novembre 18, 2017

12 novembre 2017, Sala del Sole Globale - Villaggio Quadrimensionale - Troia (FG). Prima parte del Salotto Letterario Globale tratto dal romanzo "Lo strano caso del Dr. Jekyll & Mr. Hyde".

Sono arrivato a Foggia già nel pomeriggio di sabato. Alberto e Mattia sono venuti a prendermi in stazione e mi hanno portato con loro a casa di Mattia dove, insieme anche a Gioele, Filippo e Annalisa abbiamo preparato le “Gioccolate”.
Abbiamo schiacciato mandorle per ore...

A proposito delle “gioccolate”, che sono state realizzate per raccogliere fondi per il Progetto Nuova Specie, ce ne sono di diversi tipi (con le mandorle, con le arance, con le noci, con i mirtilli) e sono tutte buonissime!
Io ne ho portato a casa un barattolo (quella col burro di “anarchidi”) e le mie figlie l'hanno praticamente già finito!
Compratele: il prezzo è onesto e sono una delizia!

La mattina di domenica aspettavo Thea, che è arrivata anche lei in stazione ed è stata accompagnata al Villaggio da Pina P.
Sapete che siamo in crisi come coppia e che stiamo cercando un accompagnamento nel nostro percorso: questa situazione - unita ad una certa tensione nervosa che si è impadronita della mia persona, soprattutto nel pomeriggio - mi ha impedito di seguire gli avvenimenti della giornata con la desiderata attenzione.

Oltretutto nel pomeriggio io e Thea siamo dovuti partire prima che il Salotto Letterario fosse finito (non potevamo fermarci a dormire né prendere un treno più tardi): siamo andati via verso le 18.00, perdendo una parte della lettura che Mariano ha fatto del romanzo di Stevenson, “Dr. Jekyll & Mr. Hyde”.

Ad ogni modo, cerco di fare un resoconto di quello che io mi sono vissuto.

La giornata è iniziata con l'inaugurazione della Sala del Sole Globale e, in particolare, con lo 'svelamento' delle due targhe presenti nella Sala, quella della “Croce Infinita” e quella, appunto, del “Sole Globale”.



La prima è praticamente la trascrizione di un articolo di Mariano apparso sulla rivista LIMAX, un redazionale di qualche anno fa: nell'articolo, prendendo lo spunto dal concetto di “guerra infinita”, inaugurato dall'allora governo americano dopo l'attacco jadista alle torri gemelle, Mariano parla della “croce infinita” del disagio diffuso come realtà epocale e della condizione dei moderni “crocefissi”, gli psicotici e i disagiati di ogni livello e condizione.
La sua proposta di un capovolgimento non solo simbolico della croce latina (“simbolo di morte e di tortura”) è interessante: è una metafora, se possiamo chiamarla così, di una sorta di passaggio fondamentale, quello che porta dall'abbandono e dalla incoscienza, di fronte alla diffusione planetaria dei fenomeni di disagio, alla consapevolezza e all'intervento, alla partecipazione attiva nella gestione e nella cura (“amorevole”) di queste difficili situazioni che sono ormai presenti dappertutto.


La speranza in questo capovolgimento di atteggiamento porta poi all'altra targa, dove, accanto ad un “sole globale” (effetto involontario in una fotografia fatta ad una aurora dal 'segnitivo' Mariano), una sorta di secondo 'ombelico' solare sembra ben augurare la nascita di nuove esperienze 'uterine'.

Un lungo momento di 'comunicazioni' (come le chiamiamo anche noi a Urupia) ha rivelato la necessità di strumenti organizzativi più snelli e funzionali all'interno di una realtà come quella del neonato Villaggio Globale dove evidentemente le sensibilità, soprattutto quelle 'ecologiche' (o 'ecologiste') non sono uniformemente suddivise.

A queste difficoltà si sta cercando di ovviare attraverso una distribuzione delle responsabilità, ancora in fase di sperimentazione e sicuramente da migliorare.

A mio avviso (lo dico dopo 25 anni di vita in una comune collettivista e libertaria), si potrebbe sviluppare maggiormente la consapevolezza e la capacità di autogestione delle persone mettendo in piedi delle occasioni di discussione e di confronto ed elaborando delle formule organizzative più basate sull'adesione volontaria delle persone alle attività che sulla attribuzione 'autoritaria' o 'autorevole' di ruoli e incarichi.


Ma questo è un discorso lungo e complesso....

Il pomeriggio comincia finalmente il salotto letterario sul romanzo di Stevenson, “Lo strano caso del dottor Jekyll e mister Hyde”: Mariano legge parti del testo e lo interpreta alla luce e con gli 'strumenti' della epistemologia globale.

Ho trovato molto interessante la descrizione dell'epoca vittoriana e del periodo della rivoluzione industriale in Inghilterra, e anche la ricerca sulle origini sassoni degli antenati di Vittoria e su come si sia definito nei secoli il 'tipo' anglosassone con tutte le sue determinazioni, a partire da una 'vocazione' delle origini di questo 'popolo' come collettività soprattutto guerriera, militare.


Quanto a quel poco che sono riuscito a seguire dell'interpretazione del romanzo, mi è sembrato che ci fosse anche qui una specie di capovolgimento: nella interpretazione di Mariano l'integerrimo dottore diventa un borghese frustrato che mostra tutta l'ipocrisia sua e della sua epoca, mentre mister Hyde appare quasi l'incarnazione dell'umano, con tutti i suoi desideri, i suoi limiti e le sue potenzialità.


Di più in questo momento non riesco a comunicarvi, se non che è sempre piacevole per me incontrarvi e condividere con tutti voi momenti che sento per la mia vita attuale profondi e significativi, e che saranno anche straordinariamente fecondi (credo) per la mia vita futura. 
Agostino

27-29 ottobre 2017, secondo weekend di formazione dal titolo "LA COPPIA DEL TERZO MILLENNIO: TRA PARABREZZA E SPECCHIETTO RETROVISORE", un ciclo di interessanti incontri per chi vuole rileggere, sognare e fondare le proprie "coppie" a partire da un punto di vista globale sull'esistenza

- Nella fusionalità c'è tutto ma non vedi la distinzione perché tutto è fuso, è in dinamica senza dimensione di tempo e di spazio. Possiamo avere periodi, intuizioni, barlumi di fusionalità ma non sono essi stessi la fusionalità.
Il merito o la responsabilità di come vanno le cose è del creatore e del co-creatore, ognuno ci mette del proprio, il proprio 50%.
La fusionalità diventa una linfa, che chiameremo "linfusionalità", che deve circolare, sottomettendosi al principio del "panta rei".
Quando tutto scorre la vita circola e noi viaggiamo nell'esistenza.
È nella mia profondità che mi ricarico, che mi ricontatto, e di lì la linfusionalità ascende ai vari piani e li nutre.
Le cose buone nascono nel negativo, nella fase discendente ho l'opportunità di tornare alla fusionalità.
Nei momenti più negativi si produce la linfusionalità.
E chi me la deve dare, l'esterno? No! Se io sono figlio dell'In.Di.Co., posso produrla da me se riesco a fare il circuito di discendere e poi ascendere, se non perdo il senso del "panta rei", e arrivo in profondità.
Poi posso entrare nel tempo e nello spazio, solo dopo essermi ricontattato.
Qui e così porterò frutti nell'esistenza e potrò spendere il mio potere fusionale -.
Mariano Loiacono, 27-29 ottobre 2017.


27 ottobre 2017 – primo giorno 

Il fine settimana dedicato alla coppia comincia con l’inaugurazione della sala che ci sta ospitando, finita in tempi celeri dall’impresa edile di Nazario, per permettere lo svolgimento di questo corso. Mariano ha proposto di chiamare questa sala “La sala del sole globale”. L’idea gli è venuta la mattina fotografando l’aurora. Sono state tante le persone che, in questi giorni, si sono spese per raggiungere questo grande traguardo. In primis, il gruppo “Se.Se.”, ossia i “Sette Servitori”, e poi le tante persone che hanno collaborato per avere funzionali la cucina e gli altri ambienti del Villaggio. Un grande ringraziamento è stato fatto a Nicola, definito “dalle mani d’oro”, per la sua capacità di risolvere ogni problema che si presentava. 

Mariano comincia il corso spiegando perché sia importante un laboratorio sulla coppia. 


In una coppia ognuno porterà con sé il proprio diacronico diverso che gli fa ripercorrere cose vecchie. Se il diacronico di ognuno non viene elaborato, il sincronico si blocca. 

I problemi della coppia nascono per l’incapacità di sciogliere il diacronico. Quando si formano i PUK, il sincronico si interrompe e i figli manifestano il disagio, che vuole essere uno stimolo dato ai genitori per farli uscire dalle loro soluzioni. 
I vortici e il caos sono cose normali, bisogna sviluppare competenze più generali o anticiparli. 
I fenomeni vivi servono per riconoscerci nella storia degli altri. 
Mariano parla della sua compagna ed invita altre due coppie a parlare di loro. 
Dalle storie emerge che, per creare una fusionalità, bisogna lavorare sui propri vortici, sul proprio diacronico per non farlo prevalere sul sincronico. 
La serata si conclude con una bellissima cena prearata dal laborioso gruppo cucina in una location del grande Villaggio.
Pina S.



28 ottobre 2017 – secondo giorno
La giornata ha inizio presso il Villaggio Quadrimensionale con la visita all'uliveto, dove nascerà la IURTANA (Isolamento Uterino per Ricontattare Teofondità Ascensionali attraverso Nascite Accompagnate): da yurta-tana.
La yurta è una capanna mongola, ma quella che sorgerà presso il Villaggio vuole essere una tana dove si potranno ricontattare le proprie profondità avvalendosi dei quattro elementi naturali, nostri antenati primordiali: Acqua, Aria, Terra, Fuoco.   

Alle ore 9.30 ci si sposta nella Sala del Sole Globale: la mattinata è stata dedicata in buona parte alle comunicazioni.

Sono stati comunicati i nomi dei me.me. a cui sono state dedicate alcune stanzette della Foresteria; un'altra stanzetta è stata adottata dal Dipartimento Centro; una dall'Alsa Marche e Pesaro che, per facilitare il raggiungimento della somma necessaria, ha organizzato una lotteria con ricchi premi.  Si è anche pensato di dedicare una stanzetta ai bambini della Scholé Globale.

Dopo una pausa rigenerante presso il fornito bar di Nuova Specie, il Dr. Loiacono è entrato nel vivo del tema della coppia: dal greco “coptein”, “attaccare insieme”. 

Introduce l'argomento con una prima slide dal titolo Panta rei, ovvero tutto scorre, che sta ad indicare il movimento della circolinfa. Tutto ciò è stato semplificato attraverso l'unità didattica del CEU, del disco placentare, del sistema cardio-circolatorio e del nuovo logo dell'Utero Psì. 
Ha mostrato ai presenti anche il logo della Donna Globale, cimentandosi in una rotazione a 180 gradi dell'Utero Psì, che ha stupito la platea.


Dopo la pausa pranzo, il Dr. Loiacono ha presentato la slide del Ciclo Esistenziale Metabolico attraverso il Cummunitometro messo in relazione all'Utero Psì.

Successivamente, ha presentato la slide della scatola nera dell'esistenza: dal negativo nascono cose nuove; se si riesce a stare in una situazione molto negativa senza perdere il senso dell'esistenza, è allora che ci si ricarica. 


A questo punto, il Dr. Loiacono passa in rassegna i quattro tipi di coppia: fusionale, sessuale, sballosa, sintomatica. 
La fusionalità è nel primo piano della Piramide dove troviamo la prima coppia, quella con se stessi. Qui non esistono gli opposti, ma si vive l'esperienza dell'intero; nel secondo piano, quello della sessualità, l'intero viene secato: è qui che nascono gli opposti. Infatti, si sperimentano una serie di caratteristiche che perdiamo quando lasciamo la nostra fusionalità. Ecco qui che nasce la coppia per ricucire questi opposti. Se fallisce questo piano, si ricorre al piano superiore: lo sballoso.  Se la linfa smette di scorrere, si ricorrerà sempre di più all'eteroreferenzialità tramite la coppia sballosa, fino ad arrivare a quella sintomatica. 
Quando il rapporto con se stessi fallisce, la coppia tradizionale diventa un incastro: ciò che non si produce da soli, si cercherà all'esterno. Il sintomatico è la parte più lontana dalla profondità, etimologicamente “cadere insieme”. In questo piano non si riescono ad esprimere le cose proprie e aumenta sempre di più l'eteroreferenzialità. 


Il Dr. Loiacono conclude la giornata chiedendo ai partecipanti se hanno qualcosa da aggiungere in merito a quanto esposto fino a quel momento.
Sono intervenuti Paride e Davide lasciando un loro contributo.


La serata continua con la cena seguita dalla Festa organizzata con la collaborazione della Scholé Globale sul tema della paura, durante la quale sono stati festeggiati ben sei compleanni.
Saluti spaventosi dalla casa di Mila

29 ottobre 2017 – terzo giorno

Questa notte è subentrata l'ora legale e, nonostante avessimo la possibilità di dormire un'ora in più, alle 8.30 eravamo tutti puntuali nella "Sala del Sole Globale" per assistere ad una rilettura della Genesi e del racconto di Adamo ed Eva a cura di Mariano Loiacono.  
Non esiste un racconto che abbia condizionato di più le sorti dell'umanità come quello di Adamo ed Eva. 

Il libro della Bibbia è stato scritto da maschi e quindi vi domina il simbolico maschile. Il periodo storico di riferimento è caratterizzato dalla povertà e dalla semplicità del popolo, per cui l’interpretazione della Bibbia doveva essere statica. La conoscenza non era permessa perché avrebbe portato ad un cambiamento di vita, mentre invece tutto doveva rimanere statico. 
La cultura ebraico-cristiana ci ha dato tante cose buone ma anche tanti limiti. 

Il Dr. Loiacono ha parlato del Bereshit (genesi), un racconto scritto 3100 anni fa.   
Ha proseguito facendo un collegamento tra il Quadrangolare e la creazione del mondo: 


1) l'angolo Alfa ci fa cogliere l’opportunità di diventare co-ocreatori partendo da una cosa negativa come la terra, una massa informe e desertica;

2) l'angolo Beta viene paragonato allo Spirito che aleggia sulle acque: è questo il momento della creazione di un progetto mentale;

3) il percorso Beta-Gamma è il momento della creazione effettiva e della sperimentazione: non si tratta di una strada già scritta ma va inventata, sperimentata;

4) l’angolo Pi greco è il momento della verifica e della soddisfazione: Dio verifica che quello che ha creato è buono perché lo rende felice (la particella “fe” indica l’atto di “generare”).

Nel racconto della creazione, l'uomo è stato creato il sesto giorno dal fango, dopo che erano già stati creati il cielo e la terra, il sole e la luna, il mare e le montagne e tutti gli animali che li popolano, tutte le piante e gli alberi, e Dio pose tutto sotto il dominio dell'uomo. Dio gli disse che poteva fare ciò che voleva ma non doveva assolutamente mangiare il frutto dell'albero della conoscenza, pena la morte, perché la conoscenza è una cosa che richiede tempo, non si può avere tutto e subito. 


Ci vuole il tempo per cercare, per sperimentare. La vita è un viaggio. Se Adamo avesse mangiato il frutto della conoscenza si sarebbe fermato, non sarebbe andato più avanti. 
La donna venne creata dopo Adamo da una sua costola e quindi da un simbolico maschile. La donna viene portata dall'uomo e diventa così lo sballoso dell'uomo. Per lo sballoso (rapporto sessuale) ci precludiamo il sessuale e l'infusionale.  Eva nasce dopo il divieto di Dio fatto ad Adamo di mangiare il frutto dell'albero della conoscenza e pertanto non sa niente. 

Il serpente tenta Eva per convincerla a mangiare il frutto dell'albero della conoscenza. Si rivolge alla donna perché le donne sono quelle che meglio riescono a sostenere una situazione, quelle meno statiche, quelle che meglio vivono la loro vita perché adoperano il codice analogico, bio-organico, ontologico a differenza dei maschi che usano quasi esclusivamente il codice simbolico. 
“Serpente” etimologicamente significa “penetrare” e si può riferire ad un figlio che penetra, si insinua in una situazione statica e la scombussola. Il serpente conosce i tuoi limiti, ti conosce e ti tenta. Fa credere alla donna che Dio è geloso della loro conoscenza e che non moriranno. 
La morte fa parte del viaggio perché bisogna eliminare quello che non ci serve più, come fa la natura in autunno e in inverno, per prepararsi poi a rinascere in primavera. 
Dopo aver mangiato il frutto e averne dato anche ad Adamo, si accorgono di essere nudi, cioè quello che hanno non basta più. Ci accorgiamo di essere nudi quando ci adeguiamo ad un simbolico esterno, non parte più da noi. Il corpo va eliminato perché indice di peccato. 

Quando Dio li chiama, c'è uno scaricamento di colpe da Adamo ad Eva, da Eva al serpente.  
Dio punisce il serpente dicendogli che porrà inimicizia tra lui e la donna e che la donna gli schiaccerà la testa. In questo caso il serpente rappresenta il simbolico maschile. Alla donna dice che partorirà con dolore e che dovrà essere dominata dall'uomo, e infatti gli uomini usano le donne per il proprio sballoso. All'uomo dice che dovrà lavorare con sudore e fatica per procurarsi il cibo quotidiano e che un giorno morirà.
Dio li scacciò dall'Eden e mise gli Angeli come guardiani. 
Arrivati a questo punto non si può tornare indietro, si deve fare il salto precipiziale per andare avanti. Quando si rompe un equilibrio bisogna crearne un altro, inedito, nuovo, non copiato dall'esterno. Se rimaniamo fermi nelle cose statiche siamo morti.


La rilettura di questo racconto ha occupato quasi tutta la mattinata, per proseguire poi con il laboratorio sulle coppie.
Corsisti “sballosi”

novembre 15, 2017

V EDIZIONE DEL PROGETTO E.V.V.I.V.A.: il "branco" esce allo scoperto e si racconta.

novembre 15, 2017 Posted by F. I. No comments



Domenica 15 ottobre 2017

Evviva il progetto E.V.V.I.V.A. è partito!
Domenica pomeriggio c’è stata l’accoglienza, ci aspettavano quattro baldi conduttori: Emanuele, Antonio, Cristiano, Isaia e Silvio supervisore. 
Ci siamo presentati tutti, e ognuno ha detto cosa si aspetta dal progetto, cioè che parti vuole riprendersi e/o prendersi che non ha vissuto perché tagliate e quindi congelate, per lo più dai genitori, familiari e parenti. 
Anche i ragazzi che per la prima volta partecipano hanno iniziato a contattarsi in profondità e a dire in cosa vogliono crescere e dove vogliono essere aiutati. C’è stato molto contatto corporeo perché molti ragazzi sono bloccati, fanno difficoltà, perché anche i genitori non hanno ricevuto carezze e quindi non le hanno date a loro. 
Ci sono state molte dinamiche tra cui il ballo a ritmo di musica, ho cantato delle canzoni e sono stato valorizzato, cosa che i miei ancora non fanno. 
Spero che in questo progetto io e il mio ci valorizziamo a vicenda e litighiamo il meno possibile. 
Chi più, chi meno, tutti hanno comunicato e c’è stato un bel clima iniziale, che è la spinta giusta per cominciare bene e con spirito questa bellissima metastorica avventura, esperienza inedita di vita finora ancora vissuta da pochi dei ragazzi presenti.
Staremo a vedere come andrà, ma intanto andiamo piano e viviamo il presente, l’oggi… un giorno alla volta e… domani è un altro giorno, si vedrà e un altro post si scriverà!
Stay tuned with your own deeps. 
Milo

Lunedì 16 ottobre 2017

Nella mattinata si è concluso l'ascolto dello Stato Quiete di tutti i componenti di questa avventura. Ognuno di noi, protetto dal calore del branco e del sacro fuoco che brucia nel camino della stanza, ha raccolto parti del proprio vissuto, cercando di immergersi per andare a vedere e poi comunicare cosa ci spingesse a intraprendere questo percorso, su che cosa volevamo concentrare le nostre energie e quali parti ci proponessimo di incrementare o abbandonare nel corso della settimana di convivenza.
Non è per nulla facile andare giù, nelle profondità del nostro essere, poiché la discesa spesso è ripida e tenebrosa. Ma è proprio qui che entra in gioco il branco, con la sua forza e il suo sostegno, accompagnando e illuminando con il suo fuoco ognuno dei suoi membri, anche nelle sue parti più buie e dolorose.
Nel pomeriggio, il branco ha potuto scoprire i 4 antenati che, con le loro specificità, li seguiranno nel percorso e aiuteranno a vedere quali stadi sono più sviluppati e su quali si può ancora incrementare per vivere completamente le nostre parti più vere.
Il "ME NE FREGO!" di Mussolini echeggia nella stanza, per trasmettere l'importanza di farsi sentire e autorizzarsi anche ad invadere, a prescindere da tutto.
Interviene Don Lorenzo Milani, con il suo "I care", un caldo abbraccio raccoglie gli animi del branco, accolto da un personaggio che apparentemente sembra in contrapposizione con il precedente, ma che in realtà ne è una parte complementare.
È il momento della Revolución! Si presenta a noi il comandante Che Guevara, aprendoci la strada verso una nuova concezione di maschile, che integra la sua parte femminile nella propria funzione e sfocia così nella sua massima creatività e libertà di espressione.
Quarto ed ultimo, a raccogliere e concentrare le specificità parziali che avevamo visto finora, si svela Mariano Loiacono, portatore di una globalità dell'esistenza che indica la strada verso la nostra essenza più vera e profonda, che ci fa esprimere tutte le nostre parti, ma che fa parte di un tutto più grande.
Stefano

Martedì 17 ottobre 2017

La giornata di oggi è iniziata con colazione e incontro nel salone della Cathie's House.
Dopo aver ascoltato gli interventi di coloro che hanno voluto raccontare la propria nottata, i coordinatori hanno proposto un rituale nel quale usare e giocare un po’ di più con il corpo suscitando reazioni diverse: dal divertimento ed entusiasmo alla vergogna e chiusura.
Dopo questa esperienza, siamo usciti in giardino dove i coordinatori hanno allestito un ring circolare nel quale a 2 a 2 ci siamo sfidati mettendo in gioco la nostra fisicità per buttare l’avversario fuori dal terreno di gioco. Dopo diversi scontri, ci siamo sfidati, divisi in 2 squadre, nella pratica del tiro alla fune e infine abbiamo concluso la mattinata all’aperto con una bella partita di rugby, dove nessuno si è risparmiato per cercare di raggiungere la meta avversaria.
Abbiamo poi pranzato e ci siamo riposati, esausti e fieri delle cicatrici rimediate sui campi di battaglia.
Durante il pomeriggio ci siamo rincontrati nel salone e ognuno di noi ha raccontato cosa si è vissuto durante la mattinata di prove fisiche. Dai racconti di ognuno è emerso come nel quotidiano della vita ordinaria sia difficile (se non a volte impossibile) ricreare dinamiche nelle quali sperimentarsi tra maschi con la propria fisicità. È stato bello vedere (anche dopo la teoria e gli specchi riconoscenti e disconoscenti fatta dai coordinatori) come nel gruppo (ormai diventato branco) vengano espresse diversi fasi dello sviluppo di un’armonia tra maschile e femminile.
Dopo un lungo pomeriggio di ascolto di tutti, terminato intorno alle 21.00, abbiamo mangiato tutti insieme la grigliata e le patate al forno preparate da Moise, con l’aiuto di Pasquale e Isaia e, a pancia piena, chi prima chi dopo, ci siamo avviati a letto per concludere questa bella e intensa giornata.
Valerio 

Mercoledì 18 ottobre 2017

C’era una volta un padre dal color rosso magenta e sua moglie dalle mille sfumature di verde (il fuoco e madre natura). 
Il fuoco desiderava avere dei figli maschi, ma l’esistenza fece in modo che la sua giovane sposa madre natura desse al mondo tre figlie femmine. 
La prima era fresca e limpida: il suo nome era Acqua e amava scorrere su sua sorella più grande, la Terra. Quest’ultima era la più scura di tutte le sorelle e si innalzava solo al volere di sua sorella più piccola, Aria, in grado di soffiare più forte che mai, invisibile e intoccabile, dal carattere lunatico, tanto dolce quanto forte.  
Questa nobile famiglia accolse, su un monte in provincia di Cagli, noi, il branco di Nuova Specie. 

Dopo aver superato un lungo sentiero sterrato, a tratti ostile, eccoci qui tutti insieme - chi più acciaccato, chi meno - accolti da un panorama mozzafiato: un monte che circoscriveva il nostro spazio, innalzandosi in tutta la sua maestosità, chiudendo in maniera circolare il nostro spazio visivo e costringendo l’immensità del cielo ad uno scorcio. 
Cinque sono i sacerdoti: Moise, Cristiano, Emanuele ed Isaia. 
Moise inizia il suo rito di passaggio indossando un accappatoio del padre di quando era giovane: quel maschile che tanto l’ha ferito, adesso lo indossa il suo femminile, per affrontare le dinamiche di vita. 
Ognuno di noi spoglia e veste il proprio Graal, il proprio essere, con l’aiuto dei sacerdoti che danzano tra le storie del branco, rivivendo le proprie e permettendo alle proprie parti bambine di confrontarsi con quelle degli altri, senza confonderle e confondersi. 
L’altare di pietre e muschio è simbolo della semplicità delle dinamiche di vita di questi veri maschi. Numerosi guerrieri di vita affrontano le proprie ceneri per permettere a quest’ultime di diventare concime per querce forti e robuste. 
Il primo passo per essere uomini e riconoscere di avere parti infantili. 
Il rituale finisce con una danza tribale ed un meritato pranzo al sacco ed un glorioso rientro nella Cathie's house.
Moise

Giovedì 19 ottobre 2017

Oggi è giornata di bilancio rispetto alle forti dinamiche vissute durante il Rito.

Occorre fare teoria, altrimenti ciò che viviamo resta soltanto un ricordo e non si tramuta in nuova conoscenza utile alla nostra crescita. Ieri abbiamo fatto Albero della Vita, oggi dunque facciamo Albero della Conoscenza: a questo proposito, i conduttori ci propongono un breve video sul recupero della barca di Silvi-one dalla grotta al Passetto.
La barca rappresenta le nostre specificità, che ieri abbiamo iniziato a “tirar fuori” e ogni spinta è un piccolo passo in avanti. Al riguardo, Isaia evidenzia come sia importante che il Gruppo di Lavoro sia coeso e in armonia altrimenti la “barca” fa molta difficoltà per arrivare alla spiaggia. 

Ciascuno di noi comincia poi a raccontare la propria esperienza e, con l’aiuto dei Conduttori, ad intravedere che ci siamo portati a casa dalla giornata del Rito.
C’è chi è riuscito per la prima volta a tirar fuori la sua rabbia, ma questa da sola non basta per rompere i “lastroni” sotto cui abbiamo rinchiuso chi siamo veramente: per farlo occorre saper suonare un’armonia di varie note, soprattutto quelle Metastoriche.
Non ci sono né una tecnica né una ricetta scritta: per procedere occorre che il nostro Viaggio abbia un senso per noi stessi.

Ci sono parecchi padri di figli adulti in questo gruppo; ieri in molti, davanti al Fuoco Sacro, hanno sentito di non aver sviluppato un maschile armonico che consenta loro di essere autorevoli nei confronti dei loro Rapporti Forti: c’è chi si è lasciato invadere il territorio dal disagio del figlio, chi ancora fatica a riconoscere il dolore della sua parte bambino, chi non si è veramente distinto dalla famiglia di origine o dalle “Telecamere” precedenti. 

Altri, che hanno avuto bisogno di provare dolore fisico come aiuto, sono stati oggi accompagnati a comprendere perché non riescono neppure ad urlare il proprio disagio, altri ancora sono stati fortemente colpiti da alcune potenti dinamiche avvenute e sostenute dai Conduttori davanti al Fuoco Sacro e si sono sentiti coinvolti fino alle lacrime.
C’è anche chi non si è sentito di fare una vera immersione perché sentiva che sarebbe stata solo simbolica, ed è stato rispettato dai Conduttori, che nell’occasione lo hanno accolto e accompagnato con il loro forte femminile di Nuova Specie.

Tutti comunque, anche chi apparentemente è stato meno attivo, hanno apprezzato, oltre al difficile lavoro svolto dai Conduttori ed alla loro capacità di fare “Spin”, suonando note differenti, la suggestione del luogo, vera cavità uterina di roccia, ed il percorso stesso - breve ma aspro e sassoso - compiuto per giungervi; e tutti ancora ci siamo sentiti “branco” che protegge i più deboli, ma anche spinge in modo implacabile a superare i nostri limiti per una vera crescita Fetogenetica.

Concludiamo questo post affumicato da Pasquale (che sta preparando il forno per stasera), sperando che risulti digeribile come lo sono state le sue pizze.
Paolo e Diego

Venerdì 20 ottobre 2017 
Anche oggi il branco viene richiamato dai conduttori nel suo utero devoto per essere aiutato a transitare nei codici più profondi.
La giornata inizia con la richiesta da parte di Valerio, giovane lupacchiotto, di togliersi la barba che gli ha dato il senso di esserci, di affermazione e anche un mancato contatto diretto con la pelle.
Aiutati da un sottofondo musicale, il branco procede, a turno, a rasare Valerio.
Isaia invita Valerio, dopo che è stato rasato, a lavarsi in acqua fresca e a non avere paura delle proprie emozioni.
Il branco è stato di grande aiuto per il forte passaggio che ha fatto Valerio.
Cristiano introduce come si svolgerà l’odierna giornata, una giornata dedicata alle scialuppe: pertanto, i conduttori hanno individuato 3 embrioni e gli enzimi che creeranno un utero più stretto intorno a loro, dando un senso di attenzione verso l’altro.
La scialuppa è sacra, è come prendersi cura di un neonato.
Enrico viene invitato a leggere la pillola del giorno: “amore è preservare le cose dell’altro quando ho io delle cose forti, perché se no è un amore un po’ scontato, molto semplice” …I CARE… 
I conduttori spiegano come organizzarsi per dar vita alla scialuppa, lasciando libertà di scelta sul posto e sulle modalità di intervento.
Vengono nominati gli embrioni nelle persone di Paolo, Ruggero e Milo, e i nomi delle persone che formeranno l’utero devoto più stretto intorno a loro.
Nel pomeriggio, al rientro delle 3 scialuppe, il branco si è incontrato per fare il punto della giornata trascorsa, dopo aver letto il post del giorno precedente.
Dopo aver ascoltato un brano musicale, che ha riscaldato il branco, i componenti della prima scialuppa, iniziando dall’embrione Paolo, vengono invitati a raccontare e a teorizzare quello che è successo.
Cosi avviene anche per i membri delle altre due scialuppe.
È emerso che è importante iniziare sempre dall’ascolto dello Stato Quiete, nello specifico dell’embrione, nel selezionare il bisogno e quindi passare alle altre note che possono essere la cucina, il gioco, per terminare con la nota della festa.
I partecipanti delle 3 scialuppe si sono sentiti gratificati per come si è volta la giornata, sia rispetto al luogo scelto, sia per le parti che hanno trasmesso e preso, per meglio indirizzare le proprie energie, consolidare la propria specificità, stare meglio con se stessi, nei rapporti forti e con gli altri.
Angelo e Giuseppe

Sabato 21 ottobre 2017 (bilancio/rito della settimana)

La giornata è cominciata con esercizi di riscaldamento e ballo.
Abbiamo poi letto e commentato il Pillolendario nella sala dove ci siamo riuniti tutta la settimana.
La fine di una esperienza forte come l’E.V.V.I.V.A. è anche l’inizio possibile di un viaggio verso le proprie profondità… e quindi un viaggio di avvicinamento a un sentire più profondo.
Moise ha poi letto il suo post della giornata di mercoledì, raccontando una favola sui quattro elementi dell’esistenza - aria, acqua, terra e fuoco - che hanno accolto il branco nella grotta che abbiamo vissuto come un utero a cielo aperto.
Siamo poi scesi nel prato che circonda la Katy’s house e abbiamo preparato il necessario per il bilancio di chiusura del progetto.
Sotto la guida saggia di Isaia, abbiamo sradicato un albero secco tirando tutti assieme con due corde, procurandoci così la legna necessaria per il fuoco. 
I propositi davanti al fuoco danno la sacralità necessaria al rito, facendo in modo che si “avverino”.
Con il fuoco acceso e parlando dall’alto di un grosso bidone, ognuno ha fatto il proprio bilancio della settimana, dando voce al motivo per cui è venuto all’E.V.V.I.V.A., a come sia riuscito a osservare e mettere a fuoco un maschile più profondo e armonico.
Accompagnati dai conduttori, si è cercato di fare luce e tradurre i meccanismi che stanno dietro le difficoltà e i disagi che ognuno di noi vive.
Individuati i nodi e parti mancanti con il branco e con la visione adulta dei conduttori, sono emersi
suggerimenti, propositi e prospettive.
Per ciascuno si è individuato un percorso di crescita che aiuti a liberarci dalle soluzioni vecchie.
Tutti riconosciamo che da soli non ce la si può fare: il branco, la rete, i gruppi, le unità didattiche ci possono accompagnare a stare meglio.
Verso la fine della giornata, anche i quattro conduttori e il giovane Moise hanno fatto il loro bilancio ripercorrendo la strada che li ha portati qui.
Mauro e Battista

"Comunità Globale": insieme, un passo alla volta...

novembre 15, 2017 Posted by F. I. No comments
Cari e care amichi e amiche della comunità globale,

È con piacere che vi annuncio che nei giorni 10, 11 e 12 ottobre c’è stato il primo incontro nazionale e internazionale e intergalattico della comunità globale😀
I padri e madri iniziatori di questo gruppo sono stati: Alberto Re, Gaetano Pascolla, io - Filippo Marroccoli, Gioele Tartaglia, Mattia Speranza, Mario Ciarmoli e via Skype Betta Fenu, Elisa Codato, Mauro Giussani e Elena Forestiero.


Diciamo che da tempo mi interrogavo (e ancora mi interrogo) sul senso di questo gruppo, se pur nei mesi precedenti abbiamo avuto modo di confrontarci, soprattutto con Alberto e Gaetano e attraverso i contributi dei vari partecipanti al gruppo (ne mancano ancora alcuni che vi presenteremo nei prossimi incontri 😏). 
E allora il senso, che alla fine è un po’ il fondo comune che ci può unire nel procedere, lo stiamo ancora costruendo in maniera incerta... e il procedere, dopo un po’ di nebbia, sta diventando un po’ più chiaro… in fondo la vita è anche così… vogliamo subito cose certe, ma le certezze si costruiscono a partire dall’incerto, se uno ci sa stare, sapendo osare cose proprie.


La tre giorni è stato un po’ questo, soprattutto per noi sei presenti sul campo a Troia.
Vi descrivo cosa abbiamo fatto nel concreto e nel teorico: 
Martedì 10 ci siamo ritrovati al Villaggio Quadrimensionale per la spollonatura degli ulivi, dato che come gruppo abbiamo avuto il  compito di organizzare la cura dell’oliveto, per cui di prima mattina, alle nove 😊, come bravi contadini moderni, ci siamo ritrovati tra gli ulivi, quest’anno molto carichi di olive, per togliere appunto i succhioni, ovvero rami che nascono dalla base del tronco e  succhiano linfa, nonché danno fastidio alla raccolta, dato che l’albero ha una sua forma che l’uomo ha dato e serve per facilitare la raccolta.


Tra chiacchiere e lento lavoro, accogliendo anche un piccolo sfogo di un ragazzo e una ragazza che stanno provando ad essere coppia, ovvero su come poi una coppia può stare in un gruppo e in una dinamica di cosiddetto “lavoro”, ci siamo diretti a casa, cogliendo anche uno spunto teorico per il pomeriggio di ascolto tra di noi.
Dopo un ottimo pranzo preparato da Mario e Gioele abbiamo accolto e dato spunti teorici alla “coppia” in questione, e poi abbiamo iniziato il nostro ascolto come gruppo “Comunità Globale”.


Alberto ha introdotto dicendo che in questo gruppo è buono starci partendo dai propri bisogni, e penso che così abbiamo provato a fare e sarà un po’ la linea guida del gruppo: tutti partiamo da fallimenti nelle nostre prime comunità, ovvero oggi la famiglia e la coppia, per cui poi abbiamo cercato, fuori di noi, famiglie che non abbiamo del tutto trovato, e dal bisogno di non fare più da soli. 
Gioele ha espresso il desiderio di portare il suo progetto “In.glob.art.” in questo gruppo e quindi nella comunità, nonché visitare altre comunità, tipo quella degli immigrati a Borgo Mezzanone oppure altre culture da cui prendere il buono che hanno espresso anche come comunità, cercando di capire a quale “spirito” comunitario vogliamo arrivare.
Gaetano è partito dalle sue paure e dalla sfiducia: di certo gli piacerebbe capire anche, ora che ha lasciato il lavoro del padre, come poter vivere e lavorare a partire da cose pratiche e buone da mettere in circolo, evidenziando l’importanza di stare in contatto e visitare altre comunità.
Mario ci racconta poi la sua lunga esperienza nel campo dell’agricoltura biologica, delle sue lotte contro le logiche “finanziarie”, il carcere, la ricerca della comunità in senso anche religioso, negli ashram o nelle comunità musulmane o cattoliche, e di questo suo senso di ricerca che ancora continua anche come agricoltore. Insomma un uomo con tanta esperienza che può arricchirci.
Anche io parto dal mio bisogno di non fare più le cose da solo nella mia vita e di voler essere visitato e inglobato anche come contadino, mettendo a disposizione dei pezzi di terra per poter sperimentare una gestione più condivisa del lavoro, della terra, non seguendo logiche di “guadagno” fine a sé, ma soprattutto per ritrovare uno spirito comunitario del lavoro, cosa che oggi è difficile dato che il faraone finanziario con la sua logica esclude una economia che parte appunto più dai doni che gli Antenati e la terra già ci fanno.
Concludiamo questo incontro tra i presenti con un fondo comune: la coppia “asfittica” come comunità, che è anche un po’ la base della “economia” basata sulla divisione dei ruoli e che oggi porta al disagio, ci costringe a cercare una forma di comunità in cui ognuno di noi può esprimere la propria circolinfa… che compito difficile ci aspetta, ma è quello che stiamo facendo!


La sera a casa di Mario e Adriana continuiamo il nostro incontro ascoltando gli altri componenti del gruppo, via Skype, con Mauro che esprime il fatto che anche lui da solo non ce la fa e cerca una prospettiva buona per lui. Anche Betta ci teneva ad esserci, anche se parte da una strada ancora incerta e che verificherà strada facendo. Elisa è stata un po’ attratta dagli aspetti “ambientali” legati a questo gruppo, dato che in molti teniamo a questo, ma oltre a questo c’è il fatto anche per lei di non voler fare più da sola… anche lei è attratta dal voler vivere di più in comunità. Elena infine parte dicendo che lei ha vissuto il periodo della contestazione e delle comuni, anche se alla fine anche lì si scambiava disagio piuttosto che strade per trovare l’agio, per cui anche lei si interroga su cosa vuole dire “comunità”.
Gioele e Alberto provano un po’ a supporre che il nostro compito all’interno dell’organismo deve essere quello di unire le varie parti, di facilitare la creazione delle comunità all’interno dell’organismo e di metterle in rete: potremmo dire che un piccolo compito nostro potrebbe essere quello di aiutare la fetogenesi tra i vari organi, certo un po’ come fanno altri organi, dando però una struttura adeguata (scheletro) e una membrana (pelle) e forse anche un cuore per far circolare la linfa.
Mo’ quante cose vogliamo essere, ma siamo in tanti a volerlo!!! Piano piano uscirà qualcosa di buono!!!
Finisce qui la prima lunga giornata, con una buona tisana che ci porta Adriana... e tutti a dormire...

Il giorno dopo, 11 ottobre, ci siamo prefissati il compito di ripulire l’oliveto dai rami spollonati e dalla immondizia presente e così. alla buonora, alle nove, ripartiamo da casa dei nonni verso il Villaggio, passando a prendere Mario…
Andiam, andiamm, andiamo a lavorar…
Strada facendo, da una discussione con Gioele in cui dico che secondo me una spiritualità che può unire le persone può essere quella della Terra, legata alla Terra, ai suoi doni, Gioele aggiunge che la musica è sempre stata legata al lavoro e ai cicli dell’uomo legati alla Terra e alle stagioni, per cui questo ci dà lo spunto per iniziare la giornata non lavorando, ma ascoltandoci al centro delle fondamenta della I.U.R.T.A.N.A. su questi temi e sul senso del ritmo, sul fatto che ognuno deve capire il suo ritmo, come stare nelle cose e come entrare in armonia con gli altri.


Insomma, accompagnati da Gioele, cerchiamo di sintonizzarci tra noi suonando i vari tamburi. altri spunti sul senso del lavoro e su quante note si possono inglobare nel cosiddetto “lavoro”.
Anche Marco e Serena si aggiungono poi alla pulizia dell’oliveto, più sereni rispetto al giorno prima ;-).
Terminiamo la mattinata in maniera ancora più bella: oltre alle lunghe pause a base di frutta, andiamo a visitare la masseria dove Mario tiene il suo “mosto” a lievitare, ovvero a trasformarsi in vino.
Qui, dopo aver un po’ assaggiato il suo mosto, ci coccoliamo e allettiamo i sensi con i bellissimi animali della masseria, ovvero cani, capre, cavalli e pecore… che bellezza!!!
Anche il pranzo, ottimo, a base di “cul rizz” portati e preparati da Gaetano, e poi di nuovo al Villaggio Quadrimensionale per il primo cineforum proposto da Alberto, su un film che piaceva ad entrambi e che segue un po’ la ricerca che vorremmo fare, “Il pianeta verde”, film che in maniera molto esagerata ed ironica mette in evidenza i limiti del mondo organizzato secondo l’economia finanziaria e la possibilità di intreccio con gli ideali di un mondo che guarda aspetti e codici più profondi, che vanno salvaguardati!
Ringraziamo chi è venuto a sostenerci in questo primo evento e finiamo la serata andando a mangiare un’ottima pizza alla pizzeria di Vincenzo!


Ultimo giorno, in realtà una mattinata, che ci tengo ad inserire, 12 ottobre, perché sono 10 anni dalla morte di mio nonno materno, Antonio, il nonno che mi ha un po’ fatto innamorare della campagna (e come non puoi), nel senso che grazie a lui ho vissuto un po’ i me.me. della cultura contadina che mi porto dentro, per cui seppur morto per incidente di lavoro, sul trattore, e seppur non voleva che facessi il contadino “perché si guadagna poco”, sento di ringraziarlo perché mi ha trasmesso questo mondo ed ha mantenuto le terre fino all’ultimo, pur a fatica, per cui oggi è grazie anche a lui che faccio questo bel lavoro più vicino agli Antenati!
E allora penso che è tutto, seppur i lavori son ancora in corso riguardo ai punti fondanti del gruppo “Comunità Globale”.
Penso che, tra le righe, un po’ si sta definendo: il prossimo incontro che si terrà qui da me, ad Altamura, credo che riusciremo meglio a definire un manifesto e delle linee guida da diffondere concretamente.
Aspettateci che prima o poi arriviamo pure noi a quello che già sappiamo di volere!!!

Con affetto, Filippo

ottobre 30, 2017

XI Edizione del Progetto Rainbow: "Come trasformare le scene primarie in un insieme femminile-maschile". Racconti di viaggio dai diari di bordo dei Rainbownauti.



25 settembre 2017: prima giornata

Il 25 settembre 2017 inizia l’XI edizione del Rainbow. L’accoglienza è prevista per le 10:30, ma i partecipanti arrivano alla spicciolata.
Chi è riuscito ad arrivare in mattinata ha potuto godere della presentazione, da parte di Giuseppina, del Progetto e del territorio che lo ospita.


Poi è stata fatta una passeggiata per ammirare il ponte Tibetano “Il ponte alla luna”, attrazione del luogo.
Chi, invece, si è perso... tra i lupi… è arrivato giusto per il pranzo, preparato da Teresa, la mamma di Giuseppina.
Nel pomeriggio alle 16.30 sono iniziate le presentazioni da cui sono emerse le prime emozioni, manifestate sia con le parole sia con il corpo in un cerchio di abbracci stretti stretti.


Dopo la cena, i ragazzi sono andati in camera a guardare un bel film, mentre alcuni adulti sono andati a riposare, altri a fare musica ed altri ancora a scrivere questo post.
Patrizia e Rosalba

26 settembre 2017: seconda giornata

La giornata inizia con l’alleggerimento di un ballo ritmato. 
Si parte con i primi due giorni, difficili ed impegnativi, perché nulla è dato per scontato. 


Ci sono le resistenze della convivenza che l’epistemologia ci fa vedere nell’identità Padre, che è forte.
I primi due giorni sono paragonati al viaggio per attraversare le Colonne d’Ercole che storicamente sono ubicate nello stretto di Gibilterra: Colombo è stato il primo ad attraversarle, quindi a superare i confini del Mare Nostro, oltre il quale c’era l’ignoto. 
Nel viaggio della vita, se superiamo le Colonne d’Ercole, emerge il negativo che rende visibili i nostri nodi. 
Le esperienze nel Rainbow vengono vissute con tutti i codici. 


La prima rotta del viaggio è l’immersione, perché per scavare e arrivare alla nostra fusionalità dobbiamo immergerci, mettendo in gioco il codice analogico e il bio-organico.
Durante le due settimane viene fatta la semina.
Dobbiamo arrivare alle scene primarie, ambienti che non ci sono stati devoti, dobbiamo cercare di suonare tutte le note dell’Homelife.
Rainbow significa arcobaleno: per ravvivare i nostri colori che si sono sbiaditi, è necessario immergerci, essere solidali, propositivi, generosi sia verso di noi che verso gli altri, scomodarci, osare, non giudicare ed essere viaggiatori incerti.


Con l’ascolto dello Stato Quiete, viene presentato il diario di bordo, ideato da Barbara. Ormai la nostra nave è nel porto e, mentre si prepara a salpare, ogni marinaio riceve un braccialetto colorato che lo contraddistingue e il proprio diario.


E’ arrivato il momento dei quattro capitani coraggiosi dai 9 ai 12 anni, che vengono festeggiati con una canzone.
Man mano che si ascolta lo Stato Quiete, si cantano le canzoni che hanno rappresentato le precedenti edizioni del Rainbow.
Dall’ascolto degli Stati Quiete sono emersi i bisogni non riconosciuti e quanto l’imprinting culturale della cultura contadina abbia condizionato la vita di molti di noi: da qui la necessità di liberarci dai nostri PUK che impediscono alla linfa vitale di poter scorrere.
La serata si conclude con la cena e… speriamo in un sonno ristoratore.
Mila e Assunta

27 settembre 2017: terza giornata

La giornata inizia ascoltando lo Stato Quiete dei ragazzi più giovani: Andrea, Valentino, Ludovico e Elia. Emerge la distanza fisica tra il gruppo e il bisogno di lasciare spazio al corpo, schiacciato troppo spesso dalle parole. Ci avviciniamo e creando un cerchio, ci baciamo a turno.


Amerigo legge il Ricanto sul cuore e Daniela sottolinea l’importanza di ricontattare le nostre parti più profonde per far riemergere tesori nascosti. I PUK delle nostre storie bloccano la circolinfa e vietano l’espressione della nostra parte creativa: il quadro dell’albero inciso da Daniela per Giuseppina ne è la testimonianza.
Grazie alla lettura della pillola del giorno, Alessandro I., Marco e Alessandro P. ci raccontano l’esperienza della passeggiata tra le montagne di Sasso, le loro emozioni e la difficoltà di lasciare fuori l’esterno, problema per molti di noi, e per questo i coordinatori ci invitano a consegnare i cellulari per immergerci più facilmente nel progetto.


Continua l’accoglienza interrotta il giorno prima, salgono sulla nave Veronica, Angela, Flavio, Marcello, Nicola e Ripalta ai quali viene consegnato il diario di bordo e il braccialetto, simboli distintivi dell’XI edizione del Progetto Rainbow.


Nel pomeriggio il coordinamento ci regala un bellissimo momento di teoria: Giuseppina ci presenta il racconto dell’aquila che si credeva gallina. La storia viene letta da Simona e commentata passo dopo passo da Giuseppina che alterna il racconto al suo vissuto, difficile ma fondamentale per farle sentire le sue parti di gallina, di aquilotto ferito e di aquila che ritrova il suo sole.
La teoria, dopo poco, lascia il posto al fenomeno vivo: Assunta, la zia di Giuseppina, comunica il suo senso di colpa nei confronti della nipote e la difficoltà di starle accanto nei momenti più difficili. Emergono le verità nascoste e la rabbia antica di entrambe le parti che non permettono loro di viversi un rapporto alla pari. 
La dinamica, accompagnata da Raffaele, si scioglie tra le lacrime e un lungo abbraccio riconciliante.
Gruppo Rainbownauti

28 settembre 2017: quarta giornata

Finalmente la nave è salpata dal porto.
I naviganti si accingono ad affrontare il mare aperto con un rito, introdotto dai conduttori con “La leggenda della loba (la lupa)”. 
La leggenda narra di una saggia che vive nel deserto ed abita in un grande albero. Il suo compito è quello di raccogliere le ossa che rischiano di essere perdute per il mondo. La sua caverna ne è piena e la sua specialità sono i lupi.
Quando ha riunito un intero scheletro, si siede accanto al fuoco, canta e le creature (i lupi) riprendono forma, respirano, aprono gli occhi e corrono lontano. Quando un raggio di sole li colpisce alla schiena, si trasformano, a volte in maschio, a volte in donna che ridono e corrono liberi e scalzi.


Sono emersi così bisogni antichi che tanti PUK avevano cementificato. 
Attraverso specchi riconoscenti si è data la possibilità di far affluire la linfa vitale. 
Il rito si è concluso all’esterno con un falò: i naviganti intorno al fuoco hanno declamato la poesia “Preghiera alla loba” di Vivienne Vermes.
Poi i naviganti si sono arrotolati ad occhi chiusi, affidandosi al cerchio.
I pre-adolescenti hanno partecipato al rito mattutino, dimostrando di saper scegliere quando stare con gli altri marinai e quando dedicarsi del tempo tra di loro.
Nel pomeriggio hanno presentato un video, dimostrando la possibilità di far convivere diversi aspetti.


La serata si è conclusa con la scelta della canzone dell’XI edizione del Rainbow “Abbi cura di te”.
Mila e Patrizia

29 settembre 2017: quinta giornata.

Questa mattina si fa fatica a carburare e il gruppo è ancora tutto come un piccolo vascello, senza i marinai, che non ha una direzione. Veniamo richiamati e si accenna al rito di ieri in cui la profondità non è mancata. 
Giuseppina ci propone di andare fuori, dove ci mettiamo in cerchio e ognuno chiede cosa vuole da questa giornata: c’è chi ha chiesto pace, chi relax, chi di sciogliere nodi, chi di rompere lapidi e chi semplicemente una sigaretta.
Rientrati nella stanza, abbiamo ascoltato la nuova canzone ufficiale di questa edizione del Progetto Rainbow: “Abbi cura di te” di Maldestro. Dopodiché, Simona N. e Alessandro I. hanno letto e commentato la pillola del giorno.


Da un battibecco tra Alessandro I. e Flavio, è nata una proposta per entrambi: andare a vedere la cascata sotto il ponte tibetano accompagnati solo dal gruppo dei bambini. Entrambi hanno un fondo comune, ovvero la grande sensibilità all’ambiente quando è pesante o leggero. 
Potrebbero fare crossing over: Alessandro tende a imporre il suo kairòs sugli altri; Flavio, invece, ha tempi molto più lenti e ha bisogno di essere “sedotto” per entrare in relazione.
Poi, abbiamo rivisto il video parodia della canzone “Volare” fatto dai bambini, davanti a Daniela, Ripalta, Antonio e Neil che non erano presenti ieri. Questi quattro “giurati” hanno dato valore alla creatività di questi bambini.
In seguito, Daniela e Ripalta ci raccontano com’è andata al funerale del padre di Luigi T. che si è svolto ieri. Per Daniela è stata un’esperienza positiva che l’ha fatta crescere.
Abbiamo anche sentito la necessità di raccogliere come abbiamo vissuto il rito di ieri. 


Per esempio, dai racconti di Assunta e di Angela è emersa una percezione di ambivalenza da parte dei propri compagni di rito. Rosa Paola, invece, ha raccontato della sua difficoltà con lo sporco e il disordine, cosa che ha sentito fortemente quando Pasquale è stato sporcato tutto di fango. Da tutto ciò viene fuori la difficoltà con il codice analogico e a vivercelo senza i PUK.

Nel pomeriggio Giuseppina ha commentato il racconto “Da aquilotto ferito ad aquila-gallina ad aquila di Nuova Specie. E in me… quale parte prevale?”. Giuseppina aveva iniziato il racconto due giorni fa ma è stato interrotto da un ring tra lei e Assunta.
Questo è un racconto sull’esistenza in viaggio e sul coraggio di starci. Vi possiamo individuare due condizioni: l’accogliere l’anello diabolico e la speranza nel percorso metastorico. 
Giuseppina lo commenta applicandolo alla sua esperienza con la malattia che, nonostante la medicina le avesse dato due mesi di vita, l’ha portata a riprendersi le sue parti aquila. 


Abbiamo avuto come contributo visivo i bellissimi disegni di Cristian, figlio di Assunta, Alessandro L., Simona e Marco. 


Poi ognuno ha dato valore a Giuseppina, non solo per il lavoro fatto per questo commento, ma soprattutto per i passaggi che ha fatto nella sua vita e nell’essersi messa in viaggio.
Angela T. e Alessandro I.

30 settembre 2017: sesta giornata

Con la compagnia di un rospo gigante trovato intorno all’alloggio, inizia questa giornata importante, con quattro ospiti: Serena, Lucia, Giovanni e Tonino che ci aiuteranno a fare un bilancio di questi primi sei giorni di convivenza.
Dopo un’entrata trionfante, li abbiamo accolti con il verso delle galline (cocococococode). 


Si inizia con l’accogliere con un ballo di Ripalta, che racconta di aver iniziato un periodo di distinzione da Roberto, suo marito.
Leggiamo il Pillolendario che dice: “La placenta ha due facce; quella che è a contatto con la madre e quella che è a contatto con il feto”, paragonando questo al rapporto che ognuno di noi ha con l’In.DiCo. 
Si procede spiegando le tre metamorfosi di Nietzsche, che si useranno poi nei bilanci per individuare da dove siamo arrivati e dove vogliamo andare.


I conduttori ci aiutano a riconoscere quali sono le nostre parti cammello perché riconoscendole che possiamo iniziare a separarcene.
Vengono poi fatti i bilanci per vedere se nella seconda settimana riusciamo ad aggiungere parti leone al nostro percorso.
Marco e Paola Rosa

1 ottobre 2017: settima giornata.

Prima di terminare i bilanci intermedi della prima settimana, la giornata si apre ascoltando lo Stato Quiete del gruppo. 
Assunta comunica la difficoltà di chiudere la dinamica iniziata giorni prima con Pasquale: gli avvicinamenti dei corpi tra uomo e donna causano spesso confusione tra i vari livelli. 
Pasquale esprime la delusione di esser stato accusato d’ambiguità e i coordinatori lo invitano a farsi accogliere dal gruppo, mentre Assunta grazie alla dinamica metastorica, comprende che è tempo di chiudere dinamiche storiche ormai concluse.  
Roberto scoppia in un pianto liberatorio e comunica la mancanza della mamma e dei nonni, scaturita anche dalla distinzione da Ripalta. 
L’arrivo del gruppo Inglobart viene accolto con l’ascolto di Gioele, Annalisa, Marilena e Madù sottolineando che la riuscita del progetto musicale itinerante non ha come Globale Massimo la musica, ma il rapporto con se stessi e con il gruppo. 
Cambiamo stanza guardando il video preparatorio all’avventura che andremo ad affrontare: camminare sui ponti tibetani, attrazione del posto per molti turisti. 


Ci rechiamo verso la meta e iniziano ad emergere le prime paure: i ponti sono sospesi tra i monti di Sasso di Castalda a più di 100 metri d’altezza. Ci facciamo coraggio e a gruppi superiamo la paura di affrontare il vuoto. Alcuni di noi rinunciano prima di provarci, altri si bloccano dopo pochi passi. Uno di questi è Giovanni che, pur aprendo le fila, si ritira dopo pochi metri, lasciando il posto a Luigi che continua ad andare avanti spronando e sorprendendo tutti. 


Grazie all’accompagnamento devoto della guida del posto Alessandro, i più timorosi riescono a superare il primo ponte che rappresentava la prima prova di coraggio. 
Anche Nicola E., accompagnato da Graziana e Amerigo, riesce incredibilmente ad affrontare il percorso, dimostrandoci che i cosiddetti, i bambini e i meno quotati hanno molto spesso meno paure di noi asintomatici. 



Torniamo a casa per pranzare, riposarci un’oretta e lasciare la direzione ai bambini, che ci invitano a partecipare a una partita di calcetto. 
Il coordinamento torna sui ponti tibetani per accompagnare Giovanni ad affrontare l’altezza che lo riporta alla sua scena primaria. 
Per onorare la giornata all’insegna del coraggio e della fine della prima settimana del progetto Rainbow, facciamo festa suonando con il gruppo Inglobart e andando a mangiare una pizza.
Simona e Alessandro

2 ottobre 2017: ottava giornata

La giornata inizia con un pensiero dei pre-adolescenti: è la canzone “scusate per il disagio”. 
Ognuno di noi tira fuori la sua parte disagiata: la musica ci aiuta a risvegliare il corpo e a creare dinamiche metastoriche, ricostruire scene primarie per far emergere situazioni che hanno creato i PUK. 
Attraverso queste dinamiche si vanno a sanare i tagli e sciogliere i nodi. 


Quando i PUK non vengono sciolti, rimaniamo nel pollaio, pur avendo un cuore d’aquila: il circolinfa o infusionalità non si riattiva e noi non esprimiamo la parte più vera e più autentica, rimaniamo bloccati nel corpo e nelle emozioni e rischiamo che questi blocchi vadano anche ad intaccare gli organi vitali, portando il nostro corpo ad abbassare le difese e ad ammalarsi. 
E’ emerso che quando il nostro corpo non viene visto e riconosciuto e, soprattutto, viene anche abusato, non lo sentiamo più e tendiamo a chiuderci, a porre dei confini entro i quali gli altri non possono entrare, creando difficoltà di relazione con l’altro sesso ed anche con i figli. 
Blocchiamo le emozioni per non sentire il dolore che viene racchiuso dentro di noi. 


Con le dinamiche metastoriche si sono riprese alcune scene primarie che hanno cercato di sciogliere le parti pollaio e ridimensionare le rappresentazioni negative con un positivo.
Poi i coordinatori hanno formato le scialuppe: quella dei maschi e quella delle donne.
Entrambe le scialuppe hanno svolto le attività all’esterno.
La scialuppa delle donne si è riunita nel cortile e, dopo aver parlato della difficoltà di fare gruppo fra donne, di allearsi, di fare branco ed essere solidali fra loro, si è affidata all’inedito.
Le donne, arrivate nel bosco dei faggi di San Michele, si sono fermate in uno spiazzo adatto ad accoglierle. Hanno acceso il fuoco e si sono sedute in cerchio accompagnate dai quattro elementi della natura: la terra, l’aria, il fuoco e l’acqua.
Affidandosi al gioco della bottiglia, sono entrate in relazione tra loro in modo diretto, dicendosi delle verità.
Si sono così determinati gli embrioni e gli enzimi. 
E’ emersa una storia di abusi e della perdita del senso della vita a causa del negativo subito. 
E’ emersa anche la svalutazione che porta ad attirare persone ambigue, perché non ci si dà valore, ma si subisce passivamente l’esterno. 
Quando non si è accompagnati, il negativo, come un tradimento, viene vissuto solo sul piano simbolico e la rabbia viene espressa solo verbalmente con le parole. 
Grazie agli strumenti acquisiti grazie al Metodo Alla Salute si può affrontare lo stesso tipo di esperienza, mettendosi “faccia a faccia” con i mostri, che hanno provocato il dolore.
A questo punto, le coordinatrici hanno proposto di esprimere l’aggressività attraverso un gioco: così come fanno i lupi da cuccioli che giocano ad azzuffarsi tra loro, così è avvenuto fra le donne della scialuppa.
Tutto ciò ha provocato l’avvio di alcune dinamiche che hanno favorito a tirare fuori la rabbia repressa e a reagire quando si viene attaccate.
Emerge da questo gioco quanto le donne sono state educate a subire piuttosto che a reagire e far valere la propria posizione.
Ci si riunisce in cerchio per raccogliere le emozioni vissute durante le dinamiche e fare teoria su di esse.
E’ venuto fuori come le lupe mamme, al momento opportuno, intervengono direttamente, per proteggere i propri cuccioli e quanto ciò è mancato nelle vite delle donne. E’ necessario diventare mamme lupo prima per se stesse, poi per i rapporti forti, poi per i gruppi.


Si è fatto buio, le donne si riuniscono intorno al fuoco per chiudere la scialuppa.
Ognuna di loro ulula con la testa rivolta al cielo, coperto di faggi.

La scialuppa, composta da maschi e pre-adolescenti, è partita per recarsi al faggeto.
Arrivati sul posto, si sono disposti in cerchio su due teli.
Prima di iniziare, uno dei coordinatori ha espresso il desiderio che in questa occasione ci fosse anche suo padre, perciò ha fatto passare nel gruppo una sua foto.
Successivamente, nel gruppo si è aperto il confronto su come ciascuno di loro intendesse il maschile.

Il primo embrione ha riferito che la figura paterna per lui è stata inesistente e il suo posto è stato rimpiazzato dal nonno.
Ha sentito come presenza importante anche un suo caro amico.
Il secondo embrione che si è inserito spontaneamente, ha raccontato i suoi disagi vissuti nell’età adolescenziale: le dipendenze, tradimenti di falsi amici approfittatori e problemi in famiglia.
Il gruppo lo ha stimolato a tirar fuori il suo malessere, attraverso un urlo liberatorio.
Sentendo che lo sfogo non era sufficiente, è intervenuto un enzima, che ha proposto al gruppo di denudarsi per diventare “animali” e accompagnare l’embrione ad umiliarsi, sprofondandolo letteralmente con la faccia nel terreno.
Alcuni componenti del gruppo, compresi i pre-adolescenti, hanno avuto delle resistenze nel denudarsi nel bosco.
Il primo embrione ha comunicato che in altri contesti faceva fatica a denudarsi perché si sentiva deriso.
Ha riferito, inoltre, che per paura di amare e donarsi completamente ad una persona importante per lui, preferisce scegliere una persona che non gli chiede niente.
E’ arrivato il turno del terzo embrione che ha fatto difficoltà ad aprirsi al gruppo: poiché tende a coprire il suo malessere con le tante soluzioni, è stato invitato ad eliminarle.
Il quarto embrione ha comunicato che non riconosce al suo interno un maschile, tagliato dalle donne della sua famiglia d’origine. E’ nato così in lui il desiderio di riconoscersi con altri maschi. Anche il volersi accogliere è un maschile al servizio del femminile: nel gruppo è stato accolto dal coordinatore e poi dagli altri componenti. 
Questa è stata una dinamica metastorica, perché ha permesso anche agli altri di immergersi. 
Dopo la fase dell’immersione, si è passati alla fase dinamica in cui ci si è identificati negli “animali del bosco” e fare ciò che fanno loro. 


Alla fine il gruppo si è riunito per fare il bilancio sul vissuto e tornare a casa alleggeriti.
Assunta e Rosalba

3 ottobre 2017: nona giornata.

Iniziamo la mattinata con le comunicazioni, in cui Rosa Paola esprime la difficoltà che ha con i ragazzi più giovani, soprattutto con Andrea. 
Proseguiamo con la pillola che parla delle parti bambine presenti in ciascuno di noi, che è bene non reprimere ma ascoltare. 
In seguito viene fuori che Alessandro P. è ricaduto nel vizio del gioco, grazie all’aiuto dei conduttori riesce poi a spiegare il meccanismo che lo ha portato alla ricaduta.


Ricollegandosi alla pillola, proprio per aiutarci a tirare fuori le nostre parti bambine, Raffaele ci comunica che passeremo il pomeriggio a fare i giochi organizzati dai pre-adolescenti, ossia Ludovico, Andrea, Valentino, Elia. 
Dopo un pranzo abbastanza sostanzioso, alle 17.00 ci dirigiamo verso il campo da calcio, dove ci aspetta la prima prova, la partita a calcetto. 
Fatte le formazioni, i capitani delle due squadre si stringono la mano e il gioco ha inizio. 
Ogni squadra ha sei membri, e vengono coinvolte anche alcune donne, dando un contributo comunque positivo ad ambo le squadre. Dopo circa 50 minuti, il match si conclude a favore della squadra capitanata da Ludovico, senza nessun infortunio, ma con un piccolo fuggitivo, Elia. 


Mentre una “scialuppa” si stacca dal gruppo alla sua ricerca, i giochi proseguono per il resto dei naviganti: tiro alla fune, corsa con i sacchi, guardia e ladri e infine lotta libera, tipo wrestling. 


Verso le 21.00 viene servita per cena: la pizza fritta napoletana, a cura di Pasquale. 
Dopo esserci rimpinzati viene fatta un po’ di teoria sulla fuga di Elia, che era tornato volontariamente prima di cena. 
Lui adduce le cause al fatto che avere la fasciatura alla mano lo faceva sentire in una posizione di inferiorità nei confronti del resto del gruppo. 
Giuseppina fa notare come la fasciatura è stata uno strumento molto efficace per far provare ad Elia come talvolta la vita ci può mettere in una condizione di inferiorità, ma non per questo dobbiamo sentire meno il nostro valore e sentire il bisogno di fuggire. 
A conclusione della teoria Elia, con un gesto rituale, getta la fasciatura.
A questo punto si sposta l’attenzione sulla squadra cucina, composta da Pasquale, Veronica, Franco, e Simona N. e si fanno i complimenti a chi ha permesso la buona riuscita della cena, Pasquale. Lui a questo punto si immerge in un racconto riguardante la sua esperienza al ristorante. 
La serata si conclude dopo aver accennato a programmi per il giorno seguente.
Alessandro L. e Simona N.

4 ottobre 2017: decima giornata.

La giornata inizia molto tardi. Alessandro legge la pillola dicendo che siamo uguali però diversi, e scambiando con gli altri mettiamo insieme le due parti e viviamo l’inedito facendoci arricchire e anche un po’ cambiando.  
Alessandro comunica ad Ariete di vederlo più sciolto dato che nel progetto del mosaico lo ha visto più nell’obbligo-dovere, e lo si aiuta con una scenetta a rafforzare il suo maschile.
I conduttori spiegano come, attraversando le varie fasi, si procede verso una maggiore interezza. Noi nella vita non siamo riusciti ad attraversare le fasi per crescere, come ci indica il Decalogo, e quindi come potevamo fare il salto precipiziale? Non lo abbiamo potuto fare.


Si parla, attraverso il racconto di alcuni di noi, del passaggio di trasformare le scene primarie in un insieme femminile-maschile utilizzando il Decalogo del Monte Cavo Ysteron. 
Quindi Giuseppina propone, per il disagio di Mila e Simona, di ballare insieme. 
Dopo di che riprendiamo a parlare del titolo del Rainbow, e Rosa Paola parla della difficoltà ad esprimersi e a parlare di sé. Alcuni di noi fanno difficoltà a procedere nel fare alcuni passaggi.
Pasquale si è fatto vedere in maniera più profonda e si è dato valore cucinando qualcosa di buono.
Veronica parla del massaggio ricevuto da Neil perché ha trovato difficoltà a scambiare solo con le parole e non con il corpo. 
Angela, dopo aver dormito insieme a Daniela, ha raccontato che è andata molto bene e le è piaciuto essere accolta come una figlia, nutrendosi e nutrendo. 
Per finire, Assunta parla di sé dicendo solo il positivo e non il negativo, che dopo un buon accompagnamento di noi donne è riuscita a trasformare il negativo in positivo.
Verso le cinque e mezza inizia il laboratorio artistico con un pensiero letto da Giuseppina per Daniela. 


Ognuno di noi con la sua fantasia lascia spazio alla sua libertà disegnando con la sua creatività come vuole.
Gruppo Rainbownauti

5 ottobre 2017: undicesima giornata.

Stamattina, dopo la lettura e commento della pillola, raccogliamo le sensazioni sentite durante la mini scialuppa di ieri sera, in cui Patrizia e Franco hanno massaggiato Veronica, svolgendo verso di lei la funzione di genitori ontologici. Per Patrizia è stato positivo ma non sufficiente a far emergere i suoi desideri che sono in parte repressi. Franco, dopo essersi espresso positivamente riguardo la SPA con Veronica, coglie l’occasione per comunicare che ogni giorno si sveglia pensando allo specchietto retrovisore. 
Giovanni, servendosi dell’Unità di Crisi, spiega il senso lato della parola crisi mettendo in evidenza la sua connotazione positiva e la sua utilità per compiere il salto quantico. 
Veronica, pur avendo iniziato la scialuppa con un senso di sfiducia, si è poi abbandonata alle cure di questi due genitori ontologici e li ha sentiti in armonia tra loro. Questa dinamica ha contribuito ad aggiungere un tassello alla loro relazione. 


La parola passa a Giuseppina che ci introduce all’uscita che si terrà nel pomeriggio nella faggeta secolare. Lì si trova il Grande Faggio, chiamato affettuosamente Zi’ Michele, che si pensa abbia dai 300 ai 500 anni, dunque è stato testimone silente di rivoluzioni, guerre e secoli di storia della vita. Sopravvissuto, nonostante il suo largo utilizzo per via del suo aroma particolare, grazie alla sua collocazione in un luogo impervio, è il primo albero che fiorisce e dà il là agli altri faggi, come un direttore d’orchestra. Siamo invitati a scegliere se vivere questa visita come una scampagnata o come un rito. 


Nel bosco, dopo una piacevole camminata lungo il sentiero all’ombra di centinaia di faggi, ci troviamo finalmente di fronte Zi’ Michele. 


Ci raccogliamo in cerchio per predisporci al rito, con un minuto di silenzio. Dopodiché, i coordinatori ci invitano ad avvicinarci al Grande Faggio per prendere un impegno al suo cospetto. 


Per esempio, Marco si lascia andare in un’immersione che riguarda i suoi rapporti forti e le delusioni che ne sono scaturite, viene aiutato dagli altri a prendere l’impegno di perdere il comportamento ambiguo che ha assorbito dalla madre e che ripete con le altre persone. 


Graziana, nelle precedenti visite a questo antenato, si era commossa davanti alla sua grandezza poiché le rinfacciava la sua miseria. Adesso, si impegna a non delegare ai miti esterni che la limitano e a fidarsi delle proprie radici e della propria grandezza. 
Allo stesso modo, chiunque si sente di prendere un impegno verso se stessi si fa avanti. 


Ricorderemo questa giornata anche per due “dispersi”, prima Alessandro P., che però ci raggiunge nella parte finale del rito, e poi Marcello che fa avviare una caccia all’uomo. 
Tornati alla base, dopo cena Giovanni ci legge la sua dinamica con l’attraversamento del ponte tibetano, ovvero, la sua sfida al senso di vertigini che lo rimandava a una scena primaria della sua infanzia: quando era piccolo, gli sono rimaste impresse le scale ripide e strette che saliva con tremore nel cuore. 
La serata si conclude con i ringraziamenti da parte di Raffaele verso i coordinatori e i partecipanti di questa edizione del progetto Rainbow, mettendo in evidenza come questa sia stata la più complessa.
Angela e Simona N.