mercoledì 21 settembre 2016

Vieste (FG), 17 settembre 2016. VIII edizione del progetto "La finestra di Babich": nono e ultimo giorno di bilanci.

È arrivato Mariano! Lo percepiamo dal brusio delle donne in fermento per questo. 


Mariano, che insieme a Giovanna è diventato non solo un originale insieme femminile e maschile, ma anche un punto mitotico per tutte noi.
 

Mariano ci dice che bisogna essere veloci come il vento, ma avere la lentezza e l'immensità, cioè bisogna stare nelle varie fasi della vita. Non bisogna eliminare il negativo ma bisogna coglierlo e benedirlo perché il negativo diventa il punto nuovo della conoscenza.

Ci legge il messaggio di Raffaele che ci fa riflettere sul "bisogna partire con un passo, e poi con un altro, per formare il ritmo del camminare".
 

Ci parla di zio Gaetano, un personaggio famoso del suo territorio, che è stato anche scrittore: ci racconta della sua capacità di amare sua moglie, una donna acida e isterica, grazie al suo femminile così ampio che gli ha permesso di dedicare tutta la sua vita a lei… ma quando è morta sua moglie, dopo due giorni, è morto anche lui, forse perché si era dedicato troppo all'esterno, a sua moglie, cioè era diventato eteroreferenziale.
 

Mariano parla del suo rapporto con sua madre, che ha influito sul rapporto con la moglie Giovanna e anche con sua figlia.
 

Poi annuncia il progetto "La vita è bella", che si attuerà a casa di Giuseppina, che sta combattendo il cancro e sta vivendo, nonostante il pericolo di morte, con estrema positività, con progettualità, facendo crescere nella sua casa - il "CENACOLO della GEMELLA ONTOLOGICA" - la fase ontologica, prendendo spunto dal Gemelli di Roma, dove sta eseguendo le terapie mediche (la fase sanitaria).
 


Ci invita, come Giuseppina, ad elaborare il proprio negativo per riprendere il viaggio della vita, perché il nuovo è come la pioggia: all'inizio dà fastidio, ma poi pulisce tutto e si sta meglio.
 

Mariano ci parla della teoria del "Parabrezza", che deve essere più ampio dello specchietto retrovisore perché la strada davanti a noi è più importante della strada dietro di noi. Qual è il parabrezza verso cui andare? È il nuovo!! Mariano parla del suo matrimonio con Giovanna come esperienza di crescita e di progettualità


Giovanna, per realizzare il progetto “La Finestra di Babich", è diventata come la mela Gimagiona, cioè si è spaccata in due, ma dopo 48 anni ha portato alla condivisione di un comune progetto di vita.
Mentre la parola “padre” viene da “pane”, cioè da chi porta il pane, la parola “madre” viene da “misurare, disporre, ordinare, ricomporre”, ma oggi per madre bisogna intendere "diventare un intero".
Ci ricorda, invece, che la donna è stata vista nel passato come femmina, il simbolico l'ha vista come regina della domus, della casa.
Diventare "Madre" significa scendere giù, arrivare nel Graal al codice ontologico e utilizzare il suo potere fusionale per far crescere: in questa accezione, un maschio può diventare anche madre.
 


Nel terzo millennio le donne devono essere madri, non devono fare i figli solo con il simbolico o per soddisfare una sua prima dimensione, ma devono essere un intero. Questa è una modalità aperta a tutti, anche ai maschi e alle donne che non sono mamme
Oggi bisogna recuperare il C.E.U., cioè il Ciclo Esistenziale Universale, quindi il Progetto Nuova Specie è un progetto teso verso la funzione madre: la finalità è riuscire a fare P.U.M., perché ci avvicina di più all'In.Di.Co., che può essere inteso come la religione della nostra vita. 
Colui che passa dal ciclo della vita, attraverso il ciclo della morte, fa il salto quantico ed è finalmente diventato Jahvè, cioè "È", indipendentemente dal "cosa è". Ognuno quindi può essere quarta dimensione.
 


Nel pomeriggio Mariano inizia il bilancio di ciascuna di noi, tenendo come guida lo schema teorico del C.E.U. Siamo tutte in silenzio e in trepidante attesa di ascoltare le sue teorie e le indicazioni che Mariano ci darà.
 

Tante pillole di saggezza, tante chiavi di lettura del fenomeno vivo e tanti parabrezza!
 


Ed ecco che apprendiamo che:
- il nostro star male in verità non è legato ai figli, ma ai nostri bisogni tagliati. Spesso il simbolico ha bisogno di autorevolezza per incominciare a forare e sgretolare la lapide (la nostra identità pietrificata), sotto la quale ci sono i “morti” di cui non sentiamo neanche la puzza, e quindi non ne sentiamo il dolore;


- la rabbia oscura, annebbia, ci ingloba, ma in verità è anche un sintomo di un percorso da interrompere, indica che è il momento di svoltare e quindi, invece di accoglierla, ascoltarla, la alimentiamo con il meccanismo "il mio bisogno non è visto, né viene appagato" e questo sentire accresce la rabbia;


- essere a disposizione dell'esterno ovatta i nostri bisogni fino ad arrivare anche a non riconoscerli; non si è più in grado di fare cucina per sé e quando non si riesce ad esprimere i propri bisogni, o si sta bene ovunque e ci si adatta a tutto, o si è rabbiosi, ma anche stare da soli che è una soluzione / equilibrio che acquieta il fare;
 


- per essere quarta dimensione, per essere "funzione madre" occorre che la persona sia autonoma/autoreferenziale, ma anche al servizio dell'altro senza aspettarsi riconoscimenti; è necessario instaurare un contratto relazionale, cioè non perdere di vista l'altro e prendersi tutto il tempo utile fino a quando non avviene il salto maturativo di chi si sta seguendo; è necessario saper decodificare i bisogni e mobilizzarsi per soddisfarli.
Si riesce a fare quarta dimensione solo quando quel bisogno dell'altro per me è stato già risolto, per cui quando si è confusi con i figli non si può essere quarta dimensione: colui che ha un disagio o il cosiddetto psicotico altro non è che una persona con-fusa, cioè fusa con l'utero, almeno fino a quando non trova una sua chiarezza, una sua identità;


- l'analogico è la membrana del nostro bio-organico, il quale si ammala quando è stanco, quando sente la mancanza di nutrimento per sé. In questa fase di fermo si fortifica il maschile, la rabbia, la prepotenza, la polemica ecc, ma è proprio allora che servirebbe fare vuoto, silenzio perché solo così si riesce ad osservare se stesso. Una persona incazzata non è cattiva, ha solo subito tanto e ha fatto tante rinunce;


- se non facciamo morire le nostre parti morte, non possiamo crescere e ricorriamo a soluzioni; la dipendenza è una soluzione e ha di positivo che non ci fa cadere giù nell'anello diabolico fino alla morte. Se però non andiamo lì e non vediamo le parti morte, tutta la rabbia che ci portiamo addosso accelera ancora di più la rabbia, mentre invece bisognerebbe superare la paura e buttarsi fino a rischiare la morte, perché solo così cresciamo.
Inoltre la rabbia ci porta indietro nell'anello diabolico in modo antiorario e ci mangia, divora noi e chi sta intorno

Si può superare la paura procedendo giorno per giorno e affidandosi alla vita, avendo fiducia nella vita.



A fine bilancio tutte siamo cariche, vediamo il parabrezza e la strada da percorrere.



Mariano, ancora una volta, ci ha fatto da quarta dimensione.


Nica e Luciana

sabato 17 settembre 2016

Vieste (FG), 16 settembre 2016. VIII edizione del progetto "La finestra di Babich": ottavo giorno.

19:58:00 Posted by Francesca Internò , , No comments
Inizio insolito della giornata, tutte a vedere l’alba in spiaggia!!!


Non siamo state abbastanza tempestive, abbiamo acchiappato solo l’aurora, è stato comunque bello e coinvolgente.
La colazione al bar è stata davvero gratificante, seguita dal percorso turistico guidato da P. che ci ha fatto gustare anche la visione di panorami per noi inediti di Vieste.

La mattinata si presentava effervescente e a sorpresa, tutte intente a preparare uno spettacolo che partiva dalla nostra specificità, anche se alcune di noi non si sentivano all’altezza.


Con la supervisione e la presentazione di L. sono finalmente iniziate le performances: G. e L., rifacendosi alle teoria della relatività, sono arrivate alla conclusione che la forza universale è l’amore e non siamo ancora pronte  per una “bomba d’amore”.
Questo rammarico G. lo ha espresso con un’esplosione di colori fissati con le mani sulla carta. La figlia R. ha risposto con la stessa specificità, ma con i piedi, disegnando una quarta dimensione uterina che contiene tutte le sue specificità. 
Questa performance aveva come titolo “I colori della vita”.


B., che ha consegnato ad ognuna un dono che rappresenta la nascita della nuova bambina che è in noi, ha sottolineato come R., da pecorella smarrita, è passata ad essere donna generatrice di tante parti (un vero miracolo).
Si sono alternate poi altre esibizioni tra il serio e il faceto, tra cui alcune emozionanti esibizioni canore, che per il loro significato sottolineavano i passaggi di molte di noi.


Lo sketch di L. ha sottolineato simpaticamente la sua volontà di passare da una “Mamie” di “Via col vento” ad una effervescente “ballerina brasiliana”. 
M. ha declamato una poesia di Trilussa con l’accompagnamento musicale di F. 
Poi sono seguite delle esibizioni con tema “l’estetica”, da quella di R.P. si è passati ad una articolata, in cui il salone di bellezza era rappresentato in toto: il titolo era “Il salone dei segreti delle donne”. E' stato un momento veramente esilarante, dove si sono messe in evidenza le caratteristiche di alcune di noi con ironia e perspicacia, creando dei personaggi davvero memorabili!!



L’esibizione di B. ha colpito tutte noi per la sua leggiadria nei movimenti a tempo di valzer.


Nella sua esibizione N. ha espresso il suo bisogno di sentirsi libera di andare senza pesi o pregiudizi, una viandante di Nuova Specie.


La canzone interpretata da F. con l’accompagnamento di B. e M. è stata un’espressione personale del suo essere.
P. ha eseguito un balletto dal titolo “Bolla/bella” molto ricco di significati che ci ha commosso tutte.
Nell’esibizione/rito di B., lo sporcare le mani con la terra e il silenzio che lo ha accompagnato, ci hanno permesso di scendere nelle nostre profondità e coinvolgerci tutte.

“La forza della Vita” è il tema con cui G. ci ha partecipato la sua gioia nel ritrovare la sua “bambina interiore”.
L. e R. si sono esibite nell’illustrazione di una “nuova teoria”: LA TEORIA DEL BIDIMENSIONALISMO, in cui il fondamento è il trionfo dei coni sulle coppette (GRA-CON, NO-COP).


La spiegazione di questa “teoria” è stata veramente esilarante e coinvolgente e ci ha alleggerito molto, anche perché durante lo svolgimento c’è stata la funzione disturbatrice di M., che nessuno aveva capito fosse preparata, e quindi ha creato un elemento in più di dinamica.

Per chiudere questo scoppiettante e creativo spettacolo c’è stata l’esibizione di R. e M. che, con girandole multicolori e leggiadri passi di danza, hanno sottolineato la gioiosità e leggerezza di tutto lo spettacolo.

Dopo cena siamo tornate a visitare le nostre profondità con il rito che si è svolto sulla spiaggia, con la presenza un po’ incostante della luna piena.


Partendo da alcune spugne che P. aveva raccolto devotamente durante l’estate, abbiamo potuto riflettere sul nostro essere “spugne” di quello che ci rimanda l’esterno e di non riuscire così a vedere la vera essenza di noi stesse.
Il rito ci ha portato a compiere il gesto simbolico di strizzare la propria spugna dagli elementi esterni che non ci servono più per poi essere ributtata nel mare della vita.

Così ci hanno potuto incoronare come regine di noi stesse!

Elisabetta e Mirella

Vieste (FG), 15 settembre 2016. VIII edizione del progetto "La finestra di Babich": settimo giorno.

E' passata una giornata e siamo ancora tutte vive. È già buon segno… 

La giornata ha inizio alle dieci, mezz’ora di ritardo rispetto alla tabella di marcia, ma sappiamo che sarà intensa, come sempre. 

Oggi ci sarà una applicazione alle nostre storie, da costruire insieme, della teoria del Quadrimensionalismo che B. ci ha generosamente donato, aiutandoci a comprendere concetti complessi. 

Iniziamo con la fase dei pensieri e interviene R. che fa notare come noi stiamo contattando le nostre emozioni, sia in positivo che in negativo. Poi legge in italiano le parole della canzone di E. Piafh “Rien de Rien” che ascoltiamo in seguito nella versione originale.


E. ci fa partecipi del messaggio che darà a suo marito, un invito augurale a una storia insieme più armonica in famiglia.
B. chiede che mandiamo un messaggio energetico al figlio V. che inizia oggi la scuola. Sarà ancora una volta G. a guidarci in questa piacevole e significativa esperienza.
L. dedica a tutto il gruppo la poesia “Gradini” di H. Hesse.


B. legge una bellissima lettera che ha scritto alla sua ritrovata bambina interiore con cui si è riconciliata, e poi fa dono alla madre di alcune sue foto di quando era bambina e più giovane, foto che poteremmo definire “metastoriche”.

Cantiamo poi tutte assieme la nostra bella psicotica “canzone tormentone”. 
L’immersione nelle profondità, che era già iniziata con la lettera di B., si fa più intensa con l’ascoltare il toccante messaggio vocale di AlbaGiuseppina verso tutte noi, in cui ci ringrazia anche per la locandina di Barbara con tutti i nostri pensieri.


Arriva poi anche l’affettuoso messaggio di C. che ci augura buon proseguimento e ci informa con rammarico che non potrà essere presente al bilancio.

Procediamo con il programma, così G. invita R. a riconoscere il valore di R. che, con la sua apparente provocazione, l’ha in realtà aiutata a riconoscere i suoi meccanismi psicotici. La proposta è quindi quella di cercare di vedere nella dinamica intercorsa tra R. ed R. le quattro dimensioni del Quadrimensionalismo
In particolare, viene notato come R. abbia svolto per R. la funzione di IV dimensione: infatti è riuscita a cogliere anche i minimi movimenti-messaggio di R., ha saputo stare in maniera forte nella dinamica e non ha mai perso di vista l’obiettivo, continuando a monitorare la situazione e coinvolgendo anche altre persone. Ha saputo anche alla fine sciogliere il contratto relazionale
In conclusione, per riconoscere il valore di R., con un abbraccio collettivo abbiamo cullato R. e N. a suon di musica.


Il pomeriggio riprende con la lettura dell’orazione (altro tormentone del nostro progetto) e del post stilato da L.
Si continua poi con l’applicazione della teoria alle storie che sono emerse in questi giorni. 
Le protagoniste sono ora G. e R. 
G., dopo aver fatto una breve premessa sul periodo che hanno vissuto precedentemente, racconta la dinamica che ha avuto il giorno prima con R., che la invita a fare teoria da sola sulla vicenda. G. accetta ma chiede di essere aiutata da lei. 
È coinvolgente la teoria che a poco a poco si dipana e arricchisce tutte noi, che probabilmente rivediamo in essa molti meccanismi che riguardano le nostre storie
Si riconosce quindi la possibilità che R. e G. si scambino reciprocamente la funzione-madre e si aiutino a definire e riprendere il proprio territorio di donne-figlie-madri poliedriche


Si continua con L. che racconta la sua storia. Subito emerge la sua difficoltà a riconoscere che lei non ha mai guardato veramente in se stessa per ascoltare i propri bisogni e ha proiettato questa situazione sui propri figli proteggendoli troppo. Ha sempre svolto un ruolo da super-mamma con tutti, è stata aiutata ad uscire dal bozzolo e ad entrare nel mondo prima del tempo, prima che imparasse a volare da sola.

L’ora è tarda e la serata si chiude.

Lidia e Nunzia

venerdì 16 settembre 2016

Vieste (FG), 14 settembre 2016. VIII edizione del progetto "La finestra di Babich": sesto giorno.

Oggi è il sesto giorno del progetto ed è iniziato con una esercitazione della slanciata G.B. sul respiro, prendendo coscienza del nostro respiro, ma in maniera volontaria. 
Poi B. ha proposto un rito per oggi, per evidenziare il passaggio dall’albero della vita, attuato fino ad oggi con immersioni, ecc., all’albero della conoscenza, facendoci salire fisicamente una ad una su un albero di ulivo, invitandoci a guardare dall’alto e facendoci avere un punto di vista più ampio, staccandoci dalla terra e dagli eventi per fare teoria. Pur essendo la scala, l’albero e il paesaggio gli stessi, ognuno vede e sente cose diverse a seconda della propria specificità. 



Per rientrare nella nostra stanza dei gruppi, cambiata anche nel setting per favorire l’ascolto della teoria, partecipiamo al rito, ideato da P., che consiste nel tagliare la corda per il nostro passaggio da donne arrabbiate a donne che utilizzano la teoria delle “3D (Desiderio, Delusione, Dolore) + R (Rabbia)”. 


Poi B. ha introdotto la teoria del Quadrimensionalismo, trattata da Mariano Loiacono nel suo secondo libro, e ci ha illustrato il concetto di “blow-up”, che serve ad ingrandire e ad avvicinarsi all’evento, e il concetto della signora “L.I.D.I.A.” acronimo di “Lento Incerto Dubbioso Inedito Aperto”, che deve portare ad una nuova lettura della vita
Noi veniamo da una società dove è prevalsa la visione maschile della realtà, che ha portato alla rivoluzione della donna, per acquisire i propri diritti, e solo successivamente alla consapevolezza della differenza di genere. 


Il Progetto Nuova Specie non è etnocentrico, cioè non sostituisce una cultura vecchia con una nuova, ma è il compendio, il fondo comune di tutte le culture conosciute, per fare teoria

Il rapporto madre-neonato/a è alla base della conoscenza, è universale, è osservabile, e ti permette di fare “haggadah”, cioè di dare un contributo proprio alla realtà osservata. Per far nascere qualcosa di nuovo è strutturale che madre-neonato/a siano insieme: la gravidanza ci fa vedere quanto è importante l’insieme, mentre nel passato c’è stato un sovrapporsi di vedute, di ruoli, ecc. 

Diamoci valore perché siamo nati e siamo di valore, di uguale importanza per l’In.Di.Co.! 

B. ci fa vedere poi il filmato del miracolo della vita e poi ci presenta il Gra-Cum: Viaggio Vita-Conoscenza insieme. 


Oggi studiamo la dinamica energo-anergetica, cioè il passaggio dall’energia alla mancanza di energia. La nostra esistenza è fatta di cicli, di alternanze, viene presentato il Cummunitometro e il Graal insieme. 



Il codice ontologico ci permette di ricaricarci, ci fa stare in uno stato quiete che ci piace, e le soluzioni virtuali per arrivare all’ontologico non bastano né per crescere né per avere una pienezza. L’esistenza ci porta ad andare avanti, a rompere lo stato quiete, e quando c’è un bisogno, si sale nel Graal, ma se non c’è un accompagnamento adeguato, si va fuori di testa, c’è la malattia, ecc.
Il bisogno è benedetto perché amplia il codice ontologico e permette di fare appieno il ciclo del Graal, per poi tornare a nutrie il codice ontologico, per cui ogni esperienza non è mai uguale all’altra. Il bisogno deve essere esplicitato all’esterno, senza aspettare sempre una madre che lo intuisca.


Il bisogno quindi è la I dimensione, può essere il bisogno del cibo ma anche un tumore può essere il messaggio di un bisogno. 
La II dimensione è l’oggetto del bisogno, e si ha bisogno della III dimensione, che è il movimento, per esplicitarla. 
La III dimensione è un muoversi verso, è la scintilla dell’In.Di.Co., perché vuole andare da una situazione di mancanza ad una situazione di pienezza. Quando il bisogno non viene esaudito si va ad intaccare la propria riserva aurea e diminuiscono le difese immunitarie. 
Chi interviene come IV dimensione può essere la madre ma anche la molteplicità, ma la IV dimensione può essere addirittura anche un luogo. Quindi la IV dimensione deve decodificare la I, mettere da parte i propri bisogni e attivarsi, mettersi in movimento. È fondamentale che la IV dimensione sia nella Storia e inoltre deve avere la caratteristica del contratto-relazione, cioè di decidere quale tipo di contratto attivare, considerando i vari valori del Cummunitometro (per chi volesse approfondire, sono disponibili e si possono richiedere al Centro Documentazione, gli atti integrali o il DVD dell'intero corso "Insieme Madre-Neonato"). 


Si conclude la serata asserendo che i gruppi alla salute fungono da IV dimensione, inclusi i gruppi delle Conv.Inte., perché oggi rispetto al passato emergono nuovi bisogni che hanno bisogno di IV dimensioni. 

E concludiamo pensando al motto: “Ogni volta che dici sì agli altri, dici no a te stesso”. Meditate, gente, meditate!

Luciana e Rosa

giovedì 15 settembre 2016

Vieste (FG), 13 settembre 2016. VIII edizione del progetto "La finestra di Babich": quinto giorno.

Dopo aver fatto colazione, ci siamo preparate per iniziare la SPA. Eravamo allegre, ognuna di noi aveva il costume e, facendoci i complimenti le une con le altre, ci siamo messe tutte sedute comode. 


Pina ci ha letto una lettera che aveva scritto Giuseppina: era piena di calore umano e di emozioni così profonde da emozionare tutti. A seguire, abbiamo letto la preghiera che facciamo tutte le mattine.

Marinella, finita la preghiera, ha scelto sette donne per essere massaggiate e, con un bellissimo sottofondo musicale, quasi subito alcune donne hanno manifestato una grande emozione.
Cos’è la SPA? È un massaggio molto piacevole e rilassante, ma l’importante del massaggio è che c’è una atmosfera così profonda da emozionare ognuno di noi, stimolando in alcuni casi un pianto profondo.


Il pomeriggio è iniziato con la lettura del post scritto da L., poi si è inserita Rachele dandoci informazioni sul numero quattro, lettura che ci regala tutti i giorni, con tanta grazia spiega il contenuto del numero.

In seguito, facendo teoria, si sono susseguite alcune dinamiche mentre ringraziavamo le persone che avevano ricevuto il massaggio. 

L. ci ha parlato di quando era adolescente e la mamma le proibiva di vedere il suo ragazzo che a lei piaceva, mentre parlava si è sentita molto male. Poi si è inserita L. che, parlando del suo malessere, ci ha raccontato il terrore di non averlo ancora superato. 
A questo punto B. ha letto una lettera non scritta ma dettata col cuore. Era diretta alla sua mamma e, mentre leggeva, le parole sembravano proiettate come in un film fiabesco. 


Nel tardo pomeriggio poi abbiamo visto il film ispirato ad un uomo sposato che non si è mai sentito uomo.

Mafalda e Vivette

mercoledì 14 settembre 2016

Vieste (FG), 12 settembre 2016. VIII edizione del progetto "La finestra di Babich": quarto giorno.

È il nostro quarto giorno che inizia con la bella giornata di sole che ci predispone a far girare l’energia. E così, guidati da G., ci mettiamo in cerchio nel cortile della nostra dimora e ci immergiamo in una esperienza che ci conduce gradualmente a dilatare il campo visivo. È un bel lavoro collettivo che ci mette in relazione e ci aiuta ad essere più armoniche.


La mattinata continua con la lettura della preghiera-orazione che accompagna questa edizione de "La Finestra di Babich" e con la canzone di Fiorella Mannoia. 
Dopo un breve intervento di M., Barbara legge un messaggio augurale di Graziana, e poi Mila ci fa partecipi di un pensiero che viene da uno dei ragazzi del progetto “Mi ricovero a casa mia Si.So.Grato.”.

Rachele ci legge invece il significato numerologico del numero “tre”, che è considerato il numero perfetto in quanto espressione della triade o trinità. Il numero “tre” viene associato a Giove, che rappresenta autorità; è il simbolo spirituale della pianta che allunga i suoi rami (triforcazione). 
I Pitagorici lo consideravano sacro perché permette di tracciare il triangolo, figura perfetta. 
La simbologia del numero “tre” riporta alla perfezione. 
Non a caso, per rinascere a noi stessi, dobbiamo prima raccoglierci, riflettere e poi espandere la nostra coscienza in un modo nuovo creando la nostra nuova vita.


Anche altre di noi ci regalano i loro pensieri e tra questi quello di M. si trasforma in una immersione. Questa diventa l’occasione per riflettere sul rapporto di coppia e sul modo di vivere la sessualità anche da parte dei giovani. A questo punto, R. parla della propria esperienza di adolescente non accompagnata e del difficile rapporto con le istituzioni rispetto a questa delicata tematica.
N. interviene poi riferendosi al film del giorno precedente e torna sul suo difficile rapporto con la madre, ma B. la stimola ad affrontare un nodo ancora per lei irrisolto, quello del rapporto con i maschi di casa. Spinta e accompagnata nella dinamica, N. inizia a liberare finalmente il suo profondo dolore. 
Alla fine c’è un momento di abbandono in cui N. viene accolta e coccolata dal gruppo.

Il pomeriggio riprende con la lettura del post. Prende poi la parola R. che esprime il desiderio di leggere quello che ha scritto in questi giorni. È per lei importante perché è la prima volta che scrive e solo così riesce a comunicare come vive il suo rapporto col gruppo e la sua difficoltà a far sentire le emozioni quando esprime se stessa. È come se si sentisse scollegata dal suo codice bio-organico.


P. manifesta la difficoltà, in questa edizione del Progetto, del rapporto con G., di cui avverte la sofferenza che manifesta anche la figlia B. La stimola ad esprimersi e le ricorda come questo utero devoto possa essere in primis per lei una opportunità, valorizzandone la capacità, la generosità e la costanza nell’aver creato e portato avanti questa esperienza.
G., confortata, esprime il suo sentire rispetto al fatto che il progetto "La Finestra di Babich" debba fare una svolta, trovando l’accordo di tutte. 

Si susseguono poi alcuni interventi che riportano al ruolo di madre, al senso di colpa che spesso attanaglia e al timore che si ha di sbagliare con figli e figlie. Ma, come ha suggerito Mariano, non è l’errore il punto, quanto invece il fatto che vada inserito e chiarito all’interno della dinamica che si sviluppa.

Il pomeriggio si chiude con ringraziamenti ed abbracci che vanno a sigillare una giornata densa e, come sempre accade in questi percorsi, ricca di emozioni e di scambi in profondità. Ma non sarà così che si conclude questa giornata caratterizzata dal “tre”.

Ci aspetta infatti una piacevole serata. Niente apparecchiare, cucinare e sparecchiare. M. ci aspetta infatti a casa sua a Vieste con un’ottima e abbondante cena. È una serata che alleggerisce, diverte e dilata. Con l’aiuto di due veline moldave e di due magnifiche animatrici ha termine infatti questa giornata che, dopo attenta consultazione, è stata così battezzata: “Abbasso la monaca di Monza che troppi sì ha detto nella sua vita come molti di noi”. 


L’auspicio è quindi quello di non lasciarsi più schiacciare né sopraffare, ma di valorizzare invece la nostra femminilità. 
Questo è anche l’augurio racchiuso nel dono che abbiamo voluto fare alle nostre cinque magnifiche conduttrici.

Lidia e Giovanna

Vieste (FG), 11 settembre 2016. VIII edizione del progetto "La finestra di Babich": terzo giorno.

Ci siamo svegliate con la pioggia scrosciante che ci accompagna aiutandoci a scendere nelle nostre profondità. 
Abbiamo iniziato la mattinata con un pensiero di G., che ci ha fatto fare un esercizio di rilassamento, per aiutarci ad entrare più in noi. 
Prima però R. ha letto l’etimologia del numero 2, che significa grande madre, che è l’espressione dell’energia, dell’armonia, della ricettività e anche del dualismo lunare: di Iside, lato femminile che rappresenta la forza della natura, i cicli, le maree, l’acqua della vita, mentre invece Ecate la parte oscura, le viscere della terra con un inconscio prettamente femminile, con qualità intuitive. 
Il potere dell’energia femminile nutre, cura, protegge e sostiene, e al tempo stesso cresce e incrementa se stesso mentre dona. 


Dopo la lettura, G. ci ha invitato a sederci a terra comode. Chiusi gli occhi, abbiamo seguito la voce di lei che ci indicava il viaggio, con un sottofondo musicale orientale. Ognuna si è immersa nella storia immaginabile e, dopodiché, si sono scatenate delle immersioni forti. 

Quella che ci ha colpito di più è stata quella di N., che è esplosa come un vulcano e subito dopo si è chiusa con dolore e paura, come fosse un feto, ed è stata accolta da diverse donne e cullata, abbracciata come una bambina. 

Un’altra immersione forte è stata quella di L. che è tornata una bambina di sette anni, provando tanto dolore per essersi sentita aggredita, invasa da una figura adulta. 
Ci ha colpito N. che, con il suo viaggio immaginario nella giungla, ha trovato uno scimpanzé che l’ha accompagnata, e ha provato dolore e delusione rifugiandosi sulle nuvole perché non voleva ritornare. 


Dopo una breve pausa c’è stato un video sulla cicogna e i pensieri fissi: la canzone di Fiorella Mannoia e l’orazione. 

Dopo c’è stata una comunicazione madre-figlia: il ringraziamento di una madre, E., verso la figlia B., un incontrarsi più alla pari in un modo più profondo e anche una possibilità di riscattarsi del tempo perduto, anche attraverso il perdonarsi  di non essere stata una buona accompagnatrice
... L'amore un po’ "malato" di una madre, non considerando che sua figlia è un’altra persona, perché noi genitori proiettiamo i nostri desideri o sogni irrealizzati su di loro, e quindi i figli si sentono ancora di proteggerci, non offenderci e non deluderci...
E’ bello riscoprirsi e viaggiare insieme come due entità diverse, ma unite dalla sincerità di dirsi le cose e di vedersi. 


Nel pomeriggio è stato proiettato il film "Sinfonia d’autunno" di Ingmar Bergman, un film intenso, una storia di madre e figlia con tante problematiche. Una madre dedita solo alla carriera, piena del suo dolore antico, che non riesce a vedere le sue figlie che soffrono del suo allontanamento, sentendosi abbandonate e sole. 
Tre elementi emergono: la colpa, la confessione e il perdono di una madre molto disagiata
Dopo il film ognuna di noi ha espresso il suo sentire emotivo rispetto al film, ed è venuto fuori tanto dolore riguardo la propria storia sulla maternità, sensi di colpa per non esserci state, tante emozioni insieme che ci hanno unite avendo lo stesso fondo comune


La giornata è finita tardi ed è stata molto intensa, eravamo tutte stanche e non lucide per fare una buona teoria globale, perciò è stata rimandata al giorno dopo.

Francesca e Lucia

martedì 13 settembre 2016

Vieste (FG), 10 settembre 2016. VIII edizione del progetto "La finestra di Babich": secondo giorno.

La giornata di oggi ci riserva un sacco di sorprese e di emozioni. Iniziamo con un momento di ascolto del nostro corpo con G. che in giardino, in mezzo a secolari alberi di ulivo, ci aiuta a sentire l’energia che possiamo trasmettere attraverso il nostro corpo, anche soltanto con il contatto delle mani.



Poi ci accomodiamo tutte nella stanza predisposta ai “gruppi” e ci viene annunciata una sorpresa:  M., nel ruolo di postino, consegna un plico a V. che lo riceve con grande sorpresa… ed  entra C.!!!!!
Tutte piacevolmente sorprese la accogliamo con entusiasmo, ma in particolare V. che non si aspettava questa visita.
La venuta di C., accompagnata da L. e F., ci ha portato grandi stimoli e doni.
Ma la prima emozione forte la viviamo con l’ascolto del messaggio vocale che ci ha mandato G., in cui ci invita a viverci questo progetto con la consapevolezza che la vita va vissuta giorno per giorno, con intensità e apprezzando anche le più piccole cose che spesso ci sfuggono, presi dalla quotidianità, e ci dà un esempio di come la vita, con tutte le sue parti positive, va vissuta a pieno.
G. ci annuncia che la giornata di oggi è dedicata alla “corrispondenza”, in particolare tra madri e figlie, e infatti C. inizia la sua “mission” con una lettera a sua madre, in cui si racconta nella sua relazione con lei, evidenziando come per tanto tempo V. si è fatta carico del dolore della madre, non riuscendo così a viversi la vita secondo le sue specificità.



Questa lettura ha permesso ad altre di immergersi nei propri dolori, autorizzandosi finalmente ad esternarli ed accoglierli, anche con l’aiuto delle altre donne presenti che hanno fatto da utero.
Anche L. ci ha fatto dono di una lettera a sua madre morta precocemente, in cui finalmente riesce ad esprimere tutta la rabbia e il dolore di essere rimasta sola e di aver affrontato la vita senza riferimenti e soprattutto con l’incapacità di crearsi rapporti profondi per paura dell’abbandono.

Tra l’ascolto di un brano e un po’ di teoria, arriviamo ad ascoltare la lettera di N. alla mamma, che naturalmente ci commuove come le altre, ma che porta N. ad entrare nelle sue profondità più remote e a fare un'immersione forte fidandosi dell’utero devoto che l’accoglie.
Questo momento importante del suo percorso è stato festeggiato con un rito in cui tutte noi abbiamo riconosciuto e dato valore alla sua forza e al suo coraggio nel procedere in mezzo alle tante difficoltà della sua vita.
Per concludere la mattinata E. ha letto una lettera che S. ha scritto a sua figlia F.



Dopo la pausa pranzo le tre ospiti d’onore ci hanno salutato lasciandoci dei doni: il poster con il decalogo Aureo del Monte Cavo Ysteron e due stampe che avevano come soggetto madre e figlia:nella prima è raffigurata una donna gravida che, guardandosi allo specchio, si vede già con un bimbo in braccio; la seconda in cui la madre e la figlia bambina camminano mano nella mano, guardandosi serenamente.



Con l’accompagnamento di C. e F. abbiamo iniziato un piccolo rito giocoso in cui, metaforicamente, saltavamo dalla prima alla seconda immagine per sottolineare i passaggi che stiamo facendo. È stato divertente che “la signora L.” ha fatto il passaggio anche con il bio-organico, cadendo “rovinosamente” a terra.

Ora è arrivato il momento della teoria, in cui si è parlato del tradimento che non è solo di coppia, ma può essere anche tra madre e figlia/o. Il significato etimologico della parola “tradimento” è “ti riporto a te”, quindi a volte ci serve per ritornare a noi stessi e cercare l’origine  del nostro dolore e disagio (allontanarsi da sé).
P. ha parlato del meccanismo della “vestale” in cui, per mantenere l’equilibrio di una famiglia o di una coppia, sacrifichiamo la nostra stessa vita. A volte questo meccanismo viene demandato ai figli, perché quando nasciamo siamo un intero, ma i nostri accompagnatori/ genitori, ci pukizzano in funzione di  questo equilibrio.



In molte storie ascoltate oggi possiamo ritrovare questi meccanismi, e la formula delle tre D è esplicativa (desiderio, delusione, dolore x rabbia), in cui la rabbia è amplificata e continua, mentre per rompere la spirale bisognerebbe trasformare la formula in: desiderio, delusione, dolore + rabbia, dove la rabbia viene riconosciuta e anche sciolta.
Per sciogliere la rabbia spesso abbiamo bisogno di “sporcare” le nostre zone pellucide anche rispetto alla nostra famiglia per arrivare a contattare il nostro ontologico.

Il dopo-cena condotto da R. ha alleggerito questa intensa e bella giornata.

Mirella e Teresa 

Vieste (FG), 8 e 9 settembre 2016. VIII edizione del progetto "La finestra di Babich": accoglienza e primo giorno.

È Vieste la località scelta per questa ottava edizione del progetto “La finestra di Babich”: quattro piccoli appartamenti pronti ad essere invasi da 21 donne di diversa età e diversa provenienza.


Alle 18,00 inizia l’accoglienza da parte delle 5 pimpanti coordinatrici le quali, capitanate da Giovanna, cominciano a dare uno spunto più ampio su ciò che questa convivenza intensiva si appresta ad essere: la sua storia, la derivazione del nome e come si è arrivati a questa VIII edizione. 
Importanti sono anche le curiosità forniteci da Pina riguardo il luogo che in questi 10 giorni ci farà da culla per il nostro procedere. Le partecipanti arrivano piano piano, a turnate di tre, quattro persone fino a tarda sera ed è così che lentamente questo progetto assume visi e energie diverse. Tra sguardi conosciuti e non, assoli danzanti di ogni partecipante e gli ultimi arrivi in tarda serata si conclude la prima mezza giornata.

“Cara Giovanna e care tutte, 
vi auguro un buon viaggio per questo prezioso progetto che vi apprestate a vivere e tanto cibo per i vostri interi. Vi faccio dono di questo detto indiano: Una sera un anziano capo Cherokee raccontò al nipote la battaglia che avviene dentro di noi. Gli disse: "figlio mio, la battaglia è fra due lupi che vivono dentro di noi. Uno è infelicità, paura, preoccupazione, gelosia, dispiacere, autocommiserazione, rancore, senso di inferiorità. 
L'altro è felicità, amore, speranza, serenità, gentilezza, generosità, verità, compassione".
Il piccolo ci pensò su un minuto poi chiese: "Quale lupo vince?" L'anziano Cherokee rispose semplicemente: "Quello a cui dai da mangiare". 
Avanti tutta fiduciose, libere e orgogliose. 
Vi voglio bene, 
Raffaele.” 

Ed è con questo messaggio/benedizione da parte di Raffaele, che Giovanna condivide con il gruppo al completo, che inizia la fase dei pensieri.
La colonna sonora di questo nostro procedere calza le note di ‘In viaggio’, una canzone di Fiorella Mannoia.

Un’ulteriore pensiero che ci accompagnerà in questa attraversata è ‘Orazione dedicata alle donne’ che ci spinge a uno stare con noi stessi, dando anche valore ai nostri antenati storici. 
Ma... non si può cominciare senza un fedele compagno di viaggio: il nostro personale e personalizzato registro di bordo che, consegnatoci da Mila, ha in comune la romantica copertina realizzata da Barbara che già ci permette di intravedere il senso dei prossimi passi che insieme ci appresteremo a fare.

Come primo confronto ci viene chiesto un nostro pensiero rispetto al titolo: quali emozioni ci suscita, quali riferimenti a conoscenze ci rimanda e come, nelle nostre storie, esso si incarna: “Donne si nasce, Madri si diventa”.

Sicuramente il tema scelto suscita da subito, e in tutte le donne presenti, l’interesse nell'approfondire, nello scavare dentro di sé per raccontarsi e raccontare della propria vita, della difficoltà di sentirsi donne oltre che femmine, e la comune presa di coscienza del diventare madri grazie a crescite personali aldilà dalla biologica gravidanza: un ripartire da sé, con sé.

Oltre a molti spunti teorici, non è mancata la nota profonda delle immersioni che, con valore devoto, crea un terreno sempre più fertile dove seminare parti nuove che spingono per il loro riconoscersi.

Dopo la pausa pranzo, saliamo in macchina e ci dirigiamo verso Pizzomunno, meta selezionata dalle coordinatrici poiché racchiude in sé una leggenda che fa al caso nostro…

Gli abitanti di Vieste si tramandano sin dall'antichità una storia d’amore di due giovani viestani: Pizzomunno e Cristalda.
Si racconta che al tempo in cui l'attuale città era solo un villaggio composto da sparute capanne ed abitato da pescatori, vi vivesse un giovane alto e forte di nome Pizzomunno. Sempre nello stesso villaggio abitava anche una fanciulla di rara bellezza, con i lunghi capelli color del sole di nome Cristalda. I due giovani si amavano di un amore sincero e senza tempo. Pizzomunno si recava ogni giorno sulla piccola spiaggia per andare in mare con la sua barca. Al largo, ammalianti sirene lo adoravano e intendevano sedurlo con i loro canti. L’uomo, fedele alla sua Cristalda, rifiutò più volte di divenire loro amante. Le sirene, gelose ed indispettite, decisero di punire il giovane uomo trascinando la sua amata Cristalda nelle profondità del mare, in modo da sottrarla a lui per sempre.
Fu così che Pizzomunno fu pietrificato dal dolore e vide il suo corpo trasformarsi nel monolite che, ancora oggi, i visitatori di Vieste possono ammirare dalla piccola spiaggia che ne porta il nome.
La leggenda vuole che i due giovani amanti si diano appuntamento, il 15 di agosto, allo scadere dei cento anni, per rivivere la loro passione nel breve tempo di una notte.

Ma è solo dopo una piacevole passeggiata al centro di Vieste e un curioso scontro-incontro con la manifestazione folcloristica di paese che possiamo tornare ai nostri nidi per gustarci ancora qualche momento di immersione in ciò che questa leggenda ci riecheggia... che riecheggia come donne, come amanti e come sirene. 
Di come le paure pietrificano le nostre parti, il nostro sentire. Di come le sirene ci riportano indietro e azzerano quel femminile che nasce per generare vita e attraversano il desiderio, la delusione e la rabbia.
Che aspettano 100 anni, settanta volte sette. 
Aspettando.
Aspettando quel cambiamento, quel momento per generare nuova vita (panis).

Ed è così che ci concediamo alla cena, parlando tra donne con colori sopiti, che chiedono un risveglio, che urlano… in sogni che suonano ‘nelle ore mute delle fate’.

Rachele e Benedetta