gennaio 20, 2017

Un atto di amore incondizionato: questo è ciò che una settimana intensiva può essere. Angela ci racconta la sua esperienza appena conclusa.

Settimana intensiva 10/15 gennaio 2017.

Sperimentare un atto d’amore incondizionato non è certamente una cosa semplice, eppure nella stanza “Gianna Stellabotte” dell’ospedale D’Avanzo diventa possibile. Durante i giorni passati in quella stanza ho respirato l’Amore, eppure c’era anche gente intorno a me estranea, almeno fino al giorno prima. 
Sono partita da casa con la neve, con tante paure, idee deliranti allucinatorie e soprattutto con mia madre che, pur non stando affatto bene, ha accettato di accompagnarmi per la prima volta in questo viaggio per me diventato fondamentale.


Alla stazione abbiamo incontrato un’altra coppia madre-figlia che aveva deciso di partecipare alla settimana intensiva… insieme andiamo al centro per l’accoglienza.

Nella stanza ci sono tante persone, stavolta anche tanti visi conosciuti: M. rannicchiato sulla sedia non dalla parte dei conduttori, O. di cui mi avevano parlato in tanti per una certa somiglianza con me, ma con cui non c’era stata ancora l’opportunità di uno scambio, M. che aveva accettato volentieri di ospitare a casa sua mia madre, preoccupata soprattutto di non riuscire ad adattarsi al letto nuovo o al cibo non preparato da lei. 

Sono riconoscente a mia madre perché so che le è costato, allo stesso tempo sono contenta abbia potuto fare anche lei quest’esperienza. Mia madre nei mesi invernali soprattutto, manifesta il sintomo della depressione e passa spesso intere giornate a letto. In questo periodo di criticità per la mia vita, questa situazione mi ha reso ancora più vulnerabile e avevo solo voglia di fuggire. Ho chiesto aiuto e mi sono lasciata accompagnare a selezionare il bisogno di aprirmi, di farmi vedere nella mia sofferenza e anche di far conoscere la mia mamma anche lei sofferente

Il gruppo di conduttori è stato accolto dai partecipanti in un clima di festa con una musica circense: Pina ha presentato ognuno di loro con entusiasmo e stima. Le parole che più mi hanno colpito sono state rivolte a Mariano Loiacono, l’ideatore del Metodo Alla Salute ed anche delle settimane intensive. Circa dieci anni fa le settimane intensive le conduceva solo lui, adesso c’è una discendenza, ci sono delle persone che hanno ancora voglia di crescere e dopo aver fatto un lavoro importante su se stesse, si mettono in ascolto di altre vite con il loro bagaglio di disagio e di viaggio personale. 
Ho da sempre ammirato e stimato quest’uomo che si sente ancora in trattamento e che si fida della sua discendenza, anzi crede possa arricchire di tanto il gruppo e la vita. È   proprio così, i conduttori non mi hanno fatto sentire la sua mancanza, anzi attraverso di loro ho sentito il suo spirito accompagnatore. È anche molto bello sapere che, mentre a Foggia c’era la settimana intensiva, Mariano e altre persone della rete facevano il SIRUS.

La generosità dei conduttori e i doni che hanno fatto a tutti noi è molto grande, ho sperimentato che è possibile fare atti d’amore solo per il bene della vita stessa. Se una persona sta bene e tanti altri no, non ha senso il viaggio della vita, più persone stanno bene e meglio possiamo godere della vita stessa che è infinita, dinamica, complessa. Ognuno di noi può mettersi in cammino e avere tante opportunità di crescita. La conduzione dei Gruppi Alla Salute è una delle opportunità più sacre perché ci si prende cura della vita delle altre persone e anche di se stessi.

In tanti momenti abbiamo beneficiato dello spettacolo: mi viene in mente la teoria fatta egregiamente da Enrico, utilizzando il Graal e facendoci girare con le sedie verso il Graal alla Salute disegnato sulla parete, oppure la straordinaria capacità di Graziana di raccogliere le cose dette e farne teoria in diretta dando a ciascuno degli spunti interessanti e curiosi, la grande bellezza di Amerigo che sa alleggerire, stare nelle dinamiche senza averne paura, fare teoria e stare anche in se stesso facendosi vedere anche nelle fragilità… da vero eroe, Grazia che fa dono ai presenti della sua parte madre con un amore devoto che fa spettacolo, Angelo/Ottavio che fa dono della sua storia e che interagisce profondamente con le persone con tutti i codici, Marinella e la sua commozione nell’esprimere la compassione nei confronti di molti di noi, il suo far dono del proprio saper accogliere per accompagnare dinamiche di vita sacre e delicate, Ottavio che unisce l’umorismo e la sofferenza in un mix davvero esilarante e che tocca i cuori dei presenti, l’Unità Didattica "Unità di crisi" spiegata insieme a Mattia diventa un’ interazione spettacolare e divertente.


Tornando a me, al mio bilancio personale di cosa è stata per me la settimana intensiva, sento una profonda gratitudine verso Mariano Loiacono che ha generato tutto questo, verso la vita che mi vuole bene, verso le persone che hanno dimostrato di tenerci alla mia vita e che mi hanno devotamente accompagnata e verso il gruppo con cui ho condiviso l’esperienza. La molteplicità ha arricchito le dinamiche, mi ha permesso di aprirmi anche agli altri e di scambiare sentendomi sostenuta anche dagli altri. È da un po' di mesi che stavo male, non trovavo più il senso alla mia vita, la mia amica con cui facevo viaggi, che mi sosteneva nei momenti difficili e a cui dicevo quasi tutto di me, si stava per sposare e aspettava anche un figlio, la mia vita relazionale nel mio paese era ancora monotona, gli incontri in associazione purtroppo non erano frequenti ed io mi sentivo un po' una fallita. A scuola le cose andavano molto male, non riuscivo a fare nulla e i bambini mi bombardavano facendomi crollare. 
Ho cominciato a pensare che non valevo nulla, che non avevo costruito nulla, che la mia vita vissuta così non era vita. Sono regredita molto, di notte mi sono rifugiata nel letto di mia madre non volendo più dormire da sola, ho ridotto drasticamente le mie attività perché sempre più priva di energie. Sono affiorati i miei mostri quelli che non mi facevano dormire, che mi facevano sentire inquieta, che mi facevano pensare alla morte, immaginavo spesso di buttarmi dal balcone. Il giorno di capodanno quando sarei dovuta andare a Foggia, mia madre ha avuto le vertigini, è stata malissimo fino a ritornare in depressione e quindi a non aver voglia di alzarsi dal letto.
Mi è caduto il mondo addosso, mi sentivo fortemente in gabbia e con il dovere di dare una mano alla mia mamma non avendone le forze. Ho cercato l’aiuto di Mariano, di Raffaele, di Graziana e piano piano ho selezionato il bisogno di fare la settimana intensiva. 

Quando mi sono presentata al gruppo e ho spiegato i motivi del mio stare lì, ho vomitato tutto, proprio tutto senza tralasciare nulla, anche i pensieri più vergognosi come quello di voler morire. Devo ammettere che l’esperienza di svergognarsi è un’esperienza che fa benissimo alla salute, ho pianto tanto e dopo mi sono alleggerita

Fare parresia, dire tutto, è un bell’atto d’amore nei confronti della propria vita

Marinella, ma anche Grazia, mi hanno accolta in modo amorevole, mi sono sentita amata e sostenuta anche nelle mie schifezze. Era presente anche mia madre e questo mi ha alleggerito ancora di più. Ho fatto anche un’immersione e anche la mia mamma ha raccontato l’episodio vissuto quando ha avuto la notizia della morte prematura di mio padre e quindi di suo marito. 
Alcuni uomini, e in particolare Amerigo, ha accolto la mia mamma che si è lasciata un po' andare. Questa dinamica l’ho vissuta molto bene, mi sono meravigliata di me stessa. Intanto Enrico ha accolto anche me. Ho sentito la sua presenza come uno spirito che mi ha accompagnata a vivere il dolore di una donna che non viene per nulla aiutata dal proprio contesto familiare ad elaborare il lutto. Mi sono tuttavia distinta da mia madre, ho avuto la sensazione di potermi distinguere da lei e dal suo dolore. Io non ho conosciuto mio padre e il mio dolore è legato alla sua assenza, al non aver avuto la possibilità di avere accanto una figura maschile, un padre.
D’altra parte mi sono legata molto a mia madre, assorbendo il suo dolore e facendomene carico. 

Questi aspetti più legati al rapporto simbiotico con mia madre sono venuti fuori durante il ring, un’altra parte della settimana intensiva molto importante. Ho raccontato e detto a mia madre cose che lei già sapeva e che le avevo ripetuto molte volte, ma dirle in un contesto come quello, in un contesto devoto, con persone che ti ascoltano, che ti stanno vicino, che ti fanno sentire il loro esserci per te, è molto fruttuoso
Mi sono sentita libera e non in colpa nei confronti di mia madre che purtroppo non è stata in grado, non per colpa sua, di vedermi nella mia specificità e di accompagnarmi nemmeno a riconoscerla. Ho ricevuto molta ambivalenza da parte sua e sono stata soprattutto funzionale alla sua vita e ai suoi bisogni.

Alla fine del ring, i devoti accompagnatori ci hanno fatto vivere un rito importante: con l’aiuto di Anna, che ha fatto da ostetrica, ci hanno fatto tagliare con le forbici “sterilizzate” pezzi di maglietta intima in corrispondenza dell’ombelico a rappresentare il taglio del cordone ombelicale. E’ stato un momento catartico per me, ho sperimentato e riconosciuto l’importanza di semplici gesti-riti

Ora è tempo di camminare con le mie gambe indipendentemente dalla strada che sceglierà Tonia, che è anche mia madre.
Certo se anche lei cominciasse un proprio cammino, le cose sarebbero meno dure, ci si potrebbe accompagnare meglio, ma ognuno decide per sé.

Anche l’Unità di Crisi è stata importante per me e credo sia calzata a pennello per la situazione che vivo. Io sono una stella, posso tornare ad esserlo, posso e voglio attraversare le varie fasi che mi porteranno a vincere, ad unire le mie parti opposte. Per fare questo, ho scelto di essere umile e di partire dalle mie parti diaboliche facendomi accompagnare.


Sono tornata a casa assai ricca, ricca di scambi con la vita delle persone, ricca di esperienze, ricca di amore.

Mi sento meglio, mi è tornata la voglia di vivere, il mio “voglio morire” era un voler far morire quelle parti vecchie ripetitive monotone che mi hanno retta finora pur non facendomi vivere bene, sono però quelle che conosco e che mi davano una certa sicurezza pur se nel negativo. 
È giunto il tempo di lasciarle morire, di lasciarle andare. 

Non sarà facile ma è un passaggio necessario per fare il salto e cominciare a vivere a partire da me.

Dopo la settimana intensiva sono andata a scuola a comunicare il mio periodo di malattia: l’ho vissuto molto serenamente sia con il preside che con i bambini che con la mia collega di sezione. Ho regalato alla classe, e quindi a tutti i bambini, la tavoletta che rappresenta l’albero della vita in viaggio disegnato da Dario e ho detto ai bambini che mi preparo a fare un viaggio nelle mie profondità e che ho bisogno di fare vuoto, cioè di allontanarmi dalle cose ordinarie. 


Qualcosa in me è cambiato, sento di volermi includere in qualcosa di più grande. Il Progetto Nuova Specie è un progetto che mi commuove perché è estremamente umano, rispettoso della vita in profondità e non incivile come i tanti metodi che si utilizzano nel mondo di oggi.

La prima volta che ho sentito forte il mio disagio è stato più di dieci anni fa, non riuscivo a studiare, mi mancavano pochi esami alla tesi e i dottori volevano che prendessi il Prozac. Questo periodo è coinciso con l’incontro col Metodo Alla Salute e con Mariano Loiacono per cui non ho mai preso farmaci. La vita mi ha voluta bene e mi vuole bene ancora, dandomi un’ulteriore opportunità di partire da me, di conoscere chi davvero sono e dove voglio e posso andare.

La strada è lenta incerta dubbiosa inedita e aperta per cui mi faccio un applauso d’incoraggiamento a non voltarmi indietro e a guardare avanti. Non sarà facile per me che non riesco ancora ad essere costante. Ho cominciato però a fidarmi e ad affidarmi anche ad una rete di persone che vogliono crescere per cui sento che posso farcela.

Insieme si può! Avanti tutta!!!!

Voglio riportare una pillola di Mariano Loiacono tratta dal Pillolendario! Un giorno, in un momento di disperazione, ho aperto a caso il Pillolendario e il messaggio che ho letto ha risposto perfettamente allo stato in cui ero e voglio condividerlo:

"Oggi è forse il caso in cui dobbiamo mettere mano alla storia per riportarla a un dialogo con la metastoria più stretto e da lì forse uscirà una storia nuova".

Angela L.

gennaio 15, 2017

"LA NOSTRA NON È STATA LA FIABA DI CENERENTOLA O BIANCANEVE MA È STATA, E LO È ANCORA, UNA CONTINUA LOTTA, UN CONTINUO LAVORO, UN CONTINUO CREARE UN SOLCO, RIEMPIRLO DI ACQUA, ATTRAVERSARLO E RIFARE TUTTO PER PROCEDERE, PER CRESCERE".

gennaio 15, 2017 Posted by F. I. , 10 comments


Troia, dicembre 2016

Caro amore mio,

Era da tanto tempo che desideravo lasciare le tracce dei tuoi e dei miei cambiamenti ma, come sempre, mi faccio prendere dalla vita ordinaria di tutti i giorni e sembra che non ho mai tempo.
Oggi ho deciso, ho scelto di mettere tutto da parte, dare valore e tempo a questa mia riflessione, anche per fare un dono al tuo cinquantesimo di costate attività.
E allora voglio partire proprio da questa tua tappa: 50 anni di gravidanza, una gravidanza che ha dato alla luce una moltitudine di gente che si è sparsa in tutto il mondo. Uno sciame.
Non è un miracolo della vita, ma è il frutto della tua continua, fedele, caparbia, ostinata volontà di cambiare un punto di vista sulla vita ormai obsoleto e che continua a fare danni rispetto alla crescita interiore delle persone.
Questo è stato, ed è, il tuo punto forte. “Datemi un punto e vi solleverò il mondo”, e tu lo hai sollevato, lo stai sollevando da solo, con tutte le difficoltà, gli aiuti-contro, le invidie, le resistenze, gli aborti, ma anche con il tanto di positivo e di riconoscimenti che, per fortuna, non è mancato.
Il tuo è stato un lavoro lungo, pesante, difficile; sei un pioniere, uno che traccia una strada nuova tra rovi pieni di spine, di insidie, terreno impervio, franoso, pericoloso, ma adesso, col senno di poi, si vede un bel tratto di strada, è ben tracciata e collaudata. 
C’è da fare ancora altra strada, ma adesso non sei più solo.
Io, che ti conosco dal 1968, sono una testimone oculare di tutto quello che hai fatto e che ti ha caratterizzato.

Vorrei partire rileggendo la prima lettera d’amore che mi mandasti nel settembre 1968.
Di lettere ne abbiamo scritte tante perché, per fortuna, non c’erano i cellulari e questo è bello perché adesso abbiamo molte tracce che contengono i nostri desideri, i nostri sogni di allora. Naturalmente, di tutto questo ti devo ringraziare perché hai sempre avuto questa lungimiranza di conservare tutto.

Troia, 28 settembre 1968

Giovanna cara,

Avevo pensato di dirti chissà quante cose in queste righe; avrei voluto esprimere tutto me stesso in queste parole, perché, qualora tu ti ricordassi di pensare a Mariano… il pazzo (?), potessi trovare in questi fogli la mia vera viva voce. Credevo che sarebbe stato facile attuare ciò, ma ora mi accorgo come sia difficile fare il proprio… testamento, senza essere artificiali, senza che sorga in noi l’ostacolo della retorica, del sentimentalume strascicato qua e là, del gusto della parola fiorita che uccide in noi la spontaneità dei nostri sentimenti e ci fa essere degli splendidi imitatori del… Monti.
Conscio di questi limiti mi accingo a scriverti ciò che io sento profondamente e che vorrei che diventasse tuo per sempre!
Da quando ci siamo incontrati è sorta una vita in noi, la vera vita, quella profonda che consiste nell’amarsi intimamente, nel dare se stessi all’altro, nell’arricchirlo di quanto più bello e più totale si possiede.
Tu lo sai, il mio domani è… speciale, e non ho potuto darti la felicità normale, quella del ponte; ma ti ho promesso una felicità più vera, più grande, quella del monte: ma essa è lontana, si presenta incerta, rischiosa, difficile…! È per questo che ho accettato la tua libera uscita dalla mia caserma; sappi che puoi restar sempre fuori e se ciò sarà per me motivo di sofferenza, non ci pensare; in fin dei conti hai il diritto di vivere la tua vita sul… ponte!
Ma ti dico questo, se tu questa prigione la lascerai ancora in piedi, sappi che un giorno o l’altro vi tornerai. Dio è furbo, è come il tarlo che insensibilmente corrode: e quando avverrà questo nel tuo intimo, sappi che tornerai da sola alla prigione.
Tu lo sai quanto io ti ho amato e amo; tutto ciò che ho fatto te lo può testimoniare continuamente. Siamo stati felici come nessuno lo può essere. Ma il tempo, come dice il Foscolo, potrà distruggere in te ogni ricordo di me. Potrai pensare che ero davvero pazzo, un illuso, uno… sciocco! Sarà la tua crisi, sarà terribile, sarà facile che mi caccerai via dal tuo ricordo, ed io solo continuerò a vivere in questa caserma, all’ombra e al freddo delle buie stanze, tra ammassi di catene, quelle che servivano per tenere legata te nella mia… pazza prigione. Sarà la fine, la distruggerò io stesso, poiché non voglio che tu, trovata la felicità presso qualcun altro, quella del ponte, trovandoti per caso a passeggiare, ti possa incontrare nella fredda, astratta, pazza prigione, e possa per un momento perdere la tua felicità, quella a cui tutti aspirano, quella più concreta, più immediata, quella del ponte!
Tu lo sai, anche se ciò significherà per me uno strazio continuo, continuerò da solo, così come solo ero quando chiesi il tuo amore.
Ci riuscirò, te lo giuro, con te o senza di te: di me sarà poi quel che sarà; d’altronde che interesse ti potrà suscitare? La via per il monte è lunga, è lontana, è incerta, è rischiosa: ma proprio per questo la affronterò, costi quel che costi. Ma credimi non troverai nessuno che ti amerà come me; forse lo potrai credere, ma non sarà così, perché il vero amore per essere tale richiede prima sacrificio, rinunzia, sofferenza; perché amarsi significa donarsi qualcosa, donarsi soprattutto la propria vita intima.
Comunque non ti scoraggiare! Scusami la mia arroganza: anzi son sicuro che ne troverai di migliori di me, di più buoni, di più belli, di più simpatici. Perciò non aver paura; se non ti sentirai, non fa niente, fermati al ponte. Soffrirò, sì, ma ti giuro che procederò lo stesso verso il monte.
Ho riletto ciò che ho scritto negli altri due fogli…, mi sono accorto che sono stato soltanto negativo riguardo al nostro domani.
Io non lo so, Giovanna, ma sento che noi due non ci lasceremo mai; sento che saprai soffrire con me e mi accompagnerai sino al monte. Sappi che se accetti me dovrai accettare anche Dio. La tua fedeltà per me non ti sarà possibile se non accetterai Dio, la fede in lui. E tu sai come Dio agisce; ha una logica unica, quella della sofferenza, del tormento, del dubbio, dell’incertezza, della solitudine. Se lo accetti, ricordati che accetterai il dolore; ti porterà a diventare NON TE, come diceva Hegel: ed essere non sé significa soffrire per la perdita di tutto e non sentire il conforto di nulla, tranne che della propria, schiacciante solitudine. Sarà il momento che sarai tentata di mandare all’aria tutto, di chiamare un falegname per… tappare il buco, di ridurre in macerie la mia prigione.
Nessuna logica umana ti potrà salvare; ragionando come gli altri apparirai a te stessa una pazza, una sciocca, una astratta ideale. Sarà questo il più grande tormento che ti assalirà. A salvarti potrà essere solo la fede, una fede irrazionale, che cozza contro qualsiasi logica. Ti sembrerà che la chiamata di Dio era una tua costruzione e… soffrirai; vedrai gli altri che godono presso il ponte, mentre tu stai affogando nella rinunzia, senza nemmeno il conforto o una parola amica; ti accorgerai che gli anni passano e che niente di preciso ancora hai intravisto; ci saranno i tuoi a biasimarti. Tutto sarà contro di te ad opprimerti. Se in questi momenti scarti ogni logica, e accetti solo la logica di Dio, allora avrai vinto: Dio ti parlerà, ti mostrerà sin da quaggiù il premio che ti aspetta; sarà il centuplo qui in questa vita…! Acquisterai una personalità che gli altri ammireranno e che tu stessa non ti saprai spiegare. Sarà allora che mi ritroverai, già da qui in terra e insieme formeremo la terza coppia per dare la vita a tutta l’Umanità. Quando avverrà questo e il modo con cui avverrà, Dio non lo dice; è la sua logica per cui ci fa soffrire.
Ma abbi fede, Giovanna! Pensa a me, e pensa quanto Dio ha già operato in me, nella mia personalità, e va’ avanti. 
Ci aspetta un monte, altro che ponte!
Se Dio ci ha tolto qualcosa, è perché ce lo ridarà in un modo totale.
Vedi, se io sapessi che dopo non ci sarebbe permesso stare insieme in una felicità inimmaginabile, io rinuncerei a tutto, perché ti amo in un modo che forse neanche tu riesci a comprendere totalmente. Ma Dio ci guarda, guarda alla nostra sofferenza, ed è per questo che ci dice già da adesso che il nostro futuro sarà spettacolare. Pensa, saremo la terza coppia più importante di tutti i secoli, forse la più importante.
Se mi seguirai daremo la vita a tanti, io e te; saremo felici già da qui, perché ci capiremo e ci aiuteremo come nessuno mai ha fatto.
Te lo prometto, i miei impegni li porterò fino alla fine e bene.
Giova’, quando soffrirai, quando ti verrà voglia di cacciarmi via da te, non farlo mai, fissami in te, nella tua vita e lotta anche tu contro tutti quegli ostacoli che ti si presenteranno. Lotta perché tu diventi sempre più perfetta; soprattutto impara ad aver fede; 60 anni di vita passano subito, ma la nostra felicità e il nostro amore saranno eterne, se tu avrai fede.
Ciao, 
Mariano

Questa lettera l’avrò letta decine e decine di volte e ancora mi fa piangere. Sicuramente tu 48 anni fa avevi già chiaro nella tua mente il sogno concreto che volevi realizzare e il desiderio di volerlo realizzare con me.
In questa lettera ci sono tutti gli elementi che ti hanno caratterizzato, o meglio, le strategie che hai messo in atto per realizzare questo Progetto che oggi è sotto gli occhi di tutti.
Basterebbe fare un know-how di questa lettera per mettere in evidenza un sogno concreto iniziale, le mille strategie e modifiche, la grande fede per arrivare ai giorni nostri, alle realizzazioni concrete.

Io vorrei solo evidenziare quelle tue caratteristiche che hai sempre avuto e che continui ad avere in forma più matura.

Un primo elemento che emerge, e che colgo solo ora, è il fatto che tu non avevi neanche il coraggio di esprimere liberamente i tuoi desideri, il tuo amore per me te lo negavi, mi dicevi che io, se volevo, potevo lasciare la tua caverna, trovare un altro più bravo di te, uno che mi poteva dare la felicità che ogni donna desidera (“vedere il ponte”, come dicevi), ma poi contemporaneamente mi dicevi che non ci poteva essere nessun uomo che mi avrebbe amata come mi amavi (e mi ami) tu e che, anche se lasciavo la tua prigione, poi ci sarei ritornata da sola. Questa è stata sempre la tua modalità di non imporre le cose ma di volerle.

Il secondo elemento è che hai sempre parlato di sofferenza in cambio di una felicità più vera, più duratura (quella del “monte”), e tutto questo si è avverato in pieno. Tu sei stato, e lo sei ancora, un uomo corretto, coerente, vero, non hai mai smarrito il senso del tuo Progetto, proprio attraverso la sofferenza che per te era come una ricarica, come una conferma che stavi procedendo bene. Io avevo e ho sempre accettato il tuo Progetto che poi è diventato il nostro Progetto, ma non avevo (e non ho) la tua statura, la tua fede, la tua voglia, quasi una sfida difficile. Io per accettare te ho accettato anche la sofferenza, e sai benissimo come scappavo dalla sofferenza, motivo per cui spesso mi scoraggiavo, mi pentivo di averti scelto, spesso remavo contro per farti scoraggiare, per farti abbandonare un Progetto assurdo, perché ti volevo solo per me, solo come marito, come padre delle nostre figlie, ma tu sei stato sempre caparbio, anzi mi sembrava che gli ostacoli ti mettevano tanta energia, niente ti ha fermato, nemmeno la paura di perdere la famiglia, la salute, sei stato come un treno che corre a tutta velocità, che rallenta solo per ricostruire le rotaie rotte o arrugginite, ma poi riprende subito il viaggio per arrivare a una tappa-destinazione, pieno di passeggeri che si affidano a quel conducente per raggiungere la propria meta. Su questo treno sono salite e scese centinaia di persone. Anche io sono stata al tuo fianco, con le mie modalità, le mie difficoltà, ma anche con i miei cambiamenti. E proprio rispetto a questi miei cambiamenti, ti devo ringraziare, lo sai, ti ringrazio sempre, perché mi hai saputo accompagnare a transitare, a scoprire la mia specificità, mi hai tirata fuori da quella caverna che mi sembrava accogliente e in cui volevo mettere anche te per vivere in pieno la nostra felicità.
Ci sarebbe tanto da dire sui miei e suoi tuoi cambiamenti, ma occorrerebbe più tempo, ci vorrebbero tanti pomeriggi letterari, non certo il tempo e lo spazio di questa lettera. 
Tuttavia, voglio continuare a farti omaggio evidenziando le tue parti belle e specifiche che hai sempre espresso e che tante volte io non ho condiviso.

Per esempio, un grande Amore, amore smisurato per la vita di ognuno e di tutti. Io adesso potrei definirti “l’uomo d’amore”. Questo amore non lo hai mai chiamato per nome, non lo hai mai racchiuso in un nome “Amore”. Non avevi (e non hai) bisogno delle parole o codice simbolico per dimostrare il bene, la vicinanza, la condivisione con chi si mette in relazione con te. Anche nelle teorie non hai mai nominato la parola “Amore”, ma hai fatto tutto e sempre con Amore.
Spesso ero invidiosa e gelosa di questo tuo amore incondizionato verso tutti, perché mi paragonavo a te e vedevo che io non ero capace, perché non avevo ricevuto amore, questa parola non l’ho mai sentita pronunciare da mia madre, e non solo da lei ma da tutti quelli che ho conosciuto. Motivo per cui spesso mi chiedevo: “Ma come fa a dare amore se non lo ha mai ricevuto?”. Solo adesso ho capito che tu attingevi e attingi all’In.Di.Co. (Infinito Dinamico Complesso) perché tu, come ognuno di noi, sei figlio dell’In.Di.Co, sei pieno di amore, quindi anche noi dovremmo esprimere la nostra eredità, quello che abbiamo ricevuto gratuitamente (anche se strada facendo ci è stato tolto, oppure siamo stati noi per primi a eliminarlo e nasconderlo).
Di conseguenza, ero anche gelosa perché avrei voluto quel tuo amore solo per me. Tu invece hai saputo amare anche i tuoi nemici, e questo mi faceva incazzare di più perché non se lo meritavano, io me lo vivevo come un sentirmi derubata e non riconosciuta. Insomma, su questo aspetto ci sarebbe tanto da dire, ma adesso non è il caso. Quindi, tu per me sei un bellissimo esempio di uomo pieno di amore per la vita.

Un altro aspetto forte di te, che voglio evidenziare, è la tua capacità di essere teoria-prassi. Quante volte ho cercato di applicare nella mia vita questo aspetto importante, essere coerente almeno con me stessa! Spesso non ci riuscivo, per me la teoria era una cosa, la prassi un’altra (tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare), tutte e due viaggiavano su binari paralleli che non si incontravano, il mondo che mi circondava era fatto solo di belle parole, ma poi la vita di tutti i giorni era tutta un’altra cosa.
Quante volte mi sono trovata di fronte a situazioni in cui avrei dovuto agire in base alle mie convinzioni! Invece ero falsa, o meglio, parziale, non volevo fare brutta figura, volevo apparire quella che non ero, insomma questo perbenismo del cazzo che mi era stato inculcato non mi permetteva di essere teoria-prassi neanche con me stessa, motivo per cui vedere te, Mariano, tutti i giorni della nostra vita che ti sputtanavi, che ti mettevi “a nudo”, mi metteva in crisi, mi meravigliava, mi interrogava e, logicamente, per non cambiare trovavo mille motivi per difendermi. Una lotta continua (come dicevi tu) tra il tuo modo di fare e il mio. Insomma, l’In.Di.Co. mi ha voluta così bene che mi ha messo affianco un uomo così forte, così grande, perché (forse) per me, essendo “terra tosta”, ci voleva un uomo della tua portata.

Un altro aspetto forte di te è quello di mettere insieme gli opposti, e anche questo aspetto mi ha sempre spiazzata nel senso che, quando si arrivava finalmente a trovare una sistemazione, immediatamente mi presentavi un’altra, e questo sia nel bene che nel male. Con te non si poteva stare mai tranquilli oppure dire “basta”. Si poteva dire “basta”, ma per chiudere un cerchio e aprirne un altro, mentre per me “basta” significava “basta” senza continua, significava morte per sempre.

Poi un altro aspetto è la tua grande, grandissima onestà, intesa in tutti i sensi. La tua onestà intellettuale ti ha spinto ad andare contro corrente, non ti sei omologato alla classe o allo scorrere della vita, in un certo modo. Sei stato umile, hai sempre saputo riconoscere i tuoi errori, che non è solo un dire: “ho sbagliato”, ma è un fare, un prendere un impegno, mettere in pratica, cambiare rotta.

Come è facile adesso rivedere la nostra storia, capire il senso di come si sono dipanati i tanti vissuti! Ma anche per fare questo l’artefice sei stato tu. Tu mi hai dato gli strumenti per leggere, interpretare e modificare la mia vita, la nostra vita di coppia, il nostro agire rispetto alle figlie, il nostro rapportarci con i gruppi, con il Progetto. Questo regalare un nuovo punto di vista per leggere e ripercorrere la propria vita non ha prezzo, non trovo le parole giuste per esprimere la mia riconoscenza.

In tutta questa tua grandezza voglio anche evidenziare una parte ironica. Questa tua caratteristica io l’ho sempre vissuta e apprezzata. Ricordo i nostri primi incontri dove tu, per mascherare la tua timidezza o forse per essere visto e accettato, facevi battute, ironizzavi su tutto, piccole battute ma sempre pronte e molto intelligenti che andavano dritte al cuore delle persone o della questione. Mi sembravi un puttino, quell’angioletto che scocca le frecce dritto al cuore e molto birichino. Ora questa tua ironia è cambiata, sicuramente quella era una maschera, ma adesso è diventata una tua bella specificità. Ti bastano pochi elementi per capire il cuore di una questione, ogni volta ti bastano poche parole che vanno a colpire il cuore della persona e tante volte vedi anche oltre l’apparenza. 

Adesso stai mettendo fuori anche quella tua parte di bambino birichino, iperattivo. Non a caso ti chiamavano “scoiattolo”. Quando in casa ti viene voglia di aiutarmi e spesso combini pasticci, ti vedo con quel volto di un bambino meravigliato, dispiaciuto ma rassegnato. Adesso poi la cosa che mi fa ridere è la tua serietà quando io scopro il pasticcio e tu neghi l’evidenza, mi sembri quel bambino che con la bocca sporca di marmellata dice alla sua mamma: “non ho toccato la marmellata!”. Tutto questo mi intenerisce il cuore. Prima in questi momenti mi incazzavo, ma adesso mi prende un forte senso materno che mi fa sorridere, e ti amo come una mamma ama il suo bambino.

Per concludere, ti voglio dire che adesso, dopo 48 anni di vita insieme tra fidanzamento e matrimonio, apprezzo e capisco quello che sei stato e che sei. 
Non è stato facile né per me né per te, la nostra non è stata la fiaba di Cenerentola o Biancaneve che “vissero felici e contenti”, no, la nostra vita è stata, e lo è ancora, una continua lotta, un continuo lavoro, un continuo creare un solco, riempirlo di acqua, attraversarlo e rifare tutto per procedere, per crescere.

Io oggi sono molto consapevole di tutto questo e quindi mi sento di condividere con te in maniera più piena questo Progetto, così come avevi desiderato e previsto 48 anni fa, nel quale vedo anche e soprattutto la nostra famiglia: Barbara, Francesca e anche Daniela (a modo suo), e poi una famiglia allargata, uno stormo di persone quasi da non credere ai miei occhi. E poi vedo quel tanto desiderato, voluto Progetto Nuova Specie che si sta realizzando sempre di più e anche nella realizzazione di una struttura meravigliosa.

Quindi, posso concludere dicendo che ho fatto bene a rimanere in quella caverna, ho fatto bene a scegliere te, Mariano il pazzo, quello che non mi prometteva la vita bella del “ponte”, ma quella globale del “monte”. In quella lettera mi dicevi che noi saremmo diventati la terza coppia importante per dare vita a tutta l’umanità, e adesso questi tuoi presagi si stano avverando. 
Ma quali sono le altre due coppie importanti della storia che ci hanno preceduti?

Concludo dicendo che attraverso questa lettera con il linguaggio o codice simbolico ho potuto esprimere una minima parte di quello che eri e di come io adesso ti vivo per quello che sei. Per cui adesso sento di esprimere tutto l’amore che ho per te con tutti i codici. 

Ti amo.
Giovanna

gennaio 14, 2017

ANDIAMO A "TRAVERSAR"!

"Nessuno strumento che fa solo gli acuti può fare una canzone... diventerebbe una cosa stonata! 
Ci vuole l'armonia di tante cose... la molteplicità". 
- Mariano Loiacono - 

E allora, molteplicità sia! 
L'adolescenza è spesso una fase in cui 
di più si riconosce il suono "acuto", 
ma grazie al Corso "Approccio Globale all'Adolescenza" 
che si è svolto lo scorso novembre, 
ognuno dei partecipanti ha potuto suonare in armonia con l'altro... e allora, per raccontarvi questa esperienza, 
abbiamo scelto di mettere insieme più strumenti 
che ci donassero un'armonia ondeggiante.

Che la musica abbia inizio!


Caro Mariano e cari conduttori,

Vi ringrazio per averci regalato un corso dalle mille sfaccettature. Credo che tutti ne siamo usciti con la consapevolezza che il fiume è davanti a noi, non possiamo più rimandare i passi per attraversarlo né rimanere fermi sulla sponda in attesa che qualcuno ci veda e ci spinga a farlo, per lo meno questo è quello che sento per me. (Gab)

Ho sentito forte il desiderio di partecipare, in quanto la parola “adolescenza” è come se mi appartenesse, è come un sentirmi sempre un’adolescente che vuole capire come attraversare questa fase per andare oltre. Al corso, con il mio simbolico, ho capito che l’adolescenza non è solo una fase cronologica della vita, ma è un meccanismo di transizione, di passaggio che da una sponda infantile, dove ci sono cose vecchie, superate, che non servono più, ci fa approdare ad una sponda adulta, dove ci sono cose nuove che ci nutrono. (Ass)

Ho riconosciuto l’aridità e la sterilità di un periodo fondamentale per la mia crescita, in cui sono nati in maniera più forte i miei PUK. Ho sentito quanto abbia dovuto strutturarmi all’esterno in mancanza di figure di riferimento, e quanto pian piano quel riferimento sono diventata io per me stessa, ma non in senso buono di auto-referenzialità, bensì allontanandomi dal mio ontologico per rifugiarmi in un virtuale fatto di canzoni, diari, ricerca di un senso della vita… che poi ho messo a tacere perché non mi davano nutrimento. (Fra)


Raccontandomi, ho avuto occasione di rielaborare e di chiarire dentro di me un’altra sensazione importante: è arrivato il momento nel quale, per ricongiungermi ancora di più, sento il bisogno/desiderio di prendere in mano di più le mie cose e procedere nel definirmi ancora più fino in fondo rispetto alla mia famiglia d’origine. Una parte di me era rimasta in attesa di loro, sulla sponda infantile, ed ora invece sento il bisogno/desiderio di affermare rispetto a loro la mia nuova identità. Anche recuperando dentro di me una parte più spregiudicata, attingendo più fortemente alle mie emozioni, senza aspettare il loro riconoscimento o accoglienza. Sento che più riuscirò a farlo più il mio Graal si allineerà, dando forza ad ognuno dei miei codici. (Fab)


La teoria del fiume è stata a dir poco illuminante: Mariano ha la capacità di farti capire e sentire cose che sono già dentro di te, solo che non riesci a capirle fino in fondo. È proprio quello che mi è successo. Ascoltare di un bambino/adolescente che dovrebbe attraversare il fiume alimentato dai movimenti che mette in atto per se stesso, attraversando il ponte del Cummunitometro e giungere così alla vera adultità, mi ha acceso qualcosa dentro… non so ancora cosa di preciso (credo di aver colto solo il 6% di tutto quello che è stato detto), ma sentivo un’energia nuova. (Mel)


Questo corso mi ha aiutato a vedere, a sentire in profondità quanto non mi sono mai rispettata, quanto mi sono allontanata da quel “io sono” che in realtà non conosco affatto. A volte mi sembra di essere uno spirito libero pieno di desideri e di voglia di selvaggio di cose semplici, di vivere nel caos, invece il mio karma, che parte da quella maledetta “scena primaria”, mi fa girare intorno a tutt’altro, al dover stare attenta a non disturbare a darmi da fare per quello che gli altri mi chiedono o che mi sembra di capire che desiderano. 
Questo corso mi ha donato moltissime cose, soprattutto a comprendere quello che mi sta capitando a dare una teoria a vissuto di questi mesi. (Ele)


Il viaggio è stato difficile. Mi sentivo un po’ Ulisse che superava le sue Colonne d’Ercole, e che solo con se stesso usciva in mare aperto verso l’inedito. Se penso al corso, sento che ci sono state un’infinità di dinamiche che ho vissuto ma che non riesco bene a verbalizzare. E’ stata un’esperienza potente, molto sul codice bio-organico e, direi, metastorico. Più che capire (per quello servirà tempo) ho molto riconosciuto, ma così in profondità che anche quello è un sapere che prima di ritornarmi simbolicamente avrà bisogno di tempo per essere maggiormente incarnato. E’ come se dovessi fare la fase ascendente dell’unità di crisi per rimettere insieme i pezzi dopo una meiosi vissuta in profondità. (Fla)


Quando pensavo di scrivere il mio bilancio, non mi immaginavo che avrei ripreso tante cose della mia storia… sento che il corso ha aperto altre porte anche per la profonda teoria, intrisa di vissuti "storici" e "contemporanei", che Mariano, Raffaele, Silvio e Barbara ci hanno donato
E' stato importante per me sentire che, in questo corso, si sia dato uno spazio più profondo alla teoria... non che il fenomeno vivo non ci sia stato, ma è come se alla fine, proprio quando sono uscita e guardavo le persone fuori che si salutavano... è come se avessi visto un'aria diversa, meno intrisa di PUK… come se la teoria avesse funto da unguento, da balsamo e cicatrizzato alcune ferite, diminuito il dolore e dato un senso nuovo a tutti i nodi stretti che ciascuno ha avuto nella sua vita. (Giu)


Raffaele mi è piaciuto tanto, tante cose sue me le ritrovo anche nella mia storia e poi mi piace molto il fatto che fa teoria partendo dalla sua storia, si sente che quello che arriva ad esprimere sale dai codici più profondi come correnti ascensionali e arrivano dritte alla pancia di chi ascolta.
Silvio mi ha emozionata per il fatto che non l’avevo mai visto così felice: la presenza di Dario mi dava il senso di un sogno che si concretizza, ma poi l’ultimo giorno ho letto anche la delusione che si è vissuto per il fatto che con Dario ancora ci vuole tempo...
Barbara è stata una presenza costante, discreta ma profonda. La sua relazione mi ha trasmesso l’amore che ha per la conoscenza e per tutto il Progetto Nuova Specie e la sua dinamica più bella, che mi porto di questo corso, è stato il suo lasciarsi andare e farsi cullare dalle onde delle braccia di tutti noi che le vogliamo bene. Ho gioito per lei perché quel regalo se l’è proprio meritato. (Gra)


Restare in attesa che la sirena o la parte celata si dichiari è la mia sponda infantile. Iniziare dall’espormi comunicando anche “semplicemente” queste sensazioni è un pezzo del fiume che spetta a me continuare a costruire. In alcune relazioni ho dovuto dare infinite dimostrazioni del tenerci, di avere a cuore. Io non voglio più essere messa alla prova, testata da nessuno. Ho sentito che per alcuni può essere che non sarà mai abbastanza quello che sono e che non bastano mai le dimostrazioni che ci sto e ci tengo. Io sono una donna amorevole e che ha e ha avuto a cuore tante vite, e questo me lo voglio iniziare a riconoscere a prescindere dal feedback che mi dà l’esterno. (Gra)


Pensando al fiume che scorre, che attraversa le sponde dell’anello simbolico e diabolico, voi conduttori avete rappresentato la corrente che spinge l’acqua. Il fiume non ha una corrente forte come la può avere il mare, è una spinta più dolce dall’intensità regolata dal terreno sottostante. Ogni conduttore ha messo la sua corrente, partendo anche dalle proprie immersioni e ogni giorno nasceva una processione del C.E.U. 


Per essere corrente bisogna ricantare se stessi ogni giorno, unirsi alle altre correnti/onde del cosmo(Mon)

Adolescenti in viaggio

Ascoli Satriano (FG), 26 dicembre 2016: Un giorno al museo.

gennaio 14, 2017 Posted by F. I. No comments
Durante una supervisione alla nostra Associazione, Barbara Francesca e Giovanni ci hanno affidato il compito di organizzare la giornata del 26 in occasione del Cinquantesimo di Mariano, lasciandoci libertà di scegliere ciò che ritenevamo più opportuno.
Naturalmente abbiamo scelto di proporre quello in cui ci stiamo sperimentando da un po’ di tempo a questa parte: una gita fuori porta, che avrebbe permesso, in primis a Mariano, e di conseguenza a tutti i partecipanti, di trascorrere un giorno di svago all'insegna della cultura, dell'arte e della buona cucina.

Abbiamo pertanto scelto la cittadina di Ascoli Satriano, memori del successo di una gita organizzata precedentemente per la raccolta fondi, dove i partecipanti rimasti entusiasti, ci hanno ringraziato per la scoperta che ci ha offerto una bella cittadina a pochi passi da casa.


Non è stato assolutamente facile organizzare il tutto per il giorno 26, in quanto festivo, perché il museo e i vari siti archeologici osservavano il giorno di chiusura.
Pertanto ci siamo dovuti adoperare, scomodando le amicizie influenti della vecchia amministrazione comunale, che ci avrebbero permesso di superare gli ostacoli inerenti al giorno festivo.
Abbiamo ritenuto opportuno raggiungere la località designata con i propri mezzi per non incidere sul costo del noleggio di un bus gran turismo e siamo arrivati al museo diocesano, dove avevamo dato appuntamento, a scaglioni. Gli antenati ci hanno voluto bene perché la giornata era meravigliosa, con un cielo terso e un sole splendente, pertanto l'attesa di tutti i partecipanti è stata piacevole.
Scoprire per me che c’era anche Giuseppina, "la Madonna di Piazzolla", è stata una sorpresa piacevole e un grande dono che ha fatto a tutti noi.

Ad attenderci al polo museale c'erano le due guide che dividendoci in due gruppi ci hanno finalmente fatti entrare nel museo diocesano.
Durante il percorso, abbiamo apprezzato i vari corredi funerari, composti da bellissime anfore decorate e vari cimeli, risalenti a diversi secoli avanti Cristo.
La parte più emozionante, comunque, è stata la vista dei famosi Grifoni: splendida scultura di due Grifi, "animali mitologici", nell'intento di azzannare un cervo.
L'opera, realizzata in marmo orientale di Aphodrisias di Caria, attuale Turchia, è il reperto più prezioso scoperto nel territorio di Ascoli Satriano ed è stato l’emblema del padiglione Italia all'Expo di Milano.


Tutti i partecipanti, alla fine del percorso, hanno ringraziato calorosamente con un applauso le due guide che ci hanno spiegato in maniera egregia e dettagliata ogni reperto archeologico.

Terminata la visita al museo ci siamo incamminati a piedi verso il ristorante che avevamo prenotato per il pranzo, attraverso un percorso suggeritoci dall'assessore alla cultura Sig. Biagio Gallo, dimostratosi per l'ennesima volta una persona molto accogliente, di grande generosità, che ci ha permesso di scoprire il cento storico della ridente cittadina.

Arrivati alla cattedrale, Mariano ha scelto di farci proseguire il percorso facendoci affrontare una lunga scalinata, mettendo in seria difficoltà Nicola che, aiutato da Amerigo e Luca, ha voluto sfidare se stesso riuscendo anch'egli nell'impresa di raggiungere la sospirata meta.


Il pranzo è stato semplice e di buona qualità.

Abbiamo apprezzato la generosità del titolare del locale che ha provveduto ad accompagnare alla stazione di Foggia i nostri compagni di viaggio Monica e Neil, che in caso contrario avrebbero rischiato di perdere il treno, in quanto non c'era altra possibilità di raggiungere la stazione di Foggia perché essendo giorno festivo non c'erano coincidenze di nessun tipo.

Al termine del pranzo abbiamo estratto i numeri della lotteria che avevamo preparato già dal giorno prima.
A differenza delle altre volte nelle quali organizziamo le gite con i residenti del nostro paese, e dove  i regali messi a disposizione ci vengono donati dalle attività commerciali, che in questo modo hanno un loro tornaconto pubblicitario, questa volta ci siamo avvalsi della generosità dei nostri associati  e non (Titta Loporchio, Saba Limotta, Eugenia Vino,  Rita Di Munno, Barbara Loiacono, Giuseppe Minniello, Paola Conversano, Dina Quarticelli, Gina Napolitano) ai quali va il nostro ringraziamento.
Il momento della lotteria è stato molto bello e divertente, in quanto ha coinvolto tutti, dal più piccolo al più grande.
Come sempre accade, in tutte le lotterie ci sono state persone che hanno vinto diversi premi ed altre che sono rimaste a bocca asciutta.
Mi ha riempito il cuore di gioia sentire Michele, il ragazzo siciliano, incaricato della pesca dei numeri vincenti, che nel momento in cui è stato estratto uno dei numeri in possesso della mamma, le chiedeva se fosse felice del premio che le era stato assegnato...

La giornata a questo punto giungeva al termine, e dopo aver di nuovo raggiunto a piedi la cattedrale, ed esservi entrati per visitarla, ci siamo incamminati verso il museo dove avevamo lasciato le nostre autovetture.

Ringrazio tutti i partecipanti che hanno goduto di una giornata primaverile ben riuscita, ma in particolar modo ringrazio Mariano, che al ristorante si è seduto al nostro tavolo, dove era presente tutta la mia famiglia, donandoci come se nulla fosse delle pillole di teoria sul rapporto che io e Ottavio abbiamo con i nostri figli.

Paola Conversano

gennaio 12, 2017

COMUNICATO STAMPA DEL 12 GENNAIO 2017: DECIMA EDIZIONE DEL PROGETTO "RAINBOW".

È GIUNTA ALLA DECIMA EDIZIONE 
LA CONVIVENZA INTENSIVA “RAINBOW” 
CON UN PROGETTO SUL TEMA: 
“COME TRASFORMARE LE SCENE PRIMARIE 
IN UN INSIEME FEMMINILE-MASCHILE” 




Dal 29 gennaio al 12 febbraio 2017 a Celle San Vito (FG) si svolgerà la decima edizione del progetto “Rainbow”, una sperimentazione avanzata nel campo del trattamento del disagio psichico e non, che vedrà la partecipazione di persone provenienti
da tutta Italia e anche di bambini

Da oltre 40 anni il “Metodo alla Salute” e il “Progetto Nuova Specie”, di cui la Fondazione Nuova Specie onlus è rappresentante, hanno messo a punto e collaudato una primizia nel campo del cosiddetto disagio psicotico: un trattamento che non prevede l’utilizzo di psicofarmaci e sostanze sostitutive, ma si avvale di dinamiche di gruppi e metastoriche che coinvolgono anche il corpo e le emozioni.
Nell’ambito della sperimentazione “Oltre le colonne d’Ercole”, sono stati messi a punto una serie di progetti sperimentali di crescita per cosiddetti psicotici (“Ti ricovero a casa mia”, “Faama”, “Rainbow”) che partono dalla convinzione, appunto, che sia possibile andare “oltre le Colonne d’Ercole” convenzionalmente fissate dalla psichiatria dominante. L’interpretazione e il trattamento adottati dalla psichiatria farmacologica risultano essere, infatti, una specie di “Colonne d’Ercole” oltre le quali non è possibile intravedere nessun’altra terra o punto di vista, inquadrando queste forme di disagio in prospettive croniche e senza possibilità di cambiamento.

Il progetto “Rainbow” rientra nell’ambito delle “Conv.Inte” (Convivenze Intensive) quale settore specifico della Fondazione Nuova Specie onlus, insieme al progetto “La Finestra di Babich” (convivenza intensiva per sole donne), al progetto “EVVIVA” (convivenza intensiva per soli uomini), al progetto “Home” (convivenza intensiva fine settimanale nella propria abitazione), al progetto “Mi ricovero a casa mia” (convivenza intensiva per situazioni psicotiche nel proprio nucleo familiare), al progetto “Nutella” (convivenza intensiva estiva per situazioni psicotiche e non).

Il progetto “Rainbow” rappresenta una interessante sperimentazione intensiva sul campo, della durata di due settimane, in cui convivono situazioni cosiddette psicotiche e situazioni asintomatiche, inclusi anche bambini, pre-adolescenti e adolescenti, in quanto ogni individuo, anche se non presenta un sintomo evidente, ha dentro di sé parti “psicotiche” che vanno prevenute, elaborate e messe in dinamica, anche grazie al confronto-scambio con gli altri partecipanti, coinvolgendo tutti e tre i codici della vita personali. La convivenza e lo scambio tra le diversità permette, infatti, un arricchimento e approfondimento delle dinamiche di gruppo e rende possibile  fare prevenzione anche riguardo il disagio.

Questa decima edizione ha come tema: “Come trasformare le scene primarie in un insieme femminile-maschile”, tema che sarà oggetto, nel corso delle giornate, di “dinamiche metastoriche”, di laboratori teatrali “Realtea” e di momenti di formazione, anche avvalendosi delle originali ed innovative unità didattiche (“le sette corde della chitarra didattica globale”) e attraverso la lettura di testi mitopoietici. Tali innovative metodologie si avvalgono del nuovo punto di vista messo a punto dal dottor Mariano Loiacono (“Epistemologia Globale” e “Quadrimensionalismo”), il quale condurrà una giornata di bilancio e supervisione del progetto.

L’iniziativa si svolgerà dal 29 gennaio al 12 febbraio presso l’albergo “Svegliarsi nei Borghi” a Celle San Vito, in provincia di Foggia, piccolo borgo del subappennino dauno, il paese più piccolo della Puglia, con poco più di 100 abitanti effettivi, caratterizzato dall’uso della lingua franco-provenzale e dal paesaggio naturalistico e boschivo. 

A conclusione del progetto, sabato 11 febbraio, alle ore 9,30 si terrà una conferenza-bilancio aperta alla cittadinanza.
L’evento è co-organizzato dalla Fondazione Nuova Specie onlus in collaborazione con l’Associazione “Alla Salute” di Foggia e associazione “Nuova Specie” di Troia.

Per info: 328 614 7257

gennaio 11, 2017

30 dicembre 2016: pomeriggio tra vita e conoscenza con Maria Montessori.

Dei miei dieci giorni foggiani di vacanze natalizie, uno dei pomeriggi più significativi e intensi è stato il terzo incontro della Scholè Globale dedicato alla vita e alla ricerca metodologica della pedagogista ed educatrice marchigiana Maria Tecla Artemisia Montessori, una donna di fama internazionale per aver fondato un Metodo che prende il suo nome.

Si sono ripercorse le tappe della sua vita in un modo nuovo ed alternativo, attraverso la sua stessa figura, impersonificata in modo eccellente Francesca Loiacono, anche lei insegnante e ricercatrice dei nostri tempi.


Così, il pomeriggio comincia con l'ingresso della Montessori con tanto di vestito e acconciatura dell'epoca della prima metà del 1900: dopo aver aperto il suo grande librone, comincia a raccontarsi ripercorrendo la storia della sua vita, alternata dall'intervento del dr. Mariano Loiacono attraverso degli elementi di teoria significativi rispetto all'albero della conoscenza, evidenziando punti di forza e limiti legati alla storia dell'epoca, ma adattabili anche ad oggi ed ai meccanismi che viviamo quando portiamo avanti dei progetti nella nostra vita.


Il progetto di una nuova metodologia per la Montessori è stato il suo globale massimo, e quando si è trovata difronte ad un negativo che potesse fermarla, com'è avvenuto tante volte nella sua vita, ha trovato altre strade e si è buttata a capofitto nella ricerca.
Tre ore di racconti e immagini legati anche alla famiglia d'origine della Montessori, ai legami con la madre, il padre e i personaggi significativi nella sua vita.

La caratterizzazione del suo percorso, evidenzia il dr. Loiacono, è partire da una famiglia che ti dà uno specchio riconoscente, come lo è stato per la Montessori, spingendoti ad avere delle prospettive e forse proprio per questo il suo metodo didattico si è diffuso, mentre qualcosa che nasce dal negativo rischia di non essere riconosciuto.
Un aspetto determinante è stato il figlio avuto all'epoca da una relazione che ha dovuto nascondere per continuare la sua ricerca.
La conoscenza ci svela come invece sia possibile oggi realizzare i propri progetti procedendo in modo globale e facendo crescere i progetti e la propria famiglia in modo che i sogni non diventino soluzioni che, se pur buone, sacrificano il vissuto pieno dei rapporti forti.


Poi le difficoltà legate alla condizione di una donna dell'epoca che si è laureata e che ha portato avanti, concretizzandola, un'idea di una scuola nuova più aperta, ponendo al centro dell'attenzione “la libertà dell'allievo” per favorire la creatività e quindi, il lavoro libero che emerge quando nel bambino c'è l'interesse e la motivazione.
Da qui, diventa importante l'uso scelto dei materiali, l'organizzazione dei luoghi nei quali il bambino deve muoversi con padronanza e, dagli ambienti, imparare anche a modificare, verificare e sbagliare.
Un metodo nato per i bambini con problemi psichici ma poi rivolto a tutti gli altri.

Tra le varie difficoltà che ha dovuto attraversare, c'è stato anche il periodo fascista che le ha fatto chiudere diverse scuole in Italia, ma la Montessori non si è fatta abbattere e ha trovato la forza di affrontare il negativo, spingendo verso altre direzioni e creando.

Da questi aspetti, la teoria del dr. Loiacono, facendo riferimento anche alla sua ricerca di 50 anni, ci rivela quanto sia importante fare lo “Spin” nei momenti negativi, quindi trasformare il negativo attraversandolo e cogliendo la spinta in positivo per continuare il proprio viaggio, non allineandosi a quello che l'esterno voleva. Le innovazioni nascono da persone che sono capaci di reggere il negativo che gli viene dato e procedere.
Il dr. Loiacono evidenzia come le ricerche partono dai limiti delle cose che si stanno vivendo, così come sta avvenendo con la Scholè Globale, composta da un gruppo d'insegnanti che hanno visto bambini e ragazzi che stanno male e limiti della scuola di oggi, che ancora possiede fondamenta vecchie, e stanno cercando di creare una nuova metodologia che tenga conto di tutti i codici.


Bisogna rischiare e percorrere strade nuove perché è sempre meglio sbagliare per liberare, piuttosto che mantenere le persone nelle stesse situazioni.
Quello che è buono si giudica dai frutti, ed il Metodo Montessori ha aiutato a sviluppare le competenze a chi non riusciva nella scrittura e nella matematica, ed a potenziarle in chi era portato.
Allo stesso modo, il Metodo alla Salute aiuta a partire da se stessi e sviluppare le proprie competenze per poi passarle anche agli altri, ed anche in questo caso i frutti che si vedono nelle persone sono l'espressione che un Metodo funziona.

Il dr. Loiacono ci ricorda che la forza è credere nelle specificità individuali e farle venir fuori.

Le persone che sono più vicine alla vita rompono gli schemi e rischiano di essere trattati come ritardati nella scuola di oggi, così come era all'epoca.

Un incontro di formazione, come se ne dovrebbero fare sempre, tra vita e conoscenza, che attraverso la vita di una grande studiosa e la conoscenza di un grande uomo come il dr. Loiacono, ci apre ad altre prospettive, ad altri spunti e incontri futuri, anche con altri autori, per vederne i punti di forza e poter aggiungere e ampliare.

Grazie di cuore a questo pomeriggio Dual di nuove prospettive.

Nicoletta

gennaio 08, 2017

PILLOLENDARIO 2017

“L’anello diabolico 
ti sta obbligando a trasformarti da crisalide a farfalla 
e a sviluppare le ali 
sforzandoti tante volte 
attraverso il buco stretto 
che la vita ha favorito con le sue difficoltà.
Se saprai insistere e resistere, 
presto vedremo i tuoi variopinti colori volare liberi nell’aria 
e fare spettacolo inedito per tanti, 
soprattutto per chi ancora è rimasto bambino in profondità.
Buon lavoro per forgiare le tue ali!”.
(Mariano Loiacono)

“Dovremmo essere saggi nel capire che è il viaggio la felicità, non l’arrivare a… 
Perché quando arrivi a…, 
a quell’oasi che tu hai agognato, 
ti adatti e non ti nutre più”.
(Mariano Loiacono)


“Una pillola al giorno, toglie il medico di torno!”. Sto delirando? Può essere! Ma vi assicuro che questo “Pillolendario”, da assumere a dosi giornaliere, possibilmente a colazione, ha il potere di portarvi alla guarigione! 😆

Vi piacciono le due pillole che vi ho riportato? Sono certa di sì, e sono anche certa che ne vorreste una per ogni giorno dell’anno! Perché queste pillole sono pillole di vita, di esperienza vissuta e condivisa, in cui ognuno di noi si può rispecchiare.

Da dove arrivano? Beh non dalla borsa magica di Mary Poppins – anche se per me sono proprio lo zucchero con cui la pillola va giù – ma dalla raccolta di pensieri e riflessioni di Mariano Loiacono nei suoi 50 anni di ricerca e sperimentazione sul campo. 

Sono pillole “vive”, frutto delle storie di ognuno di noi.

Grazie al lavoro di Barbara Loiacono, che ha raccolto tutto questo materiale, sono disponibili molte altre copie. È un bel regalo da farsi e da fare.

E allora che aspettate? Richiedete anche voi il “Pillolendario” e… buona ingestione! 😏

Per info contattare Barbara Loiacono: 
rabarbara77@libero.it. 

gennaio 06, 2017

EPIFANIA: possiamo vedere qualcosa che prima non si vedeva o non vedevamo, ma che già c’era.

gennaio 06, 2017 Posted by F. I. 2 comments
Oggi, 6 gennaio, giorno dell'Epifania, vi riproponiamo un articolo datato 2014, ma nei contenuti sempre ancora attuale e rivelatore di ciò che oggi la vita ci spinge a riconsiderare e a rimettere in dinamica, anche rispetto alle festività tramandate di anno in anno da secoli, che chiedono un "rinnovamento" che torni alle vite di ognuno di noi. 
Ad Asmodeo, che aspetta di essere liberato...




Cosa rimane ancora di questa antica Epifania? 
Quel che oggi rimane è poco più dello scarto dell’intreccio e della sovrapposizione di tante tradizioni susseguitesi nel tempo… anche questa giornata è stata conquistata, rubata alla vita e divenuta un’altra ghiotta occasione per l’economia finanziaria… essenzialmente è diventato il giorno in cui la Befana porta doni ai più piccoli… Per i bambini il messaggio è chiaro, “sono visti dagli adulti attraverso un regalo”… ma perché i genitori non potrebbero riempire i propri figli di baci, spupazzarseli, abbracciarseli, trascorrere una giornata insieme a loro piuttosto che regalargli calze, calzette e caramelle?
In questa relazione mediata da un bene di consumo si perde tutto il valore dello scambio di parti più profonde e più nostre, più specifiche… 
Questa spinta a scambiarsi doni è un po’ il riscatto di una generazione, quella forse precedente alla mia, in cui c’è stato poco il dono-regalo. Ma cos’è il dono-regalo? Quanto effettivamente facciamo dono-regalo di noi? 
Ahimè sempre con più difficoltà ci mettiamo in relazione attraverso i codici del corpo e delle emozioni e sempre più facilmente e frequentemente attraverso il codice simbolico per di più dettato dall’economia finanziaria. Non è forse triste e incivile questa verità? 

Procediamo alla scoperta delle origini rintracciando un po’ la storia antenata di questa giornata… Epifania, dal greco antico Epi, sopra e Fàino, apparire, rendere manifesto… una cosa appare, si manifesta quando è collegata alla luce, la luce fa sì che possiamo vedere qualcosa che prima non si vedeva o non vedevamo ma che già c’era. La metastoria, “ciò che non vedo e non so”, è la prima cosa che non vediamo… la si deve incarnare, bisogna accogliere che si faccia luce, che si manifesti dall’alto, Epi.                                                                                                                                           
La prima Epifania che si ricorda è una Teofania, una manifestazione divina, Dio si manifesta, si rivela attraverso segni particolari, miracoli, apparizioni.                                                                                                     
L’Epifania ci dice “è nata in me una nuova prospettiva, una nuova luce e mi illumina dall’alto”.

Per i Greci si assisteva ad una Epifania quando attraverso alcuni segni si manifestavano le divinità. Zeus, Giove, Asclepio solo alcune... Quest’ultimo, figlio di Apollo, venerato dai greci come dio della Medicina aveva ricevuto dalla dea Atena il dono di scambiare il suo sangue con quello della Gorgone Medusa. Da allora il sangue che sgorgava dal suo fianco sinistro era velenoso e portatore di sventure ma quello del fianco destro aveva proprietà miracolose, addirittura il potere di guarire qualsiasi malattia e far risorgere i morti. Sono versioni Asclepiane dei nostri tempi Padre Pio, la Madonna e tutte quelle santità-divinità in cui è significativo il rapporto tra apparizione e salute del corpo-guarigione.

Anche gli Esoterici, ovvero gli appartenenti alla Scuola di Pitagora, svilupparono molto l’aspetto dell’Epifania ma avvalendosi del razionale, sostenendo che le profondità si sondano e conoscono con l’intelletto. È la mente che rivela, la ragione che porta luce, illumina.

Secondo il Cristianesimo, come raccontato nel Vangelo di Matteo, i Magi erano pagani provenienti dalla Persia… Anche secondo la tradizione pagana alla “verità” si arriva attraverso la luce. La luce testimonia la presenza di Dio, ecco allora che i Magi attraverso la luce, la cometa, arrivano a conoscere Dio incarnato.     
La manifestazione della divinità per eccellenza è Gesù…non solo appare agli uomini ma egli stesso si fa uomo! 
Il 25 dicembre nasce Dio incarnato come uomo… dopo dodici giorni viene festeggiato il suo trionfo… l’Epifania.
La scoperta si compie attraverso il viaggio dei Magi, figure funzionali alla ricerca della verità ed espressione di una molteplicità. Anche se in realtà il Vangelo non parla di tre, generalmente se ne conoscono tre: Sem, a rappresentanza delle popolazioni semite, Cam che rappresenta i camiti, le popolazioni nere e infine Japeti che rappresenta gli indoeuropei, a testimonianza che il Cristianesimo è una religione universale come l’etimologia stessa di Cattolico ci dice: “cata-olos”, di tutti, universale, per tutti…

A ognuno dei Magi è associato un dono a simboleggiare le tre caratteristiche attribuite a Dio:     
                    
L’oro ad indicarne la regalità, 
L’incenso ad indicarne la divinità, 
La mirra ad indicarne l’umanità, ma anche la caducità, la morte e la redenzione, giacché la mirra si usava nelle cerimonie di sepoltura dei defunti.



Il Solstizio d’Inverno introduce la luce come tema: dopo dodici giorni la “luce” si manifesta come divinità, come metastoria. I doni portati dai Magi rappresentano la sottomissione di diverse nazioni al Cattolicesimo: Gesù è la vera incarnazione!

La tradizione pagana e in particolare nordeuropea racconta che in questa giornata nelle campagne, nei boschi, gli animali, gli alberi e le piante parlassero, a significare che anche negli animali c’è qualcosa di profondo.

All’Epifania non solo abbiamo attraversato “la notte”, le tenebre, ma Dio (“Dies”, giorno, luce, sole) si incarna, la “luce” ora prevale. Il buio attraversato approda nella luce conquistata superando una visione schizofrenica della vita che vuole tenebre e luce in contrapposizione.

Anche Phanes, “l’uomo che verrà, l’uomo che apparirà”, ci offre una rappresentazione dell’Ep+ifania-Luce questa volta attraverso il sentire esoterico, gnostico. Questa creatura, considerata divinità della procreazione e dell’origine della vita, attraverso i diversi simboli di cui è ornata ci racconta molte cose: il bastone, simbolo del potere, la torcia, ovvero la luce, il serpente, ovvero l’energia che scorre, l’ovulo, ad indicare che è una creatura generata, partorita dall’uovo cosmico, le ali, tipiche degli esseri superiori, i punti cardinali, ad indicare la sua universalità, i segni zodiacali…dopo la rottura dell’uovo cosmico le varie cose che servono alla vita si sono frantumate e per tornare al Sarvas dobbiamo ricomprenderle dentro di noi. Ancora la disposizione antioraria dei segni zodiacali ci ricorda che ricostruire le cose è un po’ andare controsenso, a ritroso nelle nostre storie per riprendere i pezzi perduti lungo un viaggio zoppicante.

Si narra ancora che, durante l’Epifania, nell’antica Roma volassero sui campi dodici figure femminili, simbolo di fertilità, prosperità e abbondanza, come rito propiziatorio per i lavori che poi avrebbero portato ad un nuovo raccolto. Nei vari passaggi poi si è perso questo senso di celebrazione del ciclo vita-morte e si è giunti ad una versione negativa di questa festività. Piuttosto che celebrare il femminile che genera cose nuove si celebra il negativo: la natura ormai vecchia va bruciata… 

Epifania… Pifania… Bifania… Befana.

Nel tempo è avvenuto un impoverimento del senso originario di questa festa; celebrarla attraverso ciò che è accaduto ad un personaggio storico le ha fatto perdere il suo valore metastorico. Oggi dovremmo celebrare le nostre epifanie sia che di noi vengano alla luce sia parti “positive” che parti “negative” perché finalmente manifesto a me e agli altri parti mie finora rimaste oscure, incluse quelle diaboliche.

Una nostra Epifania può voler dire uscire dalle tenebre, vedere parti nostre che prima non riuscivamo a vedere e che ora improvvisamente si manifestano. Prima di una Epifania ancora non si vede, gli occhi ancora sono ciechi. In questo tempo spesso siamo presi da cose che non ci servono e ci incastriamo in circuiti ormai morti. 

Oggi allora ci piace iniziare una nuova festa, una Epifania Globale che ci aiuti a procedere nel viaggio e che ci aiuti a tornare fertili per la vita… In questi tempi di riti e rituali svuotati ci piace ridare anche a questa giornata un senso nuovo e intimo, vicino alle nostre storie. 

In men che non si dica arriviamo ad una vera e propria celebrazione di alcune Epifanie. Ad accompagnarci Sara e Asmodeo.
Asmodeo: nella Bibbia demone che impedisce a Sara figlia di Raguel di vivere in matrimonio, uccidendole successivamente sette mariti. Il giovane Tobia, ottavo marito, lo riduce all’impotenza mettendo in pratica i consigli dell’angelo Raffaele.

Quello che oggi ci chiediamo è “chi è il nostro Asmodeo?”, qual è il nostro spirito maligno che ci impedisce di vedere chi semina su di noi e di far nascere vita nuova?
“Asmodeo” sono i pesi precedenti che non ci fanno esprimere, i debiti ereditati dalle nostre famiglie di origine, i legacci che ancora non sciogliamo, la rabbia che fa morire le opportunità… Ma in questo Asmodeo bisogna starci, bisogna riattraversarlo per sconfiggerlo. Solo quando sei riuscito a transitare allora vedi i segni… i segni non arrivano quando stai male per aiutarti, i segni appaiono se diventi Re Magio, se ti metti alla ricerca, se ti liberi dai pesi storici della famiglia, del territorio. Per arrivare all’Epifania ci vuole chi ti accoglie ma anche chi ti spinge senza tornare indietro. Proprio come una madre deve fare durante il parto per garantire la nascita del “figlio”, del nuovo.

Oggi quindi proviamo a iniziare delle Epifanie che siano un rito di passaggio, una soglia in cui abbandonare, spogliarsi ognuno del proprio “Asmodeo” e impegnarsi verso una prospettiva nuova, verso un nuovo lido. Oggi ci chiediamo:

“Quale storia ci ha ingabbiato e quale prospettiva metastorica si può aprire per noi?” 

Questo ci consente anche di liberare i tanti dono-talenti che abbiamo ma che non brillano perché Asmodeo chiude e soggioga tutto.

Ma quanta stanchezza e quanto dolore però poi non visitiamo nelle nostre caverne sotterranee? Se non interrompiamo questo circuito del fare e soprattutto del fare per gli altri difficilmente può emergere il nostro Asmodeo e difficilmente potremmo liberarcene. Il demone bisogna sì sconfiggerlo ma poi bisogna trovare una strada, la luce è solo un mezzo per indicarci la stalla verso cui andare… il ciclo di Asmodeo prima o poi finisce e due sono le possibilità: 

O ci facciamo fuori noi, e ciò può avvenire anche ammalandoci, o facciamo fuori il demone… solo allora nasce una stella che ci condurrà verso una stalla
                                                      
Grazie al pioniere-accompagnatore Mariano oggi abbiamo illuminato una faccia oscura ma sicuramente più viva e interessante di questa nota giornata di inizio gennaio… 
Ridare un senso nuovo a ciò che già esiste è un atto creativo e amorevole verso la vita, è impegnarsi concretamente nella sua rigenerazione.                                                                                                                     
Oggi siamo passati da una Epifania lontana e aspecifica alle nostre Epifanie di carne e sussulti.

Grazie Mariano per questo condurci a viste e prospettive nuove su scenari già conosciuti ma ormai poco sentiti.
E se per i più “l’Epifania tutte le feste porta via”… per noi Magi alla ricerca e sensibili ai segni oggi può aver inizio la festa delle nostre vite… oltre ogni Asmodeo…

Buoni passi incerti,
Graziana.