretezza e …leggerezza!


E mi ritrovo a scrivere al ritorno dal weekend sul Monte Grappa, che per emozioni credo sia stato quello più bello dei tre vissuti finora... e comunque, ogni volta che torno dal Veneto, torno sempre meglio e carico!
Siamo partiti ieri mattina io, Lucio ed Emanuele per quello che è stato il mio primo viaggio con Emanuele e Lucio, e con Carmela (la mia macchina).
La tratta è ormai consolidata: statale fino a Portogruaro, poi autostrada fino a Conegliano ed infine statale fino a Romano d’Ezzelino (con tappa intermedia a Montebelluna dove ci aspettava Alberto Z. con cui abbiamo preso un caffè); raduno davanti casa di Isaia e Nadia, per quella che si preannuncia un’escursione sul Grappa in stile Nuova Specie.

I primi ad essere arrivati siamo stati proprio io, Emanuele e Lucio; ad attenderci Isaia e Nadia che hanno fatto gli onori di casa facendoci vedere il loro bel giardino e l’orto, e facendoci assaggiare splendide ciliegie, che davvero si facevano tirare una dietro l’altra.
Poi via via sono arrivati un po’ tutti gli altri: dapprima i Lombardi (Alberto R., Rachele, Gennaro, Anna Maria, Federico, Marcello, Mauro e il “foggiano prestato” Francesco), poi Franca e Diana, ed infine Albertone, che ha fatto un po’ da organizzatore e coordinatore dell’evento.
Raduno a casa di Isaia e poi si parte per le varie destinazioni di accoglienza: una parte da Isaia e Nadia, una parte da Ermanna e una parte da Alberto Z.: c’è il tempo, per quelli che hanno cenato da Ermanna, di fare un salto nella splendida Bassano ed il suo bellissimo ponte degli alpini, che mi ha ricordato il Natale passato nel 2008 con il Metodo alla Salute.


Si va a nanna e, al mattino, sveglia presto perché ci aspetta la scalata al Monte Grappa (1750 m.), che in realtà è compreso all'interno di un massiccio molto esteso che copre tre province (quella di Belluno, quella di Vicenza e quella di Treviso). Alle 8,00 siamo tutti in piazza a Romano: si aggregano anche Flavio e Daniela, Milo, Claudio e Aurora; in tutto siamo 21, a cui si aggiunge Maggy, il cane di Isaia e Nadia.
Il tempo non è dei più belli, ma ci affidiamo all’In.Di.Co. che, in più di un’ occasione, non ha mai tradito i progetti e le uscite di Nuova Specie.
Ed anche questa volta sarà così, perché per tutta la mattina e per tutto il percorso ci hanno fatto compagnia le nuvole, ma non è mai piovuto: certo chi voleva il sole è rimasto un po’ deluso, ma se si considera che da queste parti rovesci, temprali e fitte nebbie non sono una rarità, possiamo ritenerci fortunati.
Il percorso, conosciuto e proposto da Flavio, dura circa tre ore, si inerpica per circa sette chilometri e va per un dislivello di circa due-trecento metri; quasi tutto è sterrato, tranne un ultimo pezzo, asfaltato.
Lo spirito di gruppo è quello buono, parcheggiamo le macchine vicino ad una Malga (come chiamano i rifugi da queste parti) a circa 1.500 m e ci incamminiamo.


Dopo un po’ Federico ed Annamaria accusano la stanchezza, pertanto una parte del gruppo decide di andare loro incontro e di aiutarli, ed anche di rallentare un po’ il passo, che rimarrà costante per tutto il tempo, con due pause, allietate dalle performance musicali e canore di Federico e Milo, veramente molto bravi. 
Il tragitto si snoda per sentieri un po’ più stretti ed un po’ più larghi, scenario di guerre (soprattutto della Grande Guerra, che vide oltre 25.000 morti fra italiani e austriaci al confine, rappresentato per l’appunto dal Monte Grappa).
Quante vittime ha mietuto, e miete ancora, un punto di vista parziale sulla vita...

Sta di fatto che dopo il Monte Grappa è diventato un simbolo sacro per la unità nazionale, vanto e orgoglio veneto e soprattutto dei famosi Alpini, che in questo angolo di Nord vedono una fitta rappresentanza.
Nelle caverne e nelle grotte (scavate a mano e con le dinamiti) del massiccio si sono poi svolte anche furibonde battaglie tra partigiani da una parte e nazi-fascisti dall'altra nella seconda guerra mondiale.
Insomma un monte macchiato dal sangue di migliaia di vite.


Dopo una certa altezza gli abeti, che la fanno da padrona man mano che si sale, lasciano il posto ai pascoli con le loro erbe, nutrimento prelibato per le mucche che da queste parti sono libere di pascolare da giugno a settembre. E’ bello ascoltare anche in lontananza il suono delle campane messe insieme di tante mucche, che sembra articolare un concerto con tanti strumenti che si diffonde in tutta la valle.

E poi ancora gole di rocce scoscese, vallate strette, strapiombi, panorami mozzafiato, echi di bambini e grandi che si divertivano a urlare contro le montagne di fronte; insomma una bella scarpinata, con Isaia che di tanto in tanto ci faceva notare certe specie di fiori, piante o animali: a me personalmente sono piaciuti camosci e caprioli, oltre che le mucche per strada...

Verso la fine del percorso poi abbiamo raggiunto la Malga, dove abbiamo gustato un ottimo pranzo con della carne arrostita alla brace e della buona polenta.
Poi abbiamo festeggiato il compleanno di Milo che martedì scorso ha compiuto 30 anni ed infine siamo saliti su in cima per vedere l’ossario, ma le brutte condizioni del tempo ci hanno spinto indietro e, una parte di noi, è andata a visitare le gallerie, mentre altri si sono rifocillati prendendo un caffè caldo.


Tornando abbiamo visto, man mano che scendevamo, la grandine sui bordi delle strade che sembrava neve accumulata. Anche in questo la provvidenza di chi osa ci è venuta incontro, perché bastava che scendessimo qualche minuto prima, proprio mentre eravamo in cima, che ci saremmo beccati tutta quella violenta grandinata. Meglio così…..

Al ritorno a Romano, caffè saluto per tutti ed ognuno è tornato alle proprie destinazioni, non prima di aver reso omaggio con un CD a Milo per i suoi 30 anni: Auguri Milo!!

Ci si saluta con l’augurio di poter fare presto un'altra scampagnata weekend, magari in terra lombarda!

Avanti Tutta! 
Giovanni





domenica 26 giugno 2016

GROTTAGLIE, 11 & 12 GIUGNO 2016: WEEKEND DI 'SCUS E 'NCUS.

SVESTIAMOCI AL SOLE!


Per una che è sempre stata brava a scrivere è strano trovarsi davanti alla pagina bianca e non sapere come riportare i vissuti di un weekend ricco di emozioni forti e di tempi dilatati… strano, ma anche bello, perché è la prova che le parole sono parziali e limitanti quando si vive con i codici più profondi. 

Ci provo… iniziando col ringraziare Giusi, Graziana, Cristiano e Fabio che hanno colto un desiderio che da qualche tempo avevo espresso, anche se timidamente, rispetto all'essere visitata nel mio territorio e anche rispetto al dare un nuovo look al Blog che amministro da qualche tempo. 


Non è scontato che delle persone si mettano in movimento per te, non è scontato che lo facciano con piacere, non è scontato che si crei un gruppo di lavoro che prova a transitare da una fase embriogenetica verso una fase fetogenetica, il cui terreno va preparato con amore e devozione, perché gli aborti sono sempre dietro l’angolo… che voglio dire? Che fino a mo’ ognuno ha lavorato per sé, sperimentandosi individualmente, mentre adesso stiamo provando a mettere in comunicazione gli organi… per cui grazie a voi, perché da ognuno ho sentito il piacere e l’entusiasmo di lavorare per un globale massimo condiviso e anche per il mio personale desiderio.

Ringrazio anche le tante persone dell’Alsa Bari che hanno accolto il mio invito a venire a Grottaglie, la città in cui vivo da un paio d’anni e che in realtà conosco così poco… vi ringrazio per esserci stati, per aver lasciato che la giornata andasse come io avevo desiderato (va beh, qualcuno con qualche sborbottamento, visto che vi ho fatto mangiare per strada!), per essere entrati nella mia casa, che ho voluto mettere tra le tappe di questa giornata.



E in ultimo ringrazio me… sembrerà una stronzata, ma per me, svalutata e per anni al servizio dell’esterno, è importante riconoscermi il valore di essere andata oltre le tante paure, i dubbi, il sentire che non meritavo, e via dicendo. Per cui grazie a Francesca e grazie alla piccola Franceschina che insieme stanno facendo un bel viaggio in mare aperto, mare che non sempre è calmo e riposante…


Va beh, vengo al dunque.
Ve lo ricordate? Ve lo faccio vedere:


E vi ricordate quando è nato e cosa si diceva nel primo post? 
Ve lo faccio vedere:

“1 febbraio 2007 Nasce il blog del Metodo alla Salute
Eccoci qua...
Un saluto innanzitutto a voi che leggete queste prime righe del blog. Ok, è un po' arrangiato, non sarà il massimo del web, ma è una vera e propria finestra sul mondo. E noi, ora, abbiamo bisogno di questo.
Non so cosa diventerà questo blog. E già questo è un ottimo inizio.
Siete tutti invitati a lasciare i vostri commenti, suggerimenti, idee, critiche... 
Il blog è di tutti, è accessibile a tutti; inseriremo aggiornamenti sulle attività del metodo, le news, i progetti, cos'è il metodo alla salute...
Questo blog può anche diventare uno dei modi per far conoscere il metodo a chi lo desidera.
Ora sta a noi, a tutti noi, impegnarci perché questo avvenga.
Avanti tutta,
Luna
Dimenticavo! Per chi magari non è proprio esperto, c'è una regolina semplice semplice: se vuoi lasciare un commento, cioè scrivere qualsiasi cosa che venga pubblicata immediatamente, devi cliccare sul titolo del post (cioè del messaggio, es: "Nasce il blog del metodo") poi in basso appare la scritta "Posta un commento" clicca di nuovo lì. Fatto tutto ciò, si inizia a scrivere!!”

Non so voi, ma io mi emoziono assai… l’antenata Luna si chiedeva che cosa sarebbe diventato… eccolo oggi… 


A voi non viene in mente il bambino? A me sì… mi viene in mente la madre che vede il suo bambino per la prima volta e si chiede che cosa diventerà, come sarà, che cosa gli piacerà fare “da grande”… 

Io non c’ero quando Luna ha cucito il vestitino di Blogghino, l’ho preso dalle braccia di Cindy e Veronica e ho cercato di non sgualcire il suo vestitino, e di curarlo per farlo sentire accolto e coccolato… ma poi vedevo che i suoi vestitini erano un po’ stretti e sentivo che aveva bisogno di rifarsi il look, di rinfrescarsi e di mettersi al passo con un mondo che da villaggio è diventato mare aperto… e allora ho pensato che senza pinne, fucile ed occhiali, come poteva ‘sto bambino prendere il largo?

Fin qui tutto Ok, ma… come cucirgli il costumino nuovo? Chiamando i sarti, no? 
Ebbene, i due sartini-padrini Cristiano e Fabio si sono messi alla macchina da cucire ed hanno iniziato a fare il famoso ‘scus e ‘ncus… con il loro linguaggio incomprensibile a noi umani, hanno iniziato a fare e disfare, per ore, lavorando in tandem con entusiasmo ma anche cecandosi gli occhi fino a notte inoltrata. 



Blogghino alla fine sembrava uscito da una sartoria di alta classe! Oltre al costumino, gli hanno fatto anche il vestito per il battesimo, e così la famiglia molteplice ha potuto accogliere, facendo festa, questa creatura che si affaccia ad una nuova vita.

Ringrazio le tante persone che negli anni si sono prese cura di Blogghino, che lo hanno curato, che lo hanno alimentato, che lo hanno difeso… ciò che è stato va sempre benedetto per poterlo lasciar andare in pace
E in questo atto d’amore, la memoria storica è fondamentale, per ricordare da dove si viene, da dove si è partiti: senza il piede fermo del “padre”, l’altro non si potrebbe sollevare per andare un passetto più in là.

Onore anche a noi donne che, nel frattempo, abbiamo fatto ‘scus e ‘ncus rispetto ai vari canali comunicativi di cui il Progetto Nuova Specie si avvale, che non si alimentano da soli, ma vanno anche questi portati per mano affinché crescano e abbiano anche loro una veste adatta alla loro taglia.


La giornata si conclude con una meritata pizza e con una passeggiata nella città delle ceramiche, che il giorno dopo avrebbe visto un incremento della popolazione, con l’arrivo di uomini, donne e bambini di Nuova Specie… va beh, non esageriamo…

Mi sveglio presto come al solito in un misto di emozione e ansia… ma ormai è fatta e non si torna indietro, anche se in certi momenti, prima che arrivassero tutti, avrei voluto scomparire…
Iniziano ad arrivare e verso mezzogiorno iniziamo il giro per le vie del centro storico, che è anche la zona in cui abito. 
Andiamo al Castello Episcopio… una meraviglia che io, pur abitandoci a 100 metri, non avevo mai visto! 


E poi pranzo al sacco… va beh, in una villetta, sulle panchine, come accampati di fortuna… ognuno aveva preso posto su una panchina e, tra una chiacchiera e l’altra, siamo riusciti a mangiare… vedere i volti sorridenti, gli scambi, le condivisioni è stato uno sballo! 


Bene, arriviamo al clou, almeno per me… andiamo a casa mia… 
Siamo più di venti e casa mia è un bilocale di 50 mq… iniziano a venirmi le turbe, ma vado oltre e seguo il mio desiderio… e penso che la paura in realtà nasconde un grande desiderio… sì, io lo sento che è così! 
Entriamo: vedo facce curiose, si guardano in giro e poi si siedono… ci stiamo tutti! Non ci credo! Bello vedere ‘sta casa piena, viva, col sole che entra dai vetri… già, il sole… un leitmotiv nella mia vita, ancor prima che ne fossi consapevole… 


Dopo aver dato da bere agli assetati, introduco il senso di questa visita, il motivo per cui ho voluto che tra le tappe ci fosse anche casa mia. 
Come in molti sanno, nel mio territorio non c’è ancora una rete e spesso mi sono ritrovata a vivermi dei passaggi, anche molto dolorosi, in solitudine, una solitudine che adesso non sento più così forte, ma che ho dovuto e voluto anche attraversare. Le mura di questa casa, che ha una storia antica, sono state testimoni di questi momenti ed hanno anche, in passato, accolto un esterno troppo esterno, che poco o niente mi apparteneva, che poco o niente ha colto del mio essere, perché in primis non lo coglievo io.
Oggi, che qualche passetto ho fatto per andarmi a visitare più in profondità, ho sentito che era buono sancire questo passaggio anche concretamente, facendo entrare in quelle mura, in quella solitudine, un esterno che mi conosce di più, che sa quello che sono e anche quello che posso essere. Un esterno che io ho scelto di far entrare, che ha portato note nuove che sembravano perdute: il LA, la festa… questa sconosciuta!



Nel mio raccontarmi, ondeggiando tra lacrime e risate, ho voluto anche donare la poesia al mio sole, un sole che si è arricchito di parti nuove che durante il viaggio ho scoperto. 

Il dono-regalo fa parte del mio P.U.M., lo sento, e adesso che parte più da me e dai miei bisogni, me lo vivo con più gioia. 
Il mio dono è stato in realtà per il Progetto Nuova Specie, perché senza il Progetto e senza il Metodo Alla Salute non sarei ciò che sono oggi



Siamo strani noi… ma come, fai un regalo e te lo fai pagare? Sì… quante volte ci hanno dato ma poi volevano quello e l’altro? Almeno adesso lo facciamo per una giusta causa!

Dopo questo viaggio sballante – perché per me è stato proprio un viaggio nel tempo – riprendiamo il giro per le botteghe della ceramica.
Un’arte antica che mostra la storia di un paese in cui l’artigianato è ancora un punto di forza, in cui la creatività si mescola all'esperienza tramandata di padre in figlio. Le ceramiche sono un me.me. importante di questo territorio, forse poco apprezzato da chi lo dà per scontato, ma sicuramente suggestivo per chi gli dà un valore più profondo.



Sta per arrivare il temporale, e allora bisogna ripartire per tornare a casa. Ci salutiamo e resto sballata per tutta la sera, e anche per i giorni a seguire… mi ci è voluta una settimana per riprendermi, altro che stupefacenti!

Il sole, a dispetto delle previsioni, ci ha accompagnati in quella giornata all'aperto, per poi scandire il tempo del rientro con dei nuvoloni grigi e il rumore dei tuoni in lontananza. Grazie antenati!

A me, oltre lo sballo, è rimasta una riflessione importante, oltre alle altre che vi ho già detto, ovvero il sentire che così come non mi sono radicata dentro me stessa, allo stesso modo non ho messo radici nel mio territorio, né quello di provenienza, né questo di adozione.
Nei giorni di “preparazione” alla visita – in cui però poco ho potuto fare, poiché il corpo non mi reggeva, e menomale! – ho preso consapevolezza di non sapere proprio niente di questa città, di non aver mai provato curiosità per questo luogo, per le attività che vi si organizzano, per i posti da poter vedere… insomma, da una semplice visita è nato un desiderio di mettere radici

Certo non è facile né immediato, ma per la prima volta nella mia vita sento che posso appartenere a qualcosa, e questo lo devo al fatto che, grazie agli scavi in cantina dell’ultimo anno, ho iniziato a far nascere le mie radici dentro di me, che vogliono andare fuori a vedere la luce del sole per nutrirsi e far crescere un albero fiorito, che si prepara a dare frutti.

Vi lascio con un pensiero di Gibran dal titolo “Sulla casa”, che per me non è solo la casa in senso materiale, ma la casa che ognuno di noi porta con sé nel suo viaggio.

“Mi dice la mia casa:
‘Non abbandonarmi, il tuo passato è qui’
 Mi dice la mia strada:
 ‘Vieni, seguimi, sono il tuo futuro’
 E io dico alla mia casa e alla mia strada:
 ‘Non ho passato, non ho futuro.
 Se resto qui, c’è un andare nel mio restare;
 Se vado là, c’è un restare nel mio andare.
 Solo l’amore e la morte cambiano ogni cosa”.

Radicatamente,
Francesca