gennaio 20, 2019

"IL MUGGITO DEL BUE MUTO" - 7 marzo 2011, Racconto Globale della mia vita

                                                     

Questa nuova serie o seconda serie, come avete capito, l'ho intitolata "Racconto globale della mia vita". Quindi è la mia vita, non però secondo quello che mi ricordo, perché poi nel ricordarci della nostra vita, specie del '69, sono passati 40 anni, non penso che mi ricorderei molto, se non quello che piacerebbe a me ricordare da far passare a voi; ma è la verità? Qui c'è per me la fortuna di avere questi volumi. Questo è quello del 1969. Queste sono già delle trascrizioni, perché io le cose le ho scritte a mano, gli originali sono scritti a mano, molti sono anche foglietti, perché mi trovavo in giro, mi veniva una cosa e la appuntavo; è un materiale molto vario. Nel '76, mentre avevo appena iniziato il servizio militare a Como, dopo 15 giorni mi venne una colica renale che, per fortuna, mi fece andare a casa per due mesi, poi cercavo di non bere per non far uscire il calcolo, perché alla visita dei due mesi avrei gradito averne altri due. Io ero già laureato, specializzando in Psichiatria, mi avevano mandato a fare il portalettere nel Genio Militare, dovevo fare il portalettere a Udine; grazie a Dio mi venne questo calcolo, che non è stato calcolato da me. Nel '76 io mi ero appena sposato, perché pensavo di non fare il militare, perché mi avevano detto: "se ti sposi e dimostri che ti devono mantenere gli altri perché non lavori, non lo fai il militare", invece mi trovai a fare il militare, però non avevamo né una casa, né niente, stavamo appoggiati alla casa di Giovanna e lì, con la macchina da scrivere del padre, che poi mi hanno pure fregato, scrissi questi fogli che poi feci rilegare, quindi questi fogli sono stati trascritti nel 1976, però gli originali sono scritti a mano, sono quaderni o fogli, etc.. 
Qual è il valore? Il valore è che io adesso sono una specie di studioso di questa persona che non riconosco più, perché, sì, sono sempre io, ma io non sono più questa persona, però la conosco dal di dentro, non sono uno studioso esterno ma uno studioso dall'interno, il che non è poco. Ci sono spunti di vario tipo che vanno dai diari a osservazioni personali su di me, problematiche con le famiglie di origine, elaborazione del sapere dominante religioso o di altro tipo, ecc., quindi è un bazar di cose, dipende cosa esce, però questo è quello che io scrissi realmente allora, non che me lo sto ricordando. Oggi è il momento di cambiare, cambiare proprio mentalità. 
Nel termine religioso greco che voi conoscete, un termine po' altisonante, lo chiamavano "metanoia": "nous" significa "mente", "meta" significa "al di là", quindi "con la mente andare al di là" di ciò che tu ritieni, di cui sei convinto; non è un fatto solo religioso la metanoia, ma è un ingrediente della vita ordinario. Cosa vi ha spinto a venire qua, cioè a fare metanoia? I guai delle vostre famiglie; e perché i guai delle vostre famiglie vi hanno spinto qua? Perché Il "nous", cioè la mente, le organizzazioni simboliche, le credenze, il modo di rapportarvi dentro le vostre famiglie non andava più bene, questo è il discorso. Quando venite qua e volete risultati immediati, se voi non cambiate non cambiano neanche i figli; più piccoli sono, peggio è, perché più risentono delle minime variazioni nel rapporto tra i genitori; poi spesso qui arrivano i genitori che non sono neanche più coppia. Però perché qui, su proposta mia (io sono il primo che ci credo), non li consideriamo "malattia", "male habitus", "abito del male", avere l'abito del male? Ci scomoda, ma scomoda una mentalità che già si è rivelata perdente. Il figlio è come la cartina al tornasole: ti indica quando c'è una sostanza che non puoi vedere, ma non è un problema in sé. 
Quindi man mano che le cose sono ferme, non si modificano o i nodi profondi di una persona non si modificano, purtroppo il sintomo permane. Dice: "però che abbiamo fatto?". Innanzitutto non è che non abbiamo fatto niente, perché stare male con i farmaci e stare male senza farmaci è diverso: è meglio stare male senza farmaci, almeno per l'organismo è così; poi c'è tutto un lavoro di semina che si fa, di aratura sull'interessato, sui familiari che rimane, di rete che si fa; certo, non è che c'è la bacchetta magica, anche perché io speco che con la Fondazione riusciamo ad avere sufficientemente dei fondi per poter fare delle iniziative e delle sperimentazioni un po' più intensive. Perché più la mente è profonda, è radicata, più fare solo una conferenza, fare un incontro non basta, ci vuole un momento intensivo, ma un momento intensivo in cui bisogna utilizzare tutti i codici e possibilmente, come già avviene nell'utero, in maniera continuativa. Questo è il valore delle realtà delle Domus.
Questa giornata dovrebbe essere settimanale, a meno che non ho impegni. Proprio l'altra volta si fermammo al 7 novembre e oggi dobbiamo partire dal 7 novembre '69, però oggi 7 marzo è un'altra data importante per me, perché tanti anni fa, qualche secolo fa, oggi si festeggiava un santo. Tanti secoli fa oggi si festeggiava il massimo dottore della chiesa, san Tommaso d'Aquino, perché tutta la religione cristiana è fondata sul suo pensiero, cioè ha ripensato la teologia alla luce della filosofia di Aristotele, quindi ha scritto l'enciclopedia di allora, una mente molto raffinata, mostrando che la religione anche per la ragione era accettabile; ha fatto una grossa operazione in epoca medievale. Ebbene, questo è morto il 7 marzo. 
                                                   

In genere i santi si festeggiano il giorno della morte, perché, almeno a chiacchiere, si dice che il giorno della morte è il giorno in cui uno entra nella vita vera, quindi i santi si festeggiano il giorno della morte. San Tommaso era morto oggi. Perché hanno spostato la data? Perché adesso san Tommaso si festeggia il 28 gennaio. Perché il 7 marzo quasi sempre, tranne quest'anno, cadeva nella Quaresima e nella Quaresima i santi quaresimali non si potevano festeggiare; allora un papa, mi pare Giovanni XXII, spostò il giorno di festeggiamento di Tommaso non il giorno della morte ma il 28 gennaio. Che c'entra questo? Lo dico per chi non ha seguito tutte le altre puntate, abbiamo fatto 35 puntate. Un nomignolo di questo grande filosofo teologo, che ha un domenicano, quando andò a Colonia per formarsi alla scuola di un altro grande domenicano, sant'Alberto Magno, teologo filosofo, quando andò a Colonia Tommaso d'Aquino, che era un po' cicciottello, i suoi compagni lo chiamarono "il bue muto", perché aveva una bella stazza. Si racconta che dove si sedeva lui il tavolo aveva una specie di ritaglio per metterci la trippa. "Muto" perché era un tipo taciturno, rifletteva, elaborava, per cui i compagni per sfotterlo lo chiamarono "bue muto". Cosa capitò? A un certo momento ci furono delle tesi da dimostrare e, davanti a questo Alberto Magno, lui riuscì a rispondere, a trovare delle soluzioni così raffinate che tutti rimasero meravigliati, perché aveva una bella cocozza; se leggere la "Summa teologica", ancora oggi per la chiesa cattolica uno dei pilastri è san Tommaso dal punto di vista dottrinale; chi è tomista fa carriera anche come cardinale, perché il tomismo, cioè la dottrina con cui Tommaso d'Aquino ha messo le basi delle fede, è ancora oggi, a distanza di 8-9 secolo, quello fondamentale, quindi pensate questo che pensiero ha potuto produrre. Tutti rimasero sbalorditi e Alberto Magno disse: "questo è il bue muto? sarà pure, però quando questo bue muggirà lo sentirà tutto il mondo", cioè intuì che era una persona di grande rilievo. 
Mi ricordo che o in prima o seconda liceo, ero a Carraia, in provincia di Lucca, dove ero andato a fare una esperienza dai Comboniani perché volevo diventare missionario, ci fu un sardo, un mio compagno della Sardegna, che è diventato anche padre generale, Teresino, il quale mi disse: "tu sei un bue muto". Io che ero una persona timida, chiusa, questa cosa, siccome cominciavo già a fare delle ricerche, questa cosa sua che disse mi incoraggiò, perché quando uno deve fare delle operazioni difficili spesso nessuno ti aiuta, e allora queste cose occasionali possono aiutarti. A me mi aiutò, tant'è vero che me lo sono sempre ricordato, poi l'ho cercato io negli ultimi anni per ringraziarlo di quella cosa. Il bue muto. Io non l'ho scelto il giorno 7 per oggi, ma oggi iniziamo. Io vorrei iniziare il mio muggito, perché ritengo che in 45 anni di ricerca ho accumulato tanto tanto materiale, tanta esperienza, tanta teoria e prassi che gli altri secondo me se la sognano. Adesso con la Fondazione vorrei cominciare a muggire. Sapete che io ero peggio di san Tommaso; non ero un bue muto, ero una pecorella balbuziente, sono stato per tanti decenni balbuziente, quindi molte cose le ho capite perché sono stato obbligato a rientrare dentro di me, molte elaborazioni; per me è stato importantissimo, perché senno’ mi sarei perso in tante cose all'esterno, fuori di me. Quindi io, più che muto, sono stato balbuziente, che è peggio di muto, perché ho avuto la vergogna; mentre san Tommaso ha potuto stracciare i suoi avversari, io non ho stracciato proprio niente! Ci tenevo oggi a ricordare questo antenato che per me è stata sempre una persona che ho sentito vicina, anche se non sui contenuti che conosco anche poco, ma su questi fatti che vi ho raccontato.  

gennaio 15, 2019

Una ipotesi di femminile e maschile di Nuova Specie... dalla notte dei tempi...

Ho trovato sul web questa immagine che risale circa al quindicesimo secolo. 


Non conosco l'origine di tale dipinto, né tanto meno so se sia reale o frutto della tecnologia odierna.

Mi ha  colpito molto vedere Maria che legge, un femminile che si accultura e nutre l'albero della conoscenza, che in quell'epoca era non solo raro, ma addirittura vietato dalla  società - la donna  doveva  accudire i figli e la casa, essere al completo servizio del maschio e della sua famiglia - mostrando  forse la prima  immagine della donna globale,  che supera  gli  schemi  di quella  remota  società, che si mostra regina  di vita, dando la vita ed acculturandosi per essere al suo servizio.  

Questa raffigurazione inedita mostra anche un Giuseppe molto femminile che accudisce il piccolo nato, un maschile al servizio del femminile, un padre amorevole che accoglie tra le braccia e culla la sua prole

Per l'epoca, anche per il maschio era rara questa interpretazione: egli doveva lavorare e pensare al mantenimento della famiglia, si occupava dei figli solo in età adolescenziale per immetterli nella vita e nelle arti del lavoro, per mantenere e portare avanti non solo il nome paterno, ma anche la sua discendenza e la sua eredità e la sua stirpe.

Giuseppe, che nutre l'albero della vita, sembrerebbe un padre amorevole che accoglie e culla il figlio, immagine che per la mia poca conoscenza è raro vederla in tempi ormai remoti.

Sicuramente mi ha colpito perché a me, come a molti di noi, sono mancate quelle attenzioni ed espressioni d'amore e di affetto da parte di un padre, e vedere anche una donna che si accultura dopo un parto è forte come immagine, il voler conoscere, leggere ed informarsi o forse solamente recitare un salmo o una preghiera, è come voler coltivare, tutelare e nutrire il nascituro.

Questo ancora una volta dimostra quanto noi maschi siamo poveri: una donna può partorire, nutrire e crescere un figlio, noi invece facciamo fatica a tenere in braccio il nostro bambino, a volte facciamo fatica persino a vederlo, a non vedere le nostre parti piccole ed infantili, ora cresciamo e diventiamo adulti senza aver vissuto, senza capire ciò da cui proveniamo e deriviamo.

Personalmente ringrazio l'In.Di.Co. per avermi fatto conoscere tutto questo. Sento che nella mia vita ho cercato tante risposte, alcune le ho avute, altre ci sto lavorando e ci dovrò lavorare per averle, altre forse non le avrò mai, ma sono certo che nutrendo l'albero della vita insieme a quello della conoscenza, non solo avrò le risposte alle mie domande, ma avrò vissuto realmente, affrontando tutto ciò che la vita mi offre.

Accogliere è il solo modo per includere la vita e farmi includere da lei, solo così sento che la mia crescita andrà avanti.

Il Progetto Nuova Specie lo sento forte e fortemente attaccato alla vita, e gli eventi ultimi, anche se negativi dei suicidi, mi hanno fatto ancora di più apprezzare questa mia nuova ed inedita vita, perché la morte è un’opportunità di rinascita in altre parti nostre, sia per il defunto che per chi gli vuole bene e resta in vita. 

Tutto ciò è frutto di questa mia riflessione, che voglio condividere.

Ti ringrazio Mariano per aver creduto in te stesso, e per continuare a farlo e portare avanti il tuo ma sempre più nostro progetto attaccato alla vita. Avresti avuto milioni di motivi per abbandonarlo, ma ti sei sempre fidato del tuo unico motivo per andare avanti: amare gli altri per come ami te stesso.
Non credo che ci sia insegnamento più bello e più grande di questo, dimostrare a se stessi che si può amare incondizionatamente le vite degli altri proprio come se stessi.

Il disagio è arrivato a livelli che hanno superato ogni soglia, e sento che siamo già arrivati al caos che nessuno sa gestire, quindi grazie per formarci e darci l'opportunità di poterci stare in questo caos.
Ci stiamo preparando ed acquisendo strumenti per vedere ed affrontare il nostro disagio, ed a volte anche il nostro caos.

La ricchezza di un uomo di Nuova Specie non credo che siano i beni materiali che possiede (quelli sicuramente servono se messi a disposizione per il prossimo): la vera ricchezza  è  in ciò che portiamo  nei nostri  cuori, nell'affrontare ciò che la vita ci fa vedere, nel negativo che ci spinge alle onde  primordiali.

Spesso crediamo di essere così evoluti che non ci ricordiamo dell'evoluzione che in quarantacinque milioni di anni il mondo ha fatto…

Proprio come le stelle, dovremmo concederci il lusso di poter brillare di luce propria, senza oscurare gli altri né tanto meno farci oscurare dagli altri, e come esse sentirsi parte di una galassia infinita dinamica e complessa.

La vita non finisce dopo la morte, anche se ancora non sappiamo dove andremo né cosa faremo dopo la morte fisica, sono sicuro che chi avrà vissuto realmente e profondamente non sarà dimenticato dalla memoria degli uomini, né tanto meno dalle onde che oggi più che mai ci accompagnano in questo piccolo pianeta chiamato terra, in una immensa, inedita ed affascinante galassia.

Con immenso affetto, Teodoro

gennaio 12, 2019

PROGETTO SE.R.E.N.O., 21-23 DICEMBRE 2018

                                                                         

Venerdì pomeriggio 21 dicembre 2018
Ci ritroviamo nella Sala del Sole Globale, siamo un gruppo di persone di varie età, provenienti da tutta Italia, che vogliono sperimentare una nuova modalità per avvicinarsi ai codici più profondi della vita.

Siamo alla seconda sperimentazione del progetto SE.R.E.N.O. (Sessualità-Ricerca-Estesa-Nuovi-Orizzonti).

Cinque coraggiosi coordinatori ci guideranno e si sperimenteranno in questo inedito viaggio con la preziosa presenza e accompagnamento del dr. Mariano Loiacono.
Angela, Paolo, Francesca, Monica e Martino, definiti da Mariano i cinque re pescatori, ci accolgono e ci introducono, attraverso le unità didattiche, al significato di sessualità non come rapporto sessuale ma qualcosa di molto più globale. 

Sessualità: da secare/tagliare.
Fusionalità: metto insieme, intero.
Quando siamo nell’utero nel viaggio della gravidanza siamo interi, viviamo un’esperienza di fusionalità nel nostro Ciclo Esistenziale Universale (C.E.U.) accompagnati dai dieci comandamenti del sessuale:
Inclusione – Viaggio – Solitario – Attivo – Continuativo – Silenzio – Fame – Buio – Calore – Respiro 
fino al momento della nascita.

Dal momento in cui veniamo immessi nell’arena esistenziale (storia) ci dobbiamo adattare ad un esterno (famiglia, religione, scuola, filosofie ecc.) che ci formano a seconda del loro angolo alfa, a delle regole, a dei solchi prestabiliti.
Ci troviamo molto spesso a vivere i nostri codici (simbolico, analogico, bio-organico) in funzione di un esterno e non riusciamo a soddisfare i nostri bisogni più profondi. 
                                                         

Non riusciamo a esprimere quello che solo noi siamo, a contattare la parte più profonda di noi, dare un senso alla nostra vita collegandoci al codice ontologico e affidarci all’IN.DI.CO. (Infinito Dinamico Complesso) sostenuti dalle tre virtù: Fides – Spes – Caritas.

Ognuno di noi si porta la storia di 4 miliardi e mezzo di anni, siamo inseriti in un ciclo esistenziale e non sappiamo più come ricontattare la nostra fusionalità.

Al momento della nascita si crea una prima fessura/taglio che ci immette nel laboratorio terrestre dove iniziamo a sentire il bisogno di calore, la fame, la solitudine, ecc.

Il disagio (da dis-adiacens: mi allontano dal mio intero) o un evento negativo, se non ci spaventiamo e lo cogliamo come una opportunità, ci spinge a riprendere il viaggio, a riprendersi parti nostre e rimettere in circolazione nuova linfa vitale.

Per risanarci e tornare più interi cosa possiamo fare?

Dobbiamo ricucire, risanare i tagli, altrimenti non riusciamo ad esprimerci e alimentiamo continuativamente la nostra rabbia.
                                                        

Con il progetto SE.R.E.N.O. stiamo provando a risanare le nostre frantumazioni attraverso dinamiche metastoriche o uterine, o code-storming ispirato all’utero e ai dieci comandamenti del sessuale.
Si conclude il primo giorno con la rappresentazione dei dieci comandamenti del sessuale in forma teatrale molto divertente e ironica.

Sabato mattina si riprende con un laboratorio collettivo, siamo accompagnati a immergersi in un nuovo rito della nascita iniziato con una simulazione dello zigote dentro alla tuba, poi rotolandosi fino a fare il salto precipiziale dentro all’utero per incistarsi nella placenta, con l’accompagnamento all’ascolto dei rumori che si possono sentire all’interno dell’utero, al calore in cui siamo avvolti per poi provare la sensazione di freddo quando veniamo alla luce.

Ripercorrere le tappe del nostro inizio della vita è stato molto emozionante.

Sentire le difficoltà del viaggio, ma anche il calore, l’accoglienza, la devozione e la sacralità dell’utero formatosi con il contributo di ognuno.
                                                   

Questo ha dato il via a delle dinamiche metastoriche molto profonde e si è creato un kairòs (tempo favorevole) per iniziare ad appropriarci di cose semplici ma essenziali (abbracci, coccole, calore umano, sentirsi accolti, ecc.) che ci sono mancate moltissimo, causando tanto dolore, sofferenza e chiusura dentro a frantumazioni psicotiche.

Nella ripresa del pomeriggio, sentendoci ancora dentro un utero devoto, siamo stati invitati a esprimere le nostre sensazioni sulle dinamiche metastoriche vissute e accompagnati attraverso la teoria di Mariano a fare conoscenza, vedere i nostri tagli (PUK), vedere cosa sta cambiando nel rapporto con noi stessi e come rimettere in circolazione la nostra linfa.

Importante è stato il tempo dedicato a fare il know-how prima di chiudere la giornata per riconoscere il grande impegno, la devozione e la sensibilità degli accompagnatori.

Domenica mattina è venuto a farci visita, invitato da Mariano, Giovanni Guadagno, un professore di Troia, studioso di tradizioni locali e scrittore che ci ha presentato il suo dizionario di dialetto troiano, arrivato alla pubblicazione dopo tanti anni di ricerca e lavoro aiutato anche da Barbara e Mariano.
                                                    

Oggi si conclude questo laboratorio di sperimentazione, è il momento di raccogliere quello che è abbiamo seminato. 

Festeggiamo il primo vero inizio del progetto SE.R.E.N.O. e diamo onore ai cinque re pescatori che si sono sperimentati e impegnati con un lavoro di stormo, in primis Paolo che ci ha tenuto molto a portare avanti questa ricerca aprendo nuovi orizzonti.

L’acronimo di SE.R.E.N.O. è formato da cinque lettere come le dita di una mano e Mariano li collega così: 

SE. Sessualità – collegato ad Angela 
R.   Ricerca – collegato a Paolo
E.   Estesa – collegato a Monica
N.  Nuovi – collegato a Martino
O.  Orizzonti – collegato a Francesca
                                                  

I quali si impegnano a continuare come gruppo di lavoro per un anno, con la prospettiva che il prossimo progetto sarà di più giorni.
Mariano ci  accompagna a fare teoria,  a  fare  conoscenza  del  vissuto  di questa  esperienza  attraverso l’immagine dell’albero della vita in viaggio che contiene tutte le sette unità didattiche (ommatidi) che ci aiutano a partire dalle radici (parte generativa), il tronco (parte trasmissiva) a vedere la chioma (parte valutativa) dove ci sono fiori, foglie e frutti.

Per fare un bilancio bisogna partire dal vedere il frutto che abbiamo maturato.
                                                          

Perciò, accompagnati dall’unità didattica del PIRA-GRAAL, proviamo a vedere: cos’è cambiato nel rapporto con se stessi? E con i rapporti forti?

Lo possiamo applicare a tutti i livelli della nostra piramide in modo che possiamo facilitare la circolazione della linfa in modo ascensionale.

Per   fare   teoria (vedere, osservare, contemplare) in   profondità   ci   avvaliamo   di   due   importanti accompagnatori: la signora L.I.D.I.A. (Lento-Incerto-Dubbioso-Inedito-Aperto) e il signor BLOW   UP (ampliare, ingrandire) e procedere lentamente.

Abbiamo tutti sete di fusionalità, di mettere insieme le nostre parti, di sentirsi interi.

La mancanza che sentiamo anche di solo uno dei dieci comandamenti del sessuale esclude tutti gli altri.  Ci vuole qualcuno che rompe la cronicità. Dobbiamo essere tutti sub-strima, chi dà e chi riceve.
                                                    

Dobbiamo riprendere il viaggio della gravidanza. Quello che abbiamo vissuto e riconosciuto grazie alle dinamiche metastoriche, sono angoli beta per iniziare a fare dei cambiamenti ed esprimere nuove parti più collegate al nostro ontologico. È stato bello e importante come coppia partecipare a questo progetto perché sento che mi e ci ha aiutato a comprendere ancora di più da quale grande frantumazione siamo partiti, riconoscere che eravamo degli affamati di fusionalità e che ci facevamo la guerra pur accontentandoci delle briciole. Oggi sento che, considerando da dove siamo partiti, abbiamo fatto tanta strada e che possiamo iniziare a sentirci alleati per riprendere a costruire nella relazione in uno scambio alla pari.
                                                   

Dal Veneto con ardore, Nadia e Isaia 

gennaio 06, 2019

"La speranza in ciò che ancora non manifesto mi guida silente": buona Epifania in cui coraggiosamente manifestarsi.



Tra visibile e invisibile,
La speranza in ciò che ancora non manifesto mi guida silente.
Come un gabbiano a giorni in volo librato
Osservo e in equilibrio spesso incerto sorvolo
Sorvolo sul passato, sulla storia
Per nutrirmi di presente vitale.
A volte, scendo in picchiata
E tocco il confine tra cielo e mare.
Quanto amo il mare… e che ebrezza!
Con la paura che non sempre riesco a planare…
Ma una cosa è certa,
Lungo la strada per riuscire a volare
La salita è irta e stretta,
Ma la strada si fa solo con l’andare,
In discesa e in salita.
Solo nelle profondità
Risiede la vera fides che mi può guidare e accompagnare
Per conoscere e godere dell’In.Di.Co.
Che vincerà sul tempo,
Tiranno che domina sulle mie paure,
Perché il mio cuore quella strada irta già la conosce,
Ma è solo con la forza del cuore
Che la vera strada si riconosce
E quando con coraggio la ripercorrerà
La mia vera Itaca ritroverà.

gennaio 04, 2019

... Tempo...


Ti ho mandato quel video documentario sull'illusione del tempo perché in questi giorni stavo riflettendo un po’ su alcune cose... e sullo scorrere del tempo. Credo che se fossi dell'umore migliore non mi soffermerei a queste riflessioni, e non le condividerei neanche. Ma mi sono impuntato un po’ su quest'aspetto del tempo, che secondo me è un tema centrale. 


La mia riflessione è che in pratica noi siamo abituati a percepire il tempo con lo scandire delle lancette, a misurarlo, vediamo l'ora, abbiamo un’età, il tempo per organizzarsi, lavoro, ecc., comunque aspetti misurabili soprattutto per esigenze, per cose da fare. Usando lo schema del Metodo Alla Salute, io credo che il nostro concetto di tempo corrisponde proprio all'angolo alfa, quello della riconoscibilità, ed alla parte simbolica del Graal. 


Ma è davvero così? Noi corrispondiamo davvero a questo concetto di tempo? La nostra vita si fonda su questo? 

Per me è molto superficiale! Sul video faceva vedere che il tempo, come idea newtoniana seppur molto sensata, cade come una pera secondo la ricerca di Einstein, ovvero il tempo è uguale per tutti? Oppure ci sono i tempi come intendeva Einstein? Sì, le tribù osservano il tempo come un ciclo della vita (stagioni, anno solare, luna), ma ogni essere, compresa anche la diversità che c'è tra gli uomini, ciascuno si adatta in maniera differente al tempo, per cui i fattori, come si sa, sono multipli (chi vive 110 anni e chi muore ad 80 ad esempio).

Comunque, per non tirarla troppo per le lunghe su concetti scientifici che già conosci, ti dico subito com'è per me: 
il Tempo = Esperienza. 

Se tutto ciò che ci circonda e non, oscilla, pulsa, vibra (vedesi l'orologio atomico al cesio, che misura l'ora esatta secondo la "frequenza" e l’oscillazione dell'atomo), il tempo è movimento, movimento come l'etimologia di emozione, cioè il tempo è il movimento che produce l'esperienza, che è diverso a seconda di ognuno di noi, per me il tempo reale è quello del Kairos,  e quello dell'Aion della forza vitale, cioè quello della nostra forza vitale che entra in gioco nell'esperienza favorevole per mettersi in movimento nel nostro profondo, che comunque cerca sempre di generare storia.

Perché ti dico questo? Perché qual è il mio problema, ed uno dei problemi di oggi? È proprio il tempo! L'esperienza che non corrisponde più al movimento dell'Aion ma è subordinato a delle limitazioni, controllo e giudizio esterno. 
Il tempo = denaro non è vero! Infatti è proprio vero, il denaro ti ‘circoscrive’ nel ruolo che hai, oggi i soldi ti danno dignità anche se sei uno stronzo. 

Le persone più stanno male e più escono fuori dal tempo, la frequenza sfasa, stona, si abbassa e ti fermi. 
Infatti, i cosidetti psicotici (in cui anch'io mi ci sento, almeno in parte) sono fuori dal tempo cronologico, ed anche dall'esperienza favorevole, come dice Mariano.

Daniele B.

gennaio 03, 2019

PILLOLENDARIO 2019

gennaio 03, 2019 Posted by F. I. No comments
"Il dubbio, quando non è più transitorio e si trasforma in uno stile di vita dominante, è solo l’alternarsi sofferente tra due opportunità, nessuna delle quali è in grado di far proseguire e concludere una dinamica di vita. Nessuna delle alternative è così forte da: far procedere la dinamica fino al porto bramato; regalare una conclusione positiva o negativa che sia; far riposare e riempire i serbatoi interni; predisporci per un nuovo inizio di dinamica, che sia diversa o conseguente a quella conclusa. La dubbiosità, fine a sé, è un oscillare spasmodico tra razionalità e fede, tra cielo e terra, tra profondo e superficiale, tra clonazione e innovazione, tra passato e futuro; è un oscillare come nelle sabbie mobili, dove ogni ripetizione di movimento o tentativo di liberazione rende lo sprofondamento più veloce e definitivo". - Pillolendario, 3 gennaio 2019, Mariano Loiacono -.


Avete capito? Bando alle dubbiosità e, anche quest’anno, regalatevi e regalate il nuovo Pillolendario del 2019! Queste sono le uniche pillole che, giorno dopo giorno, anno dopo anno, ci regalano una “cura” diversa e specifica, un colore per ogni giorno, un pensiero per ogni giorno, una illustrazione per ogni giorno… 

Anche quest’anno, grazie al lavoro devoto di Barbara Loiacono, avremo la possibilità di farci accompagnare, giorno dopo giorno, dal Pillolendario, attraverso pensieri e immagini!

Affrettatevi a prenotare la vostra copia inviando una mail a: fondazione@nuovaspecie.com! 

E che le pillole siano con noi! 

gennaio 02, 2019

La Fides: la prima tra le virtù teologali e l'ultima a morire.

gennaio 02, 2019 Posted by F. I. No comments
Mi sento di identificarmi col prototipo di chi ha nella storia incarnato entrambe le figure di Narciso e Boccadoro. Il culmine dell’ambivalenza più massacrante e piacevole immessa in un tempo offeso nella sua fusionalità perché privo del riferimento centrale del Tri-Giano. Ognuno dei due protagonisti è l’evento meiotico l’uno dell’altro che spinge Narciso a essere sincero nel contempo dell’altra parte che deve negarsi la vita per sospirare di aver preservato anche nel simbolico l’ontologico insultato nei piani più profondi...


<< Non ci si uccide per non negare alla stessa vita l’unico scopo di vederla morire, se vivessi col piacere farei un torto mortale al massacro >>.  
  
E’ un circolo senza via d’uscita. Il kairos è lo stesso tempo Kronometrato che si riduce fino all’ultimo istante “reale” di vita/morte. Il codice analogico nella sua consistenza o deprivazione, può essere letto a volte come filtro salvavita e tappo che non permetterà mai di far uscire il proprio magma vitale...

                                                 I’M 

PS è un miscuglio tra le parti mongolfiera di Al. E Gl.  belle da vedersi, quando forse diversamente da loro due si assumono delle maschere per sopperire alla impossibilità di integrarsi col proprio corpo (in questo caso la bellezza diventa la necessità di curiosità dal simbolico); l’aspetto ciclotimico di D. attratto dalla zona pellucida di origine ma avendo una consistenza più maturata nel codice analogico il disagio si è manifestato con la depressione più che con la funzione dell’Identità; la mia mancanza di partire e proseguire con una energia propria, pur avendo un possibile potenziale da incarnare in un globale massimo, a differenza di Am. Che, come hanno detto,  avendo delle parti addolorate, ha reso possibile questa spinta... quest’ultimo aspetto in me ha superato forse o purtroppo la 3D?  Non sono più dolori ma tagli!?

Gianni C.

gennaio 01, 2019

Benvenuto Nuovo Anno!

gennaio 01, 2019 Posted by F. I. No comments

 
Che sia l’anno del guardare avanti, ringraziando e osannando il vecchio e quello che di buono esso ci ha voluto-potuto-saputo dare;

Che sia l’anno dell’osare, perché meglio perdere-ridursi-morire piuttosto che accettare passivamente di morire giorno dopo giorno;

Che sia l’anno dell’ontologico che entra nella storia e la modifica;

Che sia l’anno del sentire più che quello del pensare-credere-ponderare;

Che sia l’anno della speranza più che quello della rassegnazione;

Che sia l’anno del piacere di scambiare al di là delle diversità etnico-culturali-simboliche;

Che sia l’anno della ricerca del fusionale, piuttosto che della frammentazione simbolica alla quale il disagio ci sta obbligando;

Che sia l’anno della pace intesa come avvincere-restare uniti al di là degli schemi culturali ai quali l’economia finanziaria ci ha assoggettati;

Che sia l’anno di inizio fetogenetico per la G.U.K. (Gravidanza Universale Kosmica);

Che sia l’anno del credere di essere capaci di modificarsi e modificare, partendo dal perdonarsi i nostri debiti/limiti storici;

Che sia l’anno del piacere di essere com-pagni, cioè del fare insieme il pane.

Che sia l’anno della Profondità che, in maniera leggera, ci permette di entrare dentro di noi e navigare.

Giovanni C.

 

dicembre 13, 2018

13/12/2005: IO SONO QUELLO CHE SONO!

                                   

                                                   

Purtroppo voi vi siete riposati io non sono tranquillo, perché ci sono una serie di problemi scemi che non si riescono a risolvere. La direzione sanitaria è inesistente, parte del personale che sta qui è quello che è. Io me ne potrei già andare in pensione, e sto ancora qui! Non mi sembra una grande situazione. Finiamo di riprendere il senso delle cose che stiamo facendo…Mi piacerebbe che questo centro rimanesse, possibilmente in mano a qualcuno che non ne fa altro, spero di crearmi una situazione in cui farò queste cose in maniera itinerante, non mi interessa più dare queste cose alla città di Foggia e a questo ambiente. Mi piacerebbe viaggiare, girare, non mi sembra che sia giusto rimanere ancora in questa terra. Mi dispiace che non si è creata un’altra alternativa al centro, anche perché questo è proprietà di chi ne fa quello che vuole. Il discorso che vorrei avviare spero che abbia un futuro. Sono stato tre giorni senza infermiere. 
La signora G., che è una dismatura pur essendo dotata, voleva parlare con me dopo due mesi che è stata assente. Mi sono dovuto arrabbiare e gridare, non si può lavorare per cose importanti in questo modo. Purtroppo il privato sociale non ha sortito niente, vengono persone che prendono qualcosa e se ne vanno, ancora non trovo persone che hanno l’ottica progettuale! Siamo ancora alla ricerca di maturare cose nostre, ed è buono, io purtroppo sto in una fase di esigere un qualcosa che cresca, un seme, una pianticella che cresca. Io sono rimato un altro anno, pur potendo andare in pensione, e non è molto semplice sostenere questo carico che non è solo il centro. Vedrò in quest’anno che cosa posso fare. 
Non so se F. vuole rimanere però penso che non posso più cercare di far crescere le persone per. Mi sono sfogato! Mi ricordo la mamma di M. che quando il figlio stava male, allora è uscito fuori che aveva un terreno, voleva fare qualcosa per il figlio…ognuno viene qua per prendere…non si capisce che qui non si viene solo per migliorare il sintomo, ma iniziare qualcosa di nuovo in cui ognuno ci può mettere qualcosa. Qua non riusciamo neppure a mantenere Limax. Sono abbastanza scoraggiato!  Silenzio profondo di sconforto e di commozione. 
                                                    

Allora stavamo parlando di quello che è una dinamica, penso di aver fatto capire che una dinamica…il dottore non riesce ad andare avanti…

Momento di commozione generale…..
Penso di darmi un altro anno al massimo, poi a Dicembre prossimo non rimango più al Centro, perché penso di essere portatore di uno spirito non di un luogo. Ho dato l’anima, lascio degli spazi, un’organizzazione minima, se non interessa a nessuno…il servizio pubblico è così, non è di nessuno! Penso di avere diritto a del tempo per me, per fare teoria, non ridurmi a fare teoria la sera tardi perché gli altri se ne stanno per fatti loro. Non perché non sono capaci. Questo anno mi devo dare del tempo in cui mi devo preparare ad altro, sarà un anno in cui, se si crea un’opportunità è meglio, se c’è qualcuno che vuole continuare è buono, io un domani posso anche chiedere di venire qua come consulente del metodo, e poi penso, se campo, di dover fare altro. 
Lo spirito non sta né in tempi e luoghi definiti, né in questo centro, sento che devo vivere in maniera un po’ più nomade, itinerante, quelle cose che so fare non è che devo farle per forza a Foggia, lo posso fare in giro se ci sono delle persone che lo richiedono. 
Per stare nell’argomento di ieri, questa gravidanza che ho fatto in questi quaranta anni, è stata a modo suo uno stato quiete che mi ha permesso di lavorare dal di dentro, ma mi sono molto limitato rispetto alla realtà, ho lottato dal di dentro per fare crescere questo. Ma è tempo che s’inneschino dinamiche diverse che non so quali sono, ma certo questo tipo di dinamiche di gravidanze non mi stanno più bene. Quello che ho fatto, ho fatto, le cose che ho potuto trasmettere le ho trasmesse, penso di avere diritto di vivermi una dinamica un po’ più ampia di quella che ho fato in questi quaranta anni. 

Tornando al Corso…stavamo dicendo che se la vita è essenzialmente dinamica o infinite dinamiche o dinamiche inedite o dinamiche caotiche, caotiche nel senso che non rispondono ad un ordine prestabilite, non che non hanno un ordine, e da cosa si parte? Siccome noi ci immettiamo in un flusso di vita che non inizia oggi, la prima cosa da fare è riconoscere che c’è una vita antenata, ognuno ha già un suo stato quiete. È già espressione di una modalità di vita che prima di giudicarla o di poterla invadere, o includerla, bisogna conoscerla e rispettarla. 
Questa è la prima cosa, non significa che mi fermo lì, certo più conosco lo stato quiete e meglio è. Nel caso di L. l’aver conosciuto lo stato quiete di quella signora un po’ di più, gli ha permesso di modificare la dinamica che lui ha creato. Questo significa. Sono modalità più rispettose della vita. Se ci fermiamo alla scorza della vita, ci fermiamo a dire: questo è uno scolaro, questo è un fedele, questo è un paziente…questa è una modalità molto banale di una persona…le accelerazioni ci sono…l’aver tutto trasformato in economia ci impedisce concretamente, non ci dà neppure il tempo, oltre le categorie di accesso, solo di sospettare che lì ci sono 4 miliardi mezzo di anni di vita tradotti nel suo modo specifico. La vita prima di diventare altro, dice: io sono. Davanti a IO SONO ognuno deve stare lontano, togliersi i calzari e adorare quella cosa lì. Prima mettersi in relazione profonda di ciò che già è la vita. È bello perché ci incoraggia, la vita già ha fatto delle cose, non ha bisogno di me per cambiare tutto. Già c’è. Ha fatto tante cose buone, espresse anche in una maniera inizialmente mi sembra negativo, adoro, mi prostro, la bocca la metto vicino alla terra, m’inchino davanti a ciò che già c’è stato.
 Questo è il primo aspetto. E quindi è ovvio che quello che è già stato nella vita o nella mia vita, nei miei rapporti con la mia famiglia di origine, nella mia formazione, mi ha prodotto quello: IO SONO, sono un valore anche se confrontato con alcuni criteri sono un non-valore. Ma questo è un problema delle epistemologie del simbolico dominante che deve fare confronti differenze tra ciò che ha valore e ciò che non lo ha. La vita che madre di tutto non può dire che ci sono cose che non vanno, altrimenti è stata scema a farle venire fuori, allora che cavolo di vita è? È una vita che non ha in sé la sapienza di Dio, allora c’è sempre bisogno, come hanno fatto le vecchie epistemologie di trovare il diavolo della situazione che invece giustifica Dio e in più deve mantenere quest’esclusione di parti. 
L’epistemologia globale supera un po’ questa visione infantile. Quindi lo stato quiete è contemporaneamente il Giano Bifronte. 
                                               
  


Giano che era una divinità con due facce, viene da ianua che significa porta. La porta ha due facce, la faccia che mi chiude al viaggio, alla possibilità, molti di noi presenti ascoltiamo con la ragione, ma nella nostra stanza non apriamo le finestre per far entrare aria. Sono immagini, informazioni, suoni che vengono dall’esterno, ma non è l’apertura all’esterno. Perché non risolviamo? Perché abbiamo visto che di meglio non c’è possibile fare, perché temiamo che se usciamo fuori da quella porta c’è il disastro, c’è il diluvio, quindi ognuno di noi sta dentro. Quello che facciamo? Il positivo, facendo crescere il positivo dello stato quiete per cui ci sembra che c’è tutto, in negativo trovando sempre da dire chi vuole alterare il nostro stato quiete. Le persone molto critiche è perché non accettano minimamente di mettere in crisi il loro stato quiete, perché hanno paura di aprirsi al viaggio della vita, anche se avessero tutto l’oro del mondo, gli manca qualcosa. Già questo è un buon motivo per dire: “Quando vuoi tu, apriti!”, non trovare buoni motivi per dire: “Ma quello è così, ma ci sono anche cose buone in questa stanza!” Questo è innegabile, penso che l’affermazione che ho fatto è che lo stato quiete è già espressione positiva, magnifica di vita. 
Se è talmente buono che vi sembra che sia il globale totale, rimaneteci. Però l’epistemologia globale mi pare che affermi che il globale totale è proprio il viaggio. Come fai a dire che c’è il globale totale se ti fermi? Sono ipotesi un po’ “Cicero pro domo sua”. Fai l’arringa per difendere le cose tue, eviti il resto, lo critichi, ma per rimanere dove stai. Se ci vuoi rimanere dillo: “A me piace dove sto!” non c’è bisogno per forza di accogliere, ma uno deve sapere qual è la sua verità. Perché criticare solo l’esterno, vedere i punti deboli non ci serve, perché i punti deboli sono dovunque, dappertutto, le incongruenze, le contraddizioni, la non chiarezza di cose, la non totalità, sono cose ovvie, non c’è nessuno che non ha imperfezioni. Però questa modalità è solo una modalità raffinata, intellettualoide di dire: “Il mio stato quieto non lo vendo a nessuno!” se andate a vedere lo stato quiete è così perché devo preservare equilibri della mia famiglia di origine che non voglio minimamente mettere in discussione. Uno ne ha diritto! 
L’importante è che si dica: “Questo che mi proponi in questo periodo storico della mia vita non mi interessa, neanche lo prendo in considerazione!” è inutile che faccio le bizze.
Fare le bizze significa mi voglio aprire, ho in mente di fare un percorso, ho dei dubbi rispetto a questo e sono legittimi, mi devo convincere per fare altri passi. Ma se è per dire: “Mi sono aperto, ma tanto non c’è nulla di importante per me…!” che facciamo, perdiamo tempo! Può diventare lo stato quiete un meccanismo anche quello è una chiusura, la chiusura non è solo chi sta come un eroinomane che ha uno stato quiete e chi glielo smonta più! Rispetto al quale non è influenzabile da niente, a meno che non lo spiazzi con un atteggiamento a cui lui vi è abituato, ma bisogna trovare una strada.
L’altra modalità è che altrettanto rigida, ma più sofisticata e quindi a me non piace, uno che sta in uno stato psicotico è quella e si fa vedere, è quella di aprirsi e di trovare sempre il punto critico per dire: “Sì, però…!” l’ambivalenza di dire: “Io in realtà mi apro, ma non mi devo aprire, ma non mi apro perché non mi voglio aprire, perché tu hai dei motivi che non vanno che mi giustificano perché io non mi devo aprire!” guardate che sono cose sofisticate che avvengono anche nei rapporti di coppia, nei rapporti con i figli, lasciamo stare in rapporto con un pensiero, con una teoria, avvengono anche nelle relazioni più ordinarie. 
Io rischio questo: il mio stato quiete è stato quello di partire dal mio disagio e far nascere un Metodo, o un’espressione esteriore visibile e calpestabile, perché Metodo significa Strada che ti fa andare al di là, può diventare il mio stato quiete e mi giustifico sempre con i problemi degli altri, per non andare dove devo andare. Oppure il mio atteggiamento può essere che vado da una parte, dall’altra, oggi…un atteggiamento materno per favorire che uno s’immetta dentro, penso che anche questo non ha più senso. Filomena non c’è, si è presa un altro giorno, le avrei detto questo stamattina: “Non è questione di avere altre esperienze, o altri elementi, queste cose o si scelgono o non si scelgono!”, posso scegliere e poi trovo la mia strada diversa dalla tua, ottimo, perché il Metodo non è un unico percorso…il fatto di favorire sempre che qualcuno di immetta qui, ho perso 30 anni di queste cose qui, non c’è rimasto nessuno! Anzi sono diventati i miei peggiori nemici. Io sono diventato colpevole forse di alcuni atteggiamenti di immaturità che ho avuto, ma ho dovuto difendere sta pianticella, è contata anche la mia inesperienza, i miei problemi, se cominciassi adesso, grazie a mio fratello, ho tante competenze in più.
Io in questo momento non posso tenerci più al centro, quello che seminato, ho seminato, chi non ci vuole stare, se ne va, e se uno se ne va, viene un altro medico e si chiude il centro, diventa un centro dove si danno psicofarmaci, io se voglio fare altro, vedrò dove farlo, non è che mi deve sentire legato a questa struttura, questo è il senso, perché mi sono scocciato di mettermi al posto delle altrui responsabilità. O che gli altri trovano dei difetti in me per giustificare il fatto che loro non si vogliono immettere. 
Ognuno di noi vorrebbe avere trenta anni per scegliere e un mese per operare. Lo vorrebbero tutti, ma oggi con le cose che stanno precipitando bisognerebbe ragionare in termini diversi. Né mi va di condizionare gli altri per una cosa per me chiara, e passo da F. ad E., non posso dire ad E.: “Tu fai questo…”, perché andare lì sono fatti estremamente personali, io gli ho dato una mano perché lui arrivasse a rigenerare le cose sue che sono buone, e procedesse dal padre e dal figlio per fare un suo spirito di vita, che ce l’ha e si vede e che deve estendere dove vuole. Io penso di avere il diritto e il dovere di mollare quest’atteggiamento materno verso gli altri o in difesa. Un’altra cosa che non sapete è che D. mi ha piantato, è un progetto in cui avevo investito molto. Poi se volete vi faccio leggere la lettera che gli ho scritto, dovevamo fare una mostra a Roma nel 2006-2007, dovevo fare la parte teorica, chiaramente la mia parte doveva essere molto innovativa! Siamo andati una settimana io e Giovanna lì, alla fine di questa settimana, impaurito, ma me lo poteva anche dire, mi ha mandato un’e-mail che se volete stasera vi leggo. Questo fatto ancora non l’ho comunicato a nessuno, è un fatto che mi ha fatto molto star male, perché il mio vizio di non partire da me, ma di cercare sempre qualcuno da accompagnarmi e con cui associarmi, mi ha portato sempre enormi fregature. In una settimana siamo stati con lui a casa sua, io sono stato a casa sua per fargli capire che cosa è il Metodo in realtà…sì sì…bellissimo, io avevo capito già…vi voglio leggere le lettere che abbiamo scritto io e Giovanna a cui lui non si è degnato di rispondere, avevo già contattato dei traduttori in inglese e arabo che lui mi aveva detto di fare! Quindi mi sono trovato con un bambino dismaturo che non può a quell’età comportarsi così! Mi sono trovato con un’e-mail. Stasera vi voglio regalare la lettura di quella lettera che mi ha fatto superare definitivamente questo.
 Una delle cose mie è che non ho avuto mai un padre e quindi sono andato sempre alla ricerca di padri. Ma di padri con cui essere fratelli e che capisse il valore di certe cose. E ce ne ho un’infinità di cose che io ho creato. Con Piazzi rimane il discorso che io sono stato il medico personale, qualcosina ha capito, ma non è mai entrato nella teoria. Mai. Lo stage è una cosa che porto avanti io perché m’interessa incontrare persone, ma vi posso dire di tante altre persone! Io a questo punto ho smesso, grazie a D. ho mandato a farsi benedire la ricerca di questi padri perché io sono quello che sono e vado avanti per quello che sono, ho un valore, non a caso avete visto che sono diventato sempre più sfacciato, le cose mie valgono, ho elaborato delle cose molto particolari, e sono rimasto in questo cesso. Certo non posso pensare di stare in questa cosa qui in cui non ho infermieri, nessuno psicologo vuole venire qui! Ho visto cose dell’altro mondo, F. è l’unico medico che è resistita finora, ma non lo so che intenzioni ha, io mi devo liberare da quest’atteggiamento materno di far crescere altri fratelli che poi…sono logiche che non servono più. Io devo sapere per me che devo fare. Grazie a Dio ho lavorato in tutti questi anni, mi sono anche riscattato gli anni universitari per cui ho 38 anni e mezzo di lavoro! In quest’anno se ci saranno delle persone in primis F., lei si è trovata in una situazione in cui c’è differenza tra lavorare qui e neurologia, lavorare qui è pesante, lavorare in questo Metodo è pesante, io la vorrei lasciare libera. Lei era venuta per un periodo transitorio, poi è voluta rimanere, poi non penso che uno possa rimanere solo per fare un piacere a qualcuno, se c’è una realtà che è percorribile da me ci sto, oppure me la prendo e la ridimensiono anche perché è meglio lasciare questa struttura ad un a persona onesta, preparata, che emotivamente si coinvolge, non fa soldi su questo, piuttosto che uno che viene qua e fa quello che fa. Penso che questo non deve essere più un mio problema, io ho seminato, se il seme finisce che se lo beccano gli uccelli, è una delle possibilità, non determina nulla. Io sono nelle convinzioni se non mi viene un accidenti, che inizierò una seconda parte della mia vita che sarà molto diversa da quella che ho fatto finora. 
Da dove sono partito? Anche il mio è uno stato quiete, come vedete è durato 40 anni anche perché c’è stata una gravidanza, l’ho gestita così perché stavo combinato male, non potevo fare altro, non che mi posso biasimare anche per questo, però ora basta. Ora la gravidanza è finita. Non me ne frega niente di quello che ho prodotto, mi prendo un anno di puerperio, il puerperio è la situazione tra il parto avvenuto ad una normalizzazione della donna rispetto anche ad una serie di cose. Interrogherò le persone rispetto al centro, anche a F., lei se non è d’accordo, fa bene ad andarsene da subito anche se mi dispiacerebbe lasciare questo centro in mano a persone che danno solo psicofarmaci. Qui ci può rimanere una persona che a partire dal suo star male questa cosa un po’ l’ha capita, se l’innesto non è avvenuto, è meglio che qui si chiude perché ci starei male che dopo tanti anni di lavoro….pausa di emozione… sono stato sempre dinamico, io non sono forte, sono uno che era disperato…è diverso……emozione….La forza me l’ha data la disperazione…anche la fiducia che è stata la cosa più importante della mia vita, è che la vita si può rigenerare, questo è stato la cosa fondamentale che mi ha retto, il positivo, ma non positivo che non mi scomoda, io mi sono sempre scomodato, a parte il fatto che sono un medico e quello era anche il mio dovere. Io penso che questo stato quiete storico, penso che debba concludersi, io penso che i segnali che ho in questo senso sono chiari, la vita ti informa attraverso le cose che non vanno se le sai accogliere, penso che non ho dignità nell’accettare tutte queste cose che stanno avvenendo, dopo trenta anni di lavoro

L’altra parte della porta

L’altra possibilità qual è? È la faccia della porta che è aperta all’esterno, cioè mi dice: “Io ho una casa, ho delle cose buone che sono già mie, ho un mio stato quiete con il quale vivere, posso fare anche a meno dell’esterno, però ho una parte che è aperta a delle novità!” vedremo adesso nel secondo aspetto che cosa si può fare. Cioè uno mantiene sempre una parte chiusa perché siamo inerziali, non è vero che vogliamo viaggiare. Specie gli uomini vorrebbero andare indietro, cioè annullarsi, la vita è una produzione attiva che implica come ogni lavoro delle risorse per alzare un sasso ci vogliono lavoro e energie, farlo scendere non ci vuole niente. Quindi la porta aperta rappresenta la situazione in cui io sono consapevole che sto in una stanza, ma so che sto in un appartamento finito per cui posso andare anche in altre stanze. 
Se c’è questa condizione che cosa avviene? Che cosa succede? Se la porta è chiusa e io la voglio aprire per forza, la dinamica abortisce, l’ascolto non solo è importante perché in questo modo io capisco qual è la specificità di quella persona, di quella situazione. Non solo serve a me perché la dinamica che avvierò sarà meno costosa e più ricca. Vado piano perché ho fretta, per fare le cose in fretta devo andare piano. 
Se io ti voglio eliminare lo stato quiete e non lo ascolto, lo rinforzo. Perché io penso che è un modo per fregarmi, non penso che sia una visita e metto dietro la porta per impedire che lui entri, cioè abortisce quella dinamica, vogliamo tanto aiutare quella persona, ma quella persona non lo capisce! Cioè il figlio, il marito, un altro rapporto si rinforza proprio l’opposto per cui alla fine avete che la dinamica abortisce già qui. Non avete nessuna possibilità che la dinamica si apri. Non è il massimo!
 Se si supera lo scoglio dello stato quiete, nel senso che lo si ascolta adeguatamente, con arte, rispettandolo, però sapendo che è un parziale…perché l’accompagnatore non può dire: “È scritto nei diritti del bambino che si fa così!” che cosa significa? Il bambino vede che tu non ci stai nella dinamica, rispetto non è obbedire a dei criteri oggettivi, significa che io entro in dinamica per la conoscenza che ho di te che solo io posso fare e che nessun libro mi può dire. Ma con te dialogo, nel senso che sento che hai delle parti su cui ti posso accompagnare. L’accompagnatore non può dire: “Non posso fare questa cosa a mio figlio, lo devo rispettare!” quello è un rispetto che non ti fa coinvolgere, lo facciamo tutti. Non mi voglio coinvolgere, mi prefiguro che lei ha uno stato quiete perfetto, ma è una mia proiezione perché devo difendere le cose mie. Poi improvvisamente cambia qualcosa…quando questo succede il genitore dice: “Perchè hai fatto questo!” dovrebbe dire: “Io lo stato quiete l’ho troppo rispettato perché ha fatto comodo a me, io non ci sono stato in queste cose!” ma non per colpevolizzarci, ma per vedere le cose che per prima io posso fare. Non posso pretendere che sia mio figlio perché sta nella crescita. Non è meglio dire: “Io mi rendo conto dei miei limiti e oggi voglio cominciare a cambiare qualcosa!” non è meglio questo che dire: “Non fare questo, non fate quello!” tutto sommato questo dura fino ad un certo punto, perché poi tutti questi ragionamenti, quando uno ha una dipendenza, non servono a niente! Questo è il discorso.

dal Corso di Epistemologia Globale e Dinamiche di Gruppo DIN VIA

13/12/2005 festa di Santa Lucia                                                      


dicembre 10, 2018

Ho chiuso la porta dell’Arca ed è iniziato a piovere...

dicembre 10, 2018 Posted by elle ti 2 comments




Parto dall’inizio stavolta perché mi voglio dare valore. 
Parto dall’inizio di un percorso che prima voleva essere di risposta ad un disagio mostrato da mio figlio e mia moglie, poi da una ricerca di me stesso, fino alla mia crescita, alla riscoperta del mio maschile e della mia parte padre. Parte padre che questa settimana ha chiuso la porta dell’arca, su cui è salita la mia famiglia acquisita e non quella d’origine. 
Mercoledì sera ho parlato più di 2 ore con mio babbo Tarcisio, mia mamma Rita e mia sorella Tea, record del mondo di durata di una chiacchierata con loro. Sono partito immergendomi nella mia rabbia, di dover lasciare la casa in cui ho vissuto per 38 anni e di doverla far lasciare dopo 8 anni a mia moglie Elisa e dopo 5 e 3 anni ai miei figli Zeno e Frida. Rabbia di essere stato tradito mille volte da due genitori che hanno sempre preferito compiacere l’esterno, passando sopra ai propri figli. Rabbia di un meccanismo di doppio tradimento, in quanto non capaci nemmeno di ascoltare le richieste di aiuto e di affetto che ho manifestato, anche molto direttamente nell’ultimo periodo. Schemi impossibili da rompere, i loro, fortunatamente solo molto difficili, i miei, che però grazie al partire da me sono crollati. Attraverso questa rabbia è stato difficile non tirare una tazza che mi era capitata in mano nel muro, ma sono riuscito a mantenere un piede anche nel dolore e nella delusione, uno anche nel desiderio di una famiglia di origine in grado di apprezzare le mie unicità, e la tazza non l’ho lanciata. In generale sono riuscito a mantenermi all’albero maestro di non voler lacerare, sentivo che non avrebbe portato valore aggiunto alla mia vita. Ho seguito i segni che la vita mi ha dato e, durante il confronto con la mia famiglia di origine, ho letto un libro che la maestra di Frida aveva letto a tutti i genitori il pomeriggio stesso durante la riunione dell’asilo… 



 



 

 


Nemmeno a farlo apposta c’era pure lo scoiattolo Mariano che mi offriva il suo ombrello, che mi è servito, come mi è servita la spada di Alessandro, che mi ha fatto tenere salda la figura dell’arcangelo Michele, che mi ha permesso di usare la mia forza in difesa della mia famiglia e di me stesso. Una parentesi a tutta l’energia che mi sono portato a casa dal progetto Rainbow, durante il quale sono arrivato a conoscermi più in profondità grazie a tanti specchi riconoscenti e durante il quale ho smesso anche di fumare, sempre decidendo in profondità di voler ascoltare le mie emozioni, sempre forti e chiare. Tanti mi avevano consigliato di lasciare la mia casa natale, ma fino a che non l’ho sentito io in profondità, non sono riuscito a farlo. Solo Mariano non me l’ha consigliato direttamente e così facendo mi ha spinto a trovarmela da solo la via per lasciare Itaca e intraprendere il mare aperto, al di là delle colonne d’Ercole. Tornando allo scontro di mercoledì scorso, ci sono andato con il globale massimo di tagliare il cordone ombelicale e sono riuscito a farlo. Sono riuscito a rinunciare agli agi che avevo sempre avuto paura di perdere, ma che mi stringevano sempre di più per le palle. Ma così facendo spero di lasciarmi alle spalle anche tanta rabbia, che mi veniva data giornalmente, mascherata da amore genitoriale. Rabbia che ultimamente aveva preso il nome di Progetto Nuova Specie, considerato il generatore di tutti mali. Nemmeno l’evidenza oggettiva che questo percorso mi stia salvando la vita (ho smesso di far uso di sostanze, di bere, di fumare e ho iniziato a smettere di sparare rabbia a caso, soprattutto verso la mia famiglia acquisita) è servita e forse è stata un’ulteriore spinta per chiudere la porta dell’arca senza chiedergli di salire. Anzi, ad un certo punto ho detto a mio babbo, che continuava a difendersi tirando in ballo dinamiche puntuali su cui voleva aver ragione, che se non se la smetteva gli avrei dato 2 schiaffi e che così facendo era proprio un coglione! Non se la smetteva, voleva proprio aver ragione e va bene che la ragione si dà agli stupidi, ma nemmeno ho voluto svendermi e quindi ho ribadito (nonostante la vocina che ancora li voleva difendere e che mi consigliava di andarci piano perché avrei potuto indurli al suicidio) che se ho fatto uso di sostanze per 18 anni sarebbe stata ora che si prendessero un po' di responsabilità anche loro. Che se mi succedesse a me, visto che sono padre, lo prenderei come un fallimento di un genitore. Dove cazzo sono stati loro per tutto questo tempo?! Nel marasma mia mamma chiedeva scusa, per eliminare il negativo, ma senza nemmeno sapere su cosa si scusava (gliel’ho chiesto e non mi ha saputo rispondere). Mia sorella mi ha rimproverato di essere venuto meno alla promessa di passare del tempo con lei (vero, c’arriverò, ma ho delle priorità con me stesso e la mia famiglia). Mio babbo mi ha chiesto di andare con lui a caccia (passeggiare nel bosco con cane e fucile). Io penso di poterci arrivare come padre alla mia famiglia d’origine, ma non ora. Adesso ci sono io e loro è giusto che marinino un po' nei loro fallimenti. Hanno lavorato una vita, trascurando i rapporti con i figli, per costruire la casa del figli (più una celletta di famiglia al cimitero che una casa).. è ora che se la godano da soli, senza più un figlio e gli unici 2 nipoti che hanno. Purtroppo i nipoti ci andranno spesso, perché ancora abbiamo bisogno, ma ci organizzeremo per mandarli il meno possibile (è giusto che i bambini si vivano i nonni, ma non devono diventare la loro soluzione). 
Oggi posso dire che è iniziato a piovere. Acqua che lascerà nel passato chi sull’arca non ci è salito. Oggi abbiamo finito il trasloco alla nuova casa in affitto in centro a Cesena. Un appartamento umile, ma di cui sono già innamorato, che ci ha permesso pure di iniziare a ridurci e quindi a semplificarci, per via degli spazi, che si sono più che dimezzati rispetto a prima. Al mio ritorno dal rainbow Elisa era già andata a vedere questo appartamento e senza pensarci troppo in meno di 2 settimane c’eravamo già dentro. 

 

C’è stato l’aiuto della famiglia ontologica, sia verso Elisa quando io ero impegnato a lottare e a vincere contro i miei mostri al Rainbow, sia per il trasloco analogico, per il quale ho sentito maggiormente Martino e Massimiliano e a distanza Benedetta, Fabio ed Erika. 
Oggi poi mi è tornata la voglia di fumare. L’ho ascoltata e c’era persino le voci che dicevano “cosa vuoi che sia”, “anche Massimiliano ne fuma una quando va a cena fuori”, “se la fumi prima di andare a letto, mica tappi le emozioni, tanto vai a dormire”. Dietro quella sigaretta, che sono riuscito a non fumare e che ringrazio, c’ho trovato il bisogno di essere accolto. Dopo una grande fatica emotiva e fisica, che mi sta aiutando ancora di più a tornare a me stesso, vorrei tanto una madre che mi abbraccia e mi coccola e un padre che riconosce il mio valore. Mentre lo scrivo mi commuovo. Oggi ho pensato che Elisa potesse aiutarmi, visto che questi giorni l’ho accolta tanto come un padre, poi ho visto che non era in grado, anche se mi diceva che c’era per me. Mi è arrivato come il solito tradimento, come il solito amore ambivalente che nascondeva la rabbia. Ho avuto paura di chiudermi e sono riuscito a rifiutarlo, mentre ammainavo la vela, simbolo della manualità recuperata, dopo essere stata castrata da un padre bambino che ha ancora bisogno di farsi vedere dal figlio, che qui ed ora il padre non glielo vuole fare. 


Ora pioverà per 40 giorni e 40 notti, in cui dovrò essere bravo a riposarmi e a godermi ciò che di immensamente grande sento di aver fatto per la mia vita e quella dei miei figli e della mia compagna Elisir. Poi lancerò il corvo e la colomba e vedremo. 

Noè