ottobre 06, 2019

"Cieli nuovi e terre nuove per i generi femminile e maschile": verso una monografia per andare oltre.



Il 26 settembre u.s. Ottavio Dantone ha inviato una mail in cui invitava le associazioni, in primis i CD (Costruttori-Costruttrici Dipartimentali), a partecipare a una raccolta fondi per sanare i debiti che abbiamo come Fondazione e ricevere da me UNA TEORIA AL GIORNO. Nella mail aggiornava una precedente proposta e proponeva che, fino a dicembre, la quota mensile venisse versata come contributo di voi familiari per "pagarmi gli studi" e permettermi di terminare una monografia da omaggiare a chi partecipa a questa raccolta fondi.

Oggi vi scrivo per definire meglio la monografia e la sua struttura interna:

* Il TITOLO provvisorio è "CIELI NUOVI E TERRE NUOVE PER I GENERI FEMMINILE E MASCHILE
* Sottotitolo "OLTRE IL PATRIARCATO, IL FEMMINISMO, LA GENDER EQUALITY, LA DIVERSITA' DI GENERE"

* CAPITOLI
I Il femminile e il maschile durante la gravidanza
II Il femminile e il maschile durante il patriarcato
III Il femminile e il maschile nel ventesimo secolo
IV Verso un globale femminile-maschile di nuova specie

Sarebbe bello che si impegnassero  in questa raccolta fondi anche vostri amici-amiche interessate a questa importante monografia.

A chi si sente mio familiare chiedo anche di valutare questo materiale e aggiungere proprie riflessioni o indicarmi brani-teorie già fatte in precedenza e che potrei utilizzare per comporre questo lavoro in cui mi sto impegnando.
Valuterò se inviarvi di volta in volta parti già definite per farvi seguire meglio e permettervi di riflettere e consigliare.

Oggi si celebra san Bruno fondatore dei certosini, un ordine contemplativo del XI secolo.
Nato a Colonia, Bruno fondò la sua prima certosa in Francia sul monte Cartusia (in latino), Chartreuse (in francese). Però, la sua vera opera certosina la realizzò in Calabria, nella località che oggi si chiama "Serra san Bruno", dove morì.

Nel 1966, prima della mia svolta epistemologica globale, avevo maturato anche l'idea di farmi trappista o certosino attratto dalla vita contemplativa.

Come sapete, da poco ho iniziato a dedicarmi prevalentemente alla contemplazione dell'albero della conoscenza e, quando mi è possibile, mi ritiro nella mia cella monovano a Campomarino.

Spero che sarete in tanti a volermi accompagnare come familiari in questi miei studi.

Io parto e spero di avervi vicini e solidali.

Con amore
Mariano della GUK (Gravidanza Universale Kosmica)

settembre 29, 2019

"E' stato bello sperimentare un modo nuovo di fare il mio lavoro"

Monfalcone 15/9/19

Ieri c’è stato l’ultimo gruppo A.M.A. globale in terra isontina, una bella terra stretta tra mare e colline del Carso, precisamente a Monfalcone, in un bel palazzetto antico, il palazzetto veneto, dove normalmente fanno mostre artistiche.
                                                   

Dalla mattina è venuto a farmi visita Emanuele, con il quale poi ho pranzato, e poi alle 16 è iniziato il gruppo, al quale si è aggiunto in conduzione Alberto che è venuto dal Veneto e poi c’erano tre cosiddetti utenti, genitori di bambini/ragazzi che ho seguito quest’anno durante il mio lavoro di neuropsichiatra infantile a Monfalcone.
                                                      

E’stato bello quest’anno poter sperimentare un nuovo modo di fare il mio lavoro, facendo un crossing-over tra un punto di vista tradizionale e quello del progetto Nuova Specie. Quando sentivo che alcuni genitori erano pronti a dilatarsi e ad accogliere un nuovo modo di approcciarsi al disagio dei loro figli, li indirizzavo ai gruppi. Si sono succeduti in questi cinque gruppi, che ho fatto da Maggio, almeno una quindicina di genitori. Due di essi, che c’erano anche ieri, G.e C., sono stati più assidui e si sono bagnati nell’esperienza. Speriamo che un domani verranno a fare una settimana intensiva.
                                                      

Ieri non eravamo in tanti, in tutto sei, ma è stato ugualmente un bel gruppo, perché mi ha permesso di sentirmi anche spirito co-creatore. E poi è anche bello quando si è in pochi perché puoi sentirti più liberamente substrima e quindi in diritto e con piacere di raccontare anche di te e di immergerti. 
Ieri ho potuto parlare di me, che sabato prossimo mi trasferirò a Vicenza e di questo passaggio forte che mi sto vivendo, sia lavorativamente parlando, perché inizierò il lavoro a tempo indeterminato, ma anche come coppia perché da un mese la coppia con Marinella è sospesa e sto lavorando di più su di me. 
                                                    

E’ bello vedere come anche persone che si sono affacciate da poco al metodo, a parte riconoscerti per quello che hai loro dato, ti sanno comprendere rispetto a quello che stai vivendo. Ancora non mi autorizzo a esprimere liberamente le mie emozioni, ma sento che giorno dopo giorno sto rompendo le mie lapidi e che sono sulla buona strada.
Ringrazio inoltre Emanuele e Alberto che in questi tre anni e mezzo di vita in Friuli sono stati per me degli accompagnatori e fratelli ontologici devoti nei momenti delicati e difficili come questo.
                                                 

Abbiamo quindi alla fine del gruppo fatto festa per la fine della mia parentesi monfalconese e poi io, Emanuele e Alberto siamo andati a cena nella splendida cornice di Sistiana, sulla costa triestina.
Oggi invece io e Alberto siamo andati nella bella e suggestiva Grado.
                                                       

Adesso mi accingo a vivere l’ultima settimana di lavoro e di vita qui a Monfalcone, poi sabato si parte per la terra veneta. 

Con amore, 
Giovanni

settembre 25, 2019

Seminario "Spiritualità e Psicosi": un'opportunità per riflettere sulla propria storia.

settembre 25, 2019 Posted by F.I. No comments



Per la GUK caro Mariano,

Come ti avevo accennato sabato scorso, il seminario dedicato a “Spiritualità e Psicosi” mi ha stimolata a dare una mia testimonianza riguardo al corpo e allo spirito, a come li ho vissuti e a come li vivo adesso.

Come sai, il 24 febbraio del 2004 ho avuto un infarto… e quando mi sono ripresa, sentivo che il mio punto di vista sulla vita e sul mio corpo stava già cambiando… come spesso accade, è proprio un forte negativo che ci spinge a cambiare, a cambiare punto di vista, a cambiare stile di vita, ad aprire gli occhi, a “sentire” in una maniera nuova… 

Sento infatti che poi, quando dal 2006 ho intrapreso il percorso “Verso Una Nuova Specie”, prima attraverso il Metodo Alla Salute, poi col Progetto Nuova Specie, il mio punto di vista sulla vita e sul mio corpo ha fatto un vero e proprio salto precipiziale! È stato come se ciò che due anni prima avevo intuito, con quell’incontro si è potuto incarnare, facendomi immergere completamente nel mio corpo, nel mio spirito… 

In breve, a parte il grosso cambiamento su me stessa, è cambiato soprattutto il rapporto con il mio corpo. 

Innanzitutto mi sono chiesta io chi sono… mi hanno dato un nome, Marina, ma questo nome è composto da tutte le parti del mio corpo: cellule, tessuti, organi, acqua e tante altre cose, che messe insieme formano Marina… mi sono resa conto che spesso lasciamo che prevalga una parte sola, ci “psicotizziamo” su un aspetto, tralasciando il resto… pensando al tema del seminario, mi viene in mente che una delle “schizofrenie” più grandi dei nostri tempi è proprio tra spirito e corpo… “sei una donna di grande spirito”… eh, allora mi devo sforzare di far prevalere questa parte, e lasciare in ombra l’altra, quella del corpo in questo caso… e il mio corpo che ha fatto? Si è ribellato a questo blocco cementificato, perché un infarto può anche essere letto così, un blocco che impedisce la comunicazione tra le varie parti nostre, sangue che non circola…

E allora quasi tutti i giorni, e soprattutto quando non sto bene fisicamente o sono giù di morale, io chiamo a raccolta “tutti i Marina”, e facciamo teoria su quello che ci sta succedendo!
Sì, teoria. Grazie al Progetto Nuova Specie ho compreso l’importanza del distaccarsi dal fenomeno vivo, che sia una malattia, un pensiero negativo, un dolore, e fare teoria, cioè provare a vedere dal di fuori quello che è successo, come quando apri una finestra per far entrare un po’ di luce e prendere aria, e vedere meglio… è vero che i pensieri e la parte motoria partono dal cervello Marina, ma le emozioni e i dolori partono dalla parte Marina che sta nella parte più profonda della pancia, e infatti, anche quando ho avuto l’infarto le prime sensazioni sono partite dalla pancia, poi dallo stomaco e infine nelle vie aeree, provocandomi grosse difficoltà nel respirare.
Questo mi fa pensare che siamo un tutt’uno, che non c’è distinzione tra una parte e un’altra, che gli opposti in realtà non esistono e che la vita è ascendente, parte dalla pancia per arrivare al respiro…

Non voglio dilungarmi e spero solo di essere stata chiara nell’esporre la mia testimonianza, spesso quello che sentiamo è difficile renderlo in parole.

Ti ringrazio per avermi fatto avvicinare all’albero della vita e della conoscenza in questo Ciclo Esistenziale Universale, che come l’esistenza è fatto di positivo e negativo, prendere e perdere, estate e autunno, insomma gli opposti che non sono opposti, ma un unico cerchio.

Se ci penso, “grazie” al mio infarto – albero della vita – ho avuto l’opportunità di conoscere questo percorso, e imparare a dar valore al negativo, attraverso la teoria – albero della conoscenza – che mi ha permesso di uscire dal fenomeno vivo, che apparentemente rappresenta un negativo, per avvicinarmi alle mia tante parti Marina, tutte uguali nella diversità, tutte importanti, e tutte degne di essere ascoltate.

Ringrazio questo seminario che mi ha dato lo spunto per tornare su questo pezzo del mio vissuto per aggiungere un altro tassello.

Con affetto duraturo e tanta stima, ti voglio bene.

Marina 

settembre 23, 2019

A volte basta un click per accendere un sogno!

settembre 23, 2019 Posted by F.I. No comments



Puoi sostenerci con 2 semplici "like" (voti) partecipando online all'iniziativa "ACCENDI IL TUO SOGNO"! A questa iniziativa organizzata da Let's donation e da Fiat parteciperanno diverse organizzazioni non profit, ognuna delle quali ha presentato un suo progetto. L'organizzazione che riceverà più like/voti si aggiudicherà un contributo di euro 5.000.

Noi come Fondazione Nuova Specie vorremmo utilizzare questa somma per supportare i progetti dedicati ai bambini della Scholè Globale, in particolare con la costruzione del parco giochi che verrà realizzato all'interno del Villaggio Quadrimensionale.

Puoi aiutare questo progetto di raccolta fondi votando a partire dal 15/09/19 sino al 31/10/19 seguendo queste semplici indicazioni:

1. clicca qui
2. scorri fino alla sezione "Dai il tuo sostegno" e clicca sul pulsante arancione "Vota"
3. accedi con Facebook al momento della richiesta, oppure compila il modulo di iscrizione
4. all'apertura della pagina di ringraziamento metti "Mi piace" sulla sezione "Segui FCA Autonomy" (per raddoppiare il tuo voto).

È un semplice gesto, che non costa niente, ma che per noi e per i bambini della Scholé Globale può valere tanto!

Dopo aver votato, ti chiediamo di invitare almeno 20 dei tuoi amici e parenti a fare altrettanto, inviando loro questo stesso messaggio e la locandina che riepiloga come votare (lo locandina la puoi appendere anche alla macchine del caffè dell'ufficio per chiedere anche ai colleghi di aiutarci a vincere questa sfida).

Per qualsiasi informazione puoi contattare il Gruppo Comunicazione/Raccolta Fondi al seguente indirizzo: comunicazione@nuovaspecie.com 

settembre 15, 2019

TESTIMONIANZE - Benedetta sia sempre la "malattia mentale" che ci ha unito -

Caro Mariano,
Ti scrivo in questo giorno di settembre finalmente abbastanza freddo da poter dormire con il copriletto. Tra poco più di dieci minuti si sveglieranno i bambini, Enea tornerà alla Scuola dell'infanzia per il suo secondo anno e Noè inizierà l'ambientamento al suo primo e unico anno di nido. Inizialmente una sola ora, poi resterà fino alle tredici. 
                                                 

Ed io dopo cinque anni resterò senza di loro, senza una gravidanza, senza un allattamento. E con tanto amore per i miei bambini: sono felice! Ascolterò il silenzio guardando il soffitto fino a che mi sarò saziata di solitudine e di me.
Sono stati anni positivi, ho scoperto e vissuto la maternità, mi sono meravigliata dei miei figli e della mia famiglia. Ho però anche toccato la fatica più grande e per buona parte del tempo, la rinuncia a tante parti di me. È accaduto tutto in un luogo positivo, ma inevitabilmente ho pensato più volte di non farcela. Solitudine molta, senso di inadeguatezza, ma anche gioia, stupore e forza di Spirito. Ho, credo di poter dire, navigato bene tra le onde e alla fine non ho esaurito del tutto le mie riserve d'energia. Per meglio dire, sono riuscita a tratti a rigenerarmi.
Arrivo dal primo fine settimana da soli con mio marito, poco più di ventiquattro ore in Valle d'Aosta, un tempo lento, senza bisogni altrui da soddisfare. Enea e Noè sono rimasti felicemente con nonna Alberta.
Questo è il primo momento in cui la mia identità di madre può far spazio a Marta, che in questi anni ha fatto Maria ed ora desidera riprendere a fare. 
Dovrò lavorare, questo rientra nel necessario, aumentando ore o aggiungendo lavori a quello che già faccio. 
Ma la cosa più importante che credevo persa e invece così non è, sono tutti i miei esami all'università. Devo pagare una tassa importante per ogni anno, ma tutto è lì, ancora solo per questo ultimo anno. Tutto è lì ad aspettarmi ed io sento che vorrei onorare il Chronos così generoso e puntuale, ricominciando psicologia. Penso che potrei ricevere, ma anche dare molto.
Ho poi cominciato a scrivere della mia storia, dell'incontro con Ruggero. Ti è capitato di arrivare ai miei scritti?
Ad ogni modo se ti farà piacere te li manderò. 
Caro Mariano, siamo stati lontani tanti anni e lo siamo ancora, ma io non ho smesso un solo giorno di procedere nell'esistenza con gli strumenti che tu mi hai aiutato a "vedere". Ora sono scarica di contenuti, commetto errori, l'Albero della Vita ha bisogno di Conoscenza.
Non so ancora quando potrò raggiungerti, ma è mio desiderio farlo. 
Ah, leggo tutto, ogni mail, post o scritto di vario genere. So del tuo ritiro all'Albero della Conoscenza. Che tu possa goderne appieno e avere accanto a te voci amiche e cuori riconoscenti. 
Sei il più grande Pensatore con le mani nella terra di tutti i tempi, un dono che ho ricevuto. 
Benedetta sia sempre la "malattia mentale" che ci ha unito.
Ti abbraccio, 
Marta

agosto 25, 2019

HIPPIE TRIPP - Noi, i ragazzi dell'Hippie Bus.

Ogni viaggio è un’avventura. 
La nostra è cominciata ufficialmente il 6 agosto...
                                                      

8 cuori, 8 storie diverse, 8 talenti e 8 nevrosi, un viaggio condiviso, un pulmino, tende e sacchi a pelo, strumenti musicali, console, olio extra vergine d’oliva e tante, tante barrette ai cereali. 
Eccoci qui, siamo noi, i 7 nani più uno: Biancaneve. 
Infatti, ognuno aveva un soprannome: Murolo, Pisolo, Nervolo, Camminolo, Giocolo, Bongolo, Fregola e Biancaneve, appunto. 
Insieme al nostro caro e fedele amico pulmino, il nostro Hippie Bus, che oltre averci accompagnato per più di 2500 km, è stato luogo sacro e avvolgente per il gruppo. Posto dove fin dal primo momento abbiamo potuto scambiare immersioni, bilanci, ‘’pillole’’ e… paranoie. Insomma, un gruppo veramente assortito che non si è fatto mancare niente.
Ecco, siamo pronti, gli ingredienti iniziali ve li ho presentati tutti, possiamo partire.
Luogo di partenza: casa di Biancaneve dove, oltre la solita calorosa accoglienza, Biancaneve e Nervolo hanno donato, ad ognuno di noi, un bavaglio fatto di jeans con il nostro specifico nomignolo! 
Ora veramente siamo pronti per partire.
Prima sosta: Decathlon, giusto per qualche bomboletta del gas e per qualche figura di merda tra l’ingresso e il parcheggio. I ragazzi con i giochi, una palla e una rete, noi ragazze invece, con musica e balletti di gruppo evidentemente improvvisati, attiriamo l’attenzione dei passanti come fossimo vere professioniste.
Alla fine, è la convinzione quella che conta nella vita e, quella mattina, di convinzione, ne avevamo da vendere.
Senza perdere altro tempo, l’Hippie Bus si mette in marcia per la Germania. 
                                                     

Il gruppo non tarda a formarsi, già da subito, grazie anche ai nostri sudati strumenti interiori, e a tanto tempo ‘vuoto’ a disposizione, riusciamo a condividere oltre la musica e la leggerezza (e le barrette ai cereali), i nostri limiti, le nostre fragilità e le nostre paure. 
È bello come ognuno partendo dalla propria storia quotidiana, abbia mostrato le perplessità rispetto un viaggio in cui il gruppo e l’inedito erano variabili decisamente poco confortevoli! Anzi, per alcuni di noi, veri e propri bombardamenti! 
Eh sì, proprio spaccati a metà tra i problemi e le rielaborazioni della storia da cui ognuno proveniva e le paure ed eccitazioni dell’avventura alla quale saremmo andati in contro!
Insomma, tutto nella norma, niente che un quadrangolare di rispetto non abbia già dentro!
Giano passato può essere sospeso, ormai l’hippie bus, verso la Germania e angolo beta, è partito. 
                                        
La nostra prima vera tappa è Monaco, da Markus, dove grazie a Murala e al suo invito generoso, passeremo i primi giorni. 
Incontro tra storia e metastoria per la nostra compagna di viaggio, perché oltre andare nel suo paese di origine, Markus è stato una figura importante, come un padre ontologico per Murala e sua sorella, dove hanno imparato ad andare in motorino e qualche trucco del mestiere. 
Un’occasione veramente bella per il gruppo, di condivisione e immersione in un pezzo di vita di Murala. Mi è piaciuto molto poter ascoltare un’immersione di una compagna fatta non solo di parole, ma avere la possibilità di immergermi nel suo passato come fosse un film reale, con posti e persone reali. E il suo vissuto sia positivo che negativo, sia passato che attuale, condiviso con noi.  È stato molto bella questa dimensione particolare di immersione, Non mi era mai capitata. E di questo ti ringrazio. 
Mi è piaciuto un po’ meno invece il posto dove siamo capitati, sarà perché tra tutte le ville che avevamo incontrato prima del nostro numero civico mi ero creata delle aspettative, sarà perché ero stanca e desideravo un posto confortevole, sarà perché volevo farmi un bagno caldo, sarà perché mi aspettavo UNA CASA, ma quando si è aperto quel cancello di legno e oltre tanta erba, oltre gli alberi, oltre quel vasto giardino NON TROVAVO UNA CASA, le cose erano due: o Markus aveva una villa veramente tanto grande e per raggiungerla si doveva fare tanta strada nel verde del giardino, o Markus NON AVEVA UNA CASA.. 
La risposta non tardò ad arrivare quando ci sentimmo dire: <<Potete stare dove volete con le tende. sentitevi a casa>>.
Le reazioni del gruppo sono state diverse, alcuni si sono adattati subito, anche con entusiasmo e spirito di avventura, altri un po’ meno. 
Io personalmente quella villa con la vasca e acqua calda in fondo al giardino la cercavo ancora. 
Da lì ho iniziato ad avere il sospetto che avrei dovuto abbandonare presto quel desiderio di mantenere le comodità, se mi fossi voluta godere veramente lo spirito della hippie avventura. E avrei dovuto accettare che un bagno non c’era, non solo un bagno di lusso, il bagno PROPRIO NON C’ERA. E avrei dovuto accettarlo anche alla svelta. 
Dopo un po’ di scalciamenti e lamentele varie, l’atmosfera del gruppo ha subito avuto la meglio. L’ indomani eravamo a giocare e divertirci a farci la doccia con 18 gradi, acqua gelata, che per tirarla su dal pozzo bisognava pomparla a mano con un attrezzo di ferro, pesante e faticoso. Nudi e felici di lavarci in mezzo all’ortica e accumuli (decisamente ordinati) di materiale organico umano. 
Posso garantirvi che farsi il bidet mentre qualcuno pesca l’acqua dal pozzo per te e un’altra amica che ti dà i consigli su come fare è un’esperienza affettiva decisamente da fare! Grazie Pisolo e grazie Murala! 
                                                   

Markus ci ha accolto così, senza una casa, con un pantalone rattoppato a mano, a torso e piedi nudi, e capelli sparaflesciati in alto, stile supersayan, che manco con le mani si abbassavano. Un bel sorriso e tanta voglia di coccole. 
                                                       

Markus aveva uno strano modo di abbracciare, essendo molto alto anziché chinarsi e creare una gobba, apriva le gambe e le abbassava come se volesse fare uno squat e ti avvolgeva con quelle braccia da due metri l’una. E poi faceva degli strani mugugni. Però era carino, lo faceva col cuore. 
Nella mattinata, dopo dei momenti di raccoglimento, sia per il gruppo ma anche per la Murala e Markus siamo pronti per affrontare la giornata.
Dalla foresta alla metropoli. I 7 nani e Biancaneve vanno a Monaco, lì c’era l’asfalto e delle vere fontane, c’erano i negozi e le persone erano vestite in maniera normale, anzi basta dire che ERANO VESTITE. Poi c’era la corrente e l’elettricità. 
In realtà c’era troppa normalità, infatti abbiamo sentito ben presto il bisogno di creare un po’ di scompiglio tra la gente della piazza. Tra Fregola, che attaccava bottone con tutti, e Nervolo che si inventava dinamiche e scherzi, la situazione si è dovuta fermare quando dopo tante risate e coinvolgimenti da parte di tanti passanti abbiamo rischiato che Biancaneve fosse arrestato. 
(Nella foto qui di sotto potete vedere Biancaneve prima di rischiare di essere arrestato)
                                                     

Abbiamo capito che per la Guk forse quegli scherzi stavano prendendo il sopravvento, e non avremmo dovuto più continuare. Ci siamo calmati. o meglio, gli scherzi sono diventati meno degenerativi. Ma ad ogni modo, diciamo che poi da Monaco e da quella piazza, è stato meglio non farsi più vedere.
Quella sera abbiamo preso un tram, e abbiamo fatto un’esperienza inedita per tutti. Anche per una veterana come Pisolo. Un bilancio itinerante nel tram! anche se a me personalmente, che l'ho dovuto fare non mi è piaciuto farlo, e la mia parte anticamente abile non ha esitato a manifestarlo…ma il gruppo ha saputo reggere bene!            Il capitolo di Markus e Monaco ci ha dato belle emozioni. 
Ora, sia con il positivo che con il negativo, per Murala e il gruppo è il momento di proseguire il viaggio.
                                                    

Adesso è il momento di Bongolo. 
La dinamica metastorica adesso è la sua. Godendo della compagnia dei suoi fratelli, per lui è un momento importante. Il motivo del viaggio, la motivazione per cui tutti eravamo lì, ‘’l’Ancient Trance Festival’’ detto anche il festival dello scaccia pensieri, dove Bongolo ha scoperto la sua passione per il ritmo, dove la sua vita ha preso una svolta. A distanza di anni ora è potuto tornare lì, non più come un pischello all’avventura, ma ora con una passione ben delineata dentro e uno spirito di ricerca per i suoi obiettivi. Quel mondo che aveva conosciuto, ora Bongolo l’ha voluto condividere fiero e orgoglioso con i suoi compagni. 
                                                  

Che mondo! una filosofia di vita: campeggi essenziali, la semplicità e il non ostento erano le parole chiavi di quel posto, di quel festival. La condivisione e le cose generose fatte con amore silenzioso.
Lo spirito originale, creativo e risolutivo di Nervolo ha fatto sì che ci trovassimo una sistemazione nonostante i vari campeggi fossero tutti pieni, e con l’aiuto di un machete e un po’ di braccia forzute, lo spazio per i 7 nani più uno, era uscito fuori: la nostra umile nicchia, che ci ha fatto sentire a casa durante il festival. 
Nel giro di poche ore, eravamo già tutti che belli sistemati, attrezzati a mangiare spaghetti sull’erba, data la brutta fine immediata del tavolo da pic nic in plastica. 
Ormai anche grazie all’addestramento della non casa di Markus, adattarsi era diventato molto più semplice e veloce! 
Anzi in realtà in quel campeggio ci sentivamo in un albergo a 5 stelle!!!
Via con il festival. via con le danze. Via con i fricchettoni! via ai codici profondi!
Eravamo lì, in un posto fuori dal tempo. Immersi nella natura, tra meravigliosi alberi e laghetti.
                                                    

Erano quasi tutti scalzi, ognuno si sentiva libero di girare come voleva, le ragazze non si depilavano, avevano peli lunghi come i maschi. Sulle gambe e sotto le ascelle. nonostante ciò erano molto belle. sembrava veramente di stare 50 anni fa negli anni di Woodstock, capelli lunghi e tanta libertà. Niente reggiseno. Niente smalto. Sembrava l’evoluzione di quegli anni, ma più profondità e consapevolezza sostituivano quella contestazione un po’ sterile e fino a se stessa tipica di quegli anni. Non abbiamo sentito aria di sballamento virtuale, anzi c’era un grande rispetto del divertirsi e sentirsi liberi con la musica, con il ballo, con lo stare insieme. Non c’era bisogno di ricorrere a droghe. C’era la voglia di sintonizzarsi con quello che già c’era. Che era già tutto lì a disposizione. Da parte di tutti, in maniera sorprendente, c’era un grande rispetto per l’ambiente che ci stava accogliendo. Infatti, nonostante il festival e le 5000 persone, a terra non una cicca di sigaretta, non un bicchiere di plastica, non una bottiglia di vetro. Si respirava aria di sacralità e rispetto, c’era devozione per quel luogo, per quel clima, pacato e tranquillo, in cui ci si scatenava sì, ma lo si faceva con gli antenati e con la musica!
                                                  


Una strada piena di bancarelle con cibo rigorosamente vegano, con strumenti musicali fatti a mano, portava al “main stage’’, un enorme spiazzale dove un grande palco, con enormi casse, accoglieva gli svariati gruppi musicali provenienti da tutto il mondo. 
Il main stage è stato un luogo magico per il gruppo. 
Quel ritmo troppo profondo per rimanere fermi, troppo profondo per non sentire il bacino, troppo coinvolgente per non muoverlo come se andasse da solo. Una musica che ti entrava dentro e ti faceva muovere ogni parte del corpo! Quei bassi, quel ritmo che ti passa dalla pianta del piede alla punta del capello. Madonna che bello!                                                
Tanti kilometri non sono stati vani. I bagni pubblici in legno, la segatura come sciacquone, 15 gradi ad agosto, erano stati magicamente sovrastati, anzi dimenticati! Quella musica, quei suoni, quell’ energia, valevano la pena di tanto disagio! 
Da quel palco, da quelle mega casse, le onde ti travolgevano! e tutto il resto non aveva più importanza!  Neri, indiani, africani, arabi hanno suonato con la loro energia. La loro specifica energia. E Dio quanto erano bravi a trasmetterla! bastava uno sguardo, ogni movimento, si vedeva che oltre a scatenarsi con la musica il loro desiderio era far scatenare anche noi! non erano sul palco per farsi vedere quanto erano bravi, non erano sul palco per essere ammirati, no. Erano sul palco per noi! In uno scambio reciproco. Loro volevano farci ballare? e noi volevamo farli suonare. sempre di più. e più loro suonavano, più noi ballavamo! con una fusione assolutamente reciproca, eravamo un tutt’uno.
                                                     

A chi è depresso, a chi si lamenta sempre, a chi desidera chi sa cosa e non è mai contento, agli ipocondriaci… questo dovrebbero prescrivere. 
Attimi di presenza. Anche al più bloccato quella botta di vita non passerebbe inosservata. Come un’onda, che prende e trascina via, circolinfa, toglie i ristagni. non importa che tipo di blindatura hai, l’acqua di quell’onda trova il modo per entrare! 
Ecco, a questo dovrebbero lasciarsi andare i depressi! A questo. 
Le tossicodipendenze? 
la stessa cosa. 
                                                        

Bongolo, non ti ringrazieremo mai abbastanza.

Nervolo ha anche spinto fregola a salire sul palco! che pazzi! e che bella fregola! ha ballato con la fregola in corpo! un po’ di imbarazzo, ma si vedeva che si sentiva libera e bella. non glielo diciamo. sennò va in crisi. e si va a mangiare tutte le barrette ai cereali. 
Ma la musica, il palco e il bacino avevano avuto la meglio! avevano vinto svalutazioni e disagi! sei stata sgamata fregola. ci sono le prove, video e testimoni. 
Ah dimenticavo ci sono state anche dichiarazioni d’amore. Mahmoud o come si chiamava lui, il batterista della band che si era appena esibita, si era innamorato di fregola. <<Mentre suonavo guardavo sol te>> una dichiarazione d’amore e un bacio in bocca senza tanti giri di parole. Peccato che l’avrebbe voluta portare in Africa e farci tanti bambini, Fregola si è dileguata tornando dalla sua famiglia. Portando qualche contatto telefonico per un possibile concerto africano in Puglia per la fondazione magari, ma per quanto riguarda una nuova famiglia e tanti bambini caffè e latte si dovrà aspettare. 
                                                    

I concerti erano a tutte le ore del giorno, ma c’erano alcune tappe fondamentali diventate vere e proprie routine indispensabili: la piscina, dove approfittare per lavarsi croste e terriccio appicciato. Bancarelle dove rifocillarsi di energia e verdura. E poi la mitica, l’unica, inimitabile, famosa roulotte adibita a sauna! dove Camminolo, Bongolo ma soprattutto Biancaneve hanno passato ¾ del loro tempo. Biancaneve pare pure si sia purificato, si era talmente tanto purificato che era diventato più grigio che bianco. Poi diceva che dopo tanto tempo nella sauna ‘’non si pensava più...si smetteva di pensare.’’ Io ora non lo so cosa succedeva in quella sauna, però a Biancaneve faceva bene, aveva meno grilli per la testa. Forse il motivo per cui usciva con la pelle grigia era perché smetteva di passare ossigeno al cervello? non lo so, e non conviene indagare. Fatto sta che Biancaneve era sempre più rilassato e tranquillo. 
Dopo una giornata di clausura, per motivi ciclici femminili, è il momento di Pisolo che con coraggio rinasce e si vuole rifare di tutto il tempo perduto! Un concerto dopo l’altro, ballo e tanta curiosità e spirito di osservazione per quel posto. Pisolo non si è voluta perdere niente, anche lei sembrava parte integrante di quel posto, appariva nel suo habitat naturale, in sintonia con la natura, con la gente del posto e… con la musica. A guardarla sembrava collegata con un filo diretto con la musica, lei e la musica a ballare in un rapporto intimo. La vedevi a ballare con quei capelli, nonostante fossero lisci erano scompigliati e selvaggi, un andamento rilassato e lento.Io così la vedevo, il suo stile, il suo ballo in collegamento silenzioso. Uno stile tutto di Pisolo! dicci qual è il tuo segreto! 
Per tutto il gruppo è stato bellissimo vedere una Pisolo così!
                                                        

Quel giorno il suo modo di sentirsi così naturale ha sorpreso tutti! 
Quel giorno abbiamo ballato tutti, tranne Giocolo, che era a giocare con il fuoco nel vero senso della parola. Noi invece davamo il meglio di noi stessi pogando, cantando e... sculettando! 
Nervolo si è collegato, come solo lui sa fare, nel suo rapporto trance con la musica. Il mondo fuori sparisce. Occhi chiusi, un corpo fluttuante e la musica. Questo è il trance dance, questa è la fusione tra musica e corpo. Nervolo in questo è un maestro, vera botta di linfa anche per lui! 
Camminolo si diverte, e con il suo pogare e sorriso ammalia e coinvolge tutti quanti. 
Poi, c’è chi più che sculettare o pogare pestava piedi come fosse un tanghero: alluci, mignoli, a ragazze e ragazzi, non importava. Con quello stile tangheroso era importante prendersi lo spazio. non importava quale dito ci avrebbe dovuto rimettere il compagno affianco! Biancaneve si era trasformato in un tanghero, un toro negro, io ora non lo so quanti soprannomi gli avete cambiato a Biancaneve, ma ormai effettivamente di Biancaneve non c'era più niente, neanche il colore. Un tanghero in pista, nuovi codici e nuove sensazioni per lui, un nuovo modo di vivere un concerto per tanghero. Rompere qualche dito è stato un effetto collaterale comprensibile, ti perdoniamo tanghero. 
                                            
                                                    
In quel marasma, quella pazzia e quella libertà non si fermano, anzi Murala e Fregola si spogliano! Non c'era diversità tra donne e uomini... non si ballava per conquistare, non si ballava per essere belli, si ballava per sentirsi liberi, per amarsi di più, per connettersi col proprio corpo, e per fare questo, quale modo migliore di togliersi i vestiti? vestiti, simbolico, strati di giudizi invalidanti. Il corpo è il corpo. Il corpo, prima di essere sessualizzato, è una membrana per vivere e trasmettere emozioni e libertà. È prima di tutto di se stessi, il corpo non deve piacere all’altro, deve piacere prima a se stesso. 
Questa è stata la ribellione in passato, e questo è ancora un po’ così anche ai giorni nostri,  ma non c'è bisogno di avere peli sotto le ascelle lunghi come capelli, la prima distinzione la puoi avere dentro di te, ballando come se nessuno ti stesse guardando.
Ecco che alcuni di noi si liberano, e ballano per se stessi.
Questo è ciò che trasmettevano le persone di quel posto, immersi nel proprio ballo, in connessione con gli altri. Ognuno, soltanto a guardarlo, ti trasmetteva questa sensazione di pace e non giudizio.  non era importante misurarsi, osservarsi e osservare, era importante lasciarsi andare.
Ragazzi, allontanati troppo da se stessi, inseguono ideali artificiali e lontani dalla natura; ragazze allontanate troppo da se stesse, si adeguano a questo modello, e accettano di modificarsi per piacere. 
Questo prescriverei alle ragazze sempre incazzate e poco rilassate, che non si apprezzano, e ai ragazzi sempre più superficiali e imbambolati.
Se sai vivere le emozioni non guardi i difetti dell'altro, non ti fermi a criticare, non ti fermi nei confronti, non ti lamenti se hai pochi capelli (io sono la prima a farlo) perché se sai vivere le emozioni e quello che conta, del resto non te ne importa nulla.
Meno male che c'è il disagio e i più coraggiosi cercano di svegliare questo incantesimo!
Peccato che però proprio ciò che ti vuole svegliare (il disagio) è anche quello che ti fa sentire svalutato e incapace.  Farlo da soli, a volte è una sfida a perdere che ti porta a sentirti sbagliato. Ecco perché se ad essere disagiati, sbagliati invece siamo in tanti, le voci fuori dal coro non sono più tanto fuori dal coro, e forse se io ci credo un po’ di più in quello che sento, magari sveglio anche te che neanche te ne sei accorto?!?!
Questa è la rivoluzione vera di oggi. Questo è quello che è difficile ma non impossibile fare. Questo è quello che, anche se parzialmente e non sempre, siamo riusciti a fare nel nostro gruppo. Questo è quello per cui ci siamo accolti e trovati in profondità. Includere e non eliminare è quello che fa la differenza. E questa è anche stata un po’ della vittoria che i 7 nani più uno hanno cercato di fare!

                                                   
Mi sento fortunata ad avere incontrato Mariano, il percorso e tutti coloro che incontro alle stesse profondità.Le chiusure sono sempre difficili. Non sono mai stato il mio forte... Ma una cosa è certa, che al ritorno di questo viaggio nessuno di noi è la persona che è partita,  un crossing over generale tra i nani del gruppo, il territorio tedesco, l'atmosfera hippie e il ritmo sud americano sono entrati a far parte di noi. Le nostre follie, le nostre conquiste, ma anche i nostri punti ancora molto fragili sono usciti fuori, e ognuno di noi ne ha potuto godere, entrarci in dinamica, modificarsi.
Ci siamo regalati identità che nessuno era abituato a mostrare,  identità oltre la nostra visibilità storica, e questo penso sia un regalo sacro e metastorico, per niente scontato, che ci siamo donati! Una Murala libera, adolescente e intraprendente, un Pisolo oltre i doveri, che si è fatta vedere nella sua leggerezza e anche... vulnerabilità! un Nervolo che, anche se con fatica, oltre la sua devozione per l'amore degli altri, si è lasciato andare anche all'identità e flusso del gruppo. Un Bongolo che ha messo al primo posto l’amore per se stesso. Un Camminolo in cerca di armonia tra il suo Peter pan interiore e la sua bella parte amorevole e adulta, sempre più libera per la vita degli altri. Un Giocolo cresciuto, capace di divertirsi ma al tempo stesso di autogestirsi e autoregolarsi, senza rinunciare ai piaceri della sua curiosità. Un Tanghero rivoluzionato, che ha riscoperto il suo animo fricchettone, oltre le comodità, desideroso di sfide autentiche, la sua voglia di sporcarsi le mani per risolvere i problemi e portare armonia nel gruppo. E una Fregola...  e non lo so... me lo dovreste dire voi.  Sicuramente una Fregola che non ha evitato di mostrarsi per ogni sua minima sfaccettatura. Alla fine di Fregola le parti buie e le parti luminose si conoscono...quello che ha mostrato di metastorico forse è stata una ondanza meno infantile e più autoreferenziale,  sicuramente non si è risparmiata e non ha risparmiato al gruppo sue ricadute pericolose, ma gli spin, conoscendola, sono stati altrettanto sorprendenti. E se le ricadute sono state inevitabili per lei, e da rispettare, la decisione di riprendere con gioia è stata solo sua.
Il ritorno alla propria vita è una sfida per tutti, ma ora per affrontarla abbiamo qualche pezzo in più di noi, e nuovi compagni al seguito a ricordarcelo, quando potremmo non sapercelo ricordare da soli!

Alla fine lo sapete cosa ho capito da questo viaggio?
Che non devi aspettarti nessun bagno, sennò vieni deluso. Ah ah ah, scherzo!
una cosa che ho ricapito, forse ascensionalmente, è che siamo veramente tutti UNO. Ognuno si sente un fallito, ognuno si sente solo al mondo e non capito. Ognuno si sente non amabile, ognuno si sente che qualcuno da un momento all'altro potrà prendergli tutto ciò che sente suo, ognuno si sente non visto, ognuno si sente abbandonato, ognuno si sente solo e escluso, ognuno si sente che al mondo per lui non c'è niente di bello, ognuno si sente che non appartiene a nessuno, ognuno non si sente scelto.
Fino a quando poi ti accorgi che è tutto un bluff: certo ti sarai sentito così in passato, certo queste cose esistono, ma oggi sei tu che continui a viverti così. E filtri la realtà con quelle lenti, non è un rapporto forte, non è il gruppo, non sono gli altri, sei tu.
Quando lo capisci, comincia la fetogenesi e la tua cordicella di positività e fides cresce dentro di te e poi verso gli altri. Sentendoti meno vittima e più co-creatore ci si adopera perché tutti siano uno e uno siano tutti, non c'è il confronto, non c'è la mancanza, non senti che l'altro è lontano, diverso da te o nemico. L'altro è esattamente come te, esattamente, e lo vedrai e ti vivrai in maniera diversa. e gli vorrai bene perché sei anche tu.
Peccato che non bastano le parole per capirlo, e anche se lo capisci una volta non è detto che lo capisci per sempre: il passaggio dall'embriogenesi alla fetogenesi è un allenamento duro, impegnativo e continuativo.
E pure se con leggerezza noi ci siamo fatti anche da utero.
Alla fine ognuno vuole soltanto che qualcuno vada oltre e venga visto oltre le parti che fa vedere e che pensa di essere.  
Alla fine chi si maschera di più, chi crea lotte e distanze, chi si sente cronico, chi si esclude e si isola è soltanto chi ha bisogno di essere amato di più.
Il mondo si è solo dimenticato di vederlo oltre quelle parti che mostra.
E lui ha smesso di chiederlo.
E ci si ferma in un piccolo stagnetto. Come fa uno a essere infinito dinamico complesso se ci si ferma a quello che si vede? Questo è il caos dei giorni d'oggi. Questa è la drammatica confusione.
Invece, vedere la metastoria nell'altro, questo è l'amore più grande. L’atto più coraggioso, e se qualcuno lo fa con te, poi tu saprai farlo con altri.
È un DOVERE obbligato farlo con amore per l'altro. È un DIRITTO pretenderlo necessariamente per sé. Questa è la nostra missione.

Brividi.
GRAZIE RAGAZZI. SIETE MIEI FRATELLI.

Giorgia, detta...?
(Lo scopre chi ha letto!)

agosto 18, 2019

E così SIA... e non finisce qui... Il racconto a sei mani della prima Settimana Intima con gli Antenati, dal 22 al 28 luglio 2019 a Casara Cuccetto.

Ma dove sono? Sono a casa? Dov’è la mia casa?
Ancora non so bene dove mi trovo...


Come ho detto a qualcuno, faccio un po’ fatica a ritrovarmi dopo questa immersione con gli antenati. 


Che poi chi sono questi antenati?

Ho pensato che oggi pomeriggio mi sarei presa un po’ di tempo per raccogliermi e raccogliere un po’ di suggestioni di questi giorni per me davvero metastorici.

Penso agli antenati, alla natura, al posto che ci ha ospitato, a chi vi ha partecipato e davvero sento un forte dolore a livello della pancia, come quando hai nostalgia forte di qualcosa o qualcuno.
Sono emozioni forti che ho sentito già appena arrivata a Campo Solagna.

 
L’immergermi da subito in qualcosa di così forte, a livello analogico, mi ha proprio spinto dove faccio difficoltà ad andare per via di un ordinario, in particolare in questo ultimo anno, troppo frenetico e pieno di cose da fare, emergenze e altro.

 
So che riesco a starci anche in questo caos e che me lo vivo anche bene, transitando quando vi è la necessità e prendendomi anche i miei spazi ma…. la maestosità di quello che ho visto arrivando su a Casara Cuccetto mi ha proprio spinto a tornare dentro di me, in una dimensione tutta mia, di immersione nella prima antenata che è quella parte di me di cui sento spesso nostalgia.

Essì, perché la SIA è stata proprio una luce in fondo al tunnel in cui mi trovavo. La distinzione dalla mia coppia, come ho detto a molti di voi, mi aveva trascinato in un vortice che mi teneva lontana da me stessa e che mi faceva invorticare tra deliri, paure, ansie e attacchi di panico incontrollabili. Il contatto con gli antenati, con gli alberi, il cielo, le montagne, le piante, gli animali, l’aria, l’acqua, il fuoco, la terra mi hanno aiutata a tornare dentro me stessa, a ricontattarmi, a risentire il corpo, un analogico all’interno di un analogico più grande, quello di Gaia, della Madre terra. 


Il contatto con tutto ciò mi ha permesso di tornare poi anche alle mie emozioni, vecchie e nuove. L’alba, il tramonto, il temporale, il sole, il caldo, il freddo, l’umido, l’asciutto, lo sporco, tutti canali che mi hanno aiutata a ritrovarmi. E poi, ma non ultime, le relazioni importanti che ho approfondito, trovato, creato.
Ora, forse, tutto ciò sembrerà un semplice elenco di cose anche banali per l’esterno, ma per chi come noi queste cose le ha vissute hanno senso ma soprattutto sono pieni di ricordi e momenti di condivisione.

Un pieno e un vuoto insieme… un fare e un non fare… voci e silenzio… ma tutto dentro, in contatto, un’immersione continua, in cose semplici, con poche certezze fuori ma che ti spingono a trovarne altrettanto dentro di te, al piacere di arrangiarsi che poi è cosi naturale sentirsi felici con poco, con niente… che quando ti svegli e apri gli occhi e guardi l’immensità di un cielo che ti copre, senti davvero di appartenere a qualcosa di più grande e che davvero è una grande figata vivere, esserci, attraversare tutto quello che ti capita e che…


Mi sono innamorata e sentita a casa tra le braccia degli antenati: maestosi e saggi alberi, soffice terra di bosco, rassicuranti montagne e profonde valli, dolci asini e caprette e la mia famiglia ontologica hanno caratterizzato questa settimana di "Vacuum". Sento la nostalgia dell'umiltà con cui abbiamo vissuto quei posti. Mi sono sentita a casa mia! Camminare nei boschi abbracciando i suoi abitanti Alberi e accarezzando le inquiline Piante che hanno accolto e accompagnato ognuno di noi a procedere, soprattutto quando il buio non ci permetteva di trovare sicurezze... Loro c'erano! Ho sentito che ci accoglievano perché ci conoscevano. Conoscevano la parte più profonda di me.

È stata un'esperienza unica!

Mi ha permesso di ricontattare parti mie legate alla semplicità degli antenati che avevo da bambina.


Nel corso degli anni sento che ho dovuto allontanarmi da loro perché la società mi ha portata da tutt’altra parte. L’asfalto, le macchine, i palazzi, le ferrovie, i pali della corrente, i vestiti, le griffe, le urla della gente incazzata, la frenesia di una città che si sveglia perché deve lavorare, andare a scuola, pagare le bollette, correre in banca, burocrazia, burocrazia, burocrazia, che da una parte le vedo come cose buone ma dall'altra ci hanno allontanato troppo dalla semplicità della vita.


Sento che sto cambiando in profondità anche nel mio rapporto con l’esterno, su tutti i piani della piramide… anche se in questo momento la sento tutta sottosopra.

La strada è ancora tanta ma non mi spavento più, sento che non sono in cerca di certezze fuori di me, desidero relazioni vere, alla pari in cui anche io posso sentirmi degna di avere uno spazio.


È questa la direzione che ho sentito in questa settimana intima e che voglio continuare a percorrere, sentendo che accanto a me ho più fratelli e sorelle ontologici… che alcune cose delle mie origini stanno lasciando lo spazio a delle relazioni più solide.


SIA io ti benedico perché senza di te non sarei stata in grado di fare certi passaggi fondamentali per la mia esistenza. Ti benedico perché sei stata la spinta a intraprendere seriamente il mio beta-gamma.

A distanza di settimane sento ancora il beneficio di questa esperienza. Desidero contattare sempre di più la mia parte selvaggia conoscendo posti selvaggi.


Giusi, Annalisa, Serena

agosto 07, 2019

Da Tufo rinasco... in un Eterno Ritorno...

agosto 07, 2019 Posted by F.I. No comments
Si può fare un progetto “home” senza una casa, fors’anche senza un luogo?... sembra una cosa improbabile, eppure è quello che io, insieme a Fausto, Mariano, Giovanna, Barbara, Francesca e Raniero abbiamo fatto.

Il luogo avrebbe dovuto essere Tufo, un paese che è stato distrutto dal terremoto dell'agosto 2016 e successivi, le cui case non esistono più, tranne qualche eccezione, e di cui restano soltanto i segni di qualche pavimento.



In una calda mattina di agosto siamo arrivati dopo un passaggio attraverso altri paesi distrutti che davano un senso di desolazione.
Non è certo la prima volta che torno al mio paese dopo il terremoto, ho visto tutte le fasi della distruzione, dalle macerie dei primi crolli alla rimozione delle macerie stesse che è un passaggio ugualmente forte e desolante.

Come ci sono tornata questa volta però è stata una modalità diversa, stavolta quelle da togliere erano le macerie interiori, quelle causate da una vita vissuta senza partire mai da se stessi, ma facendo riferimento a quello che gli altri si aspettavano da noi, in primis la nostra famiglia.

Con l'aiuto di Mariano, che mi ha proposto di entrare in una casa immaginaria secondo i ricordi che ne avevo, ho ripercorso alcuni momenti della mia vita in cui proprio la casa, la proprietà, il possesso erano un imperativo, derivante da una cultura contadina in cui la propria identità era determinata da quello che possedevi.
Mio malgrado questo modo di vedere la casa si è insinuato in me, anche in modo subdolo, io ho sempre pensato di essere libera da tutto questo, ma in verità nella mia vita da adulta ho clonato questa visione un po’ ossessionante per il possesso di una casa, fino alla scelta, che poi si è rivelata distruttiva per l'economia della mia famiglia, di costruire una casa con annesso un terreno, facendo dei debiti che poi non abbiamo più potuto sostenere.

Ora mi rendo conto di quanto questo desiderio di avere una casa singola tutta nostra non fosse per niente  un desiderio mio profondo, ma un'eredità della mentalità di mio padre e in seguito di mio fratello che sono state le figure forti della mia vita fino ai vent'anni ed oltre, cioè fino a quando me ne sono andata via da casa, ma con un legame talmente forte che anche dopo che avevo una mia famiglia, con una casa di nostra proprietà, nel mio immaginario la “mia casa” era quella casa di Tufo, ora distrutta dal terremoto, e ci tornavo appena potevo.

Mariano mi ha chiesto di raccontare qualche episodio e con dolore ho ripercorso alcuni momenti in cui proprio in relazione a decisioni riguardanti la casa mi sono sentita completamente esclusa, a differenza di mio fratello che per mio padre era il depositario delle sue scelte.

Infine, Barbara e Francesca hanno proposto un piccolo rito in cui io dovevo benedire quella casa che non c'era più, il Senex, riconoscendo le cose positive che mi aveva dato, così da lasciarla andare, rivolgendomi ai boschi che avevo davanti e che, nonostante la furia del terremoto, continuavano a crescere rigogliosi, lo Juvenis, la vita che continua nonostante tutto e a dispetto della distruzione dell'opera dell'uomo.
In effetti le cose positive c'erano, in quella casa ci sono nata, ci sono cresciuta e ci ho vissuto anche qualche momento bello, ci ho sviluppato un maschile che nonostante tutto nella vita spesso mi è servito per andare avanti, poi negli ultimi anni ho potuto ospitarci anche persone e amici cari.

Giovanna mi ha poi proposto di prendere un impegno rispetto alla mia vita e mi è sorta in quel momento spontanea la volontà di non occuparmi più di case, ma di lasciare la totale gestione e le scelte a Roberto, mio marito.

Dopo aver fatto un breve giro per il paese, che è diventato quasi una distesa arida, abbiamo però potuto godere dell'acqua fresca di una fontana che era una delle caratteristiche principali per le persone che erano di passaggio in quei luoghi prima del terremoto, come se anche questo fosse un segno della vita che scorre e ristora, come quell'acqua che abbiamo bevuto.

Prima di andare, Mariano mi ha fatto scegliere delle pietre di tufo (che come si intuisce dal nome è originaria del luogo) dai pochi resti della mia casa, da portare nel Villaggio Globale e inserire nella Fontana dell'Eterno Ritorno in segno di continuità.

Con l'aiuto di queste persone devote alla mia vita credo di aver fatto un passaggio importante per il mio procedere e voglio ringraziarli perché è stata veramente una cosa desiderata da me, nonostante le difficoltà (per entrare ho dovuto presentare un sacco di documenti per me e per le persone che erano con me perché il mio paese si trova ancora in zona rossa), ma anche da loro, in primis da Mariano, che hanno sacrificato del tempo prezioso delle loro vacanze.

Mirella “Cenerentola”

luglio 15, 2019

PER LA G.U.K. (Gravidanza Universale Kosmica)

luglio 15, 2019 Posted by elleti No comments
Carissime/i, ieri 14 luglio, in Francia come ogni anno, si è festeggiata LA PRESA DELLA BASTIGLIA da parte dei cittadini, evento che nel 1789 segnò l'inizio della storica Rivoluzione francese.
Come sapete, ironicamente, anni fa ho trasformato questa festa del 14 luglio in LA PRESA DELLA PASTIGLIA, per evidenziare, cambiando solamente la B in P, che oggi la nuova Bastiglia che imprigiona tanti cittadini è proprio la Pastiglia, la chimica che ha invaso tutti i settori della nostra vita, in particolare la Pastiglia degli psicofarmaci.
Ieri, ufficialmente, ho deciso di adottare per me due nuovi segni che mi definissero ulteriormente in questa rivoluzione globale rappresentata dal Progetto Nuova Specie.

Innanzitutto, mi piacerebbe aggiungere un'altra opportunità di saluto, quando ci incontriamo: PER LA GUK (Gravidanza Universale Kosmica). Per darne il senso, esemplifico alcuni saluti più comuni, utilizzando il Graal. 
BUON GIORNO è un saluto simbolico che evidenzia qualcosa di generico legato al ciclo giorno-notte e alla differenza luce-tenebre.
CIAO deriva dalla parola SCHIAVO, in dialetto veneto pronunciato con S-CIAO, poi divenuto CIAO per la perdita della S iniziale. Si tratta di un saluto analogico, di mettere tra i due una membrana che crea un confronto-differenza tra chi è padrone e rimane eretto e chi è SCHIAVO e si inchina.
A Damanhur, come saluto usano l'espressione CON TE, congiungendo le due mani. Mi sembra un saluto bio-organico che sottolinea lo stare insieme e il rispettare-tenerci alla specificità dell'altro che incontro.
Salutarsi, dicendosi PER LA GUK (a cui segue il nome della persona perché siamo co-creatori specifici, ad esempio PER LA GUK Mariano), per me significa ricordarci che il senso dell'esistenza è la Gravidanza Universale Kosmica (in acronimo GUK). Per me l'Universo è un grande utero dove sta avvenendo una gravidanza particolare dell' IN.DI.CO. (INfinito DInamico COmplesso) che partorirà un Feto Universale Infinito (In acronimo FUI) di cui già facciamo e faremo parte e del quale siamo co-creatori insieme all' IN.DI.CO. durante la nostra breve mission nell'arena esistenziale.
Mario Ciarmoli ha proposto la dizione CON LA GUK per sottolineare che noi siamo già la GUK con la quale sentirci co-creatori. Per me, ancora nessuno è già in questa auspicabile situazione; siamo ancora presi dai blocchi, lapidi, sbarramenti che ci portiamo dentro e impieghiamo ancora tanto tempo per scioglierli e recuperare briciole da co-creatori. Comunque, ognuno liberamente decida se gli va di adottare anche questo saluto, che non elimina o sostituisce gli altri ma intende essere una semplice sottolineatura della weltanschauung (visione del mondo-esistenza) del Progetto Nuova Specie. Così come, se intende adottarlo, può scegliere liberamente tra PER LA GUK o CON LA GUK.

Il secondo segno, che ho ufficializzato ieri dentro di me, è di firmarmi nella mia corrispondenza col nome MARIANO DEL VILLAGGIO QUADRIMENSIONALE a somiglianza del nome MARIA DEL VILLAGGIO DELLE FORMICHE (vedi), il nome della protagonista dell'omonimo film che tanto mi colpì all'età di nove anni e che diventò l'ideale della mia vita. Il film, ispirato a una storia vera, era incentrato su Maria, una ragazza giapponese di famiglia benestante che, convertitasi al cristianesimo nonostante le contrarietà dei familiari, si dedicò completamente agli emarginati di un villaggio che raccoglievano stracci e che all'inizio la ridicolizzavano. Nel giro di poco tempo, rimanendo umilmente al loro fianco nelle faccende quotidiane, si ammalò e mori. Solo dopo la morte venne riconosciuta sia dal villaggio che dai familiari. 
Per me, con questa specificazione del nome MARIANO DEL VILLAGGIO QUADRIMENSIONALE, intendo ribadire che la mia scelta di impegno esistenziale è PER LA GUK e che considero il Villaggio Quadrimensionale la prima cellula impegnata consapevolmente per questa inedita e meravigliosa gravidanza per la quale intendo crescere ed esprimermi da co-creatore, sostituendo soluzioni statiche e abortive come la Bastiglia e la Pastiglia.
Per me è così.
QUI VIVRA VERRA, dicono i francesi.
Per chi vuole e può ci vediamo alla interessante e imminente tregiorni sulla coppia.

PER LA GUK
MARIANO DEL VILLAGGIO QUADRIMENSIONALE